L -42

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Alter ego

M.me Rosa

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Una donna ebrea che allevava figliocci
Fu gran venditrice di baci ed abbracci.

Al lager/macello
Si giocò il cervello.
Finì ossessionata da braci ed abbacci*.

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Non c’è bisogno di motivi per avere paura, Momò”**

Così parla M.me Rosa, che dà voce non a Romain Gary, ma al suo alter ego, Émile Ajar. Certi pensieri non si confessano a nome proprio, avrà pensato Romain per tutta la sua esistenza. Ok. Adesso io, una lettrice neanche delle più sveglie, che me ne faccio di un nuovo mito morto sparato?

“Mi sono sdraiato per terra, ho chiuso gli occhi e ho fatto degli esercizi per morire, ma il cemento era freddo e avevo paura di prendermi una malattia”

Che posso farmene di un eroe come Momò il musulmano, adesso che so dove lo ha condotto tutta la sua ironia? Che lezione mi dai, Romain, Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes, vincitore di un Goncourt, dovrei starmene quieta e contenta di vivere, io che ho fatto meno della metà delle tue esperienze?

“Sono uscito e ho camminato per la strada pensando a Dio e a cose simili, perché avevo voglia di uscire ancora di più”

Anch’io vorrei uscire di più, più di così, da me e da tutto. Che mi consigli, Romain, dal fondo della tua tomba? Se avessi ancora una voce, mi diresti di continuare a ridere della vita, forse? Di sbagliare apposta, di farlo in ogni modo, cattolicamente per mezzo di pensieri, parole, opere e omissioni, non è vero? Ma io l’alter ego non lo voglio tra i piedi. Non voglio dover arrivare a morire per confessare al mondo chi sono davvero. Anche se sto ancora cercando un modo alternativo.

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*) Abbacci.

Una licenza poetica, di quelle che si concede Momò e si capisce benissimo, anzi meglio, quello che intende dire. Che sintonia ho trovato, con i personaggi di Gary. Sono anch’io molto abbacciata, o meglio abbacinata, nel bene e nel male, vale a dire schiaffeggiata e accarezzata intensamente dalla vita e, oh se ne ho voglia di vivere a fondo quella davanti a me. Lo confesso.

abbacinare v. tr. [der. di bacino] (io abbàcino, ant. abbacìno, ecc.). –

1. Accecare avvicinando agli occhi un bacino arroventato, come forma di antico supplizio: lo ’mperadore fece a. il savio uomo maestro Piero delle Vigne (G. Villani).

2. estens. Privare per un tempo più o meno lungo della funzione visiva, o ridurla notevolmente (v. abbacinamento): il sole, riflesso dalla neve, mi abbacinava (meno com., abbacinava gli occhi); frequente con uso assol.: c’era una luce così viva che abbacinava.

3. fig.

a. Illudere, attrarre ingannevolmente: lasciarsi a. da false ideologie.

b. Stordire: il primo contatto con quella realtà lo abbacinò.

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**) Romain Gary – La vita davanti a sé. Neri Pozza, 2009

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2 Risposte to “L -42”

  1. Barney Panofsky Says:

    Gran bel libro, gran bel post.

    Mi piace

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