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Come se

6 dicembre 2013

(Filastrocche per un post conclusivo ancorché sconclusionato)

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Mi sento una stanchezza addosso… Come se tutta la settimana avessi corso una maratona, con lei sempre alle calcagna, e poi avessi inchiodato di colpo sul traguardo, e la stanchezza, girata da un’altra parte, mi fosse arrivata addosso con tutta la sua forza.

Come un tamponamento al semaforo.

Ora ho la cervicale indolenzita, come se subissi gli effetti di un colpo di frusta.

Avrei bisogno di un massaggio, o forse, almeno di un collarino. Possibilmente di perle.

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Milanese: Allora, allora, come va?

Romana: E come deve andare, da venerdì.

Milanese: Beh, pensa che domani è festa

Teatino:

Domani è festa

si mangia la minestra

la minestra non mi piace

si mangia pane e brace

la brace è troppo nera

si mangia pane e pera

la pera è troppo bianca

si mangia pane e panca

la panca è troppo dura

si va a letto addirittura

Napoletano:

Basta

Fagioli con la pasta

La pasta non è cotta

Mi mangio la ricotta

La ricotta non mi piace

Mi mangio pane e brace

La brace è troppo nera

Mi mangio pane e pera

(Ma è consentita la variante di chi è nato ad Aprilia: Mi mangio cacio e pera)

Foggiano:

Questa filastrocca non esiste a Foggia.

Teatino:

Ma che dici, mio nonno era di Foggia, me la cantava tutte le sere.

Romana:

Buonanotte.

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Subsonica – Come se

Dancing friday

18 ottobre 2013

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Per distendermi al termine di una settimana complicata, leggevo qualcosina di Stendhal (al secolo Marie-Henri Beyle), l’inventore della famosa sindrome fiorentina (ma non quella della bistecca che ora, vale la pena ripeterlo, si può tornare a mangiare al sangue), il quale è anche marginalmente noto come autore del pamphlet “Il rosso e il nero”. Il protagonista è uno scavezzacollo di nome Julien, al quale tempo fa, dedicai un breve ritratto:

Julien, nome rappreso dal gocciolio di consonati liquide e nasali, “U” che aspira all’alto, “E” che ridiscende, invocando pace e quiete. Suono dolce, che cerca vibrazioni dall’innesto su parole con la erre. Amore, Guerra. Implume, indifeso aquilotto, gettato dal nido in mezzo a un bivio con uno scapaccione. Una corona dentata sta per divorarti, attento!

A chi chiedi rifugio adesso, strappato all’indolenza dell’età acerba, se quella mano aperta che ti sbilancia verso i denti ingordi di una sega, appartiene all’essere più caro. Rude bestia, capace del solo affetto atavico che va di padre in figlio per mezzo d’odio e non delle parole. Sogni per lui soltanto ciò che ti ha insegnato, la degna conclusione di una vita atroce.

L’anima sguscia fuori dal tuo involucro, mente sei spintonato a forza verso casa. Fuggi con occhi di carbone acceso, volando verso il fiume dove galleggia il mito, per consegnagli il cuore. Tristezza e guance rosse. No, Lui non subirebbe.

Conquisterai quello che speri o ti spaccherai al bivio, dove si apre quel divario spaventoso? Seguirai amore su un percorso, o lungo l’altro diverrai amorale?

Questo nome mi ha fatto tornare in mente una delle mie prime amicizie bloggheristiche, l’autore de Il pianeta delle scimmie.

Puntando i piedi sulla costa del libro, in bilico dal cornicione dell’ultimo piano del palazzo, ho urlato: Oh-Ohh! E lui ha risposto sparando musica alta nella mia direzione.

Abbiamo ballato tutto il pomeriggio. E ora, esausti, abbiamo pensato di farvi condividere la nostra leggerezza. Enjoy.

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Dancing friday Compilation 18 OCT 2013

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Mentre sul Pianeta delle scimmie, la musica prosegue cliccando qui:

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