Posts Tagged ‘Eugenio Montale’

Non

31 marzo 2016

Un osso di bue

Non aspettarti un sonetto che metta in riga, armato,

l’esercito dei giorni, nemmeno per un poco

che citi nomi e fatti, prima di fare fuoco,

schiantandolo in un grido sul selciato.

 

Ma che spavento, quale evento oscuro,

l’avvento delle schiere dell’aprico:

spaccano il muro e svelan, da una piccola

ansa, il vero, tutto, duro e puro!

 

Non chiederci una quartina che possa risarcirti,

fuorché ‘sto smorto fregno, tristronzo e pure gramo.

Il massimo che qui potrà apparirti

è un ricettario strano per un mamo.

 

Altri Diari

4 luglio 2014

 

 

 

?l'idraulico è in ferie

 

 

 

I primi di luglio

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Siamo ai primi di luglio e già il pensiero

è entrato in moratoria.

Drammi non se ne vedono,

se mai disfunzioni.

Che il ritmo della mente si dislenti,

questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.

Meglio si affronta il tempo quando è folto,

mezza giornata basta a sbaraccarlo.

Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia

e l’idraulico è in ferie.

 

 

. Eugenio Montale, da “Diario del ’71 e del ’72”, in “Tutte le poesie” – I Meridiani, Mondadori, 1984 .

Dicotomia n. 30 – Produttività: Diurna / Notturna (Su Cartaresistente)

27 settembre 2013

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produttività_diurna-notturna

Perché si lavora? Certo per produrre cose e servizi utili alla società umana, ma anche, e soprattutto, per accrescere i bisogni dell’uomo, cioè per ridurre al minimo le ore in cui è più facile che si presenti a noi questo odiato fantasma del tempo.
(Eugenio Montale, Auto da fé, 1966)

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[Continua a leggere su Cartaresistente]

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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon

Disegno di Fabio Visintin

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L -24

21 luglio 2013

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Via di fuga

Uscita-di-sicurezza-.jpg 

Autoconsigli per affrontare una vacanza

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Quando si incontra, fuori, quell’ectoplasma

Che libertà non gode e non s’entusiasma

Gli si indichi il sacco aperto

Dal quale è uscito, e certo

Tornerà a vivere, schifandone il miasma.

 

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Una vacanza che non sia mancanza. Ma, anche se via di fuga, che torni utile, nel momento del ritorno.

Io, fin da giovanissima, ho sempre pensato che dovesse valere come periodo di rafforzamento dell’io. Per rapportarmi, da fuori, con la Storia dei fatti e dei personaggi e la storia delle cose a me vicine, trovare la mia interpretazione e, soprattutto, scoprire la direzione presa inconsapevolmente, cercarne il senso profondo.

Alcune persone sono come pesci in una rete, si sentono stretti e appena pensano di aver trovato un varco vi si gettano attraverso, senza costrutto. A volte funziona, può essere utile un po’ di fuga da sé. Ma attenti a mantenere una misura. Prima o poi si torna a capire che dalla rete non si è mai veramente fuori.

Altri ancora riescono a percepirsi ai margini di qualcosa, senza saper indicare se la propria posizione è quella più vantaggiosa, e ne soffrono.

Siamo fuori o dentro la Storia? E rispetto alla nostra storia, siamo padroni di noi stessi? Importa qualcosa stabilire la linea di confine? Capire anche se sia reale o meno l’esistenza propria ed altrui, il valore delle relazioni?

Importa tutto questo, se poi non siamo in grado di dare valore al qui ed ora?

Di sicuro un metodo per non avvelenarsi la vita è osservare quanto più possibile il rispetto di sé e lavorare per acquisire la capacità di guardarsi da fuori in modo massimamente oggettivo. Riconoscere dignità a chi esiste comunque, al di fuori di noi. Non credo che non abbiano importanza le relazioni umane, o che ne abbiano troppa. Trovo vantaggiosa la modica quantità, come qualsiasi sostanza si assuma allo scopo di star bene. Sempre ammesso che si possa scegliere.

Tante aberrazioni dell’interpretazione e perdite di senso si potrebbero evitare praticando (anche nella consapevolezza del momento dell’eccesso e della trasgressione, anche nel realizzare la propria personale e piccola storia, o trainati a forza nella rete dalle maglie imperfette, la grande Storia) la misura. O ci si consegna all’anarchia dell’autodistruzione.

Bisogna essere attenti per essere padroni di sé stessi. Lo canta un ex anarchico, un sopravvissuto, un fuoriuscito, forse però rientrato dalla finestra, ché come detto, dalla rete non si esce.

Concentrarsi perfino nella respirazione, per riuscire ad apprezzare un’aria più pulita attorno.

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L -29

16 giugno 2013

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Raschiare il fondo

Lavori-in-Quota

 Operazione cantieri aperti

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“Il fatto è che quel ponte non si spiega”*

Bisbigliò, traendo fondi, la congrega.

Ma a tutti fu gridato

“Ripristino immediato,

Appena arriverà un nuovo stratega”.

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Storie di ordinaria amministrazione del denaro pubblico: tre miliardi dirottati su  cantieri utili da progetti fermi, con “l’impegno di ripristinarli poi“, staremo a  vedere come.

 

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*) un incipit mutuato da un allegro componimento di Montale.

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Spoetizzazioni /7 – Spoetizzare la (buona) poesia

9 marzo 2013

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Al mio (Eu)genio interiore

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Da un po’ di tempo scrivo prevalentemente dietro le quinte di questo blog. Non contano i diluvi di parole dei giorni scorsi. Troppo facile, io parlo di scrittura vera. Ci ho pensato su, forse mi sto richiudendo.

– Non sia mai!

– Giusto. Per questo, ho lasciato un piede nella porta. E ti prego di non spingere, mi mancano solo guai alle caviglie. Tornerò appena mi sentirò pronta.

– E a noi, a noi, non pensi? Per esempio a lui, con quella faccia da gatto strapazzato da mille bolidi impazziti sulla Cristoforo Colombo?

– Miao.

– Eh, ci penso.

– E a quell’altro, che se non fai qualcosa tu neanche sa prepararsi la colazione da solo?

– Ci penso, ti ho detto, ci penso.

– E a me, che sono il tuo demone preferito…

– Pie illusioni.

– …A me, non ci pensi?

– Anche troppo perché, vedi? Mi viene da ridere.

– Ridi? Sulle mie disgrazie?

– Macché, è solo che quando il gioco si fa duro, io per reazione rido.

– E quindi, che significa?

Significa che ho riflettuto sul fatto che qui in Italia la comicità tiri, ma non da adesso. Mi ha sempre fatto pena l’idea che l’italiano nel mondo sia rappresentato per lo più con la maschera di Pulcinella addosso. Ma i miei giudizi non sono mai definitivi (sbaglierò sicuramente e per questo un giorno verrò punita) e, in fondo, sono una persona umile. So di non sapere, ma cerco di rimediare. Voi che invece sapete tutto, adesso vi farete una risata alle mie spalle. Accomodatevi.

Ho questo tomone di Montale*, “Tutte le poesie”. Sta con me da non so quando, con la poesia ho un rapporto controverso. L’ho abbandonata col suo sacchetto da orfanella in spalla tanti anni fa e adesso cerca di farmela pagare. Ma io non me la prendo, e fuori oggi era un giorno così bello (ho fatto altre duecento foto alla mimosa, sperando che rimanesse anche il profumo, ma niente), che ho ripreso in mano il tomone e ho letto: Piove. Un segno del destino, era chiaro. Non potevo che ridere.

Piove

Eugenio mi ha fatto ricredere, ha ripreso il ritmo della pioggia del defunto Vate con un tono leggero, ironico, ma andando cento volte più a fondo. Forse da queste parti abbiamo davvero un talento per l’ironia. Forse, in minima parte, ce l’ho anch’io.

– Che ne pensi, Eugè?

– Vai, buttati Francé. Che ti frega, tanto resta solo sul blogghetto.

Allora ho ho messo le dita sulla tastiera e ci ho provato.

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Guarda: tutto ritorna e non mi piace.

M’offendono, uno sparo dentro al petto,

azioni, voci, brezza della sera

che satura dal mare

la polverosa aria dei cantieri

a primavera.

Tra tetti, vetri e opere in cemento

chiusi sulle ombre lunghe da occidente

sento infilarsi quel brusìo uniforme,

che parte a parte lento mi attraversa,

sorgente il tempo dato per unirmi

a te.

Non d’ inverno, è certo.

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Cosa ne sia uscito, non so giudicarlo. A me ha fatto bene ri-comporre questa cosa. Eugenio l’ha letta senza sobbalzare, poi mi ha battuto una pacca sulla spalla e abbiamo fatto merenda insieme a pane e nutella.

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(- che ne dici?)

(- Ehm, simpatica poesiola, ma c’è una cosa che non ho capito.)

(- Cosa?)

(- L’ironia, avevi parlato di ironia. Io non la vedo.)

(- Una cosa alla volta, sono fatta così, cerca di capire. Adesso la parodia, più in là l’ironia. Mica mi chiamo Montale, eh.)

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*) Eugenio Montale, Tutte le poesie. ed. Mondadori, 1984

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In caso di necessità

27 novembre 2012

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Rileggere Kafka.

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Franz Kafka – Racconti. Ed. Feltrinelli, 1964

  • Dialogo con il devoto e l’ubriaco (1909)
    • Dialogo con il devoto
    • Dialogo con l’ubriaco
  • Contemplazione (1913)
    • Bimbi sulla strada maestra
    • Il gabbamondo smascherato
    • La passeggiata improvvisa
    • Decisioni
    • La gita in montagna
    • L’infelicità dello scapolo
    • Il commerciante
    • Guardando fuori, distratti
    • La strada di casa
    • Gente che corre
    • Il passeggero
    • Abiti
    • Il rifiuto
    • Riflessioni per i partecipanti ai concorsi ippici
    • La finestra sulla strada
    • Desiderio di diventare un indiano
    • Gli alberi
    • Infelicità
  • Il fuochista (1913)
  • La condanna (1916)
  • La metamorfosi (1916)
  • Un medico di campagna (1919)
    • Il nuovo avvocato
    • Un medico di campagna
    • In galleria
    • Una vecchia pagina
    • Davanti alla Legge
    • Sciacalli e arabi
    • Una visita alla miniera
    • Il paese vicino
    • Un messaggio imperiale
    • Il pensiero del padre di famiglia
    • Undici figli
    • Un fratricidio
    • Un sogno
    • Una relazione accademica
  • Nella colonia penale (1919)
  • Il cavaliere del secchio (1921)

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Piuttosto,

15 ottobre 2012

Una concatenazione di parole non semantica, né logica, né intellettiva, controversa meditazione sul senso disincarnato e ravvicinato a quella che è l’arte più pura, “priva di significato”, raggiungimento della pura struttura formale, al pari della musica, la pittura astratta, la scultura. Definizione che proprio non si addice alla prosa.

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Piuttosto, servirebbe introdurre l’ora di poetica nelle scuole (Nothing is more important to the future of humanity than the freedom to make new ideas. I would argue that the act of writing poetry is important for the creation of those new ideas. Scrive Dorothea Lasky, suggerita dal blog il mestiere di scrivere).

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– Portami il girasole impazzito di luce,
Oggi è il mio compleanno (non lo è, ma che fa?)
– Quale? Non è stagione. – Davvero? Che dici,
Sforzati e lo vedrai. Sta là:
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Sugarcubes – Birthday


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