Posts Tagged ‘Cartoni animati’

L -5

1 dicembre 2013

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Sprecare le occasioni

brent

Il sogno di Brent™

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Quanto salda senti al fianco la fortuna

Da snobbarla senza aver vergogna alcuna?

C’è chi ha avuto un incidente

E non ne è rimasto niente.

Tu ringrazia, e fai meno il deficiente.

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(un altro limerick spurio, variato in AAbbB)

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Ho appena avuto il privilegio di vedere per caso Il sogno di Brent, cartone animato prodotto da Rai Fiction a firma di Andrea Lucchetta. Un piccolo capolavoro, a mio parere, a partire dalla scelta del tema, quello della disabilità e lo sport, trattato con grande capacità di coinvolgimento e realismo, e senza inutili pietismi. Per non parlare della sceneggiatura, del ritmo, della colonna sonora. Da brivido.

Un piccolo dialogo che riprendo a memoria, tra allenatore e protagonista, più o meno recita:

– Smetti di fare l’handicappato!

– Non si dice handicappato, ma “diversamente abile”.

– E tu ti comporti da handicappato, invece, per farti compatire. Conoscevo ragazzi che non sono tornati dopo un incidente, tu hai avuto una seconda possibilità, non sprecarla.

Avevo una cara amica, una volta, che lavorava nella riabilitazione di ragazzi come Brent, e che ha formato la mia idea su questo argomento.

Conosco da vicino la storia di Davide, un piccolo grande uomo.

Da persone come loro avrebbe molto da imparare questo paese sfiduciato e stanco, che di tutto ha bisogno per tentare di cambiare rotta e ripartire, tranne di una “Sinistra” che, ancora più in questo contesto disastrato, mi appare oscena nell’ostentazione del suo glamour patinato. Che, se ti conquista con la sua aria alternativa, poi fa l’handicappata, non sa che farsene delle seconde e terze chances. Che ha sfidato troppe volte la fortuna, nonché la pazienza del suo elettorato.

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Educazione sovietica

6 giugno 2013

In realtà io mi sono fermata molto più in basso, più o meno allo stesso parallelo di Parigi, e non ho avuto a che fare con bande (scarsamente) organizzate di ragazzini che seguivano le disciplinate ma pur sempre criminali leggi siberiane descritte nel libro di Nicolai Lilin.

Si è spesso portati a generalizzare ma devo dire di essere approdata, negli ultimi anni, alla conclusione che la cultura è un fatto strettamente locale (sarei tentata di restringere ancora più il campo a “fatto personale”). Per esempio, saremmo degli illusi se pensassimo che in Europa certe cose non esistono, e poi quei bambini che frequentavo, pur se intrisi di educazione sovietica, erano – e sono a tutt’oggi – inquadrati in regole (rigide o lasche a seconda delle circostanze e di chi osserva) più simili a quella raccontate da Vamba in Giamburrasca. E di storie straordinarie nella loro stupefacente quotidianità, così lontana dalla nostra, ne ho collezionate tante che, in effetti, varrebbe la pena scriverle (mi faccio un nodo ai capelli, ma devo sbrigarmi che tra poco li taglio).

Ieri ha piovuto solo in pausa pranzo, la miseria. No, va benissimo per carità, ma sarei potuta venire in bicicletta e non massacrarmi in scarpinate al punto di dover dormire più del solito per recuperare. Oggi però, in metropolitana, reggevo con la mano destra il sellino e con la sinistra il reader, mi mancano un centinaio di pagine per finire Educazione Siberiana. Quanto può essere realistica la scrittura (il film di Salvatores non lo voglio vedere), facevo delle facce tremende e la gente si preoccupava: ero alla scena di una carneficina. Poi, è esploso il sorriso (la gente ha pensato di girarsi dall’altra parte, coi matti è meglio non avere a che fare). Arrivata a Čunga-Čanga, è cambiata l’atmosfera e ho sentito fisicamente cadere il mio assioma sulle differenze culturali. Dei bambini. Sovietici.

educazione siberiana

Čunga-Čanga… dolce melodia. L’ho riconosciuta subito, mi è risuonata nelle orecchie come se me l’avessero cantata un minuto prima. Per chi ne avesse curiosità, la colonna sonora di Educazione Siberiana contiene questa canzoncina che mi intenerisce ‘l core:

чунга-чанга (Čunga-Čanga)


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