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L’incidente

7 maggio 2021

un getto di Annalisa Morisani

Incidente si dice.

Chiamiamo i fatti

contro cui ci schiantiamo

con questo nome.

Silvia Avallone, Acciaio, Rizzoli 2010

È l’ora di punta sulla tangenziale. Le 17:30 di un caldo pomeriggio di marzo. Un po’ troppo caldo per essere marzo. Un giorno qualunque con il traffico di tutti i giorni a quest’ora. Quando le mamme caricano i pargoli in macchina all’uscita da scuola per depositarli a svolgere qualche attività indispensabile per la loro crescita psico-fisico-cognitivo-comportamentale. E li vedi con la faccia spiaccicata sui vetri posteriori osservare il mondo fuori con lo sguardo di pesci nell’acquario, un po’ interrogativo, un po’ ebete, o con la fronte già corrugata come di chi si chiede che senso abbia tutto quel trambusto.

“In fondo, a me basterebbe solo una merenda e potermi togliere le scarpe e questo zaino pesantissimo dalle spalle, non fare i compiti, poter disubbidire e dire qualche bugia.” Questo potrebbe pensare Ciro, 7 anni, che viaggia sul sedile posteriore dell’auto con suo padre, alle 17:30 di questo pomeriggio. Sulla tangenziale come altre centinaia di auto.

Invece no, niente bugie, il registro elettronico non permette di nascondere le note della maestra, di fingere di non avere compiti o di inventare un avviso del tipo:

AVVISO: La scuola sarà chiusa da domani all’anno 2300 d.c. causa inondazione, invasione di gorilla, fuga di piranas dall’acquario del custode, eruzione del Krakatoa

Ciro guarda fuori attraverso il vetro polveroso, suo padre non lava mai la macchina, Roma è una delle città più inquinate d’Europa, ed è piovuta sabbia l’altro ieri a causa dei venti che provengono dal Nord Africa, lo ha spiegato la maestra quella mattina. Ciro vede scorrere velocemente come in uno schermo il guardrail del cavalcavia e poi la recinzione di Villa Pamphili, e i prati, tutto quel verde così vuoto, così libero, a quell’ora, chilometri di prati verdi. “Papà quanti chilometri quadrati saranno questi prati?”

Il padre è tutto intento a litigare con il navigatore.

“Cerca Via Emilio Tuccimei 15.”

“Hai detto via Emilia Duccimei?”

“Noooo non Emilia Duccimei, Emilio Tuccimei.”

“Hai detto Nononemilia Duccimei? Nessun risultato trovato per Nononemilia …”

“Cazzo non capisci ho detto…”

“Hai detto Cazzononcapsici? nessun risultato a Roma per Cazzononcapisci.”

Ciro vorrebbe dire al papà che è inutile imprecare, che Google fa peggio, che non bisogna arrabbiarsi, che fa salire la pressione, ma sa bene che quando è in macchina suo padre non lo sente.

“Papà quanti trilioni di metri sarà lunga questa recinzione?”

“Ciro amore de papà per favore non è il momento che non so ndo’ semo finiti.”

“Chiama Alice.”

“Chiamata Alice in corso.”

“Pe ’na vorta funziona sta cazzo de chiamata vocale.”

“Pronto amore… che è successo?”

La mamma risponde con voce preoccupata.

“Senti…”

“Ma che sei ancora in macchina?”

Adesso sembra arrabbiata.

“Si, guarda, sono in leggerissimo ritardo, credo di avere perso la strada, cioè sto navigatore de merda come ar solito me manda da ’n artra parte, ’ndo vòle lui.”

Ciro nota che la voce del papà è molto concitata, infatti parla in romanaccio e inizia a sudare sul collo, come quando perde la Roma; evita così di chiedergli secondo lui quante decine di migliaia di pappagallini verdi abitano negli alberi di Villa Pamphili, e quante centinaia di litri di acqua bevono al giorno. Se la tiene per sé quella domanda, che tanto suo padre non lo sa.

“Tesoro ma è il posto dell’altra volta, come ti sei perso?” prosegue la mamma “ma l’hai avvisata la dottoressa?”

“No amo’… Infatti te volevo dì, la pòi chiamà te? Che mo’ proprio nun posso, così intanto cerco de capì ’ndo semo finiti…“

“Eh vabbè la chiamo ma che le dico che annulliamo?”

“No, ma  che annulli, che ce tocca pagà lo stesso, dije che tardiamo ’na decina de minuti.”

“Ma come una decina di minuti, dovevate stare lì mezz’ora fa…”

“Vabbè amo’, famo così, decidi te, decidi quello che je voi dì, io cerco de arivà.”

“Ma…”

Papà attacca il telefono mentre mamma stava ancora dicendo qualcosa

Ciro pensa che è contento di saltare la seduta da Graziella, si chiama così, una signora che puzza un po’ di fumo di sigaretta e che gli fa fare cose noiose per imparare a comunicare, dice.

“Papà come si chiama il problema che ho io?”

“Che problema amore de papà? Che problema c’hai?”

“Cerca Via Tuccimei”

“Stai cercando via Ildebrando Tuccimei?

“No Via Emilia Tuccimei!“

“Stai cercando Novia Emilia?”

Il papà prende il telefono e lo scaglia violentemente a terra davanti al sedile passeggero.

“Papà il problema del linguaggio?”

“Ah sì, tesoro, ma non è un problema, non hai nessun problema amore de papà.”

“Papà come si chiama? Perché allora andiamo da Graziella?”

“Si chiama disle…”

Qui all’improvviso il papà sterza bruscamente verso destra proprio mentre sta superando in corsia di sorpasso una smart nera

“Ma porca troia!” Urla “Che ca…”

Ciro non ha la cintura e si ritrova tutto sul lato sinistro del sedile, in tempo per vedere un animale piccolo ma con una grossa coda marrone scomparire in mezzo al doppio guard rail che separa le due corsie

“Papà uno scoiattolo! Ci ha attraversato la strada! Lo sai che ci sono ben 300 razze diverse di scoiattoli nel mondo?”

Pepepepe, una energica suonata di clacson copre la sua voce.

“A deficiente, ma come guidi!”

La guidatrice della smart, tira fuori dal finestrino la mano con le unghie laccate di rosso mostrando il dito medio, il papà di Ciro sterza bruscamente, la Smart sgomma e la tipa scompare all’orizzonte.

“Papà hai visto uno scoiattolo!”

La macchina dove viaggia Ciro rimbalza sul guardrail. L’airbag si apre. L’auto si arresta contro il muro di cinta di Villa Pamphili. Ciro chiude gli occhi forte, è un istante, il tempo di un battito di ciglia e si ritrova in un’auto semi accartocciata. Un gran rumore di clacson. Polvere e puzza di bruciato.

“Papà?”

È accasciato con la faccia sull’airbag, gli occhi chiusi sembra che dorma.

“Papà dormi? Papà che fai, dormi?”

“Nessun risultato per papà che fai dormi.” Il telefono continua a parlare.

“Papà come si chiama il problema che ho io? Quello del linguaggio?”

“Problemi del linguaggio e disturbi specifici dell’apprendimento, secondo Wikipedia la dislessia fa parte dei disturbi specifici dell’apprendimento.”

Dislessia! Bravo Google

Il telefono del papà inizia a vibrare “Graziella Saccomanni.”

Poi compare un primo messaggio.

“Lo studio medico della dottoressa Saccomanni le ricorda che le sedute di terapia vanno saldate anche quando non ci si presenta senza preavviso, il bonifico va intestato a…”

Un secondo messaggio.

Alice.

“Amore ha chiamato la dottoressa Saccomanni dove siete?”

Un terzo.

“Amore rispondi mi sto preoccupando.”

Ciro guarda il telefono illuminarsi e legge i messaggi apparire in sequenza.

Avvicina la fronte al vetro, sono vicinissimi agli alberi, chissà quanti merli hanno nidificato in quell’albero nell’ultimo anno?

Vorrebbe chiederlo a suo padre ma dorme.

Da fuori una faccia barbuta si avvicina al finestrino e bussa sul vetro, ci sono un po’ di persone, una signora parla al cellulare a voce alta “Sull’Olimpica all’altezza di Villa Pamphili, c’è un bambino nella macchina, non riusciamo ad aprire lo sportello, sembra stia bene, l’uomo alla guida potrebbe essere svenuto.”

Quando la mamma lo porta a casa Ciro è un po’ stanco, il papà è al pronto soccorso con lo zio Mario. A casa c’è sua sorella piccola, Chiara, con la baby sitter, seduta sul seggiolone guarda i cartoni mentre sparge minestra ovunque.

La mamma chiama la nonna, la zia, l’altra nonna, la sua amica del cuore, la cugina, passa tutta la sera a raccontare il miracolo per cui Ciro e suo padre sono rimasti illesi nonostante il gravissimo incidente.

“Mado’, la macchina distrutta non puoi capire, da rottamare, dovevamo ancora finire di pagare le rate, non so come si sono salvati, un miracolo, da accendere un cero alla Madonna, ci vado stavolta al Divino Amore, è la volta buona. Non si sa come è successo, Franco non si ricorda niente, dice che una con la Smart gli ha tagliato la strada.”

“Era uno scoiattolo.”

Dice Ciro a voce bassa.

“Queste stronze co’ le smart. E poi se l’è filata. Sì portava Ciro a logopedia, che poi sai la dottoressa è tanto brava ma cara arrabbiata. È pure psicologa, ci dà un sacco di consigli, dice che è intelligente, Ciro, solo che la maestra a scuola dice che ha problemi di comunicazione, a comunicare… ’”

La mamma abbassa la voce.

“Dice che è un poco strano, che non interagisce, boh, proviamo con la cognitivo comportamentale e la logopedia per quel problema di dislessia, come si chiama, ma che ne sacc’, un problema di apprendimento dice, vabbuò.”

“Chiara lo sai che ci sono gli scoiattoli a Roma?”

La sorellina si volta con aria di sufficienza, non lo fila, sta guardando il suo programma preferito.

“Chiara lo sai che oggi ho visto uno scoiattolo?”

“Amore di mamma Ciro vieni a metterti il pigiama e andiamo a letto.”

“Mamma lo sai che oggi ho visto uno scoiattolo?”

“Ah sì amore che bello.”

“Mamma cosa mangiano gli scoiattoli a Roma?”

“Teso’ non ci stanno gli scoiattoli a Roma.”

“Ma sì era uno scoiattolo americano!”

“Alexa metti la Ninna nanna del chicco di caffè.’”

“La ninna nanna del Chicco di caffè partecipò al 12. Zecchino d’oro del 1970.”

“La vogliamo sentire sta ninna nanna, checenefott’ dello Zecchino d’oro!”

La mamma è stanca, lei non dice mai le parolacce, e non parla mai in napoletano. Pure se è napoletana.

“Mamma lo sai che aveva la coda enorme grande così?”

“Si amore, che fantasia che tieni, domani poi ci fai un disegno di questo scoiattolo va buò?”

Ciro resta solo nella stanza.

Pensa che è musicale il napoletano. Gli piace. Lui si chiama Ciro come suo nonno che era napoletano, pure come Ciro il grande che dice la maestra era un grande imperatore di Persia e Babilonia, detto re dei quattro angoli del mondo.

“Ninna nanna mamma…” Esce la musica da una cassa bluetooth. La mamma mette sempre questa perché dice che la ascoltava lei da piccola. A Ciro però non piace.

Preme sul tasto “pause” chiude gli occhi e si immagina di essere Ciro il Grande in un bosco pieno di pappagallini verdi, poi si immagina il mondo come un quadrato con quattro angoli, come fa un re a stare contemporaneamente in tutti e quattro?

“Domani lo chiedo a Google.”


Questo racconto fa parte della serie Getti, nuovi racconti da solide radici. Per saperne di più, leggi qui.


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