Un’offerta speciale – OTTO

Due storie, o forse tre, in una
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[SETTE – Leggi dall’inizio]

volo

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OTTO

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Fuori non piove più. E questo non è un risveglio-fotocopia dei precedenti.

Lo spazio mentale di Cesare è occupato interamente da sua figlia. “Mimì è unica”, pensa a occhi chiusi nel letto, “è nuova alla vita e mi porta molto più lontano di quanto possa arrivare con le mie sole forze”, più in là della sua stessa esistenza, che si ridimensiona e accetta il corso del tempo.

Un sorriso-colpo-di-vento dei suoi gli spalanca la vista su tutte le sue matrici accalcate: sé stesso bambino abbracciato al bastardino di casa, la sorella divertita ai suoi scherzi,  il volto serena della nonna. Quello di Anna, arrossato, i capelli arruffati dal vento, che canta aggrappata al finestrino dell’auto. E lui stesso, alla guida, al suo fianco.

– Sveglia, papà. Ho fame…

La figlia si è già vestita e pettinata. Inclina la testina impertinente da un lato e gli impone cosa fare. Trainato dalla sua mano, Cesare è costretto saltare in fretta a terra.

Sono le ultime ore prima di separarsi ancora, ma quello di oggi non è un arrivederci-fotocopia dei precedenti. Oggi il fantasma esce a braccetto con loro, non più un passo indietro. Ha un viso, un portamento, un profumo che Cesare ha riconosciuto.

Tra un giro e l’altro della chiave nella porta di casa nota una macchia scura ai piedi della scala, il suo telefono è a terra, ben visibile e acceso. Avrebbe detto di non averlo visto, rientrando, il giorno prima. Lo mette in tasca e bacia Mimì sui capelli tenendole ferma la testa.

– Smettila, mi stai spettinando pa’!

Lei fa un movimento col braccio verso l’alto, si inarca con la schiena restando in equilibrio sui talloni, ridiscende e si allontana un passo. Cesare fa una smorfia di comprensione. Pigia il dito sul pulsante che chiama l’ascensore al piano. La figlia gli si accosta di nuovo, alza il mento, cerca il suo sguardo, aggrottando la fronte. Lui la guarda a sua volta, si sorridono. Si prendono per mano.

Sì, non è un arrivederci come gli altri.

Più tardi, fuori dal bar, bacia Mimì e l’abbraccia a lungo, quindi fronteggia Anna.

Più stanca, più matura, non è la donna che un tempo gli era accanto.  Ma di lei nota soltanto quello che resta immutabile e certo. Quel movimento morbido dei fianchi nella camminata, il vizio di guardare negli occhi solo dopo aver pronunciato una frase, i suoi capelli anarchici. Il profumo sottile.

Cesare le sta davanti con le mani in tasca e non sa iniziare la conversazione. Lei gira lo sguardo attorno, cerca di non incontrare i suoi occhi, si passa le dita dalla tempia all’orecchio, ma una ciocca non vuole darsi pace, ricade dallo zigomo sul lobo. Anna  rinuncia, chiude le braccia sul petto e sbuffa. Finalmente riesce a guardarlo in faccia. Gli sorride a mezza bocca, imbarazzata, sollevando un sopracciglio.

A lui sembra, tutto sommato, un buon inizio.

– Ti aspetto all’eliporto.- Le dice senza traccia di scherno nella voce.

Le sfiora il braccio, bacia ancora Mimì e si allontana. Ma, fatti pochi metri, si volta a guardare le due sagome affiancate sul viale. Sente qualcosa che lo brucia da dentro. Si fermano anche loro.

Mimì è in equilibrio su un piede, con l’altra gamba sollevata che oscilla oziosamente, in attesa delle decisioni della madre.

Ecco il vortice assurdo della neve in cima agli alberi. Ecco il bosco, ecco il volo d’uccelli. Dagli occhi di Anna si sfila uno sguardo fiero, che dispiega  le ali e si invola all’indietro verso di lui.

E qui mi ricongiungo con me stesso. Faccio un ultimo cenno con la mano, salgo in macchina.

È domenica, e io che non credevo più alle muse, agli angeli, ai cospiratori, ai martiri, alle testine pettinate e impertinenti che inclinate un po’ su un lato mi dicono che fare sorridendo, io, oggi che è domenica e la mia terra brucia in nome dell’Europa, intanto che, colpevole, parcheggio sotto la mia falsa casa e mentre alzo gli occhi noto un volo d’uccelli dalle ali ad arco, oggi e soltanto oggi, io credo ancora.

Da una distanza indefinita si diffonde il fragore cadenzato di un elicottero, almeno così sembra. Ma forse questo, io spero solo questo, sta accadendo soltanto dentro me.

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