Posts Tagged ‘Dicotomie resistenti’

Dicotomie n. 3 – Scrittura: Narratore/Autore

16 febbraio 2018

Il post originale è apparso su Cartaresistente il 15 febbraio 2013

Così la mia vita è una fuga e perdo tutto e tutto è dell’oblio, o dell’altro. Non so quale dei due scrive questa pagina. (Jorge Luis Borges, “Borges e io” da “L’artefice”)

Narratrice
Seduta di fronte all’Altra, durante quei loro interminabili pomeriggi di confronto e sfida, A si sentì sempre più libera di ripercorre ed analizzare ciò che era stata la propria vita fino a quel momento. Fin da giovanissima, sostenuta fortemente dai familiari, aveva dimostrato un grande talento per la scrittura. Le sue prime prove furono accolte freddamente in patria. Scelse allora di emigrare nel paese Y, dove ottenne immediatamente un notevole successo e poté ritirarsi a vita privata, senza essere gravata da preoccupazioni morali o materiali, per dedicarsi allo studio del Racconto Perfetto. Solo dopo anni trascorsi tra innumerevoli tentativi e fallimenti, la perdita dell’uomo amato e della stima della famiglia d’origine, giunse molto vicina alla soluzione del problema. Entusiasta, spedì i risultati al famoso scrittore Z, il quale però la informò che nel periodo della sua lunga e solitaria ricerca, alle stesse conclusioni era arrivato prima di lei un giovane talento, al quale andarono onori e riconoscimenti. Caduta in una irrimediabile depressione, indisse una conferenza stampa, nel corso della quale annunciò teatralmente che il Racconto Perfetto non aveva alcuna possibilità di essere scritto. Abbracciò posizioni politiche estremiste e prese parte attivamente ad alcune manifestazioni di piazza a carattere violento. Venne quindi rimpatriata nel paese d’origine dove, nel corso di interminabili partite a domino, strinse casualmente amicizia con la Narratrice. Questa, armata del suo stesso entusiasmo per i racconti, risvegliò in A l’interesse per l’indagine abbandonata. Sotto gli occhi della Narratrice, la vita dell’ormai grigia e dimessa Autrice riprese ad ardere della passione di un tempo. Un giorno gridò al telefono di aver risolto finalmente il caso. La Narratrice si precipitò da lei, preoccupata per la sua salute. La trovò riversa in terra senza vita, attorniata da tessere di domino. Nessuno conoscerà mai più il segreto svelato. Nessuno, tranne la Narratrice di questo racconto.

Autore
Aveva sempre saputo di essere mediocre e per questo forse si era messo a scrivere, ma anche nello scrivere aveva una battaglia aperta con se stesso: non riusciva a trovare il proprio stile originale, anche se lo apprezzavano in tanti. Pensando comunque di avere una tecnica di successo e di essere letto da chi faceva delle scelte dava alle stampe i suoi libri, ne più ne meno, come lavori di mestiere e questo lo sottolineava anche la critica, considerando il fatto che l’autore cerca distinzione di idee, percorsi, parole, tutti concetti che definiscono nel tempo la sua vita. Effettivamente lui non si sentiva definito ma sempre più in difficoltà, al punto che pensò di abbandonare la letteratura per altre forme creative. Come per altri generi di scrittura: sceneggiatura; giornalismo; narrazione; critica; saggistica; blogger… anche il suo scrivere incontrava volente o nolente il “mi piace – non mi piace” del lettore, senza vie di fuga, senza compromessi, senza alternative. Sempre più innervosito che chiunque potesse esprimere un parere su quello che scriveva, cominciò a ordinare le parole come una barriera impenetrabile alla lettura. Ipotizzando che questa fosse la soluzione, iniziò a scrivere con il pensiero perverso di non essere letto, anzi, che la difficoltà ad essere capito trascinasse il pubblico e la critica in un punto morto di giudizio fino a spegnersi del tutto. A torto o a ragione ricercava ambiti creativi per imporre questa sua scelta che permettesse la fuga dai lettori. Più scriveva con questo pensiero in testa e nel cuore più affinava esperienza, quasi una “forma mentis” definita momento dopo momento, realizzazione su realizzazione. Insomma stava scrivendo per se stesso! Ma sapeva benissimo che un autore non può esistere al di fuori di un mondo di altri autori interessati ad esprimere le loro idee, sapeva che il vero scrittore è anche lettore accanito di letteratura impenetrabile realizzata da altri. Quindi cominciò ad arricchirsi di libri che lui giudicava creati con la sua medesima esigenza: migliorare lo scrivere per non farsi leggere. Non negava le proprie difficoltà in questo progetto, ma parola dopo parola superava radicalmente quello che aveva scritto in precedenza. Ora scriveva unicamente per il piacere di farlo pensando di non essere capito quindi di non avere un pubblico. In effetti i suoi lettori era sempre meno, ma quelli che lo leggevano lo considerandolo ora un autore vero che cambiando genere aveva sfidato le sue sicurezze andando incontro a nuove difficoltà esistenziali.

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon – Dicotomie resistenti n. 4
Disegno di Fabio Visintin

 

Dicotomie n. 2 – Marinaio/Contadina

9 febbraio 2018

Il post originale è apparso su Cartaresistente l’8 febbraio 2013

Chi viaggia ha molto da raccontare […] Ma altrettanto volentieri si ascolta colui che, vivendo onestamente, è rimasto nella sua terra. (Walter Benjamin, “Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov”)

Marinaio
Come ti invidio. O meglio, ti ammiro. Anzi, ti adoro. Sai sempre dove vuoi andare. Oh, diamine, in realtà… Come ti bramo! È solo che non riesco a starti dietro. Non so come raggiungerti, non so come seguirti. Tu dici “È semplice. Fai quello che faccio io”, è una parola. Mi sembri avere sempre il vento in poppa, hai quello sguardo così infervorato. Quello che, se per caso incrocia il mio, mi illude che io sia sulla tua rotta, cosa che non è mai. Sai essere leggermente strabico, alla bisogna, e me ne accorgo tardi.
Ti lanci sempre, ti ficchi in mezzo ai guai, ti ferisci. Poi io rattoppo le tue vele, e subito riparti. Ti perdi, non dai notizie per giorni. Me ne dispero, ma torni. Inatteso, scombini la mia vita: mi baci sulla bocca! Non sai come hai potuto starmi lontano, e tutto ti è perdonato. Parli di nuove mete e mi convinci. Stavolta verrò con te. Mi imbarco. Va bene per un po’, anche se ho il fiato corto. Ti guardo e mi restituisci una forza immane.
Un’onda troppo alta mi travolge, cado! Mi lanci il salvagente, è vero, però aggiungi “Non mi posso fermare, salta sul primo battello e prosegui sola. O l’ideale, o morte!” Ma quale morte e morte, penso io, che vorrei solo un phon, un the bollente e un plaid. E te vicino.
Lo vuoi capire o no? L’Oceano anche ammirato dalla riva può ammaliare. Una chiesa può esser bella se non consideri i preti, un notturno di Chopin valere quanto i Rolling Stones. Due notti di fila insieme a me nel letto (dammi retta) non hanno paragone con i brevi ristori nella ciurma adorante. Ma senza non sai vivere.
Tutto di te parla di avventura, ammalii con sussurri da sirena (chi non ti apprezza è certamente sordo). La tua intransigenza ti fa eroe anche quando ti chini sui lacci delle scarpe. “Oohh”, dicono, “guardate: che nodo superiore!” E da quel momento è moda. Tutti ti seguono nelle tue esaltazioni, si prostrano quando ti deprimi, e io con loro. Spiandoti dal mio angolo segreto, con gli occhi torvi, le unghie rosicchiate a sangue. La verità è che vorrei essere come te, ma visto che non posso mi devo accontentare. E quando raramente fai naufragio, in fondo in fondo un po’ (ma giusto un po’) ne godo.

Contadina
Si ribalta il gioco delle parti per cui se ti definisco “contadina”, ora ti faccio un complimento, potresti diventare un personaggio TV e ti guarderei con interesse pensando che mi salverai. Potresti avere l’anima onesta donna, anima che ha radici profonde nel terreno in cui vive, difeso dall’avanzare del moderno di cui sono assuefatto. Ritorno a pensare che se di terra dovessi ri-vivere dovrei venirti a cercare per chiederti consigli da dove cominciare, come fossi mia Madre. Se in passato avevo pensato di integrati nel mio quotidiano da cui ora devo difendermi, ora mi rendo conto che per fortuna non ci sono riuscito e diventi, contadina, un esempio, una via di fuga, una possibilità non soffocante. È vero, per fortuna che ci sei è fai un mestiere che aiuta a sentirmi sano, al sicuro e non lo dico solo perché sei donna. Ma se dovessi descriverti, del vecchio intenderti non è rimasto molto, difficile vederti nel campo a zappare, sotto la pioggia a curare l’orto, le galline, la vite, roba da cartolina illustrata o d’archivio d’antan che trovi in Internet. Facile invece pensarti oggi una bella donna che sà in anticipo “che tempo farà” collegandosi all’app dedicata. Di storie ne hai da raccontare ma sono più interessanti quelle di tuo Padre se sei figlia d’arte, altrimenti devi per forza avere un progetto da piantare da qualche parte, perché anche la terra non è più quella di una volta. E per chiudere pensando all’onesta che sei, diciamo che penso che tu lo sia molto più di me perché con la terra ci tratti e quella pragmatica, non lascia scampo. Ma diciamo anche che hai imparato a raccontarmela questa storia e io impaurito credo a tutto. Quindi sei anche “eco-furba” più che ecologica e il chilometro zero ti aiuta a distinguerti dando un prezzo al tuo lavoro. Comunque, in questo gioco delle parti sei vincente, almeno nel sentimento che provo per te, quindi resta contadina con il palato fine da degustatore. Resta contadina che stai andando bene e il genere è già mito paragonato al niente di buono che ci attornia, da cui vorrei tu mi salvassi.

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon Dicotomia resistente n. 2
Disegno di Fabio Visintin

 

Dicotomie n. 1 – Umanità: Donna/Uomo

2 febbraio 2018

Il post originale è apparso su Cartaresistente il 1 febbraio 2013

Le ho consigliato di starsene lontana dall’albero. Mi ha risposto che non l’avrebbe fatto. Prevedo un disastro. Emigrerò. (M. Twain, “Il diario di Adamo ed Eva”)

Può affrancarsi dall’esclusività dell’universo femminile una donna che camminando per strada non si preoccupi a ogni passo di come la vedono gli altri, talmente serena da proiettare colori e bellezza sui luoghi che attraversa. Una donna forte della propria autostima, in grado di ispirare chi incontra cercando lo scambio disinteressato, perché sa che può essere vantaggioso per tutti. Una donna che ammetta di “volere”, a volte per sé, a volte per gli altri (senza mai decidere al loro posto) e non si limiti a sognare. Che si batta per ottenere quello che vuole. Una donna che impari sempre qualcosa, anche dagli errori e dalle sconfitte. Che consideri il comportamento di un essere umano a prescindere dal genere. Una donna che creda nel valore delle differenze, le usi come terreno di incontro e non le consideri barriere. Che conosca e accetti le debolezze, le pulsioni, i limiti che ha in sé, per riconoscerli e comprenderli nell’”altro”. Una donna che offra senza riserve i propri sentimenti, e anche se questi andassero sprecati non si impoverirà, perché sa di averne una scorta. Che sappia Accettare, Accogliere, Affermare, Ammirare, Ascoltare/Ascoltarsi, Baciare, Cacciare (i pregiudizi), Cambiare (idea), Costruire (insieme), Credere, Creare, Dare, Dimenticare, Domandare, Dubitare, Entrare (in empatia), Fremere (e provocare fremiti), Guardare (senza pudore), Iniziare (senza paure), Lasciare/Lasciarsi (andare), Meravigliare/Meravigliarsi, Nutrire/Nutrirsi, Osare, Perdonare, Pretendere (quando è lecito), Ridere (di cuore), Sentire (le assonanze con gli altri, i messaggi dei sensi), Sorridere, Sospingere, Sostenere, Tentare, Uscire (dalle situazioni di compromesso), Variare (menù, compagnia, taglio di capelli… tanto ricrescono!), Z – un prefisso ingannatore, non ultimo: Amare.

Può evolversi in un uomo chi non abbia velleità di successo ad ogni costo e consideri il confronto con chi ha deciso di amare un atto essenziale al vivere. Un uomo consapevole della sua nuova condizione di “essere” necessariamente e continuamente alla ricerca di completarsi, rinnovarsi, pur rimanendo un uomo. Un uomo che stupisca con la necessaria forza, soprattutto forza delle idee e della conseguente volontà a non arrendersi per realizzarle. Quest’uomo può considerare quello che dichiarerà anche fisicamente un nuovo manifesto alla sua condizione, sia comunicativa che d’azione, interpretando questa possibilità un modo per diffondere il suo: essere e pensarsi in evoluzione. Un uomo è un uomo solo se sa inventare un Mondo e non distruggerlo per non concederlo ad altri, quando sa rappresentare il genere all’interno del Mondo creato, ma lo può anche spiegare senza “falsi esempi esemplari” dietro cui nascondersi. È un uomo che può “definirsi” se sa essere punto di riferimento per i suoi affetti, raccontando le favole quando serve e non raccontandole a se stesso per mantenere un Mondo parallelo. Deve considerarsi un uomo in evidenza sia quando piange ma anche quando urla, vivendo il più possibile sereno e ragionevole in mezzo a questi due estremi. È un uomo quando regge e non delega a niente e a nessuno la “sorte” che gli è toccata, ma con la creatività necessaria cerca di rinnovarla questa “sorte” che potrebbe non piacergli. Insomma, può avventurarsi nel nuovo universo maschile che si trova difronte alla sua dicotomia, un uomo che usa quello che il destino gli ha concesso per migliorare le regole negative inventate da altri, che gli potrebbero impedire di essere un uomo positivo.

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon – Dicotomie resistenti n. 1
Disegno di Fabio Visintin

 

Dicotomie resistenti (al passare del tempo)

21 gennaio 2018

 

 

 

 

Sioressiori,

dopo ben cinque anni dai fasti del loro primo esordio, è con vero piacere che mi pregio di annunciarvi il ritorno delle Dicotomie resistenti, in versione originale e senza tagli.

Qui, dal 2 febbraio, ogni venerdì.

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Il post originale è apparso su Cartaresistente il 29 gennaio 2013

Qualcuno disse “Dio è morto”. Da allora l’umanità può solo “dialogare” con sé stessa. A volte emergono antinomie con esiti paradossali per uno stesso tema. Il quale invece, altre volte, viene potenziato dalla compresenza di una doppia natura, un concetto gemello, una nemesi speculare.
Forse la complessità del mondo può essere descritta, se non proprio spiegata, attraverso alcune “dicotomie resistenti” al (e nel) tempo, che racchiudono le due facce della stessa medaglia, i poli di una stessa calamita, la follia e la lucidità comuni a tutti.

 

Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon, disegni di Fabio Visintin

Dicotomia n. 39 – Capodanno: Ricominciare / Continuare (Su Cartaresistente)

27 dicembre 2013

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Sii sempre in guerra con i tuoi vizi, in pace con i tuoi vicini, e lascia che ogni nuovo anno ti trovi un uomo migliore.

(Benjamin Franklin, Almanacco del Povero Riccardo, 1732/58) 

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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon
Disegno di Fabio Visintin

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Dicotomia n. 38: Natale da piccoli / Natale da grandi (Su Cartaresistente)

24 dicembre 2013

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Non desidero una rosa a Natale più di quanto possa desiderar la neve a maggio: d’ogni cosa mi piace che maturi quand’è la sua stagione.

(William Shakespeare, Pene d’amor perdute, 1593/96 ) 

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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon
Disegno di Fabio Visintin

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Dicotomia n. 37 – Visione: Ottimista / Pessimista (Su Cartaresistente)

20 dicembre 2013

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Il pessimismo, quando uno ci si abitua, è tanto gradevole quanto l’ottimismo.

(Arnold Bennett, Things That Have Interested Me, 1921 ) 

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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon
Disegno di Fabio Visintin

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Sintonia (n.36) – Favole 6: Alice / Cappellaio matto (Su Cartaresistente)

13 dicembre 2013

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Tutti i coniugi del mondo sono male sposati, perché ognuno custodisce dentro di sé, nei segreti dove l’anima è del Diavolo, l’immagine sottile dell’uomo desiderato che non è quello del marito, la figura volubile della donna sublime che la moglie non ha realizzato.

(Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine, 1982, postumo) 

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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon
Disegno di Fabio Visintin

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Dicotomia discorsiva (n.35): Per scrivere d’arte hai bisogno di un salvifico retroscena umano (Su Cartaresistente)

22 novembre 2013

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F: Ciao Davide, trasporto questa dicotomia da un pc all’altro e solo oggi finalmente riesco a inviartela… che dici?

D: Complimenti e… sono in imbarazzo: questo David ti è venuto bene bene, chi non vorrebbe essere tale?-) Furba di una donna, anche creativa!
Per trovare una Francesca devo rileggere Dante che la mette da qualche parte dell’inferno?!

F: Surrealizzami, dai, che ci riesci ;-)

 

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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon
Disegno di Fabio Visintin

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Dicotomia n. 34 – Arte: Realista/Surrealista (Su Cartaresistente)

15 novembre 2013

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arte_realista-surrealista

Se c’è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell’infinito e del vago che chiamano anima, questa è l’arte.

(Gustave Flaubert, Memorie di un pazzo, 1838) 

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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon
Disegno di Fabio Visintin

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