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Dicotomia n. 37 – Visione: Ottimista / Pessimista

12 ottobre 2018

Il post originale è apparso su Cartaresistente il 20 dicembre 2013

Il pessimismo, quando uno ci si abitua, è tanto gradevole quanto l’ottimismo.
Arnold Bennett, Things That Have Interested Me, 1921

Anche questa mattina, dentro il mio mondo, è cominciata bene. C’è vento forte e mi ha colpito la porta mentre uscivo. Giusto un bernoccolo e un principio di emicrania, posso tranquillamente andare a lavorare. Sopra le strisce, rischio l’investimento da un uomo in motorino. Non prendo parolacce: giorno che parte con il piede giusto. Nel tunnel buio una donna piange. Mi accosto a lei, dice che dal licenziamento vive dentro uno stabile occupato chiedendo l’elemosina ai passanti. Le do due spicci, le faccio una carezza, ci provo a consolarla: almeno lei ha un tetto sulla testa, pensi ai barboni, dico. Ma non risponde. Intanto arriva il treno. Io entro a forza, c’è tanta, tanta gente. Meglio così, mi piace osservare le persone. Sopporto questa che parla ad alta voce nelle mie orecchie e si lamenta col telefonino di aver lasciato “lui” che raccontava le sue cose in giro. Fortuna che parte della musica da un tizio con due enormi cuffie. Più grandi sono, meno sono isolate. Il mal di testa sale a braccetto con un effetto domino: il tizio ascolta un gruppo che piace, una ragazza scatta in su col naso -cerca l’origine del suono, come affamata-, io capto il suo sguardo acceso e penso a te, al giorno in cui mi chiedesti se mai usassi i passeggeri in metro per ispirazione. Lo faccio da allora. E quando mi leggerai, lo capirai quanto sei fortunato. Che ti rimandi, alla fine, solo l’eccitazione di una ragazza e tralasci botte, insulti, grida e piagnistei. Che sia convinta che tu sia consapevole del fatto che ogni mattina ricreo per te un mondo bellissimo, anche se so che non lo abiterai.

La vita ha aspetti negativi, infelici e dolorosi. Difficile vederla ad oltranza con l’occhio dell’ottimista anche senza depressione addosso (una malattia) perché la realtà sembra presentarsi per essere colta in negativo dall’essere umano in generale, irrequieto a vivere in questa condizione.
Quindi per un momento siamo realisti: si è nella maggior parte dei casi dei pessimisti un po’ su tutto, da quando ci alziamo la mattina a quando andiamo a letto la sera e non parliamo del mondo dei sogni che trabocca di simboli inquietanti da interpretare per non entrare nell’angoscia del: ma quale significato avrà quella brutta cosa che ho sognato?
Quindi la visione pessimista non è per noi limitata al mondo fisico, ma anche a quello onirico e forse anche a quello metafisico: “il caos fatto figura che si scioglie irreparabilmente nel tempo di un pensiero”. E vogliamo parlare di libri, dell’arte, di autori che sul pessimismo hanno fondato il loro passaggio all’eternità? Anche dopo morti noi riconosciamo come nostri i loro struggenti pensieri pessimistici scritti e dipinti alla mattina quando si alzavano, o alla sera prima di andare a letto e viceversa. Personalità contorte da dubbi, incertezze, negazioni e grandi dolori metafisici al rialzo.
Ecco, forse l’unica via d’uscita per risolvere un sentito pessimismo è la speranza che la felicità potrebbe arrivare, e nell’attesa noi sospendiamo (e ripeto, sospendiamo) il pessimismo dalla mattina quando ci alziamo alla… (insomma avete capito). Ma c’è un’altra via alla soluzione del pessimismo, o almeno al contenimento di questo emotivo mal d’anima: una visione irrealistica e negativa del mondo potrebbe diventare un mondo creativo, certo sempre tendente a dimostrare l’espressione del nostro pessimismo, ma l’impegno vale come cura vita natural durante, dalla mattina…

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon – Dicotomie resistenti n. 37
Illustrazione di Fabio Visintin


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