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L’abbraccio è il mio leitmotiv

5 maggio 2019

Un leitmotiv in campo letterario altro non è che una fissazione, narrativamente ben congegnata, che ricorre in parallelo alle vicende raccontate e che spesso consente all’autore la dimostrazione delle proprie tesi, tramite fatti mostrati invece che con l’enunciazione di verbosi o scarsamente dimostrati teoremi.

Molti dei libri che, a partire dalle cime delle classifiche, finiscono tra le nostre mani, invece, hanno questo difetto: contengono insopportabili spiegoni. Utili, forse, a chi non riesce a trarre da sé le proprie conclusioni, al genere di lettori che estrapolano frasi e poi le mettono a corredo dei propri profili social, per rendere ben chiaro al mondo di star vivendo secondo regole altrui.

Lode a quello scrittore che mi porta sotto al naso il profumo della rosa invece di enunciare il carattere del mese di maggio. Lode a Jane Austin, quando fa scalpitare il cuore di Elizabeth Bennet nel mio stesso petto, e non perde righe preziose dietro alla descrizione della donna borghese, inglese, di inizio Ottocento.

Lode ai contemporanei che non si scompongono davanti alla pochezza del mainstream, come Tim Parks, che con Destino muove i suoi personaggi in una pièce dove il leitmotiv è l’impossibilità di scampare agli esiti delle proprie scelte di vita, e come Jonathan Franzen, che nelle Correzioni invece sostiene l’opposto: finché imprimiamo svolte al destino, anche contrarie a come sono impostati in origine i nostri personaggi, troveremo sempre una porta aperta per aver salva la vita.

Questo considero, man mano che leggo (e rileggo) vite altrui completamente inventate e mi astengo dal consumo bulimico della sconfinata realtà che mi si presenta a ogni passo senza nemmeno attendere che sia io a cercarla tra le pagine di cronaca od origliando dietro a una porta chiusa.

Chi ha il dono di congegnare esistenze e armonizzarle a una propria visione dell’universo realizza il miracolo di valicare la smisurata solitudine e il senso di impotenza che ci minaccia ogni volta che entriamo in contatto con l’insensata assurdità del quotidiano. La letteratura è l’abbraccio che riconcilia con l’Umanità.

Immagine via Pinterest

 

 

 

Pronosticatrice di Nobel

10 ottobre 2013

Alice Munro, Premio Nobel per la letteratura 2013 è stata il mio primo “Consiglio d’autore” su Cartaresistente:

Munro

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A me non piacciono le cose semplici. Non lo faccio apposta, ma dopo un po’ mi annoio e lascio cadere il libro. A volte – ops – è caduto in qualche cassonetto. Certo, non sono neanche attratta da quelle saghe infinite, nelle quali se non ti fai degli schemi ti perdi per la strada, oppure da testi cervellotici con infiniti rimandi intelligenti, colti, oscuri e spesso un po’ (tanto) irritanti. La complicazione che mi piace è quella nella quale si respira vita vera. Lo scrittore, quello bravo, prende il suo vissuto e ce lo ripresenta combinato in mille modi, tanto che noi, lettori affezionati, finiamo col pensare: questo passa il suo tempo saccheggiando le vite della gente (da cui il famoso detto: “Scrittori e guardati”).
Adesso, Alice Munro. Non potresti mai dire la sua età, tanto meticolosa e intensa è la caratterizzazione dei suoi vari personaggi. Non ci riusciresti, se non badando a certi dettagli storici o ambientali. E questo è il bello, che a libro chiuso, e poggiato sopra il cuore ancora in affanno, ti accorgi che ti ha appena fatto fare un giro per la tua stessa vita. Incluso quel futuro nebuloso che da solo non sai figurarti. Allora avrà cent’anni, almeno. Forse Alice è un elfo, un essere soprannaturale. O un nome collettivo, una congrega di scrittori che fanno la staffetta da decenni. Chi lo sa. Di sicuro è donna. E brava. E anche tanto bella, a giudicare da come tutti si innamorano di lei.

«Leggete tutto di Alice Munro, ma per cominciare leggete Chi ti credi di essere? Sí, cominciate da quello».
Jonathan Franzen

Alice Munro “Chi ti credi di essere?” (Einaudi, 2012)

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Chi ti credi di essere?

Alice Munro2012

Supercoralli

pp. 280

€ 19,50

ISBN 978880618353

Buoni propositi per l’estate

11 giugno 2013

Magrelli

Sto ragionando. Vorrei fare il punto con me stessa. Immagino un approdo dove la mia barchetta dalle vele rattoppate trovi riparo in uno specchio d’acqua ferma, nel corso di lunghe giornate luminose e calme. Arriveranno, non dipende che da me. E io lo voglio.

A un certo punto della mia vita ho smesso di interpretare il mondo, di leggerlo attraverso la letteratura e la poesia. Sotto una forte motivazione personale, chiamiamolo istinto di sopravvivenza, ho iniziato a viverlo. Sempre armata di buone intenzioni e di onestà ho osato, e ho commesso anche molti errori.

Ho vissuto e sbagliato, riprovato, accettato, non accettato. Ho lasciato correre. Ho combattuto. Alla fine, il risultato è stato proprio quello che immaginavo per me da quando ero una bambina. Ho fatto il bene mio e di altri. Ne sono convinta, la fortuna aiuta chi si dà da fare. Mi sono ritrovata a impersonare un’entità granitica.

Sarà un caso, ma dopo questa sbornia di concretezza durata decenni, da che ho ripreso i libri in mano, ho ripreso anche a dubitare. E col dubbio, è arrivato il precipizio. Ma i libri in mano sono tornati perché, prepotente come la spinta uguale  e contraria che generò la prima decisione, ho sentito di dover andare oltre la semplice frase: io sto bene. La vita lo richiedeva e non potevo fare altro che darle retta.

Chissà, magari quando si moriva poco oltre i quarant’anni, non era così importante rimettere in discussione i propri punti fermi. Oggi però, se giunge il dubbio, credo che sia fondamentale non lasciarlo inaffrontato. Ancora una volta, è una questione di senso di responsabilità. Nell’ordine, verso sé stessi, e subito dopo verso chi ci ama, o semplicemente ci tiene gli occhi addosso come un riferimento.

Un tempo avevo abbandonato la lettura e la scrittura perché avevo capito, di più, sperimentato, che non è lì che si trova la soluzione al proprio personalissimo caso. Leggere, scrivere, non sono azioni necessarie per imparare a vivere. Lo è il vivere.

Io, che mi capisco e mi conosco, so chi sono e da dove vengo, ho scelto di aggiungere nuove esperienze a quelle che mi hanno permesso di arrivare dove sono adesso. Vorrei sperimentarle con la letteratura, e per ora sto cercando di capire come, si tratta di uno strumento come un altro.

Ho ricominciato a leggere e scrivere da meno di tre anni, addirittura riprendendo in mano testi di grammatica, all’inizio. La vita ha preso quasi subito un nuovo corso. Lo so e lo sento. Ed è insieme terribile e bellissimo, ma non ne ho paura, so maneggiare l’esistenza.

Nessun essere vivente verrà mai torturato durante la lavorazione di questo nuovo film, che forse non verrà mai prodotto da nessuno ma sarà, unico e irripetibile, il mio.

Oggi che sono consapevole e responsabile, se sbaglierò (e so che potrà accadere), saprò per cosa e a chi chiedere scusa.

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– … E quindi?

– Un paio d’ore al giorno, magari dalle cinque alle sette del mattino, le utilizzerò per affinare il mio progetto di lungo corso.

– Mah.

– Post sul blog centellinati.

– Seh.

– Esperienze di vita vissuta consapevolmente, rielaborata a ogni pié sospinto.

– Uh, uh!

– Si può sapere che ti ridi?

– Hai prenotato le vacanze?

– No.

– Sarebbe il caso.

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