Posts Tagged ‘Silvio Berlusconi’

L -14

29 settembre 2013

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Nato sotto il segno dei Pesi

Auguri

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A Berluscò, Come Diceva Er Fisico Geniale*,

“Hai Inimicizie? Lassale Malignà, Nun Origliare”.

Peraltro, Quasisanto,

Resterebbe Soltanto

Togliersi Un Viziaccio Zodiacale.

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*) Quel genio della Mara Carfagna, naturalmente.

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PS. Giornataccia. Non è che sono proprio soddisfatta, ma era il mio primo Limerick acroalfabetico e sono andata un po’ di corsa. Se qualcuno ha delle migliorie da proporre, si faccia avanti.

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L’arte di provocare cadute (di) gravi _ Meditazione n.10

29 agosto 2013

Falling Apples

Falling Apples, Bill Bradshaw

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Daremo il nostro appoggio all’offensiva USA in Siria? Sembra di no, a giudicare dalle parole del nostro ministro degli esteri, ma a me viene da pensare: Quando mai abbiamo detto di no a un sostegno agli USA, sia pure sotto forma di missione di pace?

– Quasi mai, tranne almeno in un caso.

– Illuminami, demone, che su due piedi non ricordo.

– Hai presente Craxi su Sigonella?

– Ah, vero. Quella, lo ammetto, è stata un’eccezione.

– Certo che, se oggi mi fosse dato di scegliere, tra un Craxi e un Berlusconi preferirei Craxi.

– Io preferirei nessuno dei due, ma non mi è chiaro dove sfocerebbe questa terza ipotesi.

– Bisogna usare l’immaginazione.

– Il realismo, piuttosto, demone.

– Insisto: l’immaginazione. Bisogna ricordarsi di saper sognare, di essere stati bambini. Ritrovare l’innocenza e l’antico stupore… Aprire le ali al volo pindarico e osare, osare… Costruire una favola nuova, che non sia mai stata ancora scritta da nessuno.

– Oh, Gesù. La favola bella che ieri m’illuse, che oggi t’illude? Ma finiscila, pensatore stitico! Non sei lontanamente paragonabile a quel talentuoso coprofilo del Vate, e io poi, non sono mica Ermione. Ti mancano proprio le basi, guarda. Ma come, sei da oltre un anno su un blog che tratta di narrazioni e non conosci Vogler? Non sai che qualsiasi narrazione cela degli archetipi, gli stessi contenuti nelle fiabe che ti raccontavano da bambino?

– No. E comunque a me piacciono le favole. Per questo ho letto la trilogia delle Sfumature, con quei loro bei lieti finali!

– Non ce la faccio a discutere con te, mi ritiro sotto un melo in meditazione.

Come se si potesse scegliere. Purtroppo, nemmeno nelle favole è consentito.

Freud* arrivò a conclusioni incontrovertibili scavando nella correlazione esistente tra le trame de Il Mercante di Venezia e il Re Lear di Sheakespeare e di altre molto simili, contenute nelle Gesta Romanorum **, nel poema epico estoniano Kalewipoeg, nel mito del Giudizio di Paride, nelle Metamorfosi di Apuleio e perfino in Cenerentola.

In tutte è raccontata la scelta tra oggetti/persone, simboli a loro volta di qualcos’altro.

Per Freud, non era tanto importante individuare la simbologia sottesa, quanto capire come fin dalla notte dei tempi l’essere umano abbia avuto la necessità di crearsi una possibilità di scelta, attraverso l’invenzione favolistica.

E dunque l’eroe di turno che gratifica il lettore/ascoltatore, finendo per scegliere, tra le tre in lizza, la donna più silenziosa, la più devota o la più bella, secondo Freud mette in scena una trama consolatoria riconducibile al mito delle tre parche. Ad Atropo, in particolare, l’uomo rivolgerebbe la sua scelta, barattando il concetto di morte con altri, complementari e, per la psicanalisi, del tutto sovrapponibili (“i contrari sono spesso rappresentati da un unico elemento nei modi di espressione usati dall’inconscio, ad esempio nei sogni”).

Poiché l’uomo, scoperto nei primordi di essere segnato da un destino ineluttabile, ha utilizzato l’immaginazione per soddisfare il desiderio che nella realtà non può essere soddisfatto: sostituire alla morte l’amore, la bellezza, la saggezza, la fedeltà.

Sostituire l’atto di subire il fato con la possibilità di scegliere.

Ma, appunto, si tratta di un mito, della cristallizzazione in forma narrativa di un desiderio umano, che può consolare ma in nessun modo cancellare la realtà. A meno che non si arrivi a credere che l’alternativa creata dall’immaginazione dell’uomo costituisca una realtà a sé. Ma di questo Freud nel suo trattatello non parla.

– Ancora in meditazione?

– Ho appena terminato, grazie.

– E cosa avresti concluso?

– Che Obama ci racconta favole perché ha capito che siamo fondamentalmente umani. Com’è buono lui. Ahi!

– Ma guarda il caso… ti è caduta una mela proprio sulla testa. È segno che sei stata prescelta.

– Come Elena dal buon Paride?

– No, come Berlusconi da milioni di elettori.

– Allora sono anche immortale. Chiedo scusa a Freud ma mi conviene rimangiarmi tutta la meditazione.

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*)Sigmund Freud “Das motiv der Kästchenwahl”, pubblicato in Imago, 2, 1913. Traduzione di Antonella Ravazzolo in Freud – Psicoanalisi dell’arte e della letteratura, Ed. Newton Compton, 2012.

**) Deeds of the Romans, Aneddotica di origine anglosassone ambientata in epoca romana ma realizzata ad uso e consumo delle meditazioni clericali del 13° secolo.

L -30

9 giugno 2013

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Ora o mai più!

Re della foresta

 L’onorevole Tarzan di Jacovitti

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Non spaventarti se il consenso è poco:

C’è bisogno di te che stai al gioco.*

“I consensi sono parchi?

Ti spalleggian gli oligarchi!”

Con la Costituzione accendi il fuoco.

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*) Indegna parodia di Primo Levi, che propugnava il metodo scientifico per favorire il progresso dell’umanità. Tutto il contrario della politica nostrana, nella quale, per dirla con Rodotà,  “apprendisti stregoni” si apprestano a remare in direzione contraria al modello della democrazia partecipativa, che proprio il progresso e il “mutamento continuo dello scenario tecnologico” che il progresso comporta, favorirebbe enormemente ai nostri giorni.

Anche se Levi non proponeva di smacchiare giaguari, bensì di pettinare le chiome alle comete, lui di certo non scherzava affatto:

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DELEGA

           Non spaventarti se il lavoro è molto: 
           C’è bisogno di te che sei meno stanco.
           Poiché hai sensi fini, senti
           Come sotto i tuoi piedi suona cavo. 
           Rimedita i nostri errori:
           C’è stato pure chi, fra noi,
           S’è messo in cerca alla cieca
           Come un bendato ripeterebbe un profilo,
           E chi ha salpato come fanno i corsari,
           E chi ha tentato con volontà buona.
           Aiuta, insicuro. Tenta, benché insicuro,
           Perché insicuro. Vedi  
           Se puoi reprimere il ribrezzo e la noia 
           Dei nostri dubbi e delle nostre certezze.  
           Mai siamo stati così ricchi, eppure
           Viviamo in mezzo a mostri imbalsamati, 
           Ad altri mostri oscenamente vivi.
           Non sgomentarti delle macerie  
           Né del lezzo delle discariche: noi
           Ne abbiamo sgomberate a mani nude 
           Negli anni in cui avevamo i tuoi anni.
           Reggi la corsa, del tuo meglio. Abbiamo
           Pettinato la chioma alle comete,  
           Decifrato i segreti della genesi,
           Calpestato la sabbia della luna
           Costruito Auschwitz e distrutto Hiroshima.
           Vedi: non siamo rimasti inerti.
           Sobbarcati, perplesso;
           Non chiamarci maestri.

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Elefante perentorio

Giorgio, elefante perentorio

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Notizie dall’ANTA – La cintura

7 Mag 2013

.Ninfa

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5) La cintura (o dell’ultima volta).

L’ultima volta che ho avuto indosso questa cintura (larga, di tessuto jeans, a strisce orizzontali bianche e blu, chiusa da una fibbia metallica rettangolare con sopra scritto Levi’s), sarà stato in terza media. Nemmeno tredici anni, avrò avuto. Me lo ricordo bene, la usavo non tanto per tenere su i pantaloni -perché ero una ragazzina sviluppata d’un colpo, dalla sera alla mattina, cosicché i miei, quando alle sette già sulla soglia in partenza per la scuola, spostavano i loro sguardi preoccupati dalle cuciture con l’aria di stare per saltare, alla mia faccia segnata dal cuscino (e, data l’età, ancora senza trucco) mi chiedevano: “Ma sei sicura di voler uscire così?”- non la infilavo tanto tra i passanti per lo scopo di solito richiesto a quest’accessorio, ma per l’aria che supponevo mi donasse. Trendy, si sarebbe detto qualche annetto dopo, ma ancora quel termine non si usava. Neanche “fico”, mi pare che avessi ancora sentito pronunciare, ma in fondo uscivo da poco dalle elementari. E, a dire il vero, non avrei saputo dire cosa usassero i miei coetanei, per definire ciò che li metteva in linea con la moda.

Perché, per me, quelli erano tempi in cui il mondo era tutto nuovo. Senza saperlo, in pochi mesi avevo fatto un mucchio di ultimi gesti. Come l’ultima volta che avevo giocato con i Fiammiferini, chiusi nelle loro scatole esposte nell’ultimo lavoretto fatto a scuola, una bacheca di compensato tagliato col seghetto a mano. O l’ultima telefonata ad Alessandra, la mia migliore amica, alla quale avevo risposto che, no, a casa sua non ci potevo andare, perché avevo troppo da studiare, ma in realtà perché da lei avremmo fatto i soliti giochi da bambine, mentre io avevo deciso che con quel corpo tutto nuovo avrei dovuto affrontare solo nuove esperienze. Stare affacciata, per esempio, in barba ai compiti, per tutto il pomeriggio. E attendere l’arrivo della torma di motorini smarmittati, condotti in testa da uno su una ruota sola. Daniele, il mio primo ragazzo. Avevo salutato da poco anche l’ultima volta che su di me si erano affaccendate con premura le ultime mani neutrali di qualche adulto. Pediatra, nonna o genitore. E quella gita fu l’ultima della terza media, l’ultima occasione in cui indossai la mia cintura.

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Per ogni cosa nella vita di una persona c’è una prima e un’ultima volta. Eventi che possono coincidere. O divaricare tra loro talmente tanto da finire col non mantenere più neanche il punto di contatto originale. Dipende. La cintura, per dire, la sto indossando di nuovo. Quanto mi sta bene, molto meglio che da ragazzina. Oggi che sono migliore in tutto, mi domando se questo tutto abbia qualche valore, perché non so vederlo, se non con discontinuità.

Ci sono fasi nella vita. Quella che attraverso io, la chiamo la fase trasparente. Buttate all’aria le mistificazioni, usa alla cortesia per il rispetto che porto agli altri, anche a quelli che non mi somigliano neanche un po’, non tollero, non tollero proprio, almeno per ciò che mi riguarda, l’ipocrisia. La fase trasparente somiglia al processo che porta i vecchi a dire quello che pensano fregandosene delle reazioni.

– Mica sei vecchia.

– ok, ok. Per questo motivo tengo a freno la lingua. A cuccia adesso.

– Scorbutica.

– Belzebù (ti piace? lo ripetono tutti in televisione, oggi.)

– (Mhm. Carino, sì.)

– (Allora contentati e taci.)

Le illusioni sono quello che sono, ovvero nulla di reale. Metti il ’93, l’anno dell’esame di scenografia, di cui ho questo ricordo: la sera prima avevo steso tutte le tavole per il pavimento del salone. Un lavoro abnorme, ci camminavo in mezzo orgogliosa e, mentre le contemplavo, parlavo con Fabrizio dal cordless. Commentavamo l’avviso di garanzia a Giulio Andreotti sulla base delle accuse di Buscetta a proposito dell’omicidio Pecorelli. Eravamo eccitatissimi.

E solo in parte per l’esame.

Ci sembrava di vivere un momento storico. Ma Andreotti passò indenne quella e altre bufere. Arretrò a poco a poco nell’ombra e a noi restò il senso di qualcosa di incompiuto, che non facemmo in tempo a elaborare. Intanto era iniziata l’era Berlusconi che ci tenne occupati a brontolarne per vent’anni, nel corso dei quali siamo subliminalmente soggiaciuti al fascino perverso dell’illusione dell’immortalità. Credendo che tutto ciò che viene nella vita, viene sempre per restare.

E solo in parte a causa della giovinezza.

Da ieri, io almeno (di Fabrizio non so quasi più nulla da tempo), ho sentito cadere un ultimo velo. Ho visto ancora meglio le cose come sono, che l’illusione non aveva senso: Andreotti è morto. Ha “fatto” qualcosa per l’ultima volta. Era ovvio attenderselo, no? Era umano, certo. Ma le persone hanno la tendenza a sistemarsi comode dietro il paravento delle illusioni, finché  queste non cadono (cadono sempre), lasciandole in mutande e sole davanti alle proprie responsabilità.

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Democrazia invidiosa

10 aprile 2013

Femen e Putin

 

Una discussione originata da un articolo di Internazionale. Di seguito la mia ultima risposta:

Protesta mondo liquido

Vorrei aggiungere che forse, nel mondo arabo, di donne così possono anche infischiarsene ma qui da noi servono come il pane. Sono sicura che la loro azione non sia esattamente folle come sembra. Non riesco a essere dura con delle tizie che espongono e votano a una causa (forse) persa la parte più intima e delicata di sé. E poi, trovo gustosamente comica la scelta di strumentalizzare il proprio corpo in questo modo. Un modo così apparentemente ingenuo, che mi fa tenerezza. Un modo molto diverso da quello aggressivo e presuntuoso di rock star, modelle, attrici, olgettine e via discorrendo che costituiscono, per la stragrande maggioranza delle donne, occidentali  e non occidentali, il modello a cui tendere. Molto diverso e molto rischioso per loro stesse.

Ammetto che si possa non gradire il metodo, o sentirsi offesi dalla spudoratezza (ma oggi bisogna essere ingenui più di loro per arrivare a tanto), o dissentire sull’oggetto della protesta. Siamo in democrazia (anche se in certi casi mi pare una democrazia invidiosa).

 

 

Cry me a river

21 marzo 2013

Antropologi. Comincio a pensare di soffrire di una dipendenza da.

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emozioniStefano Bartezzaghi dalla prima pagina di Repubblica di oggi segnala una ricerca sulla letteratura di lingua inglese prodotta nel XX secolo, con risultati da non sottovalutare.

what are you in the mood for?

What are you in the mood for?: Emotional trends in 20th century books (Plus blog)

Il ricorso a termini come anger, disgust, fear, joy, sadness e surprise è stato in costante calo.

Autore un antropologo italiano trapiantato a Bristol, Alberto Acerbi. Pensate: qualcuno ha ritenuto importante finanziare una ricerca che ha comportato l’immersione di chi l’ha condotta nella lettura (certo, anche aiutata dell’informatica) di romanzi su romanzi. A cosa è servito? Non è dato saperlo, ma, ripeto, ci hanno investito denaro.

Mi sento a disagio. In Italia forse abbiamo sofferto troppo nel secolo passato? Siamo ancora nel pieno dell’euforia del dopoguerra? Per questo tanta gente vota ancora Berlusconi e accorre davanti al tribunale di Milano in lacrime per baciargli le mani e chiedergli ‘o miracolo?

Fatto sta che non è ritenuto utile studiare le sue sensazioni. Quelle della gente, mica di Berlusconi. Non penso che ci farebbe male un po’ di autocoscienza collettiva. Tanto per capire che cosa abbiamo fatto io o i miei avi perché meritassimo di vivere nel paese dove spopolano Moccia e l’adorazione del dio lucchetto.

A me, così a naso, la storia del secolo trascorso fa pensare che, avendo i paesi anglosassoni vinto la grande guerra, inventato la beat generation e che essendo comunque titolari di culture impregnate di pragmatismo nell’espressione dei vari credo religiosi, forse per questo possono permettersi con estrema nonchalance di dimenticarsi coscientemente dell’espressione dell’emotività all’interno di testi che le persone leggono, diciamo così, per svago. E dunque effettuando operazioni in netto contrasto con le logiche di pubblicazione che, almeno in Italia, ad oggi sembrano predominanti.

Forse è così allora (ma andrò a sbirciare le conclusioni della ricerca per capire meglio). Tant’è che dagli anni ottanta in poi la tendenza ha iniziato a invertirsi (mi mancano i dati dell’ultimo decennio), segno evidente dell’insorgenza di quel comportamento molto umano che porta ad aggrapparsi alle emozioni (lette e vissute) nei momenti di maggiore ansia per il futuro.

I loro dati indicano che l’uso di parole che esprimono sentimenti decresce generalmente nei libri pubblicati nel ventesimo secolo. Curiosamente, l’uso di parole relative al disgusto è declinato maggiormente. L’uso di termini connessi alla paura diminuì similarmente durante gli anni settanta, quando il trend prese una brusca impennata (e continuò a crescere nelle successive tre decadi). Quando tracciarono la frequenza di parole relative a gioia e tristezza, la tendenza di queste era correlata ai maggiori eventi storici come la seconda guerra mondiale e la grande depressione.

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– Tu sei romantica.

– Ma se quando uno mi rivolge un complimento poco ci manca che lo azzanni alla giugulare. Ma no, ascolta bene, quando scrivo di emozioni, cerco di controllarne il flusso, per evitare che implodano all’interno, facendo sopraggiungere una silenziosa emorragia letale. Dovresti riconoscere le mie buone intenzioni. Migliorerò con l’esercizio, diventerò meno sentimentale. Ma tu cerca di smorzare quell’eccesso di realismo. Che non fa bene, hai visto il dollaro che fine sta facendo?

– Secondo me la deflazione non è una cattiva strategia.

– La mia era una provocazione, non m’intendo abbastanza di economia come di tanto altro.

– E cosa speri di ottenere?

– Un finanziamento alle mie ricerche sugli effetti della visione di fiorellini di campo nel primo giorno di primavera ❤

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Julie London – Cry me a river

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Aggiornamenti che vanno colti al volo

2 marzo 2013

sette modi

Qui a Roma è in corso un incontro di Cosplay.

Carini, per carità, io pure mi diverto ancora, qualche volta, e in privato, a travestirmi (da quello che mi pare però, non da fumetto in carne e ossa). Ma quello che mi fa pensare è che ci sia gente in giro che trova che sia il momento adatto per le carnevalate di piazza. Giusto ieri ho acquistato qualcosa via ebay, incontrando vis-a-vis una sconosciuta, architetto come me, convivente senza figli, disoccupata e senza prospettive, che non trova lavoro nemmeno come commessa, con gli occhi pieni di apprensione per il futuro, che a travestirsi certo non ci pensava neanche da lontano.

Ma forse questo loro è un metodo di fuga dalla morsa del presente. La virtualità assunta come realtà. Io mica lo sapevo che “Ci sono ben sette modi diversi di maneggiare la spada laser” (e lui che me lo stava dimostrando, era bravissimo). La spada laser è un accessorio indispensabile in città. È pulita, pratica e maneggevole. Inoltre, una volta richiusa, si porta agevolmente in tasca. Costa soltanto 130 Euro, tu pensa. E io che non lo sapevo.

E dire che dovrei essere abbastanza informata, ormai, sulla virtualità. Prima di varcare la soglia della rete (facile aprire un blog, il difficile è decidere che valga la pena di farlo e mantenere intatta questa convinzione nel tempo) non sapevo niente di niente anche di netiquette e di tante altre cose ovvie. Per esempio, è stato un altro blogger, agli albori della mia esperienza, ad invitarmi a usare le faccine, che allora, non avendo mai utilizzato chat, trovavo irritanti e infantili. La cosa ha portato indubbi vantaggi: le conversazioni si sono fatte svelte ed essenziali.

Anche se purtroppo le emoticon mancano di sfumature ed è difficile che uno smile di circostanza possa distinguersi da un sorriso sincero. Così come è difficile interpretare un bacio (su questo sono davvero molto attenta, al limite dell’anaffettivo). È dato in amicizia su una guancia, o è un’appassionata limonata con zucchero, soda e ghiaccio sui capezzoli? Non si capisce. Ogni tanto mi stufo di tanta semplificazione, e provo a non utilizzare emoticon almeno nelle email. E ciò che dico diventa immediatamente atonale, rigido e freddo. Mi pare di punire l’interlocutore. In breve riprendo a farlo regolarmente, mi dico Poco male per le incomprensioni. E qui di nuovo sbaglio, è un circolo vizioso, non c’è modo di uscirne.

Quando capita a me, di ricevere messaggi senza mimica facciale annessa, immagino sempre il mittente come una gentildonna o un galantuomo che snobba consapevolmente l’etica della rete per sottolineare che quel mondo lo attraversa solo di passaggio. Se invece lo fa qualcuno che frequento da tempo, capisco che dietro c’è del non detto. Ma va’ a capire cosa, senza nemmeno il suo viso a farmi da traduttore.

Mentre muovevo i primi passi nel virtuale, comunque, pensavo che le persone con nome e cognome in chiaro, mantenessero intatta la propria specificità umana e che semplicemente utilizzassero il mezzo per aumentare la propria penetrazione nelle cose del mondo liquido. Non sempre. In rete nascono anche persone nuove. Senza padri né madri. Né figli per i quali fungere da modello (ci sarebbe da aprire il tema dei vantaggi dell’onestà dovuta ai figli sul conto di sé stessi, ma non è la sede adatta).

Persone che a volte mantengono il possesso dei corpi reali che li hanno ideati, a volte invece no: sono figurine che si scollano, giorno dopo giorno, dal loro dorso ceroso che, spesso, viene buttato via. C’è tutto un teatrino delle figurine, silenzioso e invisibile, che rappresenta continuamente commedie e tragedie anche molto tribolate, dietro un sipario chiuso alle spalle del mondo dei loro gioc-attori in carne ed ossa.

Un po’ come gli adolescenti, ne incontro molti viaggiando sui mezzi pubblici. Ma mettiamoci pure i tardoadolescenti. Visto che ho l’università vicino al posto di lavoro, sull’autobus del ritorno spesso mi ritrovo nel loro mondo fatto di serate organizzate all’ultimo minuto, commenti saputi su professori e programmi, preoccupazioni per le aspettative dei genitori sugli esami, schermaglie classiche tra un lui e una lei che si sono appena conosciuti. Divertente, il più delle volte.

Sempre ieri, insieme a me in bilico, ma tutte schiacciate, nell’autobus del ritorno, c’erano molte persone in corso di conclusione di una settimana di passione civica, di giornata lavorativa estenuante, di faccende personali complicate. Accomunate dallo stesso desiderio di finirla, e alla svelta. E dunque, sofferenti e silenziose, anche le novantenni, cercando di sopportare il sopportabile da chi, volente oppure no, ci dondolava appiccicato addosso.

A parte quei tre con l’aria di saperla lunga dall’alto della loro età più fresca e della maggiore altezza, lo spilungone ci sovrastava quasi tutti, chissà se per il progresso della sua linea genetica oppure per il cibo e le cure migliori che la modernità non ha potuto offrire a noi prima di lui. Ci derideva e lo faceva pensando sicuramente di sfoggiare un humor tanto fine da essere incomprensibile a delle menti vetuste come le nostre. Ci derideva, sostenuto dai suoi pari, e ci fumava in testa.

Non è vietato fumare sigarette elettroniche, ha commentato scuotendo la testa un uomo con accento francese e apparenza africana, una volta sceso il terzetto dal mezzo pubblico dopo appena una fermata. No, ma è maleducazione, ha aggiunto la ragazza dell’est con l’aria sfinita e i vestiti miseri di qualcuno che svolge un lavoro ritenuto indegno dai giovani nostrani. Che poi puzza comunque, anche se è finta. Che poi non sai quanta nicotina ti entra nei polmoni e il cancro ti viene lo stesso. Che poi ci sono studi che dicono che sono pericolose: ti scoppiano all’improvviso in bocca.

Che comunque eravamo tutti stanchi e demotivati e anche se avevamo votato Bersani, Grillo oppure anche Berlusconi, in quel momento volevamo solo andarci a riposare. E in questo eravamo umani tutti allo stesso modo, ci stavamo rispettando l’un l’altro, finché non è arrivato l’ipergiovane desideroso di scaricare la sua vitalità (e in astinenza da sesso, chissà), che ancora non aveva capito che nella merda ci si ritrova in pieno pure lui. Era salito solo per prenderci in giro.

Io in rete ci sto con nome e cognome, sono di quelle che si comportano in un modo, dentro e fuori. In quel momento, non mi sarei fatta troppi scrupoli per eventuali incomprensioni, la mia faccia poi si vedeva bene. Avessi avuto una spada laser, gli avrei fatto vedere io i sette modi in cui so maneggiarla.

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Il nuovo carro e quel bue troppo pesante

28 febbraio 2013

tutti sul carro

Tutti sul carro – Caterpillar AM su Rainews24

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Arriva il maremoto, reggiamoci forte. Se l’inciucio non va fatto, se il governissimo è una prospettiva ignobile, cosa accadrà?

Usciti dai governi tecnici del ’92 e del ’94 (Ciampi e Amato, e in mezzo le bombe del ’93), arrivò Berlusconi con l’ingresso della Lega, di fatto l’apripista all’antipolitica. Oggi la Lega è sgonfia, ma l’antipolitica è al suo apice. Molti immaginano soluzioni forti, “di polso” che traghettino rapidamente a nuove elezioni, senza sentire ragioni. Dubito che gli italiani, anche quelli che hanno operato scelte tradizionali al seggio, potrebbero accettarlo senza mugugnare. O peggio.

Peer Steinbrueck, leader del partito Socialdemocratico tedesco ( e noto gaffeur, ho appena sentito dire a un giornalista del suo stesso paese) si permette di dar voce alla crisi diplomatica finora strisciante tra Germania e Italia: il nostro voto è la premessa per il tracollo dei mercati.

Indignato, perfino il Papa ci ha mollati.

Indignatissimo, Stéphane Hessel, se ne va da questo mondo.

Indignatissima, riconosco le difficoltà di governo con questa legge elettorale ma non mi spiego come possiamo accettare che nessuno abbandoni la nave:

Formigoni, la Lega ancora vincente in Lombardia,

Bersani, D’alema, Veltroni, …Amato (Amato! Non posso crederci), sono ancora tra noi,

Grillo, il vecchio front man del movimento “giovane”  che resta attaccato alla testa del carro e impedisce di andare oltre la sua ingombrante presenza,

Migliaia di politici rieletti, molti macchiati pubblicamente da varie colpe,

Ma insomma.

Roma da oggi si ritrova barricata per la fine del papato. Io devo prendere l’autobus, la metro e poi un altro autobus. Meglio che mi metta in moto senza pensare ad altro. Consiglierei di fare lo stesso ai nuovi eletti*.

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*) postilla aggiunta dopo la colazione: e timonarci la baracca / condurre il carro. (non so scegliere tra le orribili metafore)

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Uno alla volta e non spingete

26 febbraio 2013

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pizza connection.

Roma è grande e piena di gente. Ne incontro e mi ci scontro di continuo. Col tempo il civis romanus sviluppa una corazza che lo protegge dall’agorafobia. Oggi però è dura.

“Con tutti i voti che ha avuto, nessuno che ammetta di averlo votato. Ci hai fatto caso?” Questa affermazione mi disturba quanto un déjà vu. Ho capito, siamo tutti stanchi, ma ora che i numeri sono definitivi, basta, vi prego, con i chiacchiericci sterili.

Avrei scommesso da mesi sull’alternanza col centrosinistra. Così quasi tutti i suoi votanti, che (salvo qualche eccezione) in quest’ora tremenda, tengono i toni bassi. Chi per pudore, chi per rassegnazione, chi forse pensando di aver fatto una cazzata, o pregando che adesso i fatti lo convincano del contrario. Ma c’è qualcuno che proprio non si contiene, ed è l’elettore 5 stelle che grida al mondo: “Io ho votato Grillo”. Nomini Grillo, e io capisco che hai votato l’uomo, il risolutore degli sfaceli italici. Ma almeno distingui tra il front man e il movimento che rappresenta? Mica sempre. Tieni ben presente che il movimento senza leader richiede una dedizione personale alla causa? Sei pronto a darti da fare, oppure ti rintanerai tra poco a criticare da lontano? Avanti col programma allora?

Stamattina il mio pc stentava ad accendersi. Poveretto. È sempre più vecchio, e non era la prima volta: ero pronta a schiacciare a lungo il tasto dello spegnimento e vedere lo schermo diventare nero, durante l’emissione di un rantolo metallico. Stavo per mettere la giusta pressione sul ditino già correttamente posizionato, quando mi sono guardata attorno e ho notato le strane forme assunte dalle mie colleghe: ciascuna di loro assomigliava a un diverso tecnico dell’assistenza. Ah, sì. Non sono stata a domandarmi se fosse corretto nei confronti delle ragazze, peraltro in altre faccende affaccendate. Ho acchiappato un tecnico per il braccio e l’ho tirato verso il corpicciolo esanime sulla mia scrivania.

– Anche questo. Ahi ahi ahi.

– Perché? Cos’è? Cos’ha? È grave?

– Dicevo io che prima o poi ce li saremmo fatti tutti.

– È un virus?

– No, è il nuovo programma di controllo da remoto che trova difficoltà a installarsi su alcuni pc. (Ti credo, il mio è anarchico)

– E, ehm, come si risolve?

– Hai fatto colazione?

– Sì grazie. Ma posso andare a prendere un caffé.

–  La colazione è il pasto più importante della giornata.

– Già, lo so. Grazie comunque di avermelo ricordato. A tra poco.

Così mi sono allontanata, lasciando il paziente in mani competenti.

Il freddo mi ha messo una gran fame, ma fame vera. Alle dieci già pensavo al pranzo. Immaginavo qualcosa di succoso e saporito. Che ne so, un’arista arrosto con patate. Con contorno di cicoria ripassata e abbondante pane fresco di forno per fare la scarpetta nel soffritto. Ah, il cibo invernale. In questo la stagione è insuperabile. Mio padre, poi, mi rimprovera di essere troppo dimagrita. Non ignorerò questi miei desideri alimentari, per dimostrargli che apprezzo che si preoccupi per me.

– Sono tornata. Risolto?

– Fatto. Il computer è a posto. D’ora in poi dovrai solo aspettare una ventina di minuti dopo l’avvio. Ma… Cos’hai comprato? Fai vedere.

– Salamini e grissini. Il distributore non offriva altro. Non mi andavano le merende farcite.

– Ti rendi conto?

Il ragazzetto, lo devo dire, è un tipo a modo. Mi ha dato la sua opinione non richiesta con gran tatto. Invece di aggrottare la fronte, l’ha distesa. Invece di alzare la voce, ha sussurrato. Invece di imbronciarsi, mi ha sorriso. Davvero, ha usato molto tatto.

– Questo salame… Si vede a occhio nudo che è pieno di grasso. Vedamo cosa dice l’etichetta…

– E allora? Ne mangio così poco. Ciascun bastoncino è più piccolo di un mio dito mignolo.

Limitare proteine e grassi animali  giova molto alla salute dell’individuo adulto.

– Va bene, però io in genere non mangio molta carne, è solo un periodo che… Apro i grissini, guarda. Ne vuoi uno?

– Per carità.

– Neanche i grissini mangi?

– Chissà quanti grassi nascosti.

Prendo una pausa per ispezionarlo da vicino. Non ha un accenno di pancetta, d’altra parte è qui con un contratto da interinale in eterno rinnovo. Dubito che possa permettersi pranzi o cene luculliani.

– Non sarai mica a dieta?

– Nooo… – La quantità di chiostra dentaria visibile era ancora aumentata.

– E allora mangia. E lascia mangiare.

– Non sono a dieta, però cerco di stare attento. Io mangio solo cibo biologico.

– Apperò.

– Ti faccio u-un’altra do- domanda. – Iniziavo a balbettare, segno che l’alterazione stava andando fuori controllo.

– Hai fatto di recente delle analisi?

– Certo.

– E come stai?

– Benissimo.

A quel punto ho pensato a mio padre, che era ancora alla mia portata, sullo scaffale del pensiero precedente.

Mio padre manda spesso in giro queste mail-catena-di-santantonio, nelle quali ci sono scritte cose come “Sorridi almeno una volta al giorno” “Fai pensieri positivi” “Augura di cuore una buona giornata anche al tuo peggior nemico”. E che di solito si concludono con “E adesso invia a tutte le persone che conosci questa mail, così si realizzeranno tutti i tuoi desideri”. Ho pensato alla frase sul sorriso, tralasciando volutamente il resto. E ho sorriso, in qualche modo. Così, per provare.

– Allora sappi che non fa male di tanto in tanto strapazzare l’organismo con una bella botta al fegato: lo tieni in allenamento e si mantiene sveglio e pronto contro le aggressioni esterne.

– Guarda che anche io mangio schifezze. Poco fa per esempio ho mangiato un cornetto, più schifezza di così.

L’ho guardato.

– Schifezza. Il cornetto fresco. Fragrante. Appena uscito dal forno.

– Eh, sì. Tutto pieno di strutto e di chissà cos’altro. Però lo mangio, sai.

Ho sospirato, ma ero tornata inspiegabilmente calma. Sull’ultimo refolo planato fuori da me ho detto:

– Ridendo e scherzando è così che si finisce a votare Grillo.

– Io l’ho votato infatti.

– L’avevo indovinato.

Il computer adesso funzionava. E lui, andando via, mi aveva promesso di farmi provare certe salsiccette di tofu che fa un amico suo che ha un alimentari biologico e che lui ci fa spesso la spesa, ma solo perché l’amico suo, proprio perché suo amico, gli fa dei prezzi buoni.

Ha un’aria da agnellino e la sua mente formula solo pensieri buoni, che si riversano in timide frasi dal significato lapidario e in allegri giudizi trancianti. Mi fa sentire una pecorella smarrita da ricondurre a un giusto, sano, biologico, infallibile, ovile.

Ma il computer era ancora vivo, era un dato di fatto.

E il tecnico, è triste doverlo ancora definire un ragazzetto. Lo sarà stato ai tempi dei primi rinnovi contrattuali. Ormai le rughe sul suo viso denunciano che sia vicino alla quarantina. E alla sua età ancora non ha un lavoro fisso, né prospettive certe di una qualche stabilità.

Per motivi come questo io, almeno, per l’ingovernabilità, per i rischi che corriamo, non me la prendo tanto con loro, coi grillini (anche se non concordo sui contenuti, e sono dubbiosa riguardo al metodo) quanto con gli altri due “vincitori”, di uno dei quali sono pur sempre un’elettrice. Sono loro che hanno dato vita a questa legge elettorale, che non hanno mai risolto il conflitto di interessi, loro che sul più bello si sono lavati le mani di tutto e hanno consegnato l’Italia ad un governo tecnico euroguidato.

E da domani, basta, vi prego, con i chiacchiericci sterili. Diamoci una mano tra noi e mettiamoci al lavoro. In un verso o in un altro qualcosa deve cambiare.

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Nemmeno appesa

4 febbraio 2013

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Ma così… Lo chiedo giusto perché mi avete fatto scendere in campo tutta discinta, manco mi stessi candidando io, dico. Almeno un’alzata di spalle, una pernacchia, una parolaccia. Non me la meritavo? Una testata, una ginocchiata in bocca, uno sputo, almeno?

Sara Brilli1

Non sono io, io mi vergogno, ma Sara Brilli, che queste cose le insegna anche a me

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Non era dovuta, ok. Non a me, d’accordo ci sto, c’è di meglio in giro. Ma neanche a Michele Lucente o Marco Cattaneo? Non ai 1.510 membri del gruppo fb “Dibattitoscienza”? Non ai circa 60 milioni (esclusi loro stessi e i loro parenti e affini) coinvolti direttamente in quanto loro diritto /dovere partecipare al voto, è dovuta una risposta?

I dieci quesiti posti ai candidati alle politiche che si terranno tra 20 giorni vengono pubblicamente affrontati in queste ore su Le Scienze, Dibattitoscienza.it, Cronachelaiche e altri siti di informazione, da chi ha considerato quantomeno utile alla propria immagine pubblica dedicarsi a rispondere.

Vale a dire Bersani, Giannino e Ingroia. Se ne sono guardati bene invece Berlusconi, Grillo e Monti.

Marco Cattaneo, giornalista scientifico e direttore di Le Scienze, Mente e Cervello, National Geographic Italia ne ha scritto in modo tristemente chiaro nell’articolo La scienza, l’informazione, la politica. E lo sfascio  (vi invito a leggerlo).

La solita, mistificatrice, separazione forzata di Scienza e Cultura (al Sole 24 Ore non è mancata materia di “dibattito”) aiuta a tenere il paese in una mortificante condizione di sudditanza intellettuale da chi grida opinioni, spacciandole per verità. E facilitando il compito ai prossimi governanti, ai quali basterà continuare a propinare panem (quello ancora non scarseggerà per un pezzo) et circenses per mantenere sotto controllo il malcontento.

Scienza e Cultura ridotte a cagne messe in competizione per i non pochi ossi costituiti dai finanziamenti pubblici. Che ovviamente, finiranno in tutt’altre tasche.

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In questi giorni è in corso una nuova iniziativa, rivolta a chi ha fatto mancare la propria risposta. Perché sappiano che la loro evasività non passa inosservata. Perché se è notizia recente, lo ricorda Cattaneo, che 30.000 persone hanno dormito all’addiaccio a causa, non tanto dell’informazione ricevuta su probabili scosse di terremoto, quanto piuttosto dell’incertezza circa la tenuta antisismica delle proprie abitazioni, è criminale ignorare che terremoti, frane, alluvioni, tanto per restare nel settore idrogeologico, e le loro più terribili e reiterate conseguenze hanno un denominatore comune: la deviazione dei flussi di denaro pubblico che sarebbero necessari ad avviare un circolo virtuoso di azioni preventive. Non rispondere, è ammettere implicitamente l’intenzione, in caso di vittoria elettorale, di assicurare la propria connivenza allo status quo.

La “fuga dei talenti” dall’Italia, è una realtà di proporzioni impressionanti. E c’è lo stesso chi ha il coraggio di non non rispondere, adducendo, quando va bene, motivazioni di scarsità di tempo? La rabbia, probabilmente, è il vero motore di questa nuova iniziativa di mail bombing. Un sentimento e un esito ai quali mi associo.

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Sì, perché quelle proposte da Dibattito Scienza non sono astruse domande di fisica quantistica o di biologia molecolare. Sono domande le cui risposte indicano la direzione che si vuole dare al futuro del paese. Sono domande di sostanza, che parlano di società, di sviluppo, di innovazione, se uno le sa leggere.

Non possiamo accettare che chi si candida a governare l’Italia pensi di potere tranquillamente soprassedere questi argomenti. Vi chiediamo quindi di contattare con tutti i mezzi a vostra disposizione Silvio Berlusconi, Mario Monti e Beppe Grillo per chiedere conto delle mancate risposte.

Qui di seguito qualche contatto:

– Silvio Berlusconi: pagina Facebook https://www.facebook.com/SilvioBerlusconi?fref=ts, profilo Twitter https://twitter.com/SBerlusconi2013, sito internet https://www.forzasilvio.it/;

– Mario Monti: pagina Facebook https://www.facebook.com/MarioMonti.ufficiale?fref=ts&rf=148403421850780, profilo Twitter https://twitter.com/SenatoreMonti, sito internet http://www.agenda-monti.it/;

-Beppe Grillo: pagina Facebook https://www.facebook.com/beppegrillo.it?fref=ts, profilo Twitter https://twitter.com/beppe_grillo, sito internet http://www.beppegrillo.it/.

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