Dicotomia discorsiva (n.35): Per scrivere d’arte hai bisogno di un salvifico retroscena umano

Il post originale è apparso su Cartaresistente il 22 novembre 2013

F: Ciao Davide, trasporto questa dicotomia da un pc all’altro e solo oggi finalmente riesco a inviartela… che dici?

D: Complimenti e… sono in imbarazzo: questo David ti è venuto bene bene, chi non vorrebbe essere tale?-) Furba di una donna, anche creativa!
Per trovare una Francesca devo rileggere Dante che la mette da qualche parte dell’inferno?!

F: Surrealizzami, dai, che ci riesci

D: Donne: che cosa ho fatto di male per meritarvi?! Un giorno non troppo lontano lo scoprirò.

F: Spera di fare una bella scoperta…

D: Per il momento solo “scoperte” non so se belle o brutte, certe donne dicono che sono troppo buono e cerco sempre di capire tutto. Forse per questo potresti uscirne bene restando, da donna, nel surreale:-)

F: Non mi sembrano affatto dei difetti…

D: Le Donne, fanno spesso cose senza senso giocando con le due paroline magiche “libero arbitrio” senza pensare che alla fine è un effetto domino quello che mettono in atto. Questo è il disastro dentro la vita degli uomini e non apriamo il file sulla stupidità del maschio nei confronti del sentimento: chi più chi meno, dovremo tutti ritornare a scuola. Per noi la frase fatta è più o meno quella di un film: “non ci siamo accorti che eravamo felici”.

F: Almeno tu il tuo file lo hai aperto e ci stai mettendo le mani, o così mi pare. E la felicità ha la capacità di ripresentarsi, tienilo presente.

D: Felicità è una parola difficile amica mia, difficile e piena di fantasie. Quando sei “tenero” dentro e fuori ci credi pure che esista, quando ti sei già fatto tante domande e sei diventato il tuo critico più spietato sai che è un gioco. Gli adulti per essere felici hanno bisogno che qualcuno gli risolva i problemi… anche questa non è mia.

F: Solo perché non ho tempo, ti dico in corsa che io, senza felicità a portata di mano, preferirei chiamarmi fuori dalla vita. Secondo me puoi ancora cambiare idea
Ora stacco, che sennò non lavoro.

D: Ecco appunto “lavoro” altra parola magica per mettere in ordine la vita, quando questa è scoppiata.

F: Ti confesso che la sola magia in cui credo nella vita è la creazione artistica. Il resto, lavoro, salute, sensi, sentimenti, viene solo se ti impegni in una costante ricerca di equilibrio.

D: Allora sono salvo… scoperta più, scoperta meno!

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon – Dicotomie resistenti n. 35 Illustrazione di Fabio Visintin

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