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L -24

21 luglio 2013

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Via di fuga

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Autoconsigli per affrontare una vacanza

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Quando si incontra, fuori, quell’ectoplasma

Che libertà non gode e non s’entusiasma

Gli si indichi il sacco aperto

Dal quale è uscito, e certo

Tornerà a vivere, schifandone il miasma.

 

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Una vacanza che non sia mancanza. Ma, anche se via di fuga, che torni utile, nel momento del ritorno.

Io, fin da giovanissima, ho sempre pensato che dovesse valere come periodo di rafforzamento dell’io. Per rapportarmi, da fuori, con la Storia dei fatti e dei personaggi e la storia delle cose a me vicine, trovare la mia interpretazione e, soprattutto, scoprire la direzione presa inconsapevolmente, cercarne il senso profondo.

Alcune persone sono come pesci in una rete, si sentono stretti e appena pensano di aver trovato un varco vi si gettano attraverso, senza costrutto. A volte funziona, può essere utile un po’ di fuga da sé. Ma attenti a mantenere una misura. Prima o poi si torna a capire che dalla rete non si è mai veramente fuori.

Altri ancora riescono a percepirsi ai margini di qualcosa, senza saper indicare se la propria posizione è quella più vantaggiosa, e ne soffrono.

Siamo fuori o dentro la Storia? E rispetto alla nostra storia, siamo padroni di noi stessi? Importa qualcosa stabilire la linea di confine? Capire anche se sia reale o meno l’esistenza propria ed altrui, il valore delle relazioni?

Importa tutto questo, se poi non siamo in grado di dare valore al qui ed ora?

Di sicuro un metodo per non avvelenarsi la vita è osservare quanto più possibile il rispetto di sé e lavorare per acquisire la capacità di guardarsi da fuori in modo massimamente oggettivo. Riconoscere dignità a chi esiste comunque, al di fuori di noi. Non credo che non abbiano importanza le relazioni umane, o che ne abbiano troppa. Trovo vantaggiosa la modica quantità, come qualsiasi sostanza si assuma allo scopo di star bene. Sempre ammesso che si possa scegliere.

Tante aberrazioni dell’interpretazione e perdite di senso si potrebbero evitare praticando (anche nella consapevolezza del momento dell’eccesso e della trasgressione, anche nel realizzare la propria personale e piccola storia, o trainati a forza nella rete dalle maglie imperfette, la grande Storia) la misura. O ci si consegna all’anarchia dell’autodistruzione.

Bisogna essere attenti per essere padroni di sé stessi. Lo canta un ex anarchico, un sopravvissuto, un fuoriuscito, forse però rientrato dalla finestra, ché come detto, dalla rete non si esce.

Concentrarsi perfino nella respirazione, per riuscire ad apprezzare un’aria più pulita attorno.

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