Posts Tagged ‘Umorismo’

Ho vinto qualche cosa

17 giugno 2013

Innanzitutto la soddisfazione di essere pubblicata su Vibrisse senza necessità di interventi correttivi sul mio primo sonetto caudato* composto attorno a un tipo umano (o quasi).

E poi -Wow! Giulio Mozzi è uomo di parola- ho vinto questa bambolina:

Bambolina

Per me basta così. Oggi è il caso di festeggiare Giulio, e lo faccio dirottandovi su Vibrisse. Di corsa, che aspettate? Allez-hop!

.

§§§

.

*) Il sonetto e la sua illustrazione sono qui.

Per i pigri, invece, lo riporto nudo e crudo (ma non lo capirete):

   Spero di cogliere qui un’occasione,
pel tipo umano che ora vi riassumo)
di portar sia me stessa alta con l’umo-
re, che una bambolina in collezione.

   Sbattendo il fianco sull’imbarcazione
al varo di una nave spesso spumo,
tenuta fuori bordo col calumo,
quasi paranco, all’inaugurazione.
..Quando mi sdrumo contro la fiancata,
perché ho indossato poca imbottitura,
mi spiumo qual gallina spennacchiata.
.. Ma non mi pare così gran iattura
né di commettere una tal cazzata,
se penso al buon cachet dall’entratura:
..Grigia è la vita, vero, e molto dura,
ma sfumo il mal nell’abito broccato,
tinto all’impiumo in vero oro colato.

.

No che non lo so come va finire

7 Mag 2013

In occasione del primo anno di blog, mi regalo una poesia di Guido Catalano, col quale ho appena scambiato il mio primo tweet (ho ancora la pelle d’oca).

Spreading Fingers by Taylor Marie Meredith

Spreading Fingers by Taylor Marie Meredith

Ma bada di non credere di sapere come va a finire

Un anno

Democrazia invidiosa

10 aprile 2013

Femen e Putin

 

Una discussione originata da un articolo di Internazionale. Di seguito la mia ultima risposta:

Protesta mondo liquido

Vorrei aggiungere che forse, nel mondo arabo, di donne così possono anche infischiarsene ma qui da noi servono come il pane. Sono sicura che la loro azione non sia esattamente folle come sembra. Non riesco a essere dura con delle tizie che espongono e votano a una causa (forse) persa la parte più intima e delicata di sé. E poi, trovo gustosamente comica la scelta di strumentalizzare il proprio corpo in questo modo. Un modo così apparentemente ingenuo, che mi fa tenerezza. Un modo molto diverso da quello aggressivo e presuntuoso di rock star, modelle, attrici, olgettine e via discorrendo che costituiscono, per la stragrande maggioranza delle donne, occidentali  e non occidentali, il modello a cui tendere. Molto diverso e molto rischioso per loro stesse.

Ammetto che si possa non gradire il metodo, o sentirsi offesi dalla spudoratezza (ma oggi bisogna essere ingenui più di loro per arrivare a tanto), o dissentire sull’oggetto della protesta. Siamo in democrazia (anche se in certi casi mi pare una democrazia invidiosa).

 

 

Awful mondays

8 aprile 2013

Ho dei lunedì terribili. In senso british: Terribile come Awful, per chi sa cosa intendo.

A volte partono così, che mi scappano battute su battute: trattengo a ridere tutta la gente che incontro in corridoio, finché non arriva il capo del personale e allora devo abbassare la testa e sperare che non si accorga che sto singhiozzando. Non riesco a fermarmi.

Forse perché sono riuscita a evitare le primarie del PD, e fino a stamattina ho ignorato il reader sul cellulare, e le cronache minuto per minuto che tampinavano ogni mio spostamento mediatico. Uau. Sì, un po’ di sana ignoranza disintossicante e curativa.

E poi, per me, qualunque Sindaco di Roma (esatto: non tutti i Sindaci, solo quello di Roma) manterrà sempre i cittadini perdenti davanti alla casta dei costruttori che si spartiscono le forze politiche in campo. Loro, comunque vada, una volta accaparrati i terreni utili col nuovo PRG, devono solo attendere cinque anni, in caso di vittoria del colore-non-utile in Campidoglio, per ritornare a far girare la (propria) economia.

Sicuro, mi sono alzata leggera anche per questo temporaneo vuoto di informazione.

Ma in certi lunedì che partono già strani avvengono dei cortocircuiti che li fanno decollare, sempre awfully, intendo.

Per esempio, quando ciclicamente torna quella persona speciale a Roma, quella che nel pomeriggio di domenica avvertiva di un guasto all’aeromobile, pertanto tutti a terra senza certezza di quando sarebbe ripreso il viaggio. E poi spariva. Quasi ventiquattr’ore senza nuove, roba d’altri tempi. Unica spiegazione: era ripreso il viaggio.

Ecco, per esempio, quando mi ha richiamata poco fa per dirmi che era andato tutto bene, per cinque minuti sono stata rapita in un film di Almodovar.

Protagonista questa coppia di italiani provenienti da un volo quasi-transcontinentale, che veniva notata, al banco accettazioni del volo della coincidenza quasi persa, da un conterraneo di lei, il quale guardacaso era un cugino di una sorella di un consanguineo ennesimo di un qualche rappresentante delle pubbliche istituzioni locali. E che si offriva di fermare il volo per farli salire, un gesto del tutto gratuito, compiuto soltanto in nome della conterraneità.

E i due allora giù a correre, per non perdere l’occasione data (correre, si fa per dire), coadiuvati da una hostess cooptata per lo scopo che, anche lei correndo (si fa per dire, anche in questo caso) spingeva la sedia a rotelle di lui.

E io all’altra parte del telefono, che immaginavo il lancio della sedia di traverso sulla pista, per bloccare il rullaggio del velivolo, i due che venivano caricati a braccia, il fiatone durato tutto il volo fino a Roma.

No, mi è stato assicurato tra le risa, nessun lancio, ma il fiatone c’è stato davvero e, dulcis in fundo, ci si è aggiunta quella strana storia della valigia da emigrante ripiena di orecchiette fresche, confezionate in uno stato estero da un cuoco barese che ormai non ricorda più quasi l’italiano e portate a far conoscenza del suolo patrio prima di morire. Nelle mie fauci.

Ohimé. Che colpo basso a quest’anima troppo leggera di lunedì mattina.

Subito dopo chiusa la comunicazione, quando mi sono messa a raccontare per sommi capi la storia, si è formato un capannello di gente col lunedì di sbieco come il mio. E ha preso piede il tema del “come si stava meglio prima dei cellulari”.

Eh sì, perché se a me ventiquattr’ore scarse di astinenza hanno regalato l’effetto di un gas esilarante, c’è chi non si capacita dell’ossessione di controllare i figli, quando ricorda benissimo il senso di trionfante autosufficienza provato alla loro età al richiudersi la porta di casa alle spalle, affidati solo a sé stessi e alle proprie esperienze di vita.

Chissà quanto tutto questo tenersi bene in vista l’un l’altro modifica a fondo le relazioni e la percezione di sé dei singoli. Chissà quanto restiamo o regrediamo nuovamente a figli, anche dopo tantissimo che siamo usciti da casa, dopo che da casa sono usciti ormai anche i nostri genitori. Chissà se ci fa bene o male.

Io quasi quasi stacco anche oggi e, per disintossicarmi, vado a vedermi l’ultimo di Almodovar (Mamma, se mi cerchi sono al cinema).

.

Tutto su mia madre

Tutto su mia madre

Ridere non serve a niente

3 aprile 2013

Parafrasasando Walter Siti, mi sta venendo il dubbio che a tavola, per strada, al bar, dal parrucchiere, e in tutti i luoghi di ritrovo reali o virtuali, tutti concentrati a esercitare il nostro proverbiale senso dell’umorismo, ci stia sfuggendo il senso di tutto il resto.

.

uno

 Ubi minor
.
“Mio nipote, nove anni, risponde a una chiamata di telemarketing:
– Mi scusi, ma non sono autorizzato a parlare di queste cose. Le passo mio fratello che è maggiorenne.
L’altro, tre anni e mezzo, afferra la cornetta e ci urla dentro:
– Ploonto. Io non sono autolizzato…
A quel punto, all’altro capo riagganciano. Capisci?!”
 
“Ahahahahah”
 .

due

Zuppa di risa

“Nel bar, all’ora di pranzo mi dicono:
– Oggi è il giorno del polpettone.
– Auguri! – Grido a tutto il personale.
Quelli non capiscono. Allora chiedo una zuppa.”
 
“Ahahahahah”
 .

tre

 Sòcial-democrazia
.
“Senti senti, tre suicidi in 24 ore, Napolitano dopo i dieci saggi chiamerà Mazinga, come fecero per Alfredino, il PD fa a botte con sé stesso e intanto formula pensieri sconci su unioni proibite con il PDL.
E il Tweet più in voga sai qual’? #StayStrongGaga”
 
“Ahahahahah. Che l’è successo mo’, poverella?”

.

“Succede anche ai pesci!”

23 marzo 2013

 

.

Con questo post ho appena deciso di coniare la

Classificazione: Simple

(Con la quale si segnala una lettura adatta ai cosiddetti “più”.)

.

Benvenuto, Presidente!

.

Eccomi qua. Volete sapere come ho passato un paio d’ore scarse nel pomeriggio? Sono andata al cinema.

L’ultimo film che ho visto era un cartone, il precedente pure, tanto che quando la giovane fronda (=mia figlia) che mina con le sue intemperanze la placidità dell’habitat che condividiamo (=casa nostra), mi ha chiesto di portare lei e l’amica a vedere “Benvenuto Presidente!” con Claudio Bisio, io, in barba ai miei sogni di ficcarmi sola nel buio di una sala e frollarmi l’anima con, che ne so, l’ultimo di Almodovar o di Salvatores. O di Tarantino. Tutti li sto perdendo, tutti. Ma non la farò lunga. Visti i precedenti, non ho fatto la schizzinosa e ho supplicato “Posso venire anch’io?”

Voglio subito dire che è un film per grandi e piccini. Non si vede una tetta manco a pagarla (e quella che si faceva pagare nel film compare ben coperta in una scena di alta montagna). Le allusioni alla sessualità sono nettamente inferiori in quantità e qualità di una qualsiasi puntata di Zelig. Ecco.

L’altra cosa che volevo dire è: ma vi rendete conto? L’hanno girato due anni fa, due anni fa. (Aspe’, mi spiego meglio:)

Qui c’è un tizio che si fa gli affari suoi, tutto beato nella sua incoscienza, che all’improvviso viene eletto nientemeno che Capo dello Stato. Ma vi rendete conto? Facile prevedere la fine del settennato, ok. Ma entro la conclusione della pellicola nominano pure il nuovo Papa che, voglio dire, due anni fa come potevano immaginare… Mah.

Come ogni buon film di stampo parrocchiale c’è un abuso di nomi illustri sprecati in una pellicola senza pretese, e di macchiette ottime per il cabaret. Ma io, che non sono un personaggio raffinato, ho iniziato subito a ridere tanto, ma tanto, che il signore che mi sedeva affianco si è spostato parecchi sedili più in là per cercare un po’ di pace.

Ergo (=perciò, in latino),

Mi sono gustata come un’ebete questa iniezione di buonismo e allegria, espressi attorno a temi che, attualmente, di allegria non ne ispirano parecchia. In sala infatti, devo dire, erano piuttosto rigidini.

Nel complesso ho assistito al racconto di una favola moderna (il finale non lo preannuncio ma si sa come finiscono le favole), di quelle che hanno dipinte in faccia il senso del loro messaggio nascosto.

Il messaggio che passa, allora, ve lo spiego, è: Colpisci e rinuncia! C’è chi viene eletto apposta per risolvere certe situazioni, fare il lavoro sporco, ma per poco tempo. perché un eccesso di coerenza logora, si rischia l’isolamento. Uno sciroccato come il protagonista “può dare solo una scossa” ma poi deve lasciare il campo a chi è veramente competente (di leggi, di codici, dei problemi di ogni tipo da cui è afflitto il Paese). E ora, le perle:

– “È la vanità che ve frega a tutti quanti”.

– “Pasturare rilassa” (in mancanza d’altro – e basta co’ le pippe, ops. Pasturate, gente, pasturate).

– Il Bioparco di Roma potrebbe non essere un bell’ambientino.

– Se il Brasile e poi la Cina decidono di comprare ciascuno 200 miliardi di debiti italiani al tasso del 2% è una gran bella cosa, da festeggiare. Mah. Ma comunque, se volessimo arrivare a ciò, bisognerebbe cercare di allestire al Quirinale innocui festini a base di Mariuana, dove si ballano e cantano canzoni di Janis Joplin.

Si capisce che mi è piaciuto? Cioè, che mi sono divertita, perché Claudio Bisio è bravissimo, e pure gli altri del cast e poi Kasia Smutniak è anche sexissima, specie tutta vestita di grigio. Che me frega? Non lo so, io ve lo dico. Che poi, la citazione nel titolo “Succede anche ai pesci!” appartiene a una delle poche scene vagamente eroticheggianti dell’intero film, quelle che seguono sono divertenti parodie. Ma Kasia da sola vale più di tanti discorsi. Peccato manchi sempre la controparte maschile, ma vabbé.

– Non ti è piaciuto.

– Sì, ti ho detto.

– E non si è capito.

.

Per questo ho appena deciso di abortire anche la

Classificazione: Simple

(L’empireo della maturità testuale può attendere)

.

L -42

17 marzo 2013

.

<<   >>

.

Alter ego

M.me Rosa

.


Una donna ebrea che allevava figliocci
Fu gran venditrice di baci ed abbracci.

Al lager/macello
Si giocò il cervello.
Finì ossessionata da braci ed abbacci*.

 .

Non c’è bisogno di motivi per avere paura, Momò”**

Così parla M.me Rosa, che dà voce non a Romain Gary, ma al suo alter ego, Émile Ajar. Certi pensieri non si confessano a nome proprio, avrà pensato Romain per tutta la sua esistenza. Ok. Adesso io, una lettrice neanche delle più sveglie, che me ne faccio di un nuovo mito morto sparato?

“Mi sono sdraiato per terra, ho chiuso gli occhi e ho fatto degli esercizi per morire, ma il cemento era freddo e avevo paura di prendermi una malattia”

Che posso farmene di un eroe come Momò il musulmano, adesso che so dove lo ha condotto tutta la sua ironia? Che lezione mi dai, Romain, Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes, vincitore di un Goncourt, dovrei starmene quieta e contenta di vivere, io che ho fatto meno della metà delle tue esperienze?

“Sono uscito e ho camminato per la strada pensando a Dio e a cose simili, perché avevo voglia di uscire ancora di più”

Anch’io vorrei uscire di più, più di così, da me e da tutto. Che mi consigli, Romain, dal fondo della tua tomba? Se avessi ancora una voce, mi diresti di continuare a ridere della vita, forse? Di sbagliare apposta, di farlo in ogni modo, cattolicamente per mezzo di pensieri, parole, opere e omissioni, non è vero? Ma io l’alter ego non lo voglio tra i piedi. Non voglio dover arrivare a morire per confessare al mondo chi sono davvero. Anche se sto ancora cercando un modo alternativo.

.

*) Abbacci.

Una licenza poetica, di quelle che si concede Momò e si capisce benissimo, anzi meglio, quello che intende dire. Che sintonia ho trovato, con i personaggi di Gary. Sono anch’io molto abbacciata, o meglio abbacinata, nel bene e nel male, vale a dire schiaffeggiata e accarezzata intensamente dalla vita e, oh se ne ho voglia di vivere a fondo quella davanti a me. Lo confesso.

abbacinare v. tr. [der. di bacino] (io abbàcino, ant. abbacìno, ecc.). –

1. Accecare avvicinando agli occhi un bacino arroventato, come forma di antico supplizio: lo ’mperadore fece a. il savio uomo maestro Piero delle Vigne (G. Villani).

2. estens. Privare per un tempo più o meno lungo della funzione visiva, o ridurla notevolmente (v. abbacinamento): il sole, riflesso dalla neve, mi abbacinava (meno com., abbacinava gli occhi); frequente con uso assol.: c’era una luce così viva che abbacinava.

3. fig.

a. Illudere, attrarre ingannevolmente: lasciarsi a. da false ideologie.

b. Stordire: il primo contatto con quella realtà lo abbacinò.

.

**) Romain Gary – La vita davanti a sé. Neri Pozza, 2009

.

Silenzio elettorale giorno 3

25 febbraio 2013

Igienizzatori

Segnaletica igienico-sanitaria

.

Da domani sarà tutto diverso. Ti senti anche tu come il marinaio che avvistò per primo l’America?

Sì: “Terra, terra!”

.

Silenzio elettorale giorno 2

24 febbraio 2013

VANESSA BEECROFT –  NAPOLI 2011

Napoli. Installazione di Vanessa Beecroft, 2011

.

Nell’urna ho perso la testa e ho messo sei croci.

Melius abundare quam decidere.

.

Silenzio elettorale giorno 1

23 febbraio 2013

I Silenti

Roma. Affissioni di mano ignota sul muro esterno dell’ex mattatoio a Testaccio

.

Allora, dopo questa volta non se ne riparlerà per un bel pezzo di votare.

Sì, se verrà instaurata ufficialmente la dittatura.

.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: