Quanto tempo ancora?

Tutto torna, eh. Lunedì: si ricomincia. Freddo: si ricomincia. Campagna elettorale: si ricomincia. Tutti quei manifesti, già strappati, uno sull’altro, che coprono ogni superficie disponibile. E quando sono arrivata vicino al cinema Mignon però, ne ho visto uno che sembrava affisso l’altroieri:

Vespa

.

Ma tu pensa. Era il 1994, “quelo” scendeva in campo e, “Merde… Si ricomincia pure a combattere con lui, vedi!” Ho pensato, considerando il potente emblema della scopa da spazzino abbandonata in mezzo alla strada.

Sabato ero a due passi da Nanni Moretti. Sarei stata capacissima di prenderlo in braccio come Benigni con Berlinguer, avrei potuto fare un salto in avanti e gettarmi a terra per placcarlo alle caviglie, avrei potuto gridargli “Nanniiii! Sono una tua grandissima fan!” per poi serrargli le braccia con le mie e restare in piedi di fronte a lui, a ogni istante entrambi sempre più perplessi, al cospetto del mio ingombrante entusiasmo. E invece l’ho lasciato andare via così, senza alcun rimpianto. Non è solo perché abito a Roma e mi basterebbe fare una capatina al Nuovo Sacher, per dirne una, per inciampare con tutta probabilità nei suoi piedoni. Non vado al Nuovo Sacher da una vita.

Perché Nanni era già mio amico quando a vent’anni ci radunavamo con gli amici a casa di qualcuno a guardare i film, suoi e di altri registi, procurati in VHS da quello che tra noi era iscritto a Cinematografia e, oltre a frequentare l’Azzurro Scipioni (sì, pure i film di Silvano Agosti guardavamo) e le altre sale d’essai di Roma, passavamo il tempo libero leggendo, guardando, ascoltando e discutendo di cinema (e di musica, ma quello è un altro film). Eravamo anche testimoni di un’epoca di rinascita del cinema mondiale, dopo la tetra parentesi degli anni ’70 e ’80.

Ci si erano appena asciugati i brufoli. Quei film che ci facevano conoscere la vita ancora prima di averla vissuta, ci segnavano davvero nel profondo e, visione dopo visione, consolidavano la spocchia con la quale affrontavamo il mondo, certi di essere migliori dell’italiano medio. Ma poi quell’epoca è finita, e tante altre cose sono finite con lei, cose da ragazzi. Toccava diventare adulti, qualche caduto andava lasciato a terra. Nanni Moretti ho continuato a seguirlo anche più tardi. Mi sono avvicinata alla sua generazione, perché una volta raggiunti i “trenta”, finiscono per cadere le distinzioni tra le età, ci si ritrova tutti nella stessa barca e solo il vissuto, in definitiva, fa la differenza. Tanti di noi, senza saperlo risconoscere, sono diventati gli italiani medi. In un certo momento pure io, attraversata da un brivido di orrore e di piacere, ho sfiorato il baratro.

Sabato, disceso da quel palco, l’ho lasciato andare, il Nanni-uomo. Quell’altro, il mito, l’ho già da tempo interiorizzato. Sarà con me per sempre, o meglio, finché in me resterà vita. Meglio che non ci pensi, e nel frattempo, mi dedichi a far altro.

Nanni Moretti – Caro Diario (spezzone)

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10 Risposte to “Quanto tempo ancora?”

  1. Bricolage Says:

    bellissimo film.

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  2. cartaresistente Says:

    Grande, grandissimo, Nanni forever!

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  3. stefano mosso Says:

    ‘Mazza pure Agosti? Ora sì che si comprendono tante cose… ; )

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  4. alegbr Says:

    dico un’eresiola (permette miss?)
    …interiorizzare il nanni 🙂 credo che in definitiva sia avvenuto il contrario, è lui che è emerso dalla schiuma dei nostri inconsci cavillosi e sinceri fino alle estreme conseguenze… il poltergeist di un magnifico perdiodo di fermenti che son stati gli anni 70 per tutti quelli che li hanno vissuti.
    Eresiola: passati gli anni passato il nanni, dopo Bianca si è un po’ ripetuto, dopo qualche altro film discreto poi, secondo me, ha esaurito la vena creativa.
    Rimane l’archetipo umano, il grande sincero fustigatore dell’absurdum che ci ingloba, un modello di resistenza umana, una costola di puer aeternus che è necessaria a qualsiasi rivoluzione o rivolgimento si voglia. E sorge altro problemino: ma quelli della nostra età, ce l’hanno davvero la voglia di cambiare le cose oppure si comincia a tenere di più al proprio orto della seconda metà di vita?

    A

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    • icalamari Says:

      Vedi (eresiole lecitissime e graditissime), posso parlare per me, che degli altri ho poca presunzione di consapevolezza. Io …semplicemente, ho dato. Fino a consumarmi. Fino a dovermi chiedere dove fossi andata a finire e a dovermi mettere di nuovo alla ricerca di me stessa.
      Ho dato tanto e ora non ho più forze. In attesa di farmi zabaioni metaforici di coraggio ed eroismo per affrontare nuove cause (ne ho tre, in casa, di nuove cause, dunque devo assolutamente tornare a sbattere uova, zucchero e rhum e mandar giù a iosa), il mio orto non posso far altro che rimetterlo in sesto ex novo.
      Gli altri (della nostra età) hanno fatto ciascuno il proprio percorso e sono il prodotto di tanti fattori collegati all’epoca storica eccezionale che ci è toccato di vivere. Non voglio colpevolizzare, anzi, voglio essere ottimista. A me piace sperare in una collaborazione tra generazioni, vitamine, medicine e sport ci consentono, come dicevo, di essere tutti sulla stessa barca, da un certo punto della vita in poi.
      🙂

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      • alegbr Says:

        claro, zattera comune, e schettino al timone collettivo ( 🙂 ).
        anche chi come me non ha nessuna causa che lo assorbe “in casa”, ha dato molto su altre piste, è il naturale frutto delle esperienze.
        Anch’io sono un inguaribile ottimista, già questo mi pare un bel traguardo.
        Probabile che dovremo ricominciare dall’educazione di base, coinvolgendo i bambini che sono plastici e fortissimi e hanno la capacità di vivere tutto come un gioco.
        Faccio un solo esempio: cominciare a insegnare i modi e i metodi della cultura dell’alimentazione sana e dell’autosostentamento.alimentare.
        (fai giocare opportunamente un bambino con la terra e da grande avrai uno sponsor dell’orticultura domestica, anche in vaso e balcone)

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  5. ubik Says:

    L’Azzurro Scipioni? Con le poltrone degli aerei. Credo di averci passato una notte di capodanno con Agosti che ci faceva votare i film da vedere e a mezzanotte spumante e panettone per i 4 disperati che non sopportavano lo sciame delle notti bianche. Devo però dire che insieme all’ottima programmazione, l’ambiente era un pochino equivoco. Ogni tanto s’infilava qualche vecchio pederasta e la cosa -nei pomeriggi consumati a vedere Tarkovsky o Bergman, l’immancabile Chaplin e i filmati deliranti di Silvano Agosti- m’inquietava un poco. Non so, ma quando ci mettevo piede immaginavo sempre la scena de La Messa è Finita quando Nanni alias Michele sacerdote andava a pescare il suo amico al cinema e si lasciava incastrare da chi voleva malmenarli vista l’attività poco consona dell’amico (PS: la scena era girata nel ex manifattura tabacchi che poi sarebbe diventata l’amato Sacher). Ciao ciao.

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