Posts Tagged ‘Sindaco’

L -32

26 maggio 2013

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Delusa

Urna e schede

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La mia scheda elettorale assomiglia a Google plù:

Tante icone tutte uguali, mancheresti solo tu.

Sì, lo so che tu ci sei

Non per me, però, lo sai.

Vai tranquillo e perdonato. Non ti voterò mai più.

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L -33

19 maggio 2013

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Un classico moderno

Solone de FiRenziMatteo Renzi al Salone del libro di Torino.

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“Rottamazione” per Renzi non è un’epifania.

Dal Solone del libro vibra l’Apofonia.

Buon che in Arno sciacqui i panni,

Ma si asciugheranno in anni.

La sua rivoluzione per ora è in libreria.

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Per carità, anche se l’editoria è in crisi vale ancora la pena di farsi propoganda da cotanto pulpito.

Certo che oggi guardavo Iron Man e pensavo a lui, al Sindaco di Firenze. Non ne sbaglia una. Ah sì, le primarie, ma la colpa è del partito. E la “rottamazione”? Dai, quella era una mossa a effetto. Come Iron Man di ritorno dall’inferno anche lui fa pubblica ammenda, ma lo spettatore sa che è da questo momento in poi che la Cosa diventa interessante.

E poi c’ha questo vantaggio che avete tutti voi toscani, e che a me personalmente mi ipnotizza. Che non vi si può dire niente sulla lingua.

Apofonia. Sentito? Che bella parola. Io non la conoscevo prima. È vero che non ho fatto buone scuole, e che ho una laurea tecnica, ma un po’ di greco mi pare di averlo studiato. Eppure, lui che dice di aver ricevuto il voto anziché il veto  mi incanta, e subito lo paragono all’eroe Marvel.

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apofonia

[a-po-fo-nì-a] s.f.

  1. In linguistica, alternanza di una vocale o della quantità vocalica (breve o lunga) in parole derivate dalla stessa radice, per cui si determinano forme grammaticali e lessicali diverse (p.e. in lat. facio/feci).
  2. In retorica, artificio stilistico consistente nell’accostare o far rimare parole assonanti o fonologicamente simili, per ottenere particolari effetti espressivi, come, per es., nel verso di Dante (Inf. I, 36) «Ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto», o come le rime degli stornelli (v. anche paronomasia).

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Niente, vincerà sulla lunga distanza. Così lunga che mi sa che arriverà a temere anche lui la parola “rottamazione”.

E, a proposito di greci, il Solone che passò alla Storia, nonostante la sua buona volontà, aprì la strada alla tirannide. Speriamo che Renzi se ne ricordi a tempo debito.

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L -34

12 maggio 2013

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Sorpresa!

nuovimunicipi.

Un certo Alemanno, uscendo da Roma,

Lasciò in sua memoria una strada e una scuola

Poi pensò: ch’antro ce metto?

…Mo’ je cambio er numeretto!

E a indica’ casa mia non so’ più bona.

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Scoprire dai volantini di propaganda elettorale che è cambiata la numerazione dei municipi della Capitale. Va bene, è colpa mia che non sto attenta. Sono due mesi che la giunta lo ha deliberato. Comunque, in giro oggi nessuno ne sapeva niente.

Forse è buon segno, fino a poco fa nella buca delle lettere ti ritrovavi propagandato di tutto a spese dei contribuenti. Forse la politica ha deciso finalmente di tagliare i propri costi. A tutti i costi, però.

Insomma, adesso io dove abito?

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Awful mondays

8 aprile 2013

Ho dei lunedì terribili. In senso british: Terribile come Awful, per chi sa cosa intendo.

A volte partono così, che mi scappano battute su battute: trattengo a ridere tutta la gente che incontro in corridoio, finché non arriva il capo del personale e allora devo abbassare la testa e sperare che non si accorga che sto singhiozzando. Non riesco a fermarmi.

Forse perché sono riuscita a evitare le primarie del PD, e fino a stamattina ho ignorato il reader sul cellulare, e le cronache minuto per minuto che tampinavano ogni mio spostamento mediatico. Uau. Sì, un po’ di sana ignoranza disintossicante e curativa.

E poi, per me, qualunque Sindaco di Roma (esatto: non tutti i Sindaci, solo quello di Roma) manterrà sempre i cittadini perdenti davanti alla casta dei costruttori che si spartiscono le forze politiche in campo. Loro, comunque vada, una volta accaparrati i terreni utili col nuovo PRG, devono solo attendere cinque anni, in caso di vittoria del colore-non-utile in Campidoglio, per ritornare a far girare la (propria) economia.

Sicuro, mi sono alzata leggera anche per questo temporaneo vuoto di informazione.

Ma in certi lunedì che partono già strani avvengono dei cortocircuiti che li fanno decollare, sempre awfully, intendo.

Per esempio, quando ciclicamente torna quella persona speciale a Roma, quella che nel pomeriggio di domenica avvertiva di un guasto all’aeromobile, pertanto tutti a terra senza certezza di quando sarebbe ripreso il viaggio. E poi spariva. Quasi ventiquattr’ore senza nuove, roba d’altri tempi. Unica spiegazione: era ripreso il viaggio.

Ecco, per esempio, quando mi ha richiamata poco fa per dirmi che era andato tutto bene, per cinque minuti sono stata rapita in un film di Almodovar.

Protagonista questa coppia di italiani provenienti da un volo quasi-transcontinentale, che veniva notata, al banco accettazioni del volo della coincidenza quasi persa, da un conterraneo di lei, il quale guardacaso era un cugino di una sorella di un consanguineo ennesimo di un qualche rappresentante delle pubbliche istituzioni locali. E che si offriva di fermare il volo per farli salire, un gesto del tutto gratuito, compiuto soltanto in nome della conterraneità.

E i due allora giù a correre, per non perdere l’occasione data (correre, si fa per dire), coadiuvati da una hostess cooptata per lo scopo che, anche lei correndo (si fa per dire, anche in questo caso) spingeva la sedia a rotelle di lui.

E io all’altra parte del telefono, che immaginavo il lancio della sedia di traverso sulla pista, per bloccare il rullaggio del velivolo, i due che venivano caricati a braccia, il fiatone durato tutto il volo fino a Roma.

No, mi è stato assicurato tra le risa, nessun lancio, ma il fiatone c’è stato davvero e, dulcis in fundo, ci si è aggiunta quella strana storia della valigia da emigrante ripiena di orecchiette fresche, confezionate in uno stato estero da un cuoco barese che ormai non ricorda più quasi l’italiano e portate a far conoscenza del suolo patrio prima di morire. Nelle mie fauci.

Ohimé. Che colpo basso a quest’anima troppo leggera di lunedì mattina.

Subito dopo chiusa la comunicazione, quando mi sono messa a raccontare per sommi capi la storia, si è formato un capannello di gente col lunedì di sbieco come il mio. E ha preso piede il tema del “come si stava meglio prima dei cellulari”.

Eh sì, perché se a me ventiquattr’ore scarse di astinenza hanno regalato l’effetto di un gas esilarante, c’è chi non si capacita dell’ossessione di controllare i figli, quando ricorda benissimo il senso di trionfante autosufficienza provato alla loro età al richiudersi la porta di casa alle spalle, affidati solo a sé stessi e alle proprie esperienze di vita.

Chissà quanto tutto questo tenersi bene in vista l’un l’altro modifica a fondo le relazioni e la percezione di sé dei singoli. Chissà quanto restiamo o regrediamo nuovamente a figli, anche dopo tantissimo che siamo usciti da casa, dopo che da casa sono usciti ormai anche i nostri genitori. Chissà se ci fa bene o male.

Io quasi quasi stacco anche oggi e, per disintossicarmi, vado a vedermi l’ultimo di Almodovar (Mamma, se mi cerchi sono al cinema).

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Tutto su mia madre

Tutto su mia madre


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