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De shortibus

5 luglio 2013

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jambes

Eh, sì. Parliamone pure, và. La noto anche io la fioritura di ragazzine in shorts. Le incontro anche io a Villa Borghese, ma non solo: in metro, per strada, nei bar. Ovunque. C’è qualche novità? Qualcosa che mi sono persa evitando di cliccare sulle notizie che riguardano olgettine varie e tal Sara Tommasi? Le ragazze in estate si spogliano. Lo fanno da sempre, sapendo bene, sperando anche, di farsi notare. Lo fanno comunque, anche se non ne avrebbero propriamente il fisico.

pantera

Lo facevo pure io, a rischio di venire  inseguita dal maniaco che mi bloccava il passaggio nella strada deserta, per convincermi a salire in macchina. Io mi attaccavo a tutti i campanelli del primo portone e, a scampato pericolo, iniziava la tremarella senza controllo e scendeva qualche lacrima di rabbia. Ma tornavo a denudarmi pericolosamente il giorno dopo, e in modo più impudente quando ero insieme alle mie amiche. Certo, non puntavamo a far sbavare il padre di famiglia, ma questo accadeva comunque. Che poi magari lì per lì soprassedeva, e poi era quello che ti infilava la mano nello slip sotto lo specchio d’acqua della piscina del villaggio turistico, subito dopo essere diventato grande amico di tuo padre per via della comune squadra del cuore. E tu non sapevi come si reagisce agli approcci degli amici di famiglia, e restavi come un(a) baccalà. Umiliata, offesa e senza armi, mica gratificata. Perché per noi teenagers quelli sopra i ventidue erano già vecchi. A noi piaceva un certo ragazzino, e spesso eravamo in gara era per lui o, al massimo, per mantenere alta la nostra “reputazione” nel gruppo.

Uomini, guardate pure, mica togliete nulla agli oggetti dei vostri sguardi. Magari fatelo con discrezione, avete compagne che potrebbero scambiare i vostri sguardi per dichiarazioni d’amore nei confronti di altre che non siano loro (alle quali avete promesso il cuore, e forse lo avete fatto con convinzione). Non sarà un riflesso ancestrale e poco controllabile a rovinare un progetto di vita o un sentimento vero.

Piuttosto, mi sembra molto diverso quello che fanno alcuni, che non si limitano a guardare.

Teenager io non lo sono più, ma sabato scorso, in spiaggia, un paparazzo da smartphone ha ritenuto suo diritto immortalare la mia discesa solitaria verso la battigia. E quando mi è arrivato a tiro, ed era chiaro che gli andavo incontro per dirgliene quattro, ha iniziato a puntare il panorama, le vele, il bagnino in canottiera rossa, prima di dileguarsi in tutta fretta altrove.

Mentre ieri, tornando in metropolitana, sono stata accecata da un flash, il solito smartphone tenuto tra le ginocchia da un tizio seduto di fronte a me, con aria da gnorri. Se ha fatto così con una che aveva sulle spalle dieci ore stressanti fuori casa, non so immaginare quali altre violazioni della privacy possa aver commesso ai danni delle delle primizie discinte che affollavano il vagone.

Il signore che ha allungato le mani attraversando le strisce col rosso mentre gli sfrecciavo accanto in bicicletta, invece, rientra nella categoria del porco. Nemmeno ipocrita, solo un qualsiasi porco metropolitano.

Domani è sabato, ci sono i saldi. Quasi quasi mi compro un paio di shorts e vado a spasso con le mie più morigerate figlie.

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PS. Vero, amico malpensante: un po’ gratificata lo sono. Ma fino a un certo punto, preferirei essere notata da Uwe Ommer.

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