Posts Tagged ‘Discoteca’

Un’offerta speciale – SEI

31 gennaio 2014
Due storie, o forse tre, in una
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[CINQUE – Leggi dall’inizio]

whisky

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SEI

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L’ultima volta che aveva trascorso la notte in casa sua, Mimì aveva trovato suo padre intento a versarsi un dito di qualcosa nel bicchiere.

–  Anche mamma quando non riesce a dormire prende un po’ di quel sonnifero.

Cesare provò un senso di imbarazzo acuto. Mentre la figlia avanzava verso il tavolo al centro della stanza la bottiglia venne riposta in fretta sullo scaffale. La bambina fissò le mani strette in difesa del contenuto del bicchiere.

– Anche tu non puoi dormire?

– Io? Certo che sì.

Mimì rimase in attesa di una precisazione che non venne data, ma il padre andò a versare il whisky nel lavandino e tornò a sedersi di fronte alla figlia.

– E tu, perché sei in piedi?

– Si può sapere dove vai domani?

Cesare ancora una volta notò, con una punta di orgoglio, la sua capacità di replicare con tanta fedeltà gli schemi comportamentali degli adulti. Una domanda in risposta a una domanda. Tamburellò sul mento con tre dita, poi rispose:

– Mettiti la giacca, che ti ci porto.

Erano ancora le prime avvisaglie dell’autunno, un uomo passeggiava tenendo per mano una bambina, all’aria era ferma e tiepida dei marciapiedi deserti nel cuore della notte.

Attraversarono un ponte chiacchierando, finché si fermarono davanti a un cartellone che reclamizzava un dentifricio. L’uomo indicò col dito il rettangolo di carta fissato con lo scotch al palo di sostegno. Al centro la sagoma sfocata di un cane di grossa taglia, guardava verso l’osservatore, scondinzolando in bianco e nero.

Il testo annunciava una ricompensa per chi l’avesse ritrovato .

– Ecco.

– Vuoi dire che parti alla ricerca di quel cane?

– No. – Le lasciò il tempo di formulare la domanda successiva.

– E allora dov’è che vai?

– Alla ricerca di qualcosa che non riesco più a trovare. Che io e tua mamma non troviamo più. Ma di cui abbiamo un grandissimo bisogno.

– Allora lo farai anche per lei?

– Penso di sì. Penso che la ricompensa riguardi tutti e due.

– Tornerai con un mucchio di soldi?

– No-o-o… – sorrise Cesare, – Non lo so, Mimì, non credo. Adesso torniamo indietro.

Lei rispose con uno sbadiglio a bocca spalancata, e aprì le braccia per farsi tirare su. Come il padre la strinse a sé, la testa si posò sulla sua spalla, e prese a ciondolare inerte dopo i primi passi.

Cesare stava infilando la chiave nella toppa del portone quando una forte luce, puntata in faccia, gli fece corrugare l’espressione e portare una mano alla fronte. Confuso com’era, non si rese conto di trovarsi già all’interno della quinta replica delle passate notti.

– Cesar Andreevic?

Senza dargli il tempo di rispondere, venne fatto entrare a forza in un’auto che non aveva visto arrivare, accostata al marciapiede. Nella concitazione perse il senso dello spazio e, semisdraiato all’interno del veicolo, si tastò con angoscia la spalla dove poco prima avvertiva il peso di chi per lui era diventata la persona più preziosa al mondo. Un uomo si accomodò al suo fianco e lo spintonò verso l’altra portiera. Davanti presero posto l’autista e un terzo personaggio.

I gorilla arrivarono sulla scena pochi secondi dopo che l’auto si era dileguata in fondo al viale su cui si affacciava la discoteca. Restarono interdetti, si guardarono l’un l’altro, incerti se dare l’allarme o attenersi alle istruzioni che il ministro aveva lasciato loro, nel caso la sua ricerca della ragazza lo avesse allontanato troppo da quel luogo.

Lo attesero un’oretta,  nascondendosi tra le ombre dei palazzi, come ubriaconi senza domicilio, nel timore di venir notati. Verso le tre, Cesar sbucò da dietro un angolo e affrettò il passo sul viale mentre si aggiustava al collo la cravatta.

– Tutto bene capo?

– Sicuro. Andiamo via, ora.

Infilandosi nell’auto di servizio, distribuì a ciascuno un biglietto di una certa consistenza e diede ordine di riportarlo a casa.

I generali avevano parlato a lungo, dilungandosi sui dettagli del piano concordato con le menti dei rivoltosi. Lui avrebbe avuto un ruolo secondario, ma gli veniva garantito un incarico di notevole prestigio, nella spartizione del potere del nuovo governo.

Cesar, durante il tragitto, rimuginò sui due incontri della serata. Disceso dall’auto, mise la mano in tasca per prendere le chiavi e si ritrovò un bigliettino piegato tra le dita.

Era stato strappato da un blocco per appunti. Sullo sfondo di un quadrettato azzurro, svettavano le lunghe aste e gli occhielli di un’elegante grafia femminile.

Decifratone il senso, una volta superato lo stupore e il turbamento, comparvero le istruzioni per raggiungere l’eliporto.

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[SETTE]

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Un’offerta speciale – CINQUE

30 gennaio 2014
Due storie, o forse tre, in una
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[QUATTRO – Leggi dall’inizio]

dito sul collo

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CINQUE

 .

Cesare fissò a lungo la pioggia che scendeva fuori dai vetri della camera da letto. L’esterno gli appariva compresso, stritolato dalla mole d’acqua che veniva giù. Senza più un fuori al quale rapportarsi, l’interno della sua abitazione gli sembrò più intensamente vivo. Sentiva le pareti respirare, il corridoio risuonare di passi e, provenienti da un altrove indefinibile, sussurri che chiamavano il suo nome.

Eppure lì, oltre a lui, non c’era nessun altro.

Andò in cucina e mise ad abbrustolire due wurstel sopra una bistecchiera. Scostò una sedia dal tavolo e ci crollò pesantemente sopra. Fece il numero di Anna. Il telefono squillò a lungo finché Mimì aprì la conversazione con un “pronto?” squillante.

I minuti passarono e la tensione di Cesare lasciò il posto a un languore che somigliava al ricordo che gli restava della felicità.

Si sentì stanco. Finita la cena, lasciò pentole e stoviglie nel lavandino e andò a coricarsi prima del solito.

A luce spenta, gli occhi stentarono a chiudersi, temendo di incappare per la quarta notte nel solito sogno. Ma, alla fine, fu vinto dall’oscurità.

L’umanità straziata dalla disperazione, da un lato, e il dovere di mantenere inviolata la porta d’accesso al Presidente, dall’altro, avevano aperto uno strappo che Cesar attraversò senza ricucire, fuggendo lontano così come si trovava, nudo e imprudente.

Il vento della Storia cambiò di colpo direzione, e la rivoluzione aprì una notte le sue danze, nel fragore infernale di una discoteca di moda, per l’appunto.

Lei era giovane e in possesso di tutte le prerogative che l’avrebbero facilmente ascritta ai frequentatori abituali, ma un occhio attento avrebbe notato che non apparteneva a quell’ambiente.  Da come si muoveva guardinga, dalla prolungata mancanza di compagnia, dall’avvicinarsi per piccole tappe al tavolo riservato al Ministro e alle sue guardie del corpo. Ma quelli ormai ne avevano bevuto uno di troppo, e mantenevano con crescente difficoltà la concentrazione necessaria al loro compito.

Quanto a Cesar, fu l’unico ad averla puntata da lontano. E non si stupì quando gli passò accanto, anzi, rallentò la respirazione, come se con essa potesse rallentare il tempo, e vedere quel fianco fasciato da una gonna di pelle nera, sfilargli accanto con la morbidezza del ralenty.

Lei gli disse in un soffio:

– Ci sarà un’esplosione.

chinandosi a raccogliere la borsetta cadutale da sotto il braccio, che anche lui si era precipitato ad afferrare.

Il ministro, nella sua lecita serata di riposo, non ebbe ritegno nell’incrociare le proprie dita sopra quelle di lei durante l’operazione di recupero. Con l’altra mano, le sollevò il gomito per aiutarla a risollevarsi. La giovane, come se niente fosse, riprese a parlare mentre controllava il contenuto della borsa.

– Poi, entro un quarto d’ora dovrai essere all’eliporto, prendere o lasciare.

Finalmente sollevò lo sguardo e recitò la parte da professionista. Si dimostrò sorpresa di riconoscere l’uomo pubblico, aprì l’espressione e, per una manciata di secondi, avvolse Cesar in un enigmatico sorriso.

Lui ne comprese il senso e rispose col suo ghigno di cortesia, ma si ritrovò senza la propria parte del copione quando affiorò un secondo strato a staccare alla donna il trucco da sopra la facciata. Uno sguardo, spontaneo, umano, pudico, al quale restò impigliato al punto da non potersene staccare.

La messaggera aveva trasmesso un’offerta di riscatto, il ringraziamento del gruppo per tutte le preziose informazioni date nelle ultime settimane. Prendere o lasciare. Lui prese tutto ciò che gli veniva offerto in quel momento. Offerta inaspettata, a dispetto del periodo già del tutto insolito. Qualcosa di speciale.

La invitò a ballare, dopo aver gettato un’occhiata in cagnesco ai gorilla, scattati in direzione della donna.

Calma. Stava solo cogliendo un’opportunità di conquista, offerta da una bella ammiratrice.

Accennarono a pochi passi discordi, poi presero un ritmo comune. Lei si lasciò cingere la vita e la pantomima prese le forme di un ondeggiamento leggero. Attorno a loro si formò un circolo vuoto, la sala sembrò spalancare le pareti, le luci colorate offrirono a entrambi una scusa per far crescere il rossore.

Lui sbirciava di sottecchi l’intorno e quasi non la guardò per l’intera durata dell’improvvisata danza. Ma le parlava ugualmente, attraverso la calibrata pressione delle dita sul vestito. La donna non reagì subito ma quando, in un sussurro, si scusò e gli sorrise ancora, nell’alzare gli occhi su di lui gli affilò sul collo il profilo dell’unghia, per poi dileguarsi in fretta nel buio oltre la pista.

Cesar tornò a sedersi vacillando. Una lama gli era penetrata nel cervello.

Da quel momento in poi, il senso logico degli eventi prese a sfuggirgli. Iniziò a vivere come osservando sé stesso dall’esterno.

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[SEI]

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