La tirannia delle freccette

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Una scena tipica. Primo pomeriggio di studio, sonnolenza post prandiale, la concentrazione che va e viene, a ogni alito di vento. Finestre spalancate, quindi, estate e inverno. Suona il telefono. Aspetto chiamate io, di norma. L’apparecchio di casa è mio, neanche i miei fratelli osano spodestarmi: la mia difesa prevede la violenza. Schiarisco la voce, faccio “Pronto?” con aria distaccata. È un tale Dottor X che chiede di mio padre. Che noia. Però, ligia alla parte, informo dell’assenza e chiedo più dettagli. L’altro si abbandona al mio tono sicuro e farcisce di notizie la bolla vuota che la digestione ha fatto risalire al mio cervello. Ne esce fuori una cosa come questa

Nota

Memorabili le incazzature di mio padre al suo rientro a casa.

Venti anni dopo, leggo Paolo Di Paolo*. Parla delle freccette che legavano i pensieri tra loro in connessioni rigide.

Di Paolo

Di Paolo schiaccia di continuo sui tasti REW e FF della memoria, ma ora abbiamo i pc e i tablet, la carta non si usa quasi più (anche se io a volte cedo al fascino di scrivere A -> B e poi cancello, perché non serve a niente) e i cervelli esplorano tutte o quasi le potenzialità del pensiero libero dai vincoli della scrittura amanuense.

Comunicazioni arrivano ai diretti interessati via email, sms, msn, whatsapp, skype, facebook, twitter, e patapim e patapum. Note se ne scrivono direttamente sui promemoria collegati alle agende, si condividono, si modificano, si dà loro una forma sempre più chiara semplicemente cancellando e riscrivendo con un dito.

In libreria ultimamente trovo un volumetto divertente che racconta attraverso le frecce vite illustri e grandi eventi

Beatles & Beatiful

Beatles & Beatiful**

Ne rido, chiamo Lola e dico: “Vedi che idea geniale”. Questo perché il subconscio lavora in tempi lunghi.

Infine è sera. L’aperitivo è moderatamente alcolico e ricco di golosità, tra noi è tutto un gran FF e REW e FF di nuovo, finché ci si confonde. Arriva la notte e sogno. Sogno annunci fatti a gran voce da ogni schermo “L’informazione torna solo cablata!” Un imprevedibile scatto in avanti della modernità riattacca i fili laddove erano recisi. Tutto funziona meglio. Come? Non conta come: è un sogno che lo dice, c’è da fidarsi. La gente adora i media, la moda attecchisce presto. Ricompaiono cornette grigie nelle case, spot promozionali magnificano le loro funzionalità. Tutti si adeguano, le nuove discariche hanno montagne di ferraglie inutili. La casalinga ciarla con l’amica sopra una linea a sezione circolare, così studente e studente. Gli innamorati s’impossessano del mezzo, gli adolescenti per interi pomeriggi (poi non hanno più scuse, devono uscire di casa per vedersi). Gli  uomini sfogliano annunci sul piombo dei giornali, ma sono tempi moderni, lo fanno anche le donne. Finiscono a litigare a tarda sera:

– Esci dal bagno, lo so che hai preso il telefono, vedo il filo! Sei chiuso dentro da un’ora!

– Fatti i fattacci tuoi.

– Li vorrei fare, appunto.

I risultati alla fine della lotta saranno imprevedibili.

La comunicazione torna a soggiacere alla tirannia della freccette, schemi che riproducono i gangli che li hanno generati, messaggi misteriosi lasciati all’interpretazione del destinatario. Mi sveglio e mi meraviglio, ma non tanto: tutto è possibile. Il tempo non esiste più.

E quindi neanche la morte

E neanche altre trascurabili sciocchezze.

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*) Paolo Di Paolo, Dov’eravate tutti. Ed. Feltrinelli, 2010

**) Se interessa a qualcuno torno in libreria a dare un’occhiata a titolo e autori 😀

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12 Risposte to “La tirannia delle freccette”

  1. biobioncino Says:

    ciao francesca… ti sono vicino 🙂 hai bisogno di una vacanza riposo ?? 🙂 :;-)

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  2. gelsobianco Says:

    Trovo delizioso e molto interessante il tuo post!
    Ho letto ed ascoltato ciò a cui tu mandi il lettore…
    Grazie!
    Sorriso
    gb

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  3. bakanek0 Says:

    Etichette–>Tabucchi–>attualità–>musica–>Beatles–>freccette–>
    tempo–>morte +++ 🙂

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  4. iraida2 Says:

    Mi sono ricordata, leggendo il tuo post, dell’uso smodato che facevo all’università delle freccette. Durante le interminabili lezioni di filosofia, prendevo appunti e mi aiutavano a “tenere insieme” i pensieri. Ma era tanto tempo fa!

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    • icalamari Says:

      È proprio l’uso “smodato” che blocca i ragionamenti e le azioni. Finché si studia può anche andare bene ma… Come “filosofa” concorderai che al mondo non tutto è “causa->effetto”. Qualcosa sfugge sempre ed è spesso lì che si annida la verità.

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  5. iraida2 Says:

    Concordo in pieno. E’ veramente difficile trovare, in ciò che accade oggi nel mondo intero, un filo di logica e di ragione.

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  6. mikelima1801 Says:

    Ciao Francesca, è ormai da qualche mese che trovo diletto nel seguire i tuoi post e ho pensato che forse ti potrebbe far piacere dare un occhiata a quello che scrivo io.
    Non so, forse è solo esibizionismo, ma non volevo continuare a spiare dalle righe di una persiana…
    Forse la mi descrizione della moviola può avere un attinenza con il fluide del tempo, sia avanti e a ritroso… nella nautica per tutti.
    Buona serata.

    m.

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  7. tramedipensieri Says:

    I miei quaderni ed agende erano pieno di freccette…nemmeno gli indiani ne facevano così tanto uso O_o

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