Posts Tagged ‘personalità’

Dicotomie n. 5 – Personalità: Reale/Virtuale

2 marzo 2018

Il post originale è apparso su Cartaresistente il 1 marzo 2013

Quell’estate Parker faceva fatica a dormire. C’erano interruzioni nell’erogazione dell’energia elettrica, e gli spegnimenti improvvisi dell’induttore-delta provocavano dolorosi e improvvisi ritorni alla coscienza. (William Gibson, “Frammenti di una rosa olografica” da “La notte che bruciammo Chrome”)

Virtuale
Non posso crederci, è dietro questa porta (stringo la maniglia in mano, pronta ad aprire, sento quasi il suo respiro affannato). È qui, e mi ha appena spedito un messaggio. Se fosse importante? Negli ultimi mesi abbiamo descritto, sottolineato, vissuto insieme ogni attimo. È impensabile che io non corra a leggere ciò che ha da dirmi. Ma mi rifiuto di lasciare la presa. Mi agito mentre con l’altra mano cerco l’apparecchio in tasca, mi scivola, mi sfugge, lo riacciuffo al volo per un angolo. Il cuore si è fermato. Mio Dio. Mi rendo conto che è più importante l’uomo del telefono. L’altro dovrà aspettare. Scorro a malincuore la superficie spigolosa della maniglia, nell’ultimo tratto, però, la lascio in modo frettoloso, l’indice è già sopra lo schermo.Dice: “Ti ho scritto di essere sceso dal treno, e di stare dirigendomi da te. Di aver preso un taxi, dal quale ti ho parlato di ciò che vedevo fuori dal finestrino. Delle mie mani sudate, dei vestiti scelti insieme ieri, che oggi indosso per incontrare te. La mia emozione, il bene che ti voglio, il non poter resistere ancora. Sono arrivato fin qui, dietro la porta. Percepisco l’umidità della tua pelle emozionata. Ma, ti sembrerà assurdo: ora non provo niente. Non sento più me stesso, ho cominciato appena a dieci passi dal tuo portone. Non so chi mi attende in casa, non m’interessa. Non ci sei tu. E io neppure sono qui. Non sono in nessun luogo adesso. Sto male.”Sto male anch’io. La terra si è spalancata e il vuoto ci separa senza alcun rimedio. Gli mando una faccina triste. Lo schermo mi informa che lui sta digitando. Si ferma. riprende ancora. Altri lunghi secondi di attesa. Infine leggo: “Ma no, non era vero niente. Scherzavo!  In realtà non mi sono mai mosso da casa. Mi perdoni?” “Meglio così”, scrivo. L’agitazione mi ha schiantata a terra. Da lì continuo a scrivergli, concentrata. Mi distraggono dei passi in allontanamento, ma torno subito a stringermi forte a lui. Il resto non esiste.

Reale
“Padre, mio Marito mi sta lasciando per un’altra donna conosciuta in Internet. Che devo fare!?” Queste parole erano rivolte a lui, bianco in viso, scarno, con l’abito talare dignitoso ma consunto, mandato 10 anni prima a controllo morale di 2.000 anime in quel Paese cristianissimo della bassa… a cui gioco forza si era affezionato: “Come me non ne sono rimasti tanti”, diceva spesso. Si prese un attimo di tempo per analizzare la realtà ormai dislessica, guardando fisso tra le fessure del confessionale questa donna ormai non più giovane, con tre figli che stavano crescendo e le difficoltà oggettive che da li in poi avrebbe dovuto affrontare da sola. Lui che di sentimenti tra due esseri viventi che fanno normalmente coppia sapeva poco, conosceva Internet per inviare e spedire email, aveva difficoltà a comunicare con uno smartphone, ascoltava i ragazzi della parrocchia parlare a monosillabi digitali che non capiva: “un linguaggio moderno a cui abituarsi”, pensava. Avrebbe voluto fare giustamente qualcosa per questa anima in pena: aiutarla economicamente? Parlare con il Marito che discuteva non tanto virtualmente con un’altra per portarlo alla realtà dei fatti? Annunciare la cosa in Chiesa la prossima Domenica mattina come difficoltà sociale da prendere seriamente in considerazione? Pregare che non fosse vero, per l’ennesima volta, che un altro disastro famigliare andasse a carico della piccola Comunità? Da uomo pensò: “ma Dio in tutto ciò dov’è?” Possibile che non si faccia vivo in questi momenti! Ma fu solo un pensiero piccolo e poco realistico soprattutto da parte di un Prete, il momento richiedeva pragmatismo e niente invenzioni, bisognava agire almeno a parole con una certa presenza d’animo per dare forza alla donna che aveva difronte, quindi esclamò: lascialo andare quel coglione, non sa cosa si perde. E pian piano cercane un altro, ti do io una mano perché da sola non puoi pensare a tutto”.

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon – Dicotomie resistenti n. 5
Disegno di Fabio Visintin

 

 

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: