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Dicotomia n. 8 – Nutrimento: Affamata/Cuoco

23 marzo 2018

Il post originale è apparso su Cartaresistente il 22 marzo 2013

 

È un cattivo cuoco quello che non sa leccarsi le dita.
William Shakespeare, Romeo e Giulietta, 1596

Aveva molta fame, per lei era la prima volta. Sì, era stata a dieta di tanto in tanto. Ma non pensava che la fame, quella vera, potesse devastarla fino a quel punto. In una notte le sfilarono davanti agli occhi della mente, una per una, tutte le persone che pativano la fame al mondo. Ed era stata una fortuna che quello fosse il periodo in cui gli affamati cronici erano diminuiti di duecento milioni di unità rispetto a venticinque anni prima. Dunque erano stati in tanti a tenerla sveglia, ma aveva potuto addormentarsi comunque, a un certo punto della notte. Venticinque anni prima sarebbe stata ancora lì a contarli adesso, senza aver mai chiuso occhio. Migliorie indiscutibili, a partire dalla rivoluzione agricola, e l’impennata tecnologica degli ultimi tre secoli avevano fatto miracoli. L’ottimismo andrebbe incentivato. Ma non era il momento dell’ottimismo. In fin dei conti novecento milioni di affamati erano stati a gridare e a contorcersi dall’interno delle sue budella per un tempo indefinito. Era scivolata nel sonno piangendo e credendo di impazzire.
Eppure, anche se aveva seguito le istruzioni (“Nel Terzo Mondo non bere un goccio d’acqua che non provenga da una bottiglia … Attenta a intingoli e sughi … Non prendere mai cibo dalle bancarelle”), evidentemente il cuoco (italiano) del villaggio turistico aveva combinato un guaio. Era sua la colpa se le era presa la dissenteria, e andava avanti da due giorni a riso bollito senza condimento, con certi dolori che non avrebbe potuto descrivere. “Non mi fossi mai allontanata dalla civiltà!” Pensava, sofferente. Mentre se ne stava in un angolo tremante e coperta di sudori freddi, e intanto le pareva che non ci fosse in tutto il pianeta uno stomaco più tragicamente vuoto del suo, si era avvicinato Mohammed, la guida locale, impietosito. Si era accucciato fino a poterla guardare occhi negli occhi e le aveva detto: “Amica, dammi retta: fai bollire un litro di acqua, e scioglici dentro un cucchiaino di sale e otto di zucchero”. Per la disperazione lei aveva preparato l’intruglio e l’aveva consumato lentamente per la restante metà della giornata. Alla fine tutto si risolse. Tornò da Mohammed, tutta contenta: “Scusa, ma se conoscete questa ricetta perché non la utilizzate tutti? Si potrebbero salvare milioni di vite” Lui la guardò, stavolta dall’alto in basso, e le restituì un’occhiata talmente profonda e scura da farla vergognare. Per tirarsi su, si precipitò dal cuoco e si fece preparare una doppia porzione di pasta ben condita che mangiò in religioso silenzio, direttamente in cucina, lontana dagli sguardi di chiunque.

Cercasi Cuoco:
Senza dubbio saper cucinare è una qualità, saper cucinare bene una particolarità, saper eccellere in cucina un’arte. Tutto ciò va detto perché cucinare se non è una costrizione ordinaria fatta controvoglia, è senza dubbio una passione che esprime creatività.
Quindi chi cucina sposa i cibi, li cambia, li amalgama, li esalta, li frigge, crea percorsi di gusto e ricercatezza, anche di azzardo nutriente.
Il bravo Cuoco è selettivo nella ricerca degli ingredienti e qualità dei cibi che sposa, un inventivo che prova e riprova sul suo palato la bontà dei preparati prima di darli in “pasto”. È vero, sempre più spesso va in TV a spiegare come fa ad essere così bravo, ma è pur vero che non tutti i cuochi sono esibizionisti, c’è qualcuno in giro che tiene ben nascosti i suoi segreti, le fonti di approvvigionamento e soprattutto la sua faccia.
Chiaro, non stiamo parlando di un Cuoco capace di fare un uovo al tegamino o rigirare una bistecca nella padella, ma stiamo cercando un appassionato dei sapori, un professionista nell’unione dell’impossibile e ce lo faccia mangiare. Un personaggio con grandi capacità persuasive senza usare parole e anche quando gli ingredienti sono pochissimi, sia in grado di stupirci con miracoli culinari, ma soprattutto non si faccia chiamare Chef.
In ogni angolo di questa terra in questo preciso momento c’è qualcuno che cucina, bene o male il far da mangiare è senza dubbio un’attività scontata perché fondamentale. Attività oltretutto accompagnata dalla parola tradizione che le culture si portano in “pancia” ovunque vada l’individuo.
Il cibo e come cucinarlo, come e quando mangiarlo, anche con chi e a che ora, rende straordinario un fatto: quello che fa schifo a qualcuno lo sta mangiando di gusto qualcun altro ad un metro di distanza. Qualsiasi razza umana ha dietro di sé qualcuno che impasta, taglia, frigge, arrostisce, sminuzza, condisce bene o in maniera speculativa. Ma il Cuoco che vorremo incontrare è uno che ci deve stupire, senz’altro sorprendere per averlo trovato inaspettatamente dove pensavamo non ci fosse, uno riservato e concentrato nel suo territorio creativo, quasi un antro d’alchimista dove ri-bollono le sue idee dosate a puntino. Insomma uno perfetto che prevede sceglieremo dei piatti dal menu da lui stesso preparato, lasciandoci la velleità di pensare di avere fatto noi una scelta.
Se poi fosse economicamente conveniente non ci dispiacerebbe perché abbiamo altri costi salati da sostenere, ma soprattutto se questo Cuoco fosse così bravo lo si potrebbe impiegare per un motivo sociale: c’è da ipotizzare che se sa preparare bene tutto, facendo stare in equilibrio una infinità di ingredienti anche distanti tra loro, potrebbe darci dei consigli sul come “cucinare” questa realtà sempre più cruda e variegata. Se c’è qualcuno con queste capacità si faccia vivo c’è molto da fare.

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon – Dicotomie resistenti n. 8
Disegno di Fabio Visintin

Dicotomia n. 8 – Nutrimento: Affamata/Cuoco (Su Cartaresistente)

22 marzo 2013

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cuocoaffamata

È un cattivo cuoco quello che non sa leccarsi le dita.
(William Shakespeare, Romeo e Giulietta, 1596
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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon
Disegno di Fabio Visintin

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