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Dicotomia n. 9 – Metereologia: Neve/Sole

30 marzo 2018

Il post originale è apparso su Cartaresistente il 29 marzo 2013

 

Come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. (Khalil Gibran, Il Profeta, 1923)

Silenziosa. Effimera. Crepitante al tatto. Equivalente a tonnellate di acqua dell’oceano, se accumulata a strati sulla testa. Ma solo se stai ferma e immobile. E, se fai raffreddare il corpo spegnendo a uno a uno tutti i processi metabolici. Si impiega tempo a morire soffocati nella neve. Intanto, puoi pensare alla vita breve dei cristalli. Ce n’è di tutti i tipi. La luce fioca del lampione a qualche metro da te li rende simili a meteore, luci biancastre a sciami che attraversano il tuo campo visivo solo per pochi istanti. Per individuarli puoi fissare un punto da vicino, metti questo cestino per l’immondizia in ghisa, che è ancora poco coperto. Ecco, concentrando lo sguardo in un solo punto, puoi provare a distinguere forma da forma. Fiocchi di neve. Impalpabili e precari. Il tempo di toccare una superficie solida e già iniziano a sparire,  annichilendosi nel colore dello sfondo. La notte è lunga, non sai quanto ci vorrà. Le ciglia sono già pesanti, inizia a formarsi un bordo che presto si fletterà in basso, impedendoti di guardare oltre. E questo è ciò che accade in breve. Rimane il pensiero a farti compagnia, mentre attendi che si spenga pure quello. E sarà a causa del peso, del freddo, oppure del fiato che verrà a mancare? Forse un costone misto di neve e ghiaccio si staccherà dalla montagna alle tue spalle e ti travolgerà a sorpresa, senza lasciarti il tempo di capire? Oh, magari fosse, ti dici, spegnendo qualche settore del corpo rimasto ancora acceso. In questa distesa desolata, nella notte che avanza, una valanga sarebbe una soluzione accettabile. Ti colpirebbe… “Presa!” Avverti un dolore lancinante a orecchio e guancia destra, all’improvviso. Da dove è sbucato quell’impiastro? Ma sono due, tre, ti guardi attorno e scopri di essere circondata da bambini. Tirano palle di neve, e ti hanno scelto come bersaglio. La cosa è inaccettabile, scombina tutti i tuoi piani. La cosa è insostenibile, smuovi le gambe e le braccia intorpidite. La cosa è intollerabile, e merita vendetta. La neve è forte e dura, se ben pressata e lanciata con la giusta forza. Intorno sibilano palle ben pasciute, non puoi evitare di rispondere. Ti surriscaldi in fretta, ripetendo forsennata i gesti del gioco. Ansimi e ridi, la neve ti si squaglia sui capelli, bagna i vestiti, già zuppi di sudore dall’interno. La neve si sporca, diventa marrone e grigia. La scopri amica, e sembra che ti stia dicendo “Vedi, io stasera avevo in mente di divertirci un po’”.

Sotto il sole, apparso dopo un periodo di maltempo, neve compresa, il pensiero corre alle emozioni dei periodi di vita più intensi in cui si finisce di rilassarsi e si è più attenti al dire e al fare. Con il corpo al sole si entra in uno stato d’animo diverso che suggerisce: evitare distrazioni, grazie! Facile in questo stato d’animo immaginare avventure per evadere da schemi protettivi adottati per l’inverno. Già al primo caldo sole dell’anno pensi a certi luoghi che conosci e puoi raggiungere, una strategia piuttosto elementare per contrastare il freddo che fino a ieri ti ha circondato. Le atmosfere soleggiate conciliano le riflessioni d’istinto, ritorniamo all’uomo-animale spogliato di tutta la sua immagine pre-costituita. Inoltre, gli stati mentali influenzati dal sole sembrano attaccarsi in modo positivo gli uni agli altri in un continuum imprevisto ma logico: scambiare informazioni non verbali, è il corpo che parla. Il sole è anche un Dio collerico sempre più Dio e sempre più collerico e vicino alla nostra atmosfera, forse per questo la sua immagine ha attraversato le epoche, religioni, mondi e culture, riti, miti e arti che ci hanno lasciato manufatti di una straordinaria lucentezza. Il sole è anche sintesi, luce naturale, splendore, regalità, scioglie le nostre paure ancestrali irradiando sicurezza e restare nella sua primordiale dialettica ci rende oltretutto sinceri, trasparenti e se vogliamo, unici! Essere o sentirsi nel sole è alla fine essere o sentirsi nell’energia, investiti, quasi trapassati di positività, niente a che vedere con la poesia della neve che cade. Nessuna lentezza, incertezza, sbavatura, nessun “amour faible” ma “amour fou”, nessuna arroganza ma molta concretezza. Fuori dal “credo” e dai colori dell’energia si entra nel siderale dove i pensieri si spengono, l’aria non esiste e si resta a guardare un Pianeta infuocato, infuocato tanto per noi terrestri che in forma ellittica ci giriamo attorno in moto perpetuo tra: giorno e notte; stagioni e umori; sonno veglia; positività negatività. Forse proprio per essere un “forgiatore” dell’umano carattere il sole resta un elemento essenziale per vivere, crescere con una certa energia in corpo e per fortuna si spegnerà quando non ci saremo più. Non è un amico, anzi devi avere timore di cos’è, della forza che ha e devi stare attento quando ti suggerisce: “Vedi, io oggi avevo in mente di divertirci un po’”.

Francesca Perinelli e Davide Lorenzon – Dicotomie resistenti n. 9
Disegno di Fabio Visintin

Dicotomia n. 9 – Neve/Sole (Su Cartaresistente)

29 marzo 2013

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Come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.

(Khalil Gibran, Il Profeta, 1923)

 

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Disegno di Fabio Visintin

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