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🖤 Frankie Friday Month ðŸ–¤

28 novembre 2019

Lettrice, lettore,

i miei pensieri ricorrenti sono pensieri a cascata. Che si aggrovigliano, si ingarbugliano, finiscono per rotolarsi uno sull’altro e schiumare fragorosi dissolvendosi nel placido specchio d’anima che riflette le mie indecisioni.

Riguardo a questo blog, per esempio.

Che è nato nel 2012, da me che neanche avevo facebook, che ero e sono afflitta da forme di auto-omertosi cronica, nato già vecchio nella forma, più simile ai diari in rete di dieci anni prima che alle pagine market-oriented di oggi, fonte di reddito per i loro curatori. Lui no, era un blogghetto che sapeva di gelsomini bagnati dalla pioggia di maggio, sapeva di incertezza, di desideri da esprimere e della speranza di riuscire a realizzarli, aveva un odore suo, il mio blog, che me lo faceva amare senza condizioni, con tutta la passione umanamente esprimibile, come il mio neonato arrivato cinque anni prima e allora già con la cartella sulle spalle.

Mi è servito a tanto scrivere qui sopra, ho accorciato le distanze tra le varie me e mi ha fatto riprendere il gusto di sognare. I primi anni passavo lunghe ore notturne a cesellare storie, che fluivano dalla mia pancia trascinandosi dietro il piacere magico di portare continuamente alla luce nuove vite. Il gusto orgasmico del parto letterario. Immaginare, essere, fare. Potenza in atto, in ogni versione del mondo, attraverso ogni supporto. Quello che scrivevo era reale.

Col tempo questo percorso ha invertito la rotta, passando da dentro-a-fuori a fuori-a-dentro, ho accumulato vita al punto che adesso mi ipnotizzo pensando ai fatti trascorsi e mi dico quanto sarebbe limitante il loro semplice racconto. Che comunque voglio tentare e tenterò.

Ma intanto ho abbracciato la socialité web, e accolto l’oggi con tutti i suoi risvolti, tanto nel bene che nel male della volatilità di quanto pubblicato. Eppure, rispetto ai contenitori in cui stipavamo le stampe 10×15 dei vecchi negativi, destinate a ingiallire, a sfarinare e perdersi, la fragilità delle vite custodite nel web non è molto diversa. Semmai una differenza la fa la proprietà, dove se affiggo con puntine sul muro di casa i miei pensieri, restano i miei pensieri, altrettanto le foto, la musica, e il resto. Ma se li affido al web passano di mano al signor Zuckerberg e affini.

Ma cos’è la proprietà di un pensiero? O di un affetto, di un sogno, di un ricordo?

Prendetevi tutto di me.

Non sarò mai impoverita dalla condivisione. Un giorno morirò, come morirà il blog, i miei profili instagram e facebook, moriranno Terra e Sole e un’altra me quantica avrà le sue nuove chance di rivalsa in universi alternativi, senza che nessuno avrà mai a soffrirne.

Per testimoniare la mia buona volontà ho deciso di regalarvi un mese di scrittura di getto. Quel sano blogging vintage invecchiato in botti di legno di rovere. Per riscaldarci insieme nelle notti d’inverno, mettere il naso fuori e perderci per le strade gelate, dove dai rami pendono già le nuove gemme immerse nel sogno della primavera. Per attendere l’alba del nuovo anno con gli occhi aperti e chiusi insieme e lo spirito di chi non ha niente da perdere perché è sua la certezza che la vita vada vissuta tutta, fino in fondo. Adesso.

Frankie Schrödinger


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