Posts Tagged ‘Elezioni 2013’

L -32

26 maggio 2013

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Delusa

Urna e schede

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La mia scheda elettorale assomiglia a Google plù:

Tante icone tutte uguali, mancheresti solo tu.

Sì, lo so che tu ci sei

Non per me, però, lo sai.

Vai tranquillo e perdonato. Non ti voterò mai più.

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L -33

19 maggio 2013

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Un classico moderno

Solone de FiRenziMatteo Renzi al Salone del libro di Torino.

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“Rottamazione” per Renzi non è un’epifania.

Dal Solone del libro vibra l’Apofonia.

Buon che in Arno sciacqui i panni,

Ma si asciugheranno in anni.

La sua rivoluzione per ora è in libreria.

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Per carità, anche se l’editoria è in crisi vale ancora la pena di farsi propoganda da cotanto pulpito.

Certo che oggi guardavo Iron Man e pensavo a lui, al Sindaco di Firenze. Non ne sbaglia una. Ah sì, le primarie, ma la colpa è del partito. E la “rottamazione”? Dai, quella era una mossa a effetto. Come Iron Man di ritorno dall’inferno anche lui fa pubblica ammenda, ma lo spettatore sa che è da questo momento in poi che la Cosa diventa interessante.

E poi c’ha questo vantaggio che avete tutti voi toscani, e che a me personalmente mi ipnotizza. Che non vi si può dire niente sulla lingua.

Apofonia. Sentito? Che bella parola. Io non la conoscevo prima. È vero che non ho fatto buone scuole, e che ho una laurea tecnica, ma un po’ di greco mi pare di averlo studiato. Eppure, lui che dice di aver ricevuto il voto anziché il veto  mi incanta, e subito lo paragono all’eroe Marvel.

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apofonia

[a-po-fo-nì-a] s.f.

  1. In linguistica, alternanza di una vocale o della quantità vocalica (breve o lunga) in parole derivate dalla stessa radice, per cui si determinano forme grammaticali e lessicali diverse (p.e. in lat. facio/feci).
  2. In retorica, artificio stilistico consistente nell’accostare o far rimare parole assonanti o fonologicamente simili, per ottenere particolari effetti espressivi, come, per es., nel verso di Dante (Inf. I, 36) «Ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto», o come le rime degli stornelli (v. anche paronomasia).

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Niente, vincerà sulla lunga distanza. Così lunga che mi sa che arriverà a temere anche lui la parola “rottamazione”.

E, a proposito di greci, il Solone che passò alla Storia, nonostante la sua buona volontà, aprì la strada alla tirannide. Speriamo che Renzi se ne ricordi a tempo debito.

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L -34

12 maggio 2013

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Sorpresa!

nuovimunicipi.

Un certo Alemanno, uscendo da Roma,

Lasciò in sua memoria una strada e una scuola

Poi pensò: ch’antro ce metto?

…Mo’ je cambio er numeretto!

E a indica’ casa mia non so’ più bona.

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Scoprire dai volantini di propaganda elettorale che è cambiata la numerazione dei municipi della Capitale. Va bene, è colpa mia che non sto attenta. Sono due mesi che la giunta lo ha deliberato. Comunque, in giro oggi nessuno ne sapeva niente.

Forse è buon segno, fino a poco fa nella buca delle lettere ti ritrovavi propagandato di tutto a spese dei contribuenti. Forse la politica ha deciso finalmente di tagliare i propri costi. A tutti i costi, però.

Insomma, adesso io dove abito?

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I nuovi indicatori e la rete

26 aprile 2013

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nuovi-indicatori

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Di seguito un’anticipazione dell’articolo accennato Qui e pubblicato oggi dagli amici di LIB21 .

Buona lettura.

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Ricette per un New Deal condiviso

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Ha smesso di farmi ridere chi dà tutte le colpe dell’instabilità politica di questi mesi alla rete. Ha smesso dopo che ho visto, in tre giorni di fuoco, frantumarsi il PD, lo storico partito che formalmente aveva vinto le elezioni politiche, per ben altri motivi che una valanga di tweet, e subito dopo, vuoi per una somma di eventi tragicomici, vuoi per immaginabili macchinazioni, o per influenze “esterne”, bloccarsi sul congelamento della situazione preesistente, quella che aveva scatenato il ricorso alle elezioni dello scorso febbraio.

Ha smesso perché, il giorno dopo il pasticcio che ha portato all’acclamazione del Napolitano bis, dai media (e dal PD, va detto) si sono levati cori unanimi di protesta contro, nientedimeno che la rete.

In effetti, questa veicola messaggi in modo molto diverso da quello tradizionale: non più decisioni “calate” da una minoranza di strateghi istituzionali sopra una maggioranza passiva e silenziosa, ma una somma di temi condivisitra il mondo “reale” e quello istituzionale.

[…]
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[Continua a leggere su LIB21]

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Parliamone

20 aprile 2013

 

 

Volevo scrivere un pezzo serioso, di incoraggiamento per me e per questo paese. Avevo iniziato pure, c’era lo spunto: un certo convegno a cui ho partecipato. Poi ieri sera, dopo la quarta votazione andata a vuoto e quello che ne è seguito, la mia idea ha cominciato a vacillare.

Mi sa che ciò che succede nei partiti e in Parlamento è davvero rappresentativo dell’elettorato. Ma quali strategie.

Che cosa vuoi allora, Italia? Hai troppo sole? Poco sole? Cos’è che vuoi? Più acqua? Meno acqua? Perché non parli? Rispondi!

Nanni Moretti – Bianca

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Finirà che ci butteremo da soli dal balcone?

Oggi un amico blogger ha ricordato le parole di Pavese:

“…si parla per farsi un’idea, per capire come va questo mondo. Non ci avevo mai pensato prima.”

Nemmeno io, eppure un anno di blog qualcosa mi ha insegnato.

Va bene, mi rimetto sul pezzo serioso. Voi però, intanto, parlatevi e mettetevi d’accordo.

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Awful mondays

8 aprile 2013

Ho dei lunedì terribili. In senso british: Terribile come Awful, per chi sa cosa intendo.

A volte partono così, che mi scappano battute su battute: trattengo a ridere tutta la gente che incontro in corridoio, finché non arriva il capo del personale e allora devo abbassare la testa e sperare che non si accorga che sto singhiozzando. Non riesco a fermarmi.

Forse perché sono riuscita a evitare le primarie del PD, e fino a stamattina ho ignorato il reader sul cellulare, e le cronache minuto per minuto che tampinavano ogni mio spostamento mediatico. Uau. Sì, un po’ di sana ignoranza disintossicante e curativa.

E poi, per me, qualunque Sindaco di Roma (esatto: non tutti i Sindaci, solo quello di Roma) manterrà sempre i cittadini perdenti davanti alla casta dei costruttori che si spartiscono le forze politiche in campo. Loro, comunque vada, una volta accaparrati i terreni utili col nuovo PRG, devono solo attendere cinque anni, in caso di vittoria del colore-non-utile in Campidoglio, per ritornare a far girare la (propria) economia.

Sicuro, mi sono alzata leggera anche per questo temporaneo vuoto di informazione.

Ma in certi lunedì che partono già strani avvengono dei cortocircuiti che li fanno decollare, sempre awfully, intendo.

Per esempio, quando ciclicamente torna quella persona speciale a Roma, quella che nel pomeriggio di domenica avvertiva di un guasto all’aeromobile, pertanto tutti a terra senza certezza di quando sarebbe ripreso il viaggio. E poi spariva. Quasi ventiquattr’ore senza nuove, roba d’altri tempi. Unica spiegazione: era ripreso il viaggio.

Ecco, per esempio, quando mi ha richiamata poco fa per dirmi che era andato tutto bene, per cinque minuti sono stata rapita in un film di Almodovar.

Protagonista questa coppia di italiani provenienti da un volo quasi-transcontinentale, che veniva notata, al banco accettazioni del volo della coincidenza quasi persa, da un conterraneo di lei, il quale guardacaso era un cugino di una sorella di un consanguineo ennesimo di un qualche rappresentante delle pubbliche istituzioni locali. E che si offriva di fermare il volo per farli salire, un gesto del tutto gratuito, compiuto soltanto in nome della conterraneità.

E i due allora giù a correre, per non perdere l’occasione data (correre, si fa per dire), coadiuvati da una hostess cooptata per lo scopo che, anche lei correndo (si fa per dire, anche in questo caso) spingeva la sedia a rotelle di lui.

E io all’altra parte del telefono, che immaginavo il lancio della sedia di traverso sulla pista, per bloccare il rullaggio del velivolo, i due che venivano caricati a braccia, il fiatone durato tutto il volo fino a Roma.

No, mi è stato assicurato tra le risa, nessun lancio, ma il fiatone c’è stato davvero e, dulcis in fundo, ci si è aggiunta quella strana storia della valigia da emigrante ripiena di orecchiette fresche, confezionate in uno stato estero da un cuoco barese che ormai non ricorda più quasi l’italiano e portate a far conoscenza del suolo patrio prima di morire. Nelle mie fauci.

Ohimé. Che colpo basso a quest’anima troppo leggera di lunedì mattina.

Subito dopo chiusa la comunicazione, quando mi sono messa a raccontare per sommi capi la storia, si è formato un capannello di gente col lunedì di sbieco come il mio. E ha preso piede il tema del “come si stava meglio prima dei cellulari”.

Eh sì, perché se a me ventiquattr’ore scarse di astinenza hanno regalato l’effetto di un gas esilarante, c’è chi non si capacita dell’ossessione di controllare i figli, quando ricorda benissimo il senso di trionfante autosufficienza provato alla loro età al richiudersi la porta di casa alle spalle, affidati solo a sé stessi e alle proprie esperienze di vita.

Chissà quanto tutto questo tenersi bene in vista l’un l’altro modifica a fondo le relazioni e la percezione di sé dei singoli. Chissà quanto restiamo o regrediamo nuovamente a figli, anche dopo tantissimo che siamo usciti da casa, dopo che da casa sono usciti ormai anche i nostri genitori. Chissà se ci fa bene o male.

Io quasi quasi stacco anche oggi e, per disintossicarmi, vado a vedermi l’ultimo di Almodovar (Mamma, se mi cerchi sono al cinema).

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Tutto su mia madre

Tutto su mia madre

L -44

3 marzo 2013

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Giochi proibiti

(una concatenazione)

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nobuyoshi araki

Riescono meglio agli extraeuropei: Nobuyoshi Araki
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(Alla mercé della moderata fiducia di Barney Panofski)

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I

C’era un certo vecchio popolo italiano
Che da tempo non regnava più sovrano.
Con la testa già nel cappio
Domandava anche a Predappio:
“Ci daresti un altro a porgerci una mano?”

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II

Mentre un giovane elettore dell’Italia
Pensò di mandare tutto gambe all’aria:
“Una scossa imprevidente
Fungerebbe come niente”.
Mise in piedi un collettivo d’arte varia.

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III

Nella terra dei Teutoni era una bionda
Che di bund-age era esperta, era una bomba.
Strinse il cappio un po’ al vecchietto,
Prese in giro il giovinetto
Ma rischiò di perdere la trebisonda.

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IV

Troppi giri? L’FMI rifece i conti,
Angela ammise: Non tornavano ben tondi.
“Suvvia che sarà mai stato
Se ti ho quasi soffocato”.
Ma in segreto tremò forte per i fondi.

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V

Il momento è dello Spread che schizza in alto,
Con i tassi sopra i Buoni fa un gran salto.
E le piazze preoccupate
Fan falò di miliardate:
“Questo è il prezzo delle italiche bravate!”

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VI

Monti, anche se oggi delegittimato,
Va dai Premier e dai Capi dello stato.
Lì spergiura: “è tutto a posto!”
Loro stringono sull’osso.
Dell’Europa è sempre l’uomo più fidato.

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VII

L’italiano, come al solito guascone,
Sfoga la sua libertà di espressione:
“Benché il voto è un gran casotto
Risorgiamo dopo il botto!”
O è un eroe oppure è solo un gran coglione.

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Ai posteri…

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Aggiornamenti che vanno colti al volo

2 marzo 2013

sette modi

Qui a Roma è in corso un incontro di Cosplay.

Carini, per carità, io pure mi diverto ancora, qualche volta, e in privato, a travestirmi (da quello che mi pare però, non da fumetto in carne e ossa). Ma quello che mi fa pensare è che ci sia gente in giro che trova che sia il momento adatto per le carnevalate di piazza. Giusto ieri ho acquistato qualcosa via ebay, incontrando vis-a-vis una sconosciuta, architetto come me, convivente senza figli, disoccupata e senza prospettive, che non trova lavoro nemmeno come commessa, con gli occhi pieni di apprensione per il futuro, che a travestirsi certo non ci pensava neanche da lontano.

Ma forse questo loro è un metodo di fuga dalla morsa del presente. La virtualità assunta come realtà. Io mica lo sapevo che “Ci sono ben sette modi diversi di maneggiare la spada laser” (e lui che me lo stava dimostrando, era bravissimo). La spada laser è un accessorio indispensabile in città. È pulita, pratica e maneggevole. Inoltre, una volta richiusa, si porta agevolmente in tasca. Costa soltanto 130 Euro, tu pensa. E io che non lo sapevo.

E dire che dovrei essere abbastanza informata, ormai, sulla virtualità. Prima di varcare la soglia della rete (facile aprire un blog, il difficile è decidere che valga la pena di farlo e mantenere intatta questa convinzione nel tempo) non sapevo niente di niente anche di netiquette e di tante altre cose ovvie. Per esempio, è stato un altro blogger, agli albori della mia esperienza, ad invitarmi a usare le faccine, che allora, non avendo mai utilizzato chat, trovavo irritanti e infantili. La cosa ha portato indubbi vantaggi: le conversazioni si sono fatte svelte ed essenziali.

Anche se purtroppo le emoticon mancano di sfumature ed è difficile che uno smile di circostanza possa distinguersi da un sorriso sincero. Così come è difficile interpretare un bacio (su questo sono davvero molto attenta, al limite dell’anaffettivo). È dato in amicizia su una guancia, o è un’appassionata limonata con zucchero, soda e ghiaccio sui capezzoli? Non si capisce. Ogni tanto mi stufo di tanta semplificazione, e provo a non utilizzare emoticon almeno nelle email. E ciò che dico diventa immediatamente atonale, rigido e freddo. Mi pare di punire l’interlocutore. In breve riprendo a farlo regolarmente, mi dico Poco male per le incomprensioni. E qui di nuovo sbaglio, è un circolo vizioso, non c’è modo di uscirne.

Quando capita a me, di ricevere messaggi senza mimica facciale annessa, immagino sempre il mittente come una gentildonna o un galantuomo che snobba consapevolmente l’etica della rete per sottolineare che quel mondo lo attraversa solo di passaggio. Se invece lo fa qualcuno che frequento da tempo, capisco che dietro c’è del non detto. Ma va’ a capire cosa, senza nemmeno il suo viso a farmi da traduttore.

Mentre muovevo i primi passi nel virtuale, comunque, pensavo che le persone con nome e cognome in chiaro, mantenessero intatta la propria specificità umana e che semplicemente utilizzassero il mezzo per aumentare la propria penetrazione nelle cose del mondo liquido. Non sempre. In rete nascono anche persone nuove. Senza padri né madri. Né figli per i quali fungere da modello (ci sarebbe da aprire il tema dei vantaggi dell’onestà dovuta ai figli sul conto di sé stessi, ma non è la sede adatta).

Persone che a volte mantengono il possesso dei corpi reali che li hanno ideati, a volte invece no: sono figurine che si scollano, giorno dopo giorno, dal loro dorso ceroso che, spesso, viene buttato via. C’è tutto un teatrino delle figurine, silenzioso e invisibile, che rappresenta continuamente commedie e tragedie anche molto tribolate, dietro un sipario chiuso alle spalle del mondo dei loro gioc-attori in carne ed ossa.

Un po’ come gli adolescenti, ne incontro molti viaggiando sui mezzi pubblici. Ma mettiamoci pure i tardoadolescenti. Visto che ho l’università vicino al posto di lavoro, sull’autobus del ritorno spesso mi ritrovo nel loro mondo fatto di serate organizzate all’ultimo minuto, commenti saputi su professori e programmi, preoccupazioni per le aspettative dei genitori sugli esami, schermaglie classiche tra un lui e una lei che si sono appena conosciuti. Divertente, il più delle volte.

Sempre ieri, insieme a me in bilico, ma tutte schiacciate, nell’autobus del ritorno, c’erano molte persone in corso di conclusione di una settimana di passione civica, di giornata lavorativa estenuante, di faccende personali complicate. Accomunate dallo stesso desiderio di finirla, e alla svelta. E dunque, sofferenti e silenziose, anche le novantenni, cercando di sopportare il sopportabile da chi, volente oppure no, ci dondolava appiccicato addosso.

A parte quei tre con l’aria di saperla lunga dall’alto della loro età più fresca e della maggiore altezza, lo spilungone ci sovrastava quasi tutti, chissà se per il progresso della sua linea genetica oppure per il cibo e le cure migliori che la modernità non ha potuto offrire a noi prima di lui. Ci derideva e lo faceva pensando sicuramente di sfoggiare un humor tanto fine da essere incomprensibile a delle menti vetuste come le nostre. Ci derideva, sostenuto dai suoi pari, e ci fumava in testa.

Non è vietato fumare sigarette elettroniche, ha commentato scuotendo la testa un uomo con accento francese e apparenza africana, una volta sceso il terzetto dal mezzo pubblico dopo appena una fermata. No, ma è maleducazione, ha aggiunto la ragazza dell’est con l’aria sfinita e i vestiti miseri di qualcuno che svolge un lavoro ritenuto indegno dai giovani nostrani. Che poi puzza comunque, anche se è finta. Che poi non sai quanta nicotina ti entra nei polmoni e il cancro ti viene lo stesso. Che poi ci sono studi che dicono che sono pericolose: ti scoppiano all’improvviso in bocca.

Che comunque eravamo tutti stanchi e demotivati e anche se avevamo votato Bersani, Grillo oppure anche Berlusconi, in quel momento volevamo solo andarci a riposare. E in questo eravamo umani tutti allo stesso modo, ci stavamo rispettando l’un l’altro, finché non è arrivato l’ipergiovane desideroso di scaricare la sua vitalità (e in astinenza da sesso, chissà), che ancora non aveva capito che nella merda ci si ritrova in pieno pure lui. Era salito solo per prenderci in giro.

Io in rete ci sto con nome e cognome, sono di quelle che si comportano in un modo, dentro e fuori. In quel momento, non mi sarei fatta troppi scrupoli per eventuali incomprensioni, la mia faccia poi si vedeva bene. Avessi avuto una spada laser, gli avrei fatto vedere io i sette modi in cui so maneggiarla.

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Il nuovo carro e quel bue troppo pesante

28 febbraio 2013

tutti sul carro

Tutti sul carro – Caterpillar AM su Rainews24

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Arriva il maremoto, reggiamoci forte. Se l’inciucio non va fatto, se il governissimo è una prospettiva ignobile, cosa accadrà?

Usciti dai governi tecnici del ’92 e del ’94 (Ciampi e Amato, e in mezzo le bombe del ’93), arrivò Berlusconi con l’ingresso della Lega, di fatto l’apripista all’antipolitica. Oggi la Lega è sgonfia, ma l’antipolitica è al suo apice. Molti immaginano soluzioni forti, “di polso” che traghettino rapidamente a nuove elezioni, senza sentire ragioni. Dubito che gli italiani, anche quelli che hanno operato scelte tradizionali al seggio, potrebbero accettarlo senza mugugnare. O peggio.

Peer Steinbrueck, leader del partito Socialdemocratico tedesco ( e noto gaffeur, ho appena sentito dire a un giornalista del suo stesso paese) si permette di dar voce alla crisi diplomatica finora strisciante tra Germania e Italia: il nostro voto è la premessa per il tracollo dei mercati.

Indignato, perfino il Papa ci ha mollati.

Indignatissimo, Stéphane Hessel, se ne va da questo mondo.

Indignatissima, riconosco le difficoltà di governo con questa legge elettorale ma non mi spiego come possiamo accettare che nessuno abbandoni la nave:

Formigoni, la Lega ancora vincente in Lombardia,

Bersani, D’alema, Veltroni, …Amato (Amato! Non posso crederci), sono ancora tra noi,

Grillo, il vecchio front man del movimento “giovane”  che resta attaccato alla testa del carro e impedisce di andare oltre la sua ingombrante presenza,

Migliaia di politici rieletti, molti macchiati pubblicamente da varie colpe,

Ma insomma.

Roma da oggi si ritrova barricata per la fine del papato. Io devo prendere l’autobus, la metro e poi un altro autobus. Meglio che mi metta in moto senza pensare ad altro. Consiglierei di fare lo stesso ai nuovi eletti*.

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*) postilla aggiunta dopo la colazione: e timonarci la baracca / condurre il carro. (non so scegliere tra le orribili metafore)

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Uno alla volta e non spingete

26 febbraio 2013

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pizza connection.

Roma è grande e piena di gente. Ne incontro e mi ci scontro di continuo. Col tempo il civis romanus sviluppa una corazza che lo protegge dall’agorafobia. Oggi però è dura.

“Con tutti i voti che ha avuto, nessuno che ammetta di averlo votato. Ci hai fatto caso?” Questa affermazione mi disturba quanto un déjà vu. Ho capito, siamo tutti stanchi, ma ora che i numeri sono definitivi, basta, vi prego, con i chiacchiericci sterili.

Avrei scommesso da mesi sull’alternanza col centrosinistra. Così quasi tutti i suoi votanti, che (salvo qualche eccezione) in quest’ora tremenda, tengono i toni bassi. Chi per pudore, chi per rassegnazione, chi forse pensando di aver fatto una cazzata, o pregando che adesso i fatti lo convincano del contrario. Ma c’è qualcuno che proprio non si contiene, ed è l’elettore 5 stelle che grida al mondo: “Io ho votato Grillo”. Nomini Grillo, e io capisco che hai votato l’uomo, il risolutore degli sfaceli italici. Ma almeno distingui tra il front man e il movimento che rappresenta? Mica sempre. Tieni ben presente che il movimento senza leader richiede una dedizione personale alla causa? Sei pronto a darti da fare, oppure ti rintanerai tra poco a criticare da lontano? Avanti col programma allora?

Stamattina il mio pc stentava ad accendersi. Poveretto. È sempre più vecchio, e non era la prima volta: ero pronta a schiacciare a lungo il tasto dello spegnimento e vedere lo schermo diventare nero, durante l’emissione di un rantolo metallico. Stavo per mettere la giusta pressione sul ditino già correttamente posizionato, quando mi sono guardata attorno e ho notato le strane forme assunte dalle mie colleghe: ciascuna di loro assomigliava a un diverso tecnico dell’assistenza. Ah, sì. Non sono stata a domandarmi se fosse corretto nei confronti delle ragazze, peraltro in altre faccende affaccendate. Ho acchiappato un tecnico per il braccio e l’ho tirato verso il corpicciolo esanime sulla mia scrivania.

– Anche questo. Ahi ahi ahi.

– Perché? Cos’è? Cos’ha? È grave?

– Dicevo io che prima o poi ce li saremmo fatti tutti.

– È un virus?

– No, è il nuovo programma di controllo da remoto che trova difficoltà a installarsi su alcuni pc. (Ti credo, il mio è anarchico)

– E, ehm, come si risolve?

– Hai fatto colazione?

– Sì grazie. Ma posso andare a prendere un caffé.

–  La colazione è il pasto più importante della giornata.

– Già, lo so. Grazie comunque di avermelo ricordato. A tra poco.

Così mi sono allontanata, lasciando il paziente in mani competenti.

Il freddo mi ha messo una gran fame, ma fame vera. Alle dieci già pensavo al pranzo. Immaginavo qualcosa di succoso e saporito. Che ne so, un’arista arrosto con patate. Con contorno di cicoria ripassata e abbondante pane fresco di forno per fare la scarpetta nel soffritto. Ah, il cibo invernale. In questo la stagione è insuperabile. Mio padre, poi, mi rimprovera di essere troppo dimagrita. Non ignorerò questi miei desideri alimentari, per dimostrargli che apprezzo che si preoccupi per me.

– Sono tornata. Risolto?

– Fatto. Il computer è a posto. D’ora in poi dovrai solo aspettare una ventina di minuti dopo l’avvio. Ma… Cos’hai comprato? Fai vedere.

– Salamini e grissini. Il distributore non offriva altro. Non mi andavano le merende farcite.

– Ti rendi conto?

Il ragazzetto, lo devo dire, è un tipo a modo. Mi ha dato la sua opinione non richiesta con gran tatto. Invece di aggrottare la fronte, l’ha distesa. Invece di alzare la voce, ha sussurrato. Invece di imbronciarsi, mi ha sorriso. Davvero, ha usato molto tatto.

– Questo salame… Si vede a occhio nudo che è pieno di grasso. Vedamo cosa dice l’etichetta…

– E allora? Ne mangio così poco. Ciascun bastoncino è più piccolo di un mio dito mignolo.

Limitare proteine e grassi animali  giova molto alla salute dell’individuo adulto.

– Va bene, però io in genere non mangio molta carne, è solo un periodo che… Apro i grissini, guarda. Ne vuoi uno?

– Per carità.

– Neanche i grissini mangi?

– Chissà quanti grassi nascosti.

Prendo una pausa per ispezionarlo da vicino. Non ha un accenno di pancetta, d’altra parte è qui con un contratto da interinale in eterno rinnovo. Dubito che possa permettersi pranzi o cene luculliani.

– Non sarai mica a dieta?

– Nooo… – La quantità di chiostra dentaria visibile era ancora aumentata.

– E allora mangia. E lascia mangiare.

– Non sono a dieta, però cerco di stare attento. Io mangio solo cibo biologico.

– Apperò.

– Ti faccio u-un’altra do- domanda. – Iniziavo a balbettare, segno che l’alterazione stava andando fuori controllo.

– Hai fatto di recente delle analisi?

– Certo.

– E come stai?

– Benissimo.

A quel punto ho pensato a mio padre, che era ancora alla mia portata, sullo scaffale del pensiero precedente.

Mio padre manda spesso in giro queste mail-catena-di-santantonio, nelle quali ci sono scritte cose come “Sorridi almeno una volta al giorno” “Fai pensieri positivi” “Augura di cuore una buona giornata anche al tuo peggior nemico”. E che di solito si concludono con “E adesso invia a tutte le persone che conosci questa mail, così si realizzeranno tutti i tuoi desideri”. Ho pensato alla frase sul sorriso, tralasciando volutamente il resto. E ho sorriso, in qualche modo. Così, per provare.

– Allora sappi che non fa male di tanto in tanto strapazzare l’organismo con una bella botta al fegato: lo tieni in allenamento e si mantiene sveglio e pronto contro le aggressioni esterne.

– Guarda che anche io mangio schifezze. Poco fa per esempio ho mangiato un cornetto, più schifezza di così.

L’ho guardato.

– Schifezza. Il cornetto fresco. Fragrante. Appena uscito dal forno.

– Eh, sì. Tutto pieno di strutto e di chissà cos’altro. Però lo mangio, sai.

Ho sospirato, ma ero tornata inspiegabilmente calma. Sull’ultimo refolo planato fuori da me ho detto:

– Ridendo e scherzando è così che si finisce a votare Grillo.

– Io l’ho votato infatti.

– L’avevo indovinato.

Il computer adesso funzionava. E lui, andando via, mi aveva promesso di farmi provare certe salsiccette di tofu che fa un amico suo che ha un alimentari biologico e che lui ci fa spesso la spesa, ma solo perché l’amico suo, proprio perché suo amico, gli fa dei prezzi buoni.

Ha un’aria da agnellino e la sua mente formula solo pensieri buoni, che si riversano in timide frasi dal significato lapidario e in allegri giudizi trancianti. Mi fa sentire una pecorella smarrita da ricondurre a un giusto, sano, biologico, infallibile, ovile.

Ma il computer era ancora vivo, era un dato di fatto.

E il tecnico, è triste doverlo ancora definire un ragazzetto. Lo sarà stato ai tempi dei primi rinnovi contrattuali. Ormai le rughe sul suo viso denunciano che sia vicino alla quarantina. E alla sua età ancora non ha un lavoro fisso, né prospettive certe di una qualche stabilità.

Per motivi come questo io, almeno, per l’ingovernabilità, per i rischi che corriamo, non me la prendo tanto con loro, coi grillini (anche se non concordo sui contenuti, e sono dubbiosa riguardo al metodo) quanto con gli altri due “vincitori”, di uno dei quali sono pur sempre un’elettrice. Sono loro che hanno dato vita a questa legge elettorale, che non hanno mai risolto il conflitto di interessi, loro che sul più bello si sono lavati le mani di tutto e hanno consegnato l’Italia ad un governo tecnico euroguidato.

E da domani, basta, vi prego, con i chiacchiericci sterili. Diamoci una mano tra noi e mettiamoci al lavoro. In un verso o in un altro qualcosa deve cambiare.

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