Dicotomia n. 19 – Superstizione/Ragione

Il post originale è apparso su Cartaresistente il 28 giugno 2013

“Possa mai Iddio proteggermi e liberarmi dalla zanna dell’arcidiavolo!”
Edgard Allan Poe “Il gatto nero”, 1843

Superstizione: Niente, me l’hanno confermato. Io ho il malocchio. L’ha detto pure quel mio amico lì, quello del terzo piano, che lui conosce uno che ha fatto l’esorcismo a sua sorella. Davanti alla mia porta chiusa ha detto: “Qui dentro c’è una gran brutta vibrazione”. Perché non ci credevo, io. Ma troppe coincidenze strane, troppi pensieri brutti. Non ci credevo, ma sono andata a farmi leggere le carte. Certo che è un gioco, però la maga, sai che ci ha azzeccato? Tutto mi ha detto: che ho sofferto in passato, che ora sto bene ma sono minacciata, perché nel mio futuro c’è la carta buona, ma è uscita rovesciata. Che vorrà dire? Chi è che mi minaccia? Intanto ho preso un corno rosso, lo tengo dentro al portafogli. Che ormai è vuoto, ho speso ciò che restava in consulenze astrali: Tutto avrà soluzione appena Nettuno sarà in trigono con Giove e il Sole. Ma intanto ho preso questo appuntamento. Apro la porta, ecco l’amico e quel suo conoscente. Fanno “Sta indietro e non aver paura”. E a me mi afferra una fifa del diavolo. Mi dicono “Lo vedi?” Eh, sì, in effetti è lì. Lo vedo e non lo vedo. È come spaventato, si sfila e si rinfila sotto e sopra i mobili, di continuo. Va in giro per casa. Gli manca un pezzo, dicono che sia perché sta funzionando, quando sarà tutto consumato sarò morta. Ma quale oggetto sia, non posso dirtelo. Infatti, adesso che tutta la procedura si è conclusa, e io in lacrime li sto ringraziando, quei due mi garantiscono che durerà, che l’esorcista ha preso in carico il mio male. Ma che ora dipendo da lui, e se non voglio ritornare libera ed esposta, non dovrò assolutamente nominarlo. Gliel’ho assicurato: stiano tranquilli, so tenere un segreto: io sono un medico e ho pronunciato il giuramento di Ippocrate. Sai, quel greco che liberò la medicina dalla superstizione.

Ragione: Venti anni fa da Magistrato affermavo: il Mondo sta andando verso ancestrali insicurezze. Malattie, crisi economica, desideri inespressi, conquiste difficili, delusioni di ogni genere: sentimentale; morale; politica. Rabbia, tensione e provocazione di cui l’essere umano è intriso emergevano allora, figuriamoci adesso. Ero convinto che stavamo regredendo a soggetti adoranti le Stelle, Pianeti, simbologie arcane per risolvere il male di vivere. Nessuna differenza con i nostri più lontani antenati, quelli che la modernità non la immaginavano neanche. Quindi, mi dicevo, bisognava indagare in questo mercato fatto di falsi simulacri, imbonitori, ciarlatani che raggiravano economicamente i più deboli. Quando beccammo i primi furbi moderni alchimisti cominciai ad interrogarli e mi resi conto che sarebbe stato difficile togliere il “genere” dalla realtà, perché avevano trasformato la visione mentale in un’azione d’Impresa. Dentro alle loro stanze in penombra, addobbate ad hoc per impressionare, trovavamo di tutto e tutto aveva un costo: oggetti stravaganti; libri dimenticati; paraventi d’ossa; manufatti risolutori di malattie incurabili. I meno pazzoidi si sentivano dei “neutri”, cioè degli strumenti che questa o quella divinità, energia, fluido sovrumano, poteva usare per trasmettere verità assolute ma prive di ogni logica. Sono oggi un Questore, mi occupo di inquinamento mafioso e non di furboni che inquinano boccette d’acqua del Nilo, o ti vendono sassi dipinti da mettere sotto il cuscino. Il taroccato lo trovo dentro ai container che arrivano dalla Cina e quindi c’è da sudare per fare le indagini. Ma diciamo che ho smesso di occuparmi di “divismo divino fatto Impresa” da quando trovai in una di queste stanze in penombra mia moglie, noto Medico Chirurgo che cercava di farsi togliere il malocchio. Secondo lei lo avevo portato a casa a forza di incarcerare questa gente.

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon – Dicotomie resistenti n. 17
Disegno di Fabio Visintin

 

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