La passeggiata

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In genere li seguo, quel tipo di consigli. Mi convincono le espressioni premurose, la rinuncia a un facile guadagno in cambio di una cliente soddisfatta. Mi serviva un pezzo di cerniera lampo, un piccolo affaretto di metallo: le ragazze del negozio Orlo Lampo mi avevano consigliato di cercarlo, prima di imbarcarmi nella sostituzione di tutta la cerniera del lungo piumino invernale. Per me, già superare la soglia di una merceria è qualcosa di inconsueto, “Buongiorno”, avevo detto con aria fin troppo disinvolta. La donna, in compagnia di una cliente, mi aveva soppesato come avrebbe fatto con un rotolo di stoffa. Giusto il necessario – era un tipo esperto, si vedeva da come spostava, precisa e celere, le coserie minuscole -, per rispondere a sua volta, e senza troppa voglia, “Buongiorno”.

Ma la merciaia non ne commercializzava, di quei pezzi. “Andy Lampo!”, mi aveva spifferato, avvicinandosi al mio volto, “È qua vicino, le conviene andare oggi, che sono ancora tutti fuori per il ponte. In genere c’è fila: è praticamente l’unico qui a Roma”. “Davvero?” Le ho detto, “ci andrò subito”. E invece mi è presa una pigrizia. Una pigrizia. Mi sono messa a dormire, a casa, sul divano. Ed è arrivato oggi. “Oggi ci passo”, ho fatto – compiendo, appunto, il primo passo fuori dal letto -, “ci passo, sì, anche se quel quartiere è un gran casino. Ma ne varrà la pena?” Ho fatto una ricerca (evviva internet, ancora) e ho scoperto che è vero, in tutta la città  di quasi tre milioni di abitanti, c’è quasi solo quel negozio che fa lavoretti tanto di fino (lo dice pure Yahoo Answers. Wiki non lo riporta ancora, ma penso che ci siamo vicini).

Altro che Choosy, seh. La fila c’era – chissà se tutta gente del quartiere – però bisogna dire che scorreva. Perché il negozio era gestito da ragazzi svegli (oddio, “ragazzi”, dai venticinque ai trentacinque anni. Giovani, per i moderni canoni). Maschietti dall’occhio disinvolto nel valutare il tipo di danno e il miglior modo di risistemare. Veloci, professionali. A me è cascata la mascella. Tutte le Marieprecisette (quelle che, con perfidia, mi rimandano in terza elementare se ci si incontra sul terreno dell’economia domestica) in riga: Questa cerniera non andava bene? Sembrava che il vinaccia fosse proprio il suo. Sì, però il bordo non era esattamente quello. Beh, sì, si vedeva che era un po’ più sottile, glielo cambiavano. Mica c’era problema. Per uno sconticino, no. A quel prezzo non si ripagava neanche il costo della lampo. C’era tempo per pagare, e se intanto andava a far la spesa, al ritorno avrebbe trovato il lavoro fatto. Ma l’auto in doppia fila… Sarà per lunedì. Il prossimo, chi c’è? Fuori, sul marciapiede dopo neanche tanto, l’avrei voluto dire a tutti: Venite che qua, a Roma, ci sono dei ragazzi che… L’ho fatto.

Noioso post, è vero?  Era per passar sopra senza celebrazioni al numero tondo: Cento. WordPress gratifica i suoi blogger con tanti bei conteggi, come non considerarli. Di recente ho raggiunto i duecento likes, superato le 7000 visite agli articoli, ben più di venti followers. Ora ho valicato perfino i cento post.

Ormai scrivevo scemenze già da un po’ e le gettavo in mare dentro bottiglie ermetiche. Stavo iniziando a diventare nervosa, quando (era maggio, il sole tramontava, io stavo in sella, ferma al rosso prima di attraversare, quando il telefono fece una scampanellata. Trascorsero un po’ di verdi prima che riprendessi a pedalare), mi fu consigliato “apriti un blog”. C’é un’analogia, ora che ci ripenso, con quello su cui riflettevo ieri, sul fatto che, travolte dalla crisi, le persone invece di fare economie, di mantenersi sul parsimonioso, si giocano con le scommesse lo stipendio (o la liquidazione, o i risparmi, o i prestiti, o poste d’altri generi). Sul fatto che in dieci minuti di passeggiata mi era toccato sconcertarmi incontrando, una dietro l’altra, la mamma cassintegrata stressata anima e corpo nella gestione di una trattoria a Trastevere, e la storica proprietaria del Bar Tabacchi che aveva chiuso in primavera (perché troppo oneroso), impelagata senza vederne la fine, nella ristrutturazione di un nuovo buchetto nel quale, oltre alla vecchia attività, vuole ficcarci anche la pizzeria e i gelati.

Io quindi ho aperto il blog, iCalamari, le mie occhiaie da tropo poco sonno. Ho aperto il tappo e fatto sgocciolare fuori l’inchiostro. In genere li seguo, quel tipo di consigli.

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Ps. Sì, Palazzeschi c’entra. E quanti umili grazie avrei ancora da dire.

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5 Risposte to “La passeggiata”

  1. tramedipensieri Says:

    Carinissimo!

    ciao
    .marta

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  2. stefano mosso Says:

    Questo post l’ho perfino capito!

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  3. Maria Grazia Ortore Says:

    bello, festeggiamo il numero 100!!!
    Grazie per il Palazzeschi che mi mancava.
    Grazia

    PS Adoro le mercerie, ci compro un sacco di cose inutili…

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