Posts Tagged ‘Tramonti’

The Square. Quadrilogia dei tramonti – Sigma

15 agosto 2019

di Francesca Perinelli


Microessere monocellulare, vivo per caso e, in caso fossi viva, subito muoio. Afferro le istruzioni che senza alcun preavviso appaiono e si impongono, fino al Destino. Si accostano fratelli in ombra, sono altri come me, forse parenti, forse totali estranei. Non basterà una vita per conoscerli, credo alla loro voce. Scambiamo le esperienze. A volte ci tocchiamo, si dice che un brivido ci scuota assieme e, per un lampo (che cosa sia lo ignoro), siamo un essere in due. Ma capita non sempre, e non a tutti. Lungo questa parabola, senza sapere se al vertice o a orride distanze dalla direttrice, senza un’idea di senso, ci sentiamo parlare. Ci rispondiamo. Ci raccontiamo storie. Tramandiamo quel poco che ci tocca in sorte. Leggende di monossidi e nitriti, battaglie chimiche condotte negli abissi, enzimi di battute. Non è male la vita nelle sorgenti calde, ma dura troppo poco. Il tempo di fare conoscenza e l’altro svanisce, oppure tocca a te. Io sono nata di sera, ho attraversato i sogni crescendo e senza mai scalfirli, mentre gli altri dormivano. All’alba mi si è accostato Σ, appena generato. Saltava accanto a me già pratico del tutto, ci sono entrata in piena risonanza. Mi ha detto di tramonti visibili anche dal fondo, verso sera. Questo sapeva, questo voleva mostrarmi. Ma mi sono intristita, la mia vita di un giorno era alla fine. Lui non sentiva storie. Con un protosorriso si è accostato e ho vissuto un lampo, l’unico, l’estremo. Lo scuotimento e il brivido. Il due in uno, la gioia. Infine la scissione. Buio tinto di rosso. Avessi a chi raccontarlo, direi che ne è valsa la pena.

The Square. Quadrilogia dei tramonti – Satelliti

8 agosto 2019

di Francesca Perinelli


Volare basso, guardare in alto, sapere l’orizzonte in lungo e in largo, spazzando via le miglia con luce indifferente e anaffettiva, seguendo con il dito creste, tagliandone le bocche nette ai bordi, come le loro ombre. Mi immergo e mi sollevo, il tutto grigio e nero è la mia vita, la mia crisi irrisolta e mia alleata. Voglio solo planare: è la mia musica. Un ritmo sempre uguale che allunga la distanza da ogni cosa, mi aiuta a dialogare con il nulla e mi rincuora. Come quando ti vedo, confusa e già un po’ arresa. Mi appari sempre ai margini del giorno. Ti plano addosso e intorno. Sei rorida, ti freme la marea, ne sfioro l’onda e un brivido mi prende al sibilo del tuo vento lontano, lo inspiro e ti restituisco il fiato argenteo della Luna. Ti chiamo e mi rispondi, sparisco e tu ti offendi. Ti sorrido. Torni dolce in un attimo e mi addolcisco anch’io. Quasi mi sembra di poterti amare. Realizzo fioriture di grafite, che credi doni e usi in quantità nei tuoi acquerelli. Ma io non ti appartengo. Mi mostro sempre meno, arretro e poi mi eclisso. Non saprò mai di te, mi basta averti attorno, felice del tuo essere speciale. Anima azzurra e verde. Ti vesti così bene. Mi piace il tuo profumo. Ti trovo così bella. Ma vago lontano e solo, vado dall’altra parte. Quella che non conosci. Quella soltanto mia. Se mi lasciassi prendere, ci annienteremmo entrambi nello scontro. Tu smetti di cercarmi. La tua caduta rapida, senza odi né riverberi o illusioni, oltre la polvere ferma dei miei limiti, la scordo e dormo subito. Sopra di me si estende un cielo tale che tu non potrai mai immaginare.

The Square. Quadrilogia dei tramonti – Il Bush

1 agosto 2019

di Francesca Perinelli


Torno ancora da te, che mi descrivi tutte le costellazioni dell’emisfero australe. Mi piace ascoltarti. Mi issi sulle parole e scalo in un soffio il lungo ago infisso dentro al bush, fin sulla cruna di vetro. Testa di pendolo che oscilla con il vento. Lì sei. Stazioni in movimento davanti ai fuochi accesi. Sfrigolìo di aromi, complessità, brusio. Nessuno è indifferente al cielo, neanche la tua vita poliglotta. Il Sole enorme cala e sembra sorgergli addosso la gigantesca Luna; il pendolo si ferma; si ferma l’orologio; si bloccano le pose dei viventi; i cuochi stanno appesi agli strumenti in mano; tu sei fermo. Ti vedo attraversato dalla luce; sei felice. Lo sono anch’io con te, io sono l’altra adesso, nei giorni del ritorno. I giorni del non-caos, di quando forse riesco ancora a ritrovarmi. I giorni alla sprovvista che mi graffiano forte. I giorni che mordicchiano i polpacci, che baciano i miei piedi. I giorni che mi cercano e mi cercano e non mi sembra vero. I giorni ritornati, contrari a ogni scommessa. Prendo quello che dai. Che è talmente forte qui il tramonto. Posso solo bruciarne entro i tuoi ricci cespugli. Mi sento una falena. Morirò. O ritornerò a vivere, perché era proprio così, proprio così che mi piaceva un tempo pensare di morire. Era così. E quando l’infrarosso sarà tanto pesante da tirare giù per intero il cielo in un boato, sarò pronta. Saprò, di questi giorni lunghi, rubati al Tempo, parentesi freschissima d’estate, che non ritorneranno. E ti saluterò, votandomi alla notte con un ringraziamento e un’ultima preghiera che umetterà di sogni i miei occhi chiusi.


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