Due vagoni

 

Drabzeen

Drabzeen

 

Mi divertivano, mi hanno fatto pensare, e ora vi giro due conversazioni colte in treno. Ah, non ero sulla Transiberiana, ma in due distinti e più banali Frecciarossa.

(Un ringraziamento al blog vagoneidiota, leggendo il quale mi è venuta voglia di raccontarle)

 

 

7 del mattino.

Senzafaccia, i cui lineamenti non mi restano impressi, chiede a Cerinobagnato, un calvo dall’aria mogia sui 35 anni, notizie dei suoi affari di cuore. Cerinobagnato premette che la sua lei è una timida, che si erano conosciuti molti anni prima ma che lui non le aveva prestato attenzione. Carina, però…

– Poi ci siamo rivisti, io mi sono accorto subito di Carlotta e, ho saputo dopo, lei pure, di me. Ma ha dovuto fare io la prima mossa, non è una di quelle che prendono l’iniziativa. Ho aspettato che la conferenza finisse e poi mi sono avvicinato. Com’è, come non è, ci siamo trovati bene e ci siamo scambiati i numeri di telefono. Poi abbiamo cominciato a uscire insieme.

Senzafaccia non riesco a sentirlo granché, ricostruisco la sua porzione di dialogo da ciò che gli dice Cerinobagnato. Gli avrà chiesto “Ora a che punto è la storia?”, perché Cerinobagnato risponde:

– Dopo qualche uscita insieme, sai com’è, come non è, abbiamo finto per convivere.

Inizialmente andava tutto bene, solo che a un certo punto mi sono accorto che non funzionava. Con i genitori poi… Una volta, a tavola a casa loro ho avuto un…, no, non abbiamo proprio litigato, ma sua madre si è offesa perché non ero d’accordo con quello che diceva. Da quella volta, guarda, niente, non ci parliamo più. E pure con Carlotta, le cose hanno iniziato a peggiorare. Uno di questi giorni io le dovrò parlare. Non è che non le voglio bene, ma manca quel qualcosa, sai. Lei è sempre carina, però… La scintilla tra noi, in fondo, non è scoccata mai.- fa Cerinobagnato, smorzando del tutto la mia attenzione per lui.

Sette di sera.

Spavaldo e Maschio, bellocci, massicci, dimostrano poco più di una quarantina d’anni. Hanno la voce bassa e un timbro forte, motivo per cui mi arriva lo stesso la loro conversazione. Per non inibirli, collego le cuffie al tablet e me le metto sulla testa ma senza avviare il lettore.

– E mo’ chiamo, vedemo.

– Ma che è, una trans?

– No… ma la conosci, dai. E comunque coi trans non ci vado spesso. Pronto? La signorina Trombardini? Le volevo ricordare che lei domani ha un appuntamento molto speciale, le raccomando quindi un abbigliamento molto, molto particolare.

All’altro capo del telefono gracchia una risata femminile.

– Te sento affaticata, ma che è? T’ho sorpreso in un momento…?

Altra risata.

– Aspetta che te passo ‘na persona, sempre che non sei troppo occupata. Ah! Ah! Ah!

Strano ma vero, si sente ancora ridere.

– Ahò, ma senti chi ce sta! Me riconosci? Stavo pensando de chiamà ‘na bella donna e la prima che m’è venuta in mente sei te. Ma perché non ci vediamo in tre, io te e Spavaldo? No, nun ce passo tramite agenzia, facciamo prima se organizziamo noi. Nun te lo chiedo a te, che se organizzi te, nun affittamo più. Ciao ni’, te ripasso Spavaldo. – Il quale volta un poco le spalle all’amico, incrocia le gambe e inizia a bisbigliare all’apparecchio, coprendosi la bocca con la mano.

È a quel punto che, per correggere il soprassalto di testosterone, faccio partire in cuffia

Jessie Ware – If You’re Never Gonna Move

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