Contrasti

(un post che vorrebbe raffreddare chi lo legge)

Camminavo, stamattina sul presto, lungo uno di questi vialoni di Roma, tutti belli sgombri di macchine, pedoni, moto e biciclette. Stavo con un amico e guardavamo le saracinesche che sarebbero restate chiuse, quei mucchietti di turisti stretti tra loro, un po’ disorientati, agli angoli delle strade. Li guardavamo e pensavamo Che tempo sprecato quello di Roma d’agosto. Non c’è soltanto il mare, c’è una città che vuole vivere e nessuno che ascolti i suoi lamenti. Gli autisti dell’Atac? Tutti in ferie. Negozianti e commessi? Tutti in ferie. Medici? Farmacie? Cinema e teatri? Tutti in ferie. Ci credo che non si vede girare anima viva. Tranne la solita vecchina che parla da sola e si lamenta del tempo e del Governo. Ah, e questi poveretti mezzi arrostiti che hanno perso l’orientamento o forse soltanto un autobus.

Poi, oggi chissà perché ho messo su i tacchi, sono inciampata.

Mi sono chinata a toccare la caviglia, a volte prendo certe storte -ecco perché non amo mettere i tacchi- e ho visto gettato a terra un foglio scritto a mano, l’ho raccolto. Talvolta ho trovato liste della spesa, quando capita butto sempre un occhio, così, giusto per quantificare quanto ne corre tra me e il resto della gente. La differenza, direi che la fanno gli accessori. Tipo la preferenza per i dolci a fine pasto piuttosto che la frutta, o chi si riempie la dispensa di stuzzichini e aperitivi. Per il resto, carta igienica, pane, carne e latte, siamo più o meno tutti uguali nei bisogni.

– Va tutto bene? – M’ha detto l’amico che era tornato indietro. Credeva di parlare ancora a me ma a un certo punto gli ha risposto la vecchina. E l’ha pure mandato a quel paese, visto che a lui il caldo d’Agosto sta bene e gliel’aveva detto a voce alta.

– Bene, bene. Ho controllato. Non si sa mai. Che afa, però, eh?

– Fa un caldo, signora mia. Oggi si muore! E il Sindaco che fa? Chiude i negozi.

– Ma no, magari non è stato proprio il Sindaco…

– Il Sindaco, quello s@#*nzo e tutti quegli stramaledetti amici suoi al Governo, brutti bastardi, ce stanno a rovinà

– Che fai, lasciala perdere, dai andiamo.

– Signora, lo vuole un bicchiere d’acqua, un the freddo? Entriamo nel bar, glielo offro io.

– Ma come si fa, io devo restare qui. Che c’era quella cosa che dovevo fare. Se me ne vado magari non mi torna in mente. Cosa dovevo fare?

L’abbiamo lasciata che non riusciva a smettere di tormentarsi con quella sua domanda e siamo tornati al chiuso, al fresco. Ci siamo salutati, Allora, non perdiamoci di vista! Ci siamo detti ridendo. Impossibile, sono otto metri al massimo l’una dall’altra le nostre scrivanie. E oggi ci siamo solo noi qua dentro.

Poi ho dato un’occhiata ai vetri oscurati che stanno alle mie spalle. Il giorno da qui sembra già meno feroce. Il condizionamento funziona bene. Fa freschino. Mi sono seduta, serena e paziente, e in quel momento un fruscio mi ha ricordato di avere qualcosa nella tasca. L’ho tirato fuori.

Non me lo domando seriamente, è una questione di retorica. Inutile anche pensarlo, che forse ha un nome, una collocazione sugli scaffali delle patologie mentali. Forse lo spero, forse non sono soltanto un’imbecille che gode quando si distrugge l’esistenza. Ne gode tanto quanto è capace di godere quando raggiunge la cima della montagna, la meta sudata, la propria ricompensa. E pensa “Ma, guarda, quanto me lo merito tutto questo bene. Quanta fatica mi è costata. Tié, invidiatemi”.

Il dato di fatto è che io, ora, io, per me, adesso, ecco. Adesso, oggi è inverno, fa freddo e guardo fuori dalla finestra mentre stringo le mie spalle con le braccia incrociate sul davanti. In solitudine. Non c’è che ombre luci improvvise di fari che ingialliscono ondate di pioggia sferzante. Che sembra non finire mai. Nessuno da chiamare, nessuno con cui condividere la pena. Quanto sono distante da me, ora. Voi che siete tutti fuori al sole dell’estate e ve ne lamentate e ve ne rallegrate, non lo sapete quanto sono distante da voi tutti.

Casino Royale – Ora solo io ora

Ho distolto lo sguardo dal foglietto e l’ho portato ancora fuori, con un po’ d’ansia addosso, cercando i segni della stagione in cui il contrasto tra luce e ombra è massimo. Non puoi sentire caldo senza una nostalgia del freddo che ti taglia in due d’inverno. Né essere accecato dalla luce finché negli occhi non vedi tutto nero. Eppure, tempo due mesi, lo so, che la rimpiangerò l’estate.

Neffa – Aspettando il sole (remix)

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