Posts Tagged ‘Auditorium Parco della Musica’

Lettera sulla felicità n.3

21 gennaio 2013
.
.
Voglio ‘o sole pe’ m’asciuttà voglio n’ora pe m’arricurdà
(Pino Daniele)
.
.

grotte1

Dal Big Bang alla civiltà in sei immagini

.

Da non dormirci la notte

.

Comincio dalla fine. Gli amici che mi salutano dicendo “Grazie”, come se li avessi avuti ospiti a casa mia. “Grazie?” “Per l’occasione”, mi fanno felici. Felici. Ma sì, è così, ne siamo usciti un po’ più felici di quando siamo arrivati.

Una volta dentro la sala dell’Auditorium, avevo detto a Paolo “Vorrei scrivere il terzo post sulla felicità partendo da questa serata, ma ora non so… Non vedo bene il nesso. Universo versus Storia dell’Uomo, c’è poco da gioire. L’unico divertimento che mi viene in mente è quello del primo nel fare le pernacchie all’altro, dall’alto della sua durata eterna, il giorno della nostra estinzione definitiva”.

Giuro, l’avevo pensato già prima di sentire la conclusione di Antonio Pascale sull’ipotetico sbarco degli alieni sul pianeta ormai deserto, e la descrizione della loro reazione di fronte ai reperti dell’umanità contemporanea.

Però lui ci è arrivato come sempre micio micio, scorrendo tra sorrisi, battute e dati certi il filo dei ragionamenti -quella nuova griglia narrativa che mi pare sia riuscito, o sia molto vicino a realizzare (dal vivo funziona alla grande poi), e della quale io mormoravo a mezza bocca le parti conosciute, alternandomi col resto del molto eterogeneo pubblico (“Kahneman, Sistema Uno e Due… Le asce bifacciali… Qui parla della decrescita…”). Verso la seconda immagine mi sono guardata attorno e ho pensato: ma guarda come funziona bene il metodo trovato, come lo sta trasmettendo, ma che bravo-.

E allora, al termine dello “spettacolo” allestito da lui e dall’ottimo astrofisico Amedeo Balbi, l’avevo capito, quel nesso. E come è giusto che sia, la loro ricetta, il suggerimento ricevuto, l’ho letto a modo mio.

Penso di poterlo sprecare un po’ di tempo alla ricerca del raggiungimento di un concetto “ameba” come la felicità. Per la ricerca in sé.

Che quello che conta è restare attenti e non mettere da parte le domande -come dice, all’incirca, Balbi: Se io fossi stato un uomo primitivo, non ci avrei dormito la notte davanti al mistero di tutte quelle stelle. E di domanda in domanda siamo arrivati a poter leggere la storia dell’Universo fino alle sue origini-.

Che sono già più che impregnata di inquietudine. Da mo’ che non ci dormo la notte.

E poi, anche se non è una condizione duratura, io la felicità la so percepire quando è molto vicina, la so acchiappare al volo, farci un giro di walzer e so accettare che se ne vada via. E magari restituirne un po’ del profumo a chi voglia fermarsi a sentirne la descrizione.

.

Sarà che, salutati gli amici, ho portato via con me questo stato d’animo, o che il dormiveglia mi ha fatto balenare la curiosa immagine di una buonanotte/palla da baseball sparata sulla luna, che esplodeva ricadendo come una pioggia scintillante sopra tutti noi, oggi mi sembra di aver dormito con qualche pensiero in meno e qualche stella in più sopra il cuscino.

.

(Un consiglio: Andateli a vedere alla prima occasione)

.

.

Pino Daniele – Alleria

.

Lettera sulla felicità n.1

15 gennaio 2013
.
Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità
.

.

Felicità è un latte in compagnia

.

“La Felicità” – Festival delle Scienze 2013” è l’ottavo appuntamento romano, presso l’Auditorium Parco della musica (quello degli enormi “mouse” di Renzo Piano), con un’indagine a tema svolta attraverso differenti settori dello scibile umano.

Io mi ci accamperei, in Auditorium. Il cartellone è meraviglioso e micidiale: molto spazio è dedicato ai meccanismi delle dipendenze, al sesso e al piacere in senso lato (Sex toys, la felicità a portata di mano , I circuiti cerebrali del piacere , Felicità nel cervello e nella mente , Sesso e felicità. Una prospettiva (neuro)scientifica , Morso, Sesso e Felicità , Amore animale e sessualità umana).

Che temone. Però mi domando se non si faccia una certa confusione tra Felicità e Benessere. Quale mancanza lamenta l’Uomo dei nostri tempi? Attimi di intenso sentirsi vivere? O piuttosto una sequenza ininterrotta di giorni dei quali non abbia nulla di cui lagnarsi, altro da dire che “Sono contento”?

Se mi limito al campo dell’intuizione non verificata, io so che l’accezione di Felicità come serenità costante è qualcosa a cui uno può ambire senza grandi sforzi. Penso che sia legata a un’attitudine dell’individuo, all’educazione ricevuta e alla fortuna. Ma sono le immagini di Felicità ricorrenti nell’immaginario comune: le “botte” di adrenalina, e i vasti laghi di endorfine nei quali si finisce a galleggiare di conseguenza, quell’alternanza che crea la dipendenza, ciò di cui si sente tanto la necessità. Quelle immagini sono delle istantanee, la visione (e quindi la profondità dell’apprezzamento) delle quali può aumentare in misura proporzionale alle difficoltà affrontate per arrivare ad ammirarle.

Il tempo non fa sconti. Non è data una Felicità (istantanea) che resti immutabile nella sua carica di esaltazione. In tempi grami come quello che stiamo attraversando, davanti alle manifestazioni di disperazione, a me viene spontaneo osservare che dosi ripetute di Felicità elementari possano essere ciò a cui si debba ambire per il bene di sé stessi, per mantenere un minimo livelo di salute mentale, in assenza di condizioni di miglior favore, come si usa dire in campo commerciale… visto che è il commercio il maggior beneficiario  delle conseguenze delle nostre frustrazioni. Ma, sensazioni e intuizioni a parte, visto l’ambito nel quale questo post si muove, devo ricordarmi che il metodo scientifico impone di verificare le assunzioni di partenza, e dunque:

“Consumismo e felicità: perché vogliamo quello che non ci serve”

Conferenza di Juliet Schor e Lauren Anderson del 20/01/2013 ore 19,00

.
La diffusione delle ricerche sulla felicità ha fatto luce su alcuni dati importanti: superata una certa soglia, l’aumento della ricchezza materiale ha un impatto relativo sul benessere; il tempo libero è un elemento chiave della felicità; dare e condividere produce enorme soddisfazione; il rapporto con la natura è fondamentale per il benessere. Questi risultati mettono in discussione i modelli dominanti di “lavorare e spendere”, di consumo eccessivo, di “più è meglio” e la diffusione di attività economiche degradanti. Ricercatori e cittadini sono sempre più alla ricerca di nuovi modi di vivere; e guadagnano popolarità stili di vita a basso impatto e in scala ridotta, che danno maggior valore al tempo. Una nuova modalità collaborativa di consumo e produzione, basata sulle diverse aspettative dei consumatori e sull’onnipresenza di tecnologie avanzate sta cominciando ad alimentare e a soddisfare queste esigenze emergenti.

.

Queste conclusioni sono state di recente presentate, come sempre in modo semplice e divulgativo -ma, come nota un commentatore “This is common sense, why isn’t this common sense yet?”- anche da da ASAP Science (per qualcosa di più strutturato rimando alla TED Conference di Daniel Gilbert o a quella di Michael Norton). Ringrazio Mitchell Moffit per il testo originale.

.

I soldi fanno la felicità?

Sebbene molti di noi attraversano la vita con l’idea fissa di accumulare denaro, ci viene spesso detto che “I soldi non fanno la felicità”. Quanto c’è di vero in questa affermazione? C’è una correlazione tra il denaro e la felicità? E se sì, come possiamo utilizzarla a nostro vantaggio?

Gli uomini sono molto sensibili al cambiamento; ci piace molto ottenere un aumento o una commissione. Ci adattiamo a velocità incredibile alla nostro nuovo status di ricchi.  Alcuni studi hanno dimostrato che in Nord America, entrate aggiuntive superiori ai 75mila dollari l’anno impattano notevolmente sulla felicità quotidiana. Però spesso chi vince una lotteria finisce col diventare estremamente infelice. Col dare fondo a tutti i soldi, indebitarsi e vedere disgregate le proprie relazioni sociali. Allora, davvero i soldi fanno la felicità?

Studi recenti suggeriscono che il problema può consistere piuttosto nel modo in cui si spende il denaro. Invece di fare acquisti per sé, provate a darne qualcosa agli altri, e quindi verificate come vi sentite. Alcuni studi dimostrano che le persone che spendono il proprio denaro per gli altri si sentono più felici. E che mentre le persone che lo spendono per sé stesse non diventano necessariamente meno felici, la loro felicità rimane invariata.

Lo stesso principio è stato testato anche su team e società. Un esperimento ha dimostrato che diversamente dalle società che avevano destinato grandi cifre in beneficienza, dove l’importo era stato  diviso tra gli impiegati e permesso loro di contribuire a un’associazione a scelta, è aumentata la loro soddisfazione sul lavoro. In modo simile, gli individui che avevano speso gli incentivi monetari gli uni per gli altri anziché per loro stessi avevano realizzato non solo un aumento della soddisfazione sul lavoro ma anche aumentato le performance del team e le vendite. Lo stesso effetto si è verificato sia nei team vendite che in quelli sportivi.

È verificato quasi ovunque nel mondo che donare denaro o regali è correlato positivamente con la felicità. Di interessante c’è che non è così importante il modo nel quale i soldi vengono spesi per gli altri.

Dai regali più banali fino alle più importanti elargizioni alle organizzazioni di carità, spendere denaro per gli altri è l’aspetto fondamentale nell’aumento della felicità. Le ricompense emotive della spesa a vantaggio del sociale sono anche riscontrabili a livello neurale.

Ma se volete spendere del denaro per voi stessi, provate a sperimentare qualcosa di diverso dai beni materiali. Viaggiare o partecipare a un evento ha un impatto maggiore per la grande maggioranza delle persone nel lungo periodo. E mentre si risparmia per queste grandi esperienze, non bisogna dimenticare le gioie quotidiane della vita. Molti piccoli e frequenti piaceri aiutano a far passare le giornate e incoraggiano quel cambiamento che stimola la mente.

Invece di comprare un tappeto da 3mila dollari che fornisce un’esperienza una tantum ogni dieci anni, un latte* da 5 dollari con gli amici sarà diverso ogni volta e offrirà un accesso unico ad altre opportunità di essere felici.

Sebbene il denaro costituisca indubbiamente la principale fonte di felicità nelle nostre vite, certamente ha li potenziale di facilitare alcune cose e complicarne altre. Ma, alla fin fine, può comprare la felicità… se usato nella maniera migliore.

.

ASAP Science – Can money buy happiness?

http://www.youtube.com/AsapSCIENCE
Created by:
Mitchell Moffit (@mitchellmoffit)
Gregory Brown (@whalewatchmeplz)
asapscience[at]gmail[dot]com
Facebook.com/AsapSCIENCE

Twitter.com/AsapSCIENCE

.

(per Carla: e io ho da sempre un debole per gli epicurei… 3:) )

 .

*) dovrebbe essere l’equivalente di un nostro caffè o un tè con gli amici, oppure:

4 litri di latte in 10 secondi – Friends, episodio tredicesimo dell’ultima stagione

.

Mannaggia al quarto comandamento (o della solitudine del demone fedele)

17 luglio 2012

…Mannaggia. No, non a questo quarto comandamento.

Ma facciamo un passo indietro.

– Così, subito? D’emblée (o damblé, che dir si voglia)?

– Demone, non mi parlare francese. Sono molto sensibile, come Gomez con Morticia, te l’ho già detto.

– Ma siamo due razze geneticamente incompatibili!

– Meglio così per te.

Insomma, questa storia che sei sempre connesso. Non va bene, non va bene. Uno alla fermata dell’autobus apre Youtube e… E alla fine ieri per dormire ho preso un aiutino.

– Questo sarebbe un passo indietro?

– Hai ragione.

– (evvai!)

– È solo mezzo passo. Vado ancora un po’ più indietro.

– Racconta.

– È solo che sento ancora addosso una pesantezza, una sonnolenza…

– E dai, però. Hai iniziato tu. Racconta, forza.

– Non so, all’improvviso ho una sonnolenza che… farei ora ora un riposino.

<Thud>

– Attenta, scema narcolettica, che batti la testa! Ma guarda questa. E io ora resto qui senza sapere, nessuno mi dice niente, nessuno mi coinvolge nelle decisioni. Devo sapere sempre a cose fatte. Cosa ci sto a fare allora qui, io mi domando. Mah.

A dirla tutta io già le so le cose, è solo che mi piacerebbe che me ne parlasse lei. Oh, è chiusa che nemmeno una chiesa in un dì feriale. O una pigna verde che si tiene stretti i suoi pinoli. O un mitile lamellibranco morto prima di finire in padella. Davvero, pare tanto disinibita ma …Ah! Se queste righe potessero parlare. Neanche alle sue amiche le confida certe cose. Non è per niente social.

Che senso di solitudine. Quasi quasi…

– Demone chiama Capo, Demone chiama Capo. Rispondi Capo.

– Finalmente.

– Finalmente Capo, sì.

– Che cosa mi racconti oggi, demone?

– Eh, la questione si complica, come avevi previsto.

– Perché, sta dando segni di cedimento?

– Ha ceduto, altroché se ha già ceduto.

– Lo sapevo.

– Certo, tu sai sempre tutto, Capo.

– Però, nel suo caso… avrei scommesso che avrebbe resistito di più. La mia teoria, d’altronde, non fallisce mai.

– Capo, io non ho capito, ma se la tua teoria non fallisce mai, che bisogno c’è di provarla di nuovo ogni volta?

– C’è che ci prendo gusto a verificare. E poi, sfatiamolo questo mito che al mondo tutto sia nero o bianco. Che le donne siano solo sante o puttane. Eccetera.

– Capo, sono confuso.

– Ci credo, sei solo un demone piccolo piccolo.

– Ma crescerò…?

– Non credo.

– Ah. Va bene.

– Aggiornami, dunque, come sta andando?

– Caduta. Perduta.

– Ha seguito le istruzioni fino in fondo?

– Le manca tanto così.

– Benone.

– Capo. Però lei mi sta a cuore, capisci? Come finirà?

– Non me ne frega niente.

– Ma, come?

– Hai le lacrime agli occhi, non l’avrei mai detto, demone.

– Neanch’io. Sei un mostro senza cuore.

– ’Uscia via, stolido zingarello! Chi sei tu per parlarmi in questo modo? Adesso io ti…

– …Yaaaawn.

– Ti sei svegliata.

– Sei ancora qui?

– Sì. Fatti bei sogni?

– Demone, mi sembri alquanto strano oggi.

– Cara, vieni con me. Devo farti un discorsetto.

Casino Royale – Cose Difficili


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: