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Tutti a casa

12 dicembre 2013

.Bimbo

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E quindi stamane sono entrata nel solito bar, stavolta senza le amiche, ero da sola (e il barman che dimostra trent’anni -però ne ha ventitre- per questo mi ha snobbato, perché non ero con le solite amiche, non perché fossi da sola, perché poi è entrata da sola una ragazza molto bella e lui non l’ha snobbata affatto, e il bicchier d’acqua col caffè l’ho chiesto all’altro suo collega, uno che a occhio croce dovrebbe navigare sui quaranta, ma forse ne ha di meno, di anni.

– È un problema d’età -, ho fatto tra me e me, – la sua.

Ma comunque.)

Sono entrata, non per abitudine, perché da sola io difficilmente ci entro, al bar, la mattina, quando vado di corsa perché sono in ritardo. Ci sono entrata perché sentivo freddo. O, più che freddo, un umido, che risaliva dalle caviglie su per le ginocchia, e mi serviva qualcosa di caldo che dall’alto calasse in giù a rinfrancare il tutto, incluse le caviglie e le ginocchia. Qualcosa come un caffè sarebbe stato sufficiente.

Entrando, al vento che mi accompagnava in una folata dalla porta aperta e richiusa, ho detto che oggi faceva un clima milanese. Tutto quell’umido, quel cielo grigio, quella cappa. Ma di più, quelle sonorità attutite, come per un coperchio gigante che spingesse sopra la grande pentola della Capitale.

Mossa sbagliata.

Il barman-romano-tipo non te lo fa passare l’accostamento di Roma con Milano. Sul finale del match ho raccolto la solidarietà del titolare che ha fatto, a mezza bocca:

– È un problema d’età, non ci scordiamo che ha solo ventitre anni.

Sono uscita che il cielo come al solito si apriva. Al solito per Roma. Non faccio in tempo a giurare che di certo pioverà, che il sole mi smentisce. E il caso opposto, ma meno di frequente.

Ho alzato la testa e l’ho notato, il po’ di azzurro che si apriva il varco, solo perché sentivo roteare pale di elicottero. Niente di strano, è la colonna sonora della città. La testa l’ho alzata giusto per verificare la zona dalla quale stare alla larga, in questi tempi di proteste e forche improvvisate.

Bisogna stare all’erta. E poi, tengo famiglia.

Proprio stamane, quando ho portato il pupo a scuola, ho trovato i bidelli tutti in ambasce. Si era perso O.

– Io vado a vedere alla fermata dell’autobus.

– Io resto davanti al cancello.

– Io guardo meglio dentro.

– Io cerco alle scuole medie.

Ho chiesto cos’era successo, come se non avessi sentito abbastanza. O. è un compagno di classe di mio figlio. Ha sei anni ed è di etnia Rom.

– Ha lasciato la sorellina nei guai e lui è sparito.

Abbiamo proseguito camminando fianco a fianco in silenzio, fino all’ingresso. Ho salutato il mio bambino stringendomelo addosso un po’ più del solito, chissà se se n’è accorto. E me ne sono andata, guardando se per caso ci fosse O. nei dintorni. Bella cosa, un bimbo di sei anni in giro da solo in questa città-incubo.

Subito dopo, dentro una metro piena, ha fatto il suo ingresso una zingara sui venticinque anni. Dico venticinque perché quando l’ho conosciuta, circa cinque anni fa, ne dimostrava una ventina, ma forse ne aveva già di più. Lo ostetriche dell’ospedale, ai tempi in cui le frequentavo, mi avevano raccontato che, impronta genetica a parte, i Rom in genere crescono poco perché piuttosto malnutriti nell’infanzia. Le mamme hanno poco latte perché malnutrite a loro volta. Come gli italiani che nascevano a cavallo delle due guerre, gracili e sottopeso per le carenze nutrizionali.

È entrata questa ragazza con la quale ricordo che cinque anni fa, tornando dalla mia maternità al lavoro, proprio attendendo la metro, avevo scambiato due parole affettuose. Allora teneva in braccio il suo neonato, lo cullava e gli sussurrava cose, piano piano, vicino alle piccole orecchie.

– Buon giorno signori e signorini…

Oggi ne aveva tra le braccia un altro, di neonato, e pareva stanca. Aveva appena iniziato la sua litania quando una signora bionda e stizzita ha fatto il gesto di aprire il portafogli, tirando fuori con rabbia delle monete, e dicendo:

– Io te lo do “un piccolo aiuto”, ma perché quel bambino dorme così pesantemente mentre tu gli strilli addosso? Gli hai dato del sonnifero, dì la verità!

– Sì, come no,- rispondeva lei, – Come anche tu dai del sonnifero ai tuoi figli.

– Io figli, vivaddio, non ne ho fatti, ma se ne avessi non li tratterei come tu tratti i tuoi!

Nel frattempo, in totale indipendenza dalla scena sopra descritta, si svolgeva il passaggio delle monete da una mano all’altra, conclusa la quale la ragazza si è fatta largo tra la folla, cercando spazi adatti a riprendere con calma la sua questua.

Io ero confusa. E arrabbiata. Avevo ancora in mente le facce pallide dei bidelli che cercavano O. Se fosse stata lei sua madre?

E mentre mi voltavo per non farmi riconoscere, come se in tutta Roma ci fossi solo io a far due chiacchiere una tantum con le zingare, una donnina sui sessanta mi lanciava segnali con gli occhi.

– Che roba, eh? – Le ho detto, convinta che deplorasse le insinuazioni della donatrice di elemosine. Ma ciò che ho ricevuto di rimando è stato:

– Dico io, non potrebbero dargli una pillola, a questi, per fargli fare meno figli? Questi qui sono pieni di soldi, e il Comune gli dà pure il posto dove vivere, se promettono di mandare i figli a scuola. Bisogna mandarli a casa tutti.

– Ma chi?

– Tutti.

Cercando di sviscerare il suo “Come”, l’ho persa. Voglio accennare, giusto per inquadrare meglio la mia interlocutrice, che ci ha tenuto a farmi sapere che lei non è assolutamente di sinistra. Ma che è andata a votare Renzi alle primarie, perché sembra promettere bene, come i forconi che oggi riempiono le piazze, che a lei stanno tanto simpatici. E che solo un anno fa, per lo stesso motivo, aveva votato Grillo, ma ora le sembra che si sia rammollito.

Fuori, più tardi, di nuovo sotto il cielo che sembrava grigio, ma che invece tramava all’ombra delle nuvole per aprirsi alla chetichella, con quel suo classico modo romano e noncurante, sono entrata nel solito bar, e poi ne sono uscita. Ho alzato gli occhi cercando di capire dove stessero ronzando gli elicotteri della Polizia.

E ho visto il blu, inatteso.

Come le buone notizie alle quali non speravi più, come certi finali che intuivi dall’inizio che si sarebbero realizzati, ma che la trama che si stava svolgendo proprio non ti faceva credere possibili.

Sono andata a chiudermi nel posto di lavoro, chiedendomi se intanto O. l’avessero trovato. Augurandomi che perlomeno fosse tornato da solo a quella baracca che chiama la sua casa.

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L -5

1 dicembre 2013

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Sprecare le occasioni

brent

Il sogno di Brent™

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Quanto salda senti al fianco la fortuna

Da snobbarla senza aver vergogna alcuna?

C’è chi ha avuto un incidente

E non ne è rimasto niente.

Tu ringrazia, e fai meno il deficiente.

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(un altro limerick spurio, variato in AAbbB)

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Ho appena avuto il privilegio di vedere per caso Il sogno di Brent, cartone animato prodotto da Rai Fiction a firma di Andrea Lucchetta. Un piccolo capolavoro, a mio parere, a partire dalla scelta del tema, quello della disabilità e lo sport, trattato con grande capacità di coinvolgimento e realismo, e senza inutili pietismi. Per non parlare della sceneggiatura, del ritmo, della colonna sonora. Da brivido.

Un piccolo dialogo che riprendo a memoria, tra allenatore e protagonista, più o meno recita:

– Smetti di fare l’handicappato!

– Non si dice handicappato, ma “diversamente abile”.

– E tu ti comporti da handicappato, invece, per farti compatire. Conoscevo ragazzi che non sono tornati dopo un incidente, tu hai avuto una seconda possibilità, non sprecarla.

Avevo una cara amica, una volta, che lavorava nella riabilitazione di ragazzi come Brent, e che ha formato la mia idea su questo argomento.

Conosco da vicino la storia di Davide, un piccolo grande uomo.

Da persone come loro avrebbe molto da imparare questo paese sfiduciato e stanco, che di tutto ha bisogno per tentare di cambiare rotta e ripartire, tranne di una “Sinistra” che, ancora più in questo contesto disastrato, mi appare oscena nell’ostentazione del suo glamour patinato. Che, se ti conquista con la sua aria alternativa, poi fa l’handicappata, non sa che farsene delle seconde e terze chances. Che ha sfidato troppe volte la fortuna, nonché la pazienza del suo elettorato.

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Segnalazioni

1 dicembre 2012

primarie seggio

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Di seguito un’anticipazione dell’articolo, ispirato dal post “Stringi stringi, una sola risposta conta“, pubblicato oggi dagli amici di LIB21 .

Buona lettura.

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Questioni “Primarie” tra olio e petrolio

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“In… In Puglia! Quanti oliveti abbattuti per realizzare quei maledettissimi campi fotovoltaici!”

“Certo, in Puglia”, l’ho ripreso, “da dove viene il grosso della produzione elettrica da fotovoltaico, con tutti gli squilibri alla rete che procura, per tacere d’altro.”

Il mio amico Michele, pugliese D.O.C., l’avevo incontrato domenica, in ascensore. Quindici secondi netti per una manciata di parole, poi le porte si sono aperte e sono uscita. Per intrufolarmi subito di nuovo, e fargli:

“Senti, solo per capire, ma è vero che in Puglia gli oliveti sono più che altro decorativi?”

“Che cosa dici?! Dove l’hai sentita questa grandissima baggianata?”

“Non può essere una baggianata, l’ho letta su internet”, ho sentenziato tra il serio e il faceto, mentre mi sfilavo nuovamente dalla tagliola delle porte. Però l’avevo letto veramente che con quelle piantesi può far tutto, tranne l’olio”.

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[Continua a leggere su LIB21]

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Stringi stringi, una sola risposta conta

24 novembre 2012

Daniele Silvestri è amico di un mio amico e quindi, secondo la mia filosofia, è anche mio amico. Lui ancora non lo sa. È grande, Daniele, un grande, sensibile, abile poeta e musicista. Fa concerti nei quali dal palco chiama in causa gli abitanti della città in cui si trova, incita la gente a esprimersi, a sollevare i problemi, a parlare di soluzioni.

Daniele caro, ti devo spiegare una cosa.

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Sono arrivate le risposte dei candidati del PD alle primarie alle sei domande della scorsa settimana e si trovano pubblicate sul sito de Le Scienze. Ora, voglia di votare ormai anch’io ce n’ho pochina. Ma anche a-Vendola, la situazione è piuttosto sconfortante. Questa dirigenza pare la replica di quella che andò al Governo nel 2006. Ancora mi brucia personalmente la delusione di tanta impreparazione.

Nel campo delle scienze, il candidato segnalato da Daniele ha dato risposte così-così. Questo sarebbe l’uomo nuovo? Porca miseria, giusto per limitarmi a un campo che conosco, ecco QUI la sua risposta alla domanda “Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?” Vendola pensa ad “un futuro esclusivamente rinnovabile”. Però bisogna considerare che:

1) “Rinnovabile” non è una parola magica. Ricordo che in Italia, grazie all’incentivazione scriteriata del solo fotovoltaico, attualmente dobbiamo gestire un surplus di produzione di energia elettrica –tra l’altro uno degli squilibri causati consiste nel fallimento delle tariffe biorarie-. Sempre per limitarmi al solo fotovoltaico, ricordo anche che non è un’energia poi così “verde”, visto il ciclo produzione/smaltimento dei pannelli in silicio, che non ha portato altro beneficio che all’economia dei produttori cinesi, i quali si sono anche svuotati i magazzini delle scorte obsolete, che peserà sulle nostre bollette per altri vent’anni almeno, che, con l’improvvisa riduzione degli incentivi, ha causato un danno enorme all’unico settore imprenditoriale che aveva illusoriamente resistito alla crisi e fatto perdere migliaia di posti di lavoro – leggi “pane a bocche da sfamare”, quante ne conosco -, in pochissimi mesi.

2) Non è ipotizzabile quando avverrà l’esaurimento dei giacimenti di greggio, visto che ne vengono ancora scoperti di nuovi, in giro per il mondo e che i quantitativi di energia necessari a sostenere la crescita mondiale (previsti nel mondo, nei prossimi 20 anni, l’aumento di circa 3 miliardi di “consumatori medi”, cioè che arrivano ad un livello di reddito tale che iniziano a consumare come gli occidentali) non sono assolutamente richiedibili all’utilizzo delle sole fonti rinnovabili (e assimilate, come la cogenerazione, come ricorda giustamente Vendola). Quindi, giocoforza, bisognerà confrontarsi ancora a lungo con gli idrocarburi. E poi, l’Italia può comportarsi autarchicamente perché è in controtendenza, perché qui ci sono meno nascite che morti? Sì, d’accordo, questo in teoria, ma se ci guardiamo attorno è inutile negare che ormai il melting pot è già qui, ora, e che l’aumento della popolazione causata dalle nuove migrazioni è una tendenza irreversibile. Che il problema va affrontato adesso.

Pensare all’Italia come un sistema chiuso è una visione miope, il nostro paese vive all’interno di un’economia globalizzata, che ci piaccia o no, e con le strategie energetiche degli altri paesi dobbiamo, volenti o nolenti imparare a misurarci e a fare i conti.

[Il ricorso agli incentivi (comunque elemento chiave in un paese come il nostro per dare l’avvio a cicli virtuosi, utili al vero cambiamento sociale) potrebbe essere meglio affrontato, ad esempio, con un occhio alle nuove teorie economiche circolanti, come quella del “nudge”, “un metodo scarsamente invasivo ma efficace, che ha poco a che fare con l’introduzione di incentivi monetari” … “che fa leva su alcuni elementi della psicologia comportamentale umana” (perché “gli esseri umani sono diversi dall’Homo oeconomicus”), ovvero l’indirizzo dato da un governo ai comportamenti dei cittadini, “in modo da migliorare la loro vita, secondo il loro sistema di valori e non quello del governo” (“ognuno deve essere considerato libero di fumare, anche se questo comporterà problemi di salute per il fumatore e maggiori spese mediche a carico della società”). Ad esempio negli Stati Uniti “l’utilizzo di alcuni dispositivi domestici in grado di segnalare visivamente la quantità di energia consumata – e possibilmente anche di collegarsi a internet per confrontare i dati con altri utenti – si è rivelato molto utile per diminuire i consumi”.*]

Nei giorni scorsi ho partecipato ad un convegno** che ha fatto il punto proprio sulle tematiche energetiche, organizzato da Amici della Terra. Questa è un’associazione ambientalista, sì, ma non come altre in perenne opposizione a tutto. Un’associazione che ha anni di lavoro serio sulle spalle e che ha imparato a coinvolgere nelle discussioni anche gli interlocutori “scomodi”, quelli che con l’ambientalismo di solito fanno a cazzotti. E, quello che conta, portando a casa, anno dopo anno, dei risultati.

Bè, io avrei voluto che le risposte ai sei quesiti fossero più improntate a soluzioni pragmatiche, ma percorribili, come quelle che erano offerte all’ascolto di chiunque avesse presenziato insieme a me al convegno (che poi, era a partecipazione gratuita), piuttosto che a facili dichiarazioni populiste. Avrei voluto che fosse detto, rispetto al problema globale dell’aumento della popolazione, problema che coinvolge anche l’Italia, che del mondo è parte e non può stare solo a guardare il proprio ombelico -una strategia che storicamente non paga-, che fosse detto che le nuove strategie devono prevedere, prima di qualsiasi altro intervento, il ricorso:

1) all’efficienza energetica degli edifici

2) all’aumento della produzione agricola su larga scala

Dalla relazione di Alberto Marchi – McKinsey & Company: “Efficienza energetica, leva fondamentale per la crescita economica sostenibile a livello nazionale e globale”.

Che queste strategie, che oggi ci possono apparire difficili da perseguire, da un lato perché per fare efficienza (quindi diminuire effettivamente il ricorso all’apporto dell’inquinante, e distorsiva per il mercato, energia da idrocarburi), per la complessità delle operazioni, occorre investire capitali che non si trovano nelle tasche di chiunque, dall’altro lato perché la produzione agricola può aumentare solo ricorrendo alla coltivazione degli Ogm, possono portare a scelte vincenti di politica economica e sociale dei Governi solo e soltanto restituendo, con urgenza, dignità e fondi alla ricerca scientifica.

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Giacomo Lariccia– Povera Italia

http://fugadeitalenti.wordpress.com/

 (grazie a Bianca per la segnalazione)

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*) Emanuele Campiglio, L’economia buona – ed. Bruno Mondadori, 2012

**) Se avete un po’ di tempo e voglia (voglia di trasgressione vera, porcapupattola), fatevi un giro tra gli interventi dei relatori intervenuti alla “Quarta conferenza nazionale sull’efficienza energetica”. A scanso di equivoci: non è come hanno scritto, ho contratto e paga da metalmeccanico e, come?… No, per il momento ancora non mi candido.

La sinistra e la scienza. Sei domande in attesa di risposta

16 novembre 2012

Ma questa è scienza, non fantascienza!

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Per chi fosse interessato (io lo sono), riprendo e rilancio un’iniziativa segnalata anche, tra gli altri, da due blog amici, Il pianeta delle scimmie e Fisici per il mondo e un blog stimato, La valle del Siele.

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Un gruppo di giornalisti scientifici, blogger, ricercatori e cittadini, constatata la mancanza di domande ai candidati alle primarie del centrosinistra sulle loro posizioni politiche in materia di scienza e ricerca, e ritenendo invece che da queste politiche dipenderà il futuro sociale ed economico a medio e lungo termine del paese, ha quindi deciso di chiedere ai candidati di rispondere a sei temi di grande respiro, in modo da offrire ai cittadini un panorama più completo della loro proposta politica

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Le sei domande

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

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L’iniziativa è promossa e organizzata attraverso il gruppo FacebookDibattito Scienza

Hashtag Twitter: #dibattitoscienza #primarieCSX

ed è supportata dalla rivista Le Scienze. Chi desidera aderire all’iniziativa può scrivere a redazione@lescienze.it specificando nel soggetto “Dibattito Scienza”

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Diffondete…

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