La consapevolezza

by

un getto di Francesca Perinelli

bignè

Kaci Beeler (www.kacibeeler.com)

Certi vizi sono più noiosi
della stessa virtù.
Soltanto per questo
la virtù trionfa

(Ennio Flaiano)

– Li mangiamo insieme?

La mano di Sibilla scorre sul pacchetto, è un gesto involontario, la ritrae non appena Nicola si volta a guardarla con l’aria confusa, forse già altrove con la testa. Ha lo sguardo opaco e la sua figura sembra quasi ondeggiare: è un fantasma, è un’interferenza, è qualcosa che non dovrebbe esserci, ma c’è, e deve giustificare il suo trovarsi lì.

Lei, invece, tutta qui e ora, lo sta fissando a pupille dilatate. È generosa, aperta, disponibile. Ma si percepisce concava, svuotata, ha dentro un buco a forma di quell’uomo del quale cerca di indovinare le intenzioni. Dilata le narici, schiude la bocca, intanto che ne scruta la postura. Se le fosse concesso di leggere il contenuto dei suoi pensieri, ne verrebbe scioccata. Nicola accompagna il ritmo frenetico delle sue pulsazioni con la cantilena: la biancheria XS di Veronica, la biancheria XS di Veronica.

– Meglio… Meglio se non mi aspetti, stasera.

Il pacchetto contiene due bignè ripieni di cioccolato, quattro di San Giuseppe fritti con la crema, due cotti al forno, e altri quattro riempiti di ricotta. Erano il gioco segreto dei loro primi tempi: lui li portava in camera da letto e, procedendo con le manovre dell’amore, li gustavano insieme, a volte rubandoseli di bocca con la bocca, amplificando l’estasi di entrambi.

Prima erano soltanto due adulti bene in carne. Adesso Sibilla può definirsi obesa, mentre Nicola è solo diventato molto grasso. Il gioco l’aveva condotto sempre lui, finché gli era parso di potersi soddisfare cacciando la sua virtù esagerata nelle profondità in costante aumento della sua compagna.

Ma il corpo di Sibilla manipolato a uso di Nicola aveva smesso di provare piacere, nell’attesa di qualcosa che, per lei, non si verificava quasi mai. Ed erano diventate la lingua con le papille gustative, la superficie estesa delle labbra, il senso dell’odorato, e il suono complesso prodotto dalla masticazione, ciò che le portavano invariabilmente soddisfazione. Ne era diventata a poco a poco consapevole, e il gioco a tre tra lei, Nicola e i dolci era diventato un vizio, o meglio, una dipendenza di cui non poteva permettersi il lusso di privarsi.

Quando Nicola aveva smesso di presentarsi con il vassoio dei pasticcini in mano, perché la schiena aveva iniziato a fargli proprio male, ed era ora che si decidesse di dimagrire – gli aveva detto Veronica, la fisioterapista –, Sibilla aveva iniziato a scavarsi dall’interno. Le sue forme elefantiache avevano continuato a invogliarlo a introdursi e a strisciarci nel mezzo, ma il vuoto che aveva dentro era un terrificante buco nero che a Nicola era iniziato a sembrare un tutt’uno con le gallerie in cui si introduceva, l’approdo finale di un nulla entro cui sarebbe stato presto risucchiato per intero. Si spaventò e, di punto in bianco, smise perfino di fare l’amore.

Sibilla resta nell’appartamento vuoto e siede davanti al tavolo su cui è posato il pacchetto rigonfio, ancora chiuso e infiocchettato, comprato in pasticceria come ultimo tentativo per trattenere il suo uomo. Respira in silenzio. Concentrandosi, le sue narici riescono a percepire gli aromi che sfuggono dall’impacchettatura. Abbassa le palpebre, ascolta. Le sembra di avvertire il crepitio del fondersi insieme dei lieviti e degli zuccheri; immagina i colori e le sfaccettature delle superfici di tutti i bignè, a uno a uno.

Ciò che non riesce a immaginare è dove possa trovarsi ora Nicola, quale possa essere il suo stato d’animo. Non si capacita di come abbia potuto creare e poi disfarsi di quel rito col quale diceva di dichiarare il proprio amore, lasciandola intrappolata nella dipendenza.

Non sa che, poco più in basso, in strada, un uomo corre dilaniato dallo strazio. Degli anni che si sta lasciando alle spalle gli resterà probabilmente un cuore malandato, le maniglie dell’amore e una clamorosa fame cronica. Quella che, adesso, gli morde stomaco e caviglie, più del pensiero di Veronica che lo aspetta nello studio, con la sua taglia XS nuda sotto il camice. Pronta ad appropriarsi ancora di lui, del quale ha avuto fame dalla prima seduta, con quel corpo oltremisura, in tutte le sue parti. Pur di tenerlo a sé, si era impegnata ad applicare tutte le tecniche apprese nella rete, fino a farlo cadere schiavo della sua fisicità minuta, illimitatamente cava e tranquillizzante: il suo fine era null’altro che il piacere per il piacere.

Sono trascorse solo poche settimane, Nicola è soggiogato e insieme prova orgoglio per i traguardi raggiunti dalla sua virilità importante. Ma non è stato in grado di lasciare Sibilla. Da qualche parte in lui si oppone la consapevolezza. La sa in perenne attesa, vorace e disponibile, e sa che accanto a lei ci sarà sempre ad attenderlo un vassoio di golosi pasticcini, vero punto d’incontro del vizio con la sua virtù.

Preme il dito sul campanello. Dietro la porta avverte un fruscìo di scarpette in avvicinamento. Il pensiero delle caviglie snelle che le indossano provoca un improvviso guizzo in basso, seguito da una tremenda contrazione dello stomaco, che prorompe in un boato nell’esatto istante in cui appare Veronica sulla soglia.

L’esatto istante in cui Sibilla addenta, perfettamente sola e dimentica di lui, il primo bignè.


Questo racconto fa parte della serie Getti, nuovi racconti da solide radici. Per saperne di più, leggi qui.

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Una Risposta to “La consapevolezza”

  1. newwhitebear Says:

    Un bel racconto di una coppia che è scoppiata sotto il peso dei bigné. Saranno dolci ma anche amari da ingoiare.

    Piace a 1 persona

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