Dicotomia discorsiva (n. 18): scarpe

Il post originale è apparso su Cartaresistente il 14 giugno 2013

 

No Place Like Home from Dominic Wilcox on Vimeo.

F: Davide, te la ricordi la dicotomia sulle calzature? C’è in rete il video di una scarpa col navigatore, non ci potevo credere. Come li chiameresti tu, i geni come questo, “nerd”? A questo punto è molto più figo Dexter.

D: Ciao Francesca. Si li chiamerei nerd e non userei il termine “genialità” per atti creativi come questo. Propongo altri termini descrittivi ma per rispetto dei lettori nemmeno li scrivo, non voglio scadere nel provocatorio. Per cui confermo che “Dexter” al confronto è un genio.

F: Ci vai giù duro… In fondo non è male che i creativi di oggi utilizzino i mezzi messi a disposizione dalla modernità. O no?

D: Sono d’accordo con te, ma non farei l’errore di considerare il digitale un concetto universalmente adatto a ogni cosa, da inserire in ogni dove: un chiodo non lo pianti con uno smartphone, o meglio lo puoi fare, ma uno dei due oggetti avrebbe la peggio. Adesso, vorrei che qualcuno mi spiegasse a cosa serve un martello che può essere anche telefono?!

F: Nel caso in cui si debba chiamare con urgenza il 118 dopo essersi pestato il dito? Scherzo. La settimana scorsa, il relatore di un convegno ha strappato un’ovazione definendo “nuovi artigiani” le persone che nei diversi campi delle tecnologie informatiche plasmano novità utili al nostro caro, vecchio mondo. Da questo punto di vista l’artigianato non è in crisi e si apre alle interazioni con un sistema complesso in modo inimmaginabile solo fino a una decina di anni fa.

D: Ben venga! Resta da chiarire l’inutilità di certi oggetti di design a cui forzatamente è stato inserito del digitale e per tornare alla scarpa: personalmente non avvolgerei i miei piedi, con tutte le terminazioni nervose che hanno, in “scatole wireless”. Ma poi scusa, mica dobbiamo andare a camminare sulla Luna, si tratta di passeggiare qui e la, e per orientarci abbiamo già abbastanza sistemi per farlo.

F: Non dirlo a me, le abolirei, le scarpe. E tutte le altre costrizioni. Per fortuna adesso arriva la stagione della nudità. Certo, il povero inventore dovrà tenerne conto per sviluppare il proprio business. Quindi, o punta sui Paesi nordici, tipo Lapponia o Siberia, oppure trova il modo di replicare il colpaccio su una calzatura estiva. Proporrei un formato gel, da applicare sulle unghie. Nulla che abbia a che vedere, nemmeno da lontano, con i tuoi “amici”, gli artefici della scarpa fatta a mano, giusto?

D: Penso di si, gli artigiani della scarpa che conosco io non pensano di ricreare l’uomo bionico, ne hanno bisogno di dimostrarti che hanno capito la realtà. Con il loro mestiere che tende alla qualità pensano a farti stare bene e ti considerano per quello che sei: un essere fragile che deve proteggersi a cominciare dai piedi. C’è rispetto in quello che fanno e l’innovativo riguarda “altro da loro”, anzi, guarda, penso che più fanno bene il loro mestiere più sono moderni.

F: Ora, parafrasando Einstein (giusto per contenermi) ri-conio un aforisma su due piedi: “modernità è non smettere di farsi domande” e le domande portano lontano. Per questo, amico mio, concordo con te: è bene poter contare, lungo il cammino, su un paio di scarpe di buona fattura.

D: Anche di una “testa che aiuti te stesso e il prossimo” sempre si voglia ancora Mondo. Ma per tornare all’artificio che confonde le idee naturali già di per se perfette, devo ammettere che senza risposte a certe domande non andremo molto lontani. In ogni caso anche la nostra discussione potrebbe stare dentro al vecchio motto polare che dice: il moderno disegno divino usa gli stolti per provocare gli audaci! Pensi che io e te potremo mai inventare qualcosa?

F: Mmm… Parliamone.

D: Non basta… bisogna progettare e poi fare, se lasciamo libero il campo delle invenzioni dovremo tornare a camminare scalzi per evitare di farci del male.

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon – Dicotomie resistenti n. 18

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