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Dicotomie n. 2 – Marinaio/Contadina

9 febbraio 2018

Il post originale è apparso su Cartaresistente l’8 febbraio 2013

Chi viaggia ha molto da raccontare […] Ma altrettanto volentieri si ascolta colui che, vivendo onestamente, è rimasto nella sua terra. (Walter Benjamin, “Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov”)

Marinaio
Come ti invidio. O meglio, ti ammiro. Anzi, ti adoro. Sai sempre dove vuoi andare. Oh, diamine, in realtà… Come ti bramo! È solo che non riesco a starti dietro. Non so come raggiungerti, non so come seguirti. Tu dici “È semplice. Fai quello che faccio io”, è una parola. Mi sembri avere sempre il vento in poppa, hai quello sguardo così infervorato. Quello che, se per caso incrocia il mio, mi illude che io sia sulla tua rotta, cosa che non è mai. Sai essere leggermente strabico, alla bisogna, e me ne accorgo tardi.
Ti lanci sempre, ti ficchi in mezzo ai guai, ti ferisci. Poi io rattoppo le tue vele, e subito riparti. Ti perdi, non dai notizie per giorni. Me ne dispero, ma torni. Inatteso, scombini la mia vita: mi baci sulla bocca! Non sai come hai potuto starmi lontano, e tutto ti è perdonato. Parli di nuove mete e mi convinci. Stavolta verrò con te. Mi imbarco. Va bene per un po’, anche se ho il fiato corto. Ti guardo e mi restituisci una forza immane.
Un’onda troppo alta mi travolge, cado! Mi lanci il salvagente, è vero, però aggiungi “Non mi posso fermare, salta sul primo battello e prosegui sola. O l’ideale, o morte!” Ma quale morte e morte, penso io, che vorrei solo un phon, un the bollente e un plaid. E te vicino.
Lo vuoi capire o no? L’Oceano anche ammirato dalla riva può ammaliare. Una chiesa può esser bella se non consideri i preti, un notturno di Chopin valere quanto i Rolling Stones. Due notti di fila insieme a me nel letto (dammi retta) non hanno paragone con i brevi ristori nella ciurma adorante. Ma senza non sai vivere.
Tutto di te parla di avventura, ammalii con sussurri da sirena (chi non ti apprezza è certamente sordo). La tua intransigenza ti fa eroe anche quando ti chini sui lacci delle scarpe. “Oohh”, dicono, “guardate: che nodo superiore!” E da quel momento è moda. Tutti ti seguono nelle tue esaltazioni, si prostrano quando ti deprimi, e io con loro. Spiandoti dal mio angolo segreto, con gli occhi torvi, le unghie rosicchiate a sangue. La verità è che vorrei essere come te, ma visto che non posso mi devo accontentare. E quando raramente fai naufragio, in fondo in fondo un po’ (ma giusto un po’) ne godo.

Contadina
Si ribalta il gioco delle parti per cui se ti definisco “contadina”, ora ti faccio un complimento, potresti diventare un personaggio TV e ti guarderei con interesse pensando che mi salverai. Potresti avere l’anima onesta donna, anima che ha radici profonde nel terreno in cui vive, difeso dall’avanzare del moderno di cui sono assuefatto. Ritorno a pensare che se di terra dovessi ri-vivere dovrei venirti a cercare per chiederti consigli da dove cominciare, come fossi mia Madre. Se in passato avevo pensato di integrati nel mio quotidiano da cui ora devo difendermi, ora mi rendo conto che per fortuna non ci sono riuscito e diventi, contadina, un esempio, una via di fuga, una possibilità non soffocante. È vero, per fortuna che ci sei è fai un mestiere che aiuta a sentirmi sano, al sicuro e non lo dico solo perché sei donna. Ma se dovessi descriverti, del vecchio intenderti non è rimasto molto, difficile vederti nel campo a zappare, sotto la pioggia a curare l’orto, le galline, la vite, roba da cartolina illustrata o d’archivio d’antan che trovi in Internet. Facile invece pensarti oggi una bella donna che sà in anticipo “che tempo farà” collegandosi all’app dedicata. Di storie ne hai da raccontare ma sono più interessanti quelle di tuo Padre se sei figlia d’arte, altrimenti devi per forza avere un progetto da piantare da qualche parte, perché anche la terra non è più quella di una volta. E per chiudere pensando all’onesta che sei, diciamo che penso che tu lo sia molto più di me perché con la terra ci tratti e quella pragmatica, non lascia scampo. Ma diciamo anche che hai imparato a raccontarmela questa storia e io impaurito credo a tutto. Quindi sei anche “eco-furba” più che ecologica e il chilometro zero ti aiuta a distinguerti dando un prezzo al tuo lavoro. Comunque, in questo gioco delle parti sei vincente, almeno nel sentimento che provo per te, quindi resta contadina con il palato fine da degustatore. Resta contadina che stai andando bene e il genere è già mito paragonato al niente di buono che ci attornia, da cui vorrei tu mi salvassi.

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon Dicotomia resistente n. 2
Disegno di Fabio Visintin

 

Dicotomie n. 2 – Narrazione: Marinaio/Contadina. (Su Cartaresistente)

8 febbraio 2013

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marinaiocontadina_1

Chi viaggia ha molto da raccontare […] Ma altrettanto volentieri si ascolta colui che, vivendo onestamente, è rimasto nella sua terra. (Walter Benjamin, “Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov”)

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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon
Disegno di Fabio Visintin

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