Posts Tagged ‘Stefano Rodotà’

L -22

4 agosto 2013

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L’ottimismo di Rodotà

 

 

 

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Un tal Rodotà, tutt’altro che folle,

Dopo aver schivato la guida dal Colle,

Come guru viene preso

Da chi vuol restare illeso,

Quasi fosse un materasso con le molle.

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Ho letto Stefano Rodotà in parallelo sul Corriere della Sera e sul Manifesto. Mi è sembrato evidente che nonostante vengano riportati in maniera formalmente differente, i concetti espressi non si siano prestati ad interpretazioni  (quella che per il Corsera è un’esortazione, secondo il Manifesto è un appello – ma forse quel termine poteva risultare un contraltare involontariamente polemico alle tenera istigazione alla guerra civile del dolce Bon-Bondi). Riepilogo velocemente:

Le condizioni per la grazia a B. non ci sono, la cosa è fuori discussione.

La giustizia non è uguale per tutti. Per questo motivo in Italia la situazione è “inquietante”.

La riforma della giustizia non è una priorità, rispetto a quelle costituite da economia e lavoro.

Le larghe intese erano state fin dall’inizio una modalità azzardata, che non avrebbero potuto avere altro risultato che costi molto alti, in particolare per gli obiettivi a cuore dell’elettorato del centro sinistra.

Viviamo  i risultati di una legge elettorale che favorisce l’ingovernabilità.

La riforma costituzionale è un “colpo di stato” estivo che M5S e SEL hanno estorto al PD.

La via d’uscita risiede nella sostituzione (è un’esortazione o un appello?), nel calendario dei lavori parlamentari di settembre, della riforma della Costituzione con quella della legge elettorale, senza la quale non si può tornare alle urne con relativa serenità.

In conclusione Stefano Rodotà fa notare come il nostro non sia uno scenario del tutto negativo, visto che sono ancora in circolo nella società contemporanea degli “anticorpi democratici”, e che i cittadini dimostrano quotidianamente di sapere e volere utilizzare i mezzi a disposizione per mobilitazioni concrete  a favore dei temi “veri”, un chiaro riferimento alla raccolta firme Respect“ Costituzione.

Nei giorni scorsi mi sono registrata e ho fatto un giro su “Partecipa” – Consultazione pubblica sulle riforme costituzionali.

Confermo ciò che ho già avuto occasione di dire: mi sembra uno strumento di consultazione democratica che vale la pena di utilizzare, quantomeno per dire la propria. L’ho utilizzato, infatti, notando che insieme alle opzioni previste per default sulle alternative relative alle voci oggetto di cambiamento della nostra Costituzione, è possibile esprimersi in favore anche di nessun cambiamento. Un “no” che andrebbe ad aggiungersi a quello eventualmente già espresso attraverso la petizione sostenuta da Il Fatto Quotidiano.

Mi piace la combattività e l’ottimismo di Rodotà. Trovo difficile immaginare di imboccare un cambiamento non violento nel nostro paese senza essere supportati da un atteggiamento minimamente costruttivo.

Insomma, io ci provo a pensare positivo, sperando che la Storia mi dia ragione.

Qualche pagina dopo l’intervista a Rodotà, sul Manifesto si poteva leggere anche un suggestivo racconto di Davide Orecchio (Un ebreo Usa a Berlino) che ricorda fino a che punto chi vive in una determinata epoca, trovi plausibile qualunque ipotesi sugli sviluppi a breve termine del corso degli eventi nei quali si trova immerso.

Protagonista ne è Abraham Plotkin, sindacalista americano che, pochi mesi prima dell’incendio del Reichstag, parte da San Francisco e si insedia a Berlino. Per la durata della narrazione, il lettore si ritrova traslato dietro lo sguardo del redattore di un diario, dato successivamente alle stampe nel paese di origine, nel quale registra gli eventi, “intuisce, dubita, sottovaluta”. Esercita “il privilegio del diarista”, colui che “vive e scrive di vivere. Vede, e descrive quel che vede, e l’atto del vedere”. Incontra i contemporanei e, con loro, ancora riesce a ipotizzare “scenari che non avrebbero dato esiti, eppure altrettanto verosimili, se non probabili del cupo avverarsi del totalitarismo”.

Allo scopo di irrobustirsi e rimediare alle pecche della propria nascita yankee,  cercando di comprendere il funzionamento dello stato sociale e il “segreto” dei provvidi sussidi all’abnorme numero di disoccupati, Plotkin mette in atto “la ritenzione del diarista” e indossa “la spugnosità del viaggiatore”: cammina, vive, parla immerso tra la gente. Una folla di individui tra i quali spiccano “molte personalità della classe dirigente socialdemocratica e sindacale berlinese”. Folla che Davide Orecchio trasforma presto in un coro del teatro greco, drammatico contrappunto alle dichiarazioni ingenuamente fiduciose di Plotkin sull’incalzare degli avvenimenti.

Finché nel corso della notte del ventisette febbraio 1933, si ritrova “costretto a testimoniare” la fine di ogni congettura differente da ciò che è ormai è divenuto “fatto inevitabile in quanto accaduto”.

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Se fossi blogger _ Meditazione 1

1 agosto 2013
Così, ho deciso di inaugurare un ciclo di meditazioni agostane.

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Ragazzi, non si può arrivare sempre ad agosto a  infilare nelle buche delle lettere dei cittadini in ferie, o boccheggianti e bisognosi di nuovo ossigeno, volantini leggeri leggeri riportanti la richiesta di fare “scelte consapevoli” su argomenti del vivere civile dalle ricadute importantissime su tutti noi presenti e sulle generazioni future.

Non sono un’impulsiva, sono in grado di assumere posizioni e cambiare opinioni solo dopo aver attentamente riflettuto e confrontato informazioni che mi diano sufficiente tranquillità. Certo, nella vita quotidiana conta molto la rapidità, ma ho sviluppato anche questa caratteristica e non mi vedrete quasi mai tentennare davanti due prodotti simili nel momento di scegliere quale acquistare. Nel caso del cibo, evito di farmi trarre in inganno dall’eventuale packaging ingannatore, vado subito a leggere ingredienti, data e luogo di produzione, la scadenza, e non sempre preferisco quello col minor prezzo per unità di misura, poiché anche il gusto vuole la sua parte.

Ragiono in modo simile per il vestiario, riguardo ai libri sto cercando di entrare nell’ottica del prestito bibliotecario, altrimenti a questi ritmi dovrò decidere chi far sloggiare di casa, tra me e loro (i libri!).

In definitiva, credo di cavarmela abbastanza bene. Brava. Grazie.

E questo nonostante il caos della modernità, le complicazioni che comporta il vivere in una città come Roma, e la tentazione di abdicare al ragionamento, per le scelte più difficili, seguendo persone a mio giudizio autorevoli, nei loro indirizzi in favore o contro una delle opzioni in gioco.

Comunque, d’estate i pasti si risolvono con una pizza, un pomodoro col riso, tutt’al più sforzandosi di tagliare un melone e aprire la busta del prosciutto crudo. L’abbigliamento, come ha detto ieri nello spogliatoio della palestra la mia amica ancora più bella di Josefa Idem, all’atto di infilarsi uno straccetto (non so dire se di boutique o di bancarella, in estate tutte le vesti si somigliano – ed è facile intuire dove mi rifornisco io) direttamente sulla pelle umida di doccia “Quanto mi piace questa stagione, mi sembra di vivere in vestaglia”.

Questo è il livello massimo accettabile di scelta in estate, e, visto che è cosa risaputa, a me stamattina è venuto da arricciare il naso quando, distesi come bandiere, uno ciascuno sui due schermi che ho davanti, mi sono sentita tirare per lo straccetto da due appelli speculari:

Respect-vs-Riformecostituzionali

Respect” Costituzione, “non vogliamo la riforma della P2”. Firma l’appello

Partecipa” – Consultazione pubblica sulle riforme costituzionali

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Il dibattito non nasce oggi, e io da tempo mi sono convinta che la Costituzione italiana non sia perfetta, e che con gli strumenti già esistenti la si possa migliorare. Né mi piace il presidenzialismo, non mi piace per ragioni storiche, morali, perché ho il sospetto che finirei in galera subito, e perché non lo trovo adatto al nostro paese (c’è chi dice che si adatti ad altri, come la Francia, ma non ne so abbastanza della Francia e dei suoi abitanti per dire bene o male della giustezza di quella forma di governo, nel loro caso). Però vedo da tempo che tutto converge verso di esso, come se non avessimo altra possibilità, come se gli italiani non fossero maturi per un utilizzo pieno della democrazia (e chi ha portato la situazione fino a questo punto, però, siede tra coloro che caldeggiano la virata autoritaria…).

Poi mi ritrovo davanti alla proposta di una consultazione pubblica via rete, con tutte le limitazioni del caso, e mi pare comunque un atto democratico, e istintivamente mi piacerebbe utilizzarlo. Però non sono un’istintiva. Anche per questo, pur fidandomi di Rodotà, non mi fermerò alla fiducia nelle parole del personaggio autorevole. Sta di fatto che sono chiamata in causa. Che casino. Dovrò approfondire, e in fretta.

Farò la mia scelta, che gronderà fatica e sudore, questo è certo, ma adesso devo fermarmi e alzare le mani: riguardo all’iniziativa governativa, per ragioni di lavoro, vivo un conflitto di interesse, per cui:

Se fossi foco, arderei lo monno, se fossi ministra, mi ritirerei. Se fossi blogger, lascerei a chi legge le conclusioni.

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L -30

9 giugno 2013

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Ora o mai più!

Re della foresta

 L’onorevole Tarzan di Jacovitti

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Non spaventarti se il consenso è poco:

C’è bisogno di te che stai al gioco.*

“I consensi sono parchi?

Ti spalleggian gli oligarchi!”

Con la Costituzione accendi il fuoco.

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*) Indegna parodia di Primo Levi, che propugnava il metodo scientifico per favorire il progresso dell’umanità. Tutto il contrario della politica nostrana, nella quale, per dirla con Rodotà,  “apprendisti stregoni” si apprestano a remare in direzione contraria al modello della democrazia partecipativa, che proprio il progresso e il “mutamento continuo dello scenario tecnologico” che il progresso comporta, favorirebbe enormemente ai nostri giorni.

Anche se Levi non proponeva di smacchiare giaguari, bensì di pettinare le chiome alle comete, lui di certo non scherzava affatto:

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DELEGA

           Non spaventarti se il lavoro è molto: 
           C’è bisogno di te che sei meno stanco.
           Poiché hai sensi fini, senti
           Come sotto i tuoi piedi suona cavo. 
           Rimedita i nostri errori:
           C’è stato pure chi, fra noi,
           S’è messo in cerca alla cieca
           Come un bendato ripeterebbe un profilo,
           E chi ha salpato come fanno i corsari,
           E chi ha tentato con volontà buona.
           Aiuta, insicuro. Tenta, benché insicuro,
           Perché insicuro. Vedi  
           Se puoi reprimere il ribrezzo e la noia 
           Dei nostri dubbi e delle nostre certezze.  
           Mai siamo stati così ricchi, eppure
           Viviamo in mezzo a mostri imbalsamati, 
           Ad altri mostri oscenamente vivi.
           Non sgomentarti delle macerie  
           Né del lezzo delle discariche: noi
           Ne abbiamo sgomberate a mani nude 
           Negli anni in cui avevamo i tuoi anni.
           Reggi la corsa, del tuo meglio. Abbiamo
           Pettinato la chioma alle comete,  
           Decifrato i segreti della genesi,
           Calpestato la sabbia della luna
           Costruito Auschwitz e distrutto Hiroshima.
           Vedi: non siamo rimasti inerti.
           Sobbarcati, perplesso;
           Non chiamarci maestri.

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Elefante perentorio

Giorgio, elefante perentorio

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L -37

21 aprile 2013

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Felicitazioni

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Vinceste le elezioni vantando inimicizie.

Fiducia malriposta: non avevate astuzie.

L’urna si è ribaltata.

La stampa è allineata.

Sorridere molto, unirsi tutti al plauso, grazie.

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(Domande per i posteri: perché tanta paura di Rodotà?)

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