Poche +i++e (crescere col mito del +orno)

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Presto, presto, che devo scappare in palestra e poi ho un appuntamento di lavoro.

Tre spunti per una sola riflessione.

1) Allevo (a modo mio, ma allevo bene) tre anime candide all’uso della vita. Il “sesso sporco” aleggia quasi esclusivamente quando ridono imbarazzati sentendo parolacce alla televisione. Venendo a sapere (da me) che  “mamma scrive (anche) cose erotiche”, magari alzano il tiro sulle varie richieste o concessioni da elargire, ma nello specifico, una volta discusso apertamente, non battono più ciglio.

2) La pornografia su internet è alla portata dei giovanissimi. Guardo, grazie all’imbeccata del blog Eroticartdrops (che ringrazio) la conferenza TED di Cindy Gallop, dal titolo “Make love not porn” (fatelo anche voi, dura pochissimo e si capisce tutto, tranne il motivo del perché la gente in sala rida –mi sa che sono tutti adolescenti-).  Cazzo (ops ho detto una parolaccia, non ridete, adolescenti da strapazzo), ma è vero: qui il porno ha di fatto sostituito l’educazione sessuale. Mica solo degli adolescenti, anche quella di quegli adulti che non se la sono mai cavata col sesso e ora, grazie alla rete, accedono all’unica palestra di vita loro concessa dalla vita stessa (ragazzi, adulti, romani, vi ricordo però che la vita è qui per essere vissuta, comodo starsene in poltrona a guardare quella altrui. Detto questo, a volte dal porno si impara anche qualcosa).

3) Virgina Mori. Non c’entra niente, ma mi piace tantissimo. E proprio oggi ha pubblicato l’immagine che accompagna anche questo mio post (mi ha autorizzata tempo fa a farlo, finalmente ho trovato l’occasione).

Insomma, più o meno durante le scuole medie, prende un po’ a tutti un certo prudore tra le gambe. Purché non si tratti di un’infezione urogenitale, va tutto bene. Io le mie risposte le ho trovate solo provando. Conoscendo me e gli altri, scavando una mia via in direzione contraria alla repressione e all’insoddisfazione. Non c’era internet, in edicola nemmeno compravo Cioé, quindi ci andavo giù di esempi letterari, tanta fantasia, mani (olé) e conoscenza sul campo del prossimo (sul diario, le amiche scrivevano “ama il prossimo tuo come te stesso specie se bono e dell’altro sesso”. Sul campo, poi, nelle sere d’estate amare riusciva benissimo).

Ecco, ho scritto anche troppo, devo proprio andare. Lascio aleggiare la seguente riflessione come il sorriso del gatto del Cheshire:

La felicità è alla portata di chi sa mettersi in rapporto con gli altri, rapporto che cambia forma a seconda di chi ci troviamo di fronte, a seconda del momento, del vissuto e dello stato d’animo di entrambi. Se la flessibilità è la parola d’ordine nel mondo del lavoro, tanto più a ragione può esserlo nelle relazioni interpersonali. Restare integralmente sé stessi, ma flettersi per venire (ah, ah, ah. Sì, anche, cretini) incontro al prossimo. Specie se bono e dell’altro sesso. Anche dello stesso sesso, però. Vi dirò, anche se non è bono.

E, comunque, non so se giustificarvi del fregarvene dello stato in cui lasciate il mondo dopo il vostro passaggio, se opponete a questo discorso il fatto che della felicità vostra e altrui proprio non ve ne importa niente.

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13 Risposte to “Poche +i++e (crescere col mito del +orno)”

  1. Wish aka Max Says:

    Il campo era di grano o di papaveri?
    Olè è mitico.
    Brava, tanto per cambiare. Garbo e determinazione sapientemente miscelati, e la riflessione finale è una meraviglia.
    Ti domando: ma l’aumento di felicità fa diminuire l’entropia dell’universo? Cioè, esiste un “contatore” della felicità (che è una misura della bellezza, e quindi dell’ordine, per estensione) che controbilancia e si oppone all’aumento dell’entropia (misura del disordine e quindi della bruttezza e dell’infelicità)?

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    • icalamari Says:

      Risposte:
      a) Papaveri o grano, penso a De André e mi t… Intendevo faccio gli scongiuri (tanto per restare nel tema del post). Al buio tanto non si riconoscono le colture.
      b) L’entropia per me è il sale dell’universo (poi la metto su Wikiquote), e non potrebbe diminuire nemmeno se al mondo ci fossero più di sei miliardi di uomini felici. Sorry.
      c) Non sono convinta della tua equazione ordine=bellezza entropia=bruttezza. All’università stavo con Zevi e non con Portoghesi (ma forse questa la capiscono solo gli architetti)…
      Max, sei un matematico impenitente, sai? 😉

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      • Wish aka Max Says:

        Eheheheheh sei andata in fissa con gli elenchi…
        Bella questa, che l’entropia è il sale dell’universo! Riflettevo sulla eventuale diminuzione leggendo un articolo dove si diceva che l’universo potrebbe effettivamente contrarsi, e giocavo con l’idea che contraendosi e tendendo quindi al suo stato primigenio di infinito buco nero impalpabile e “inesistente”, composto di sola energia purissima, potesse in realtà farla diminuire, ‘sta maledetta entropia che cresce soltanto! Pensa che bella l’entropia che va sulle montagne russe, che dopo una vita su quel carrellino che sale e sale e sale e basta, finalmente viene sparata su un discesone…

        La cosa di Zevi non la colgo perché sono un ingegnere, e tradizionalmente delle cose degli architetti non so niente… 😉

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  2. gelsobianco Says:

    Sai usare vari ingredienti, sapientemente dosati, per uno scritto che è davvero bello leggere e che fa riflettere molto.
    La chiusa è eccezionale.
    Grazie!
    gb

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  3. Paolo Zardi Says:

    Ho letto da poco “Fenomenologia di Youporn” di Stefano Sgambati, saggio semiserio sull’impatto – tremendo, ineludibile – del porno su internet, e l’ho trovato particolarmente interessante (oltre che scritto molto bene).
    Mi trovo in una situazione simile alla tua: bambini che stanno crescendo e che ridono per certe parole che sentono in giro – soprattutto nei cd di Fabri Fibra (inascoltabile) e Caparezza (grande) – e un papà che scrive di “sesso” nei suoi libri (mio padre qualche giorno fa mi ha chiesto: ma quando i tuoi figli vorranno leggere le cose che hai scritto, come farai?). Nel mio piccolo, cerco di fornire loro gli strumenti per capire come funzionano i meccanismi della sessualità – non solo, o non tanto, la meccanica, quanto il desiderio che prima o poi li coglierà impreparati. Be’, è come parlare di colori a un cieco. Quando arriverà il momento, spero solo che si ricordino qualcosa di quello che ho cercato di spiegare loro! 😉

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    • icalamari Says:

      Benvenuto Paolo, mi fa davvero piacere leggerti e averti come lettore 🙂
      Credo che posizioni come le nostre vadano diffuse e sostenute, se vogliamo, per chi ci seguirà, un mondo più sano. E, già che ci siamo, conquistare e mantenere il dovuto rispetto per noi stessi.

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  4. Erotic Art Drops Says:

    Non ho figli dunque non posso dare consigli su come si debbano educare. Chi sembra in grado di farlo è Opvoedingslijn, una organizzazione olandese che aiuta i genitori ad educare i propri figli nel modo adeguato, tema sessualità compreso. La loro campagna pubblicitaria (ma anche le altre) è un vero spasso: http://www.liveleak.com/view?i=1c3_1366791900&comments=1

    Ah, grazie per includermi nel post.

    P.S: “l’entropia è il sale della vita”, applausi per te 😉

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  5. ubik Says:

    argomento complicato, sarei dell’idea che il porno lo scoprino da sè, come le parolacce. certo che da genitori mi preoccupano certe derive possibili con il tablet e ai miei tempi erano impossibili con le riviste. cosa voglio dire? Che le riviste non erano tanto gore o extreme, con i video sui siti porno sì e se i rimandi morali durante la crescita non sono forti esistono pericoli di sbandamenti durevoli.
    Poi da adulto il porno m’interessa, figurati che sono pure cattolico. Perché? Semplice, mi interessa il sottosuolo che non è più ricco come quello di Fedor D. ma ripetitivo (onanistico certo) e squallido e deprimente. Il porno è morto, il perché però te lo dico un’altra volta, gli sopravvive la sua degenerazione che è quella che interessa gli utenti del genere. ciao ciao

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