Posts Tagged ‘Dante Alighieri’

L -33

19 maggio 2013

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Un classico moderno

Solone de FiRenziMatteo Renzi al Salone del libro di Torino.

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“Rottamazione” per Renzi non è un’epifania.

Dal Solone del libro vibra l’Apofonia.

Buon che in Arno sciacqui i panni,

Ma si asciugheranno in anni.

La sua rivoluzione per ora è in libreria.

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Per carità, anche se l’editoria è in crisi vale ancora la pena di farsi propoganda da cotanto pulpito.

Certo che oggi guardavo Iron Man e pensavo a lui, al Sindaco di Firenze. Non ne sbaglia una. Ah sì, le primarie, ma la colpa è del partito. E la “rottamazione”? Dai, quella era una mossa a effetto. Come Iron Man di ritorno dall’inferno anche lui fa pubblica ammenda, ma lo spettatore sa che è da questo momento in poi che la Cosa diventa interessante.

E poi c’ha questo vantaggio che avete tutti voi toscani, e che a me personalmente mi ipnotizza. Che non vi si può dire niente sulla lingua.

Apofonia. Sentito? Che bella parola. Io non la conoscevo prima. È vero che non ho fatto buone scuole, e che ho una laurea tecnica, ma un po’ di greco mi pare di averlo studiato. Eppure, lui che dice di aver ricevuto il voto anziché il veto  mi incanta, e subito lo paragono all’eroe Marvel.

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apofonia

[a-po-fo-nì-a] s.f.

  1. In linguistica, alternanza di una vocale o della quantità vocalica (breve o lunga) in parole derivate dalla stessa radice, per cui si determinano forme grammaticali e lessicali diverse (p.e. in lat. facio/feci).
  2. In retorica, artificio stilistico consistente nell’accostare o far rimare parole assonanti o fonologicamente simili, per ottenere particolari effetti espressivi, come, per es., nel verso di Dante (Inf. I, 36) «Ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto», o come le rime degli stornelli (v. anche paronomasia).

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Niente, vincerà sulla lunga distanza. Così lunga che mi sa che arriverà a temere anche lui la parola “rottamazione”.

E, a proposito di greci, il Solone che passò alla Storia, nonostante la sua buona volontà, aprì la strada alla tirannide. Speriamo che Renzi se ne ricordi a tempo debito.

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Il problema è di chi resta: restare svegli nell’emisfero boreale

26 marzo 2013

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jeff-bark_abandon-2

Un esempio di abbandono letargico (Jeff Bark)

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– Il gatto va in letargo?

– No. Solo gli animali del bosco vanno in letargo.

– Ah. E il cane va in letargo?

– Nooo. Ti ho appena detto che solo gli animali del bosco vanno in letargo.

– Quindi io non andrò mai in letargo?

– Potresti tentare. Ma a meno che non torni ad abitudini primitive e non raggiungi climi proibitivi, temo di no. Non andrai mai in letargo.

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E nemmeno io. A pensarci bene, questa limitazione agli “animali del bosco” è troppo restrittiva. Io, per esempio, lo gradirei, il letargo. Riassumerei in un’unica scorpacciata tutte le cene invernali ingoiate senza convinzione, a cui seguono inevitabilmente notti brevi e agitate. Che non ristorano per niente e predispongono male al giorno successivo.

Pensando in grande, il letargo potrebbe risolvere il problema della sovrappopolazione: Nell’emisfero australe si fornicherebbe soltanto da ottobre a marzo, in quello boreale da aprile a settembre. All’attualmente insostenibile ritmo di crescita della popolazione, si applicherebbe un buon 50% di sconto, con inimmaginabili ricadute sulla qualità della vita di tutto il genere umano.

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– Non credo che potrei sopravvivere senza fornicare.

– Sopravvivresti meravigliosamente.

– Seeeeh.

– E invece sì. Questione di abitudine. Quando non si utilizza, l’organo si atrofizza.

– Sei sempre la solita.

– Ma cosa vai a pensare? Guarda:

The_Science_of_pornography

(The Science of Pornography – testo italiano non ufficiale)

– Mumble, parlavi del cervello. Sempre la solita… cervellotica.

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Eppure, come non considerare i vantaggi indotti dall’interruzione della pratica degli sport invernali, così pericolosi? Perfino la corsa, in inverno diventa un’attività potenzialmente letale.

Pensaci. Non sarebbe necessario proprio dormire-dormire. Si potrebbe trascorrere del tempo sonnecchiando, leggendo, ascoltando musica. Comodamente avvolti in un piumone, dal fondo di una calda tana.

– Mmmm. Non credo che potrei resistere a lungo senza fornicare.

– Pensando a te, direi che il letargo andrebbe trascorso in tane separate.

– Tanto c’è il web.

– Sotto terra non prende la rete.

– Neanche la tv via cavo?

– Solo libri.

– Ma perché?!

– Perché potresti coltivare i buoni sentimenti. Pare che facciano bene a tutto, anche alle relazioni sociali. Figuriamoci se metà popolazione mondiale per volta si prendesse sei mesi di tempo per coltivare sogni e innamoramenti, senza incidere su cambiamenti climatici, stipendi da pagare, aziende dal salvare, debiti da pagare, e quant’altro. I Governi… almeno formalmente durerebbero il doppio.

– Sempre che venissero formati. Ma, comunque, sarebbe del tutto irrazionale!

– Non credo, vivere a fondo i propri sentimenti , se praticata con giudizio, è un’attività piuttosto produttiva. Guarda:

The_Science_of_love
(The Science of love – testo italiano non ufficiale)

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– Te l’ho già detto, tu sei romantica.

– Insomma, Demone! Che c’entra il romanticismo? Ti ho proposto di trascorrere sei mesi in un piacevolissimo stato di quiescienza e di languore, con tutti i benefici che ti ho appena illustrato, e mi rispondi così?

– Calmina, eh.

– E poi mi fa male la schiena. Quel cavolo di pilates.

– Allora è questo il punto. Poi dici a me. Dì la verità, impelagheresti l’intera umanità in un’avventura biofantascientifica, solo per dimezzare la velocità di invecchiamento?

– Matematico fallito, guarda che così la percepirei raddoppiata.

– Comunque, il pilates non è più un tuo problema, ormai. Chissà quando potrai tornare a cimentarti.

– Hai proprio passato il segno.

– Ok, ok, abbassa il pugno. Da questa prospettiva, potrei trovare del raziocinio nell’ipotesi del letargo. Tanto più che i tempi sono quello che sono. Io quasi quasi aspetto che passi la buriana. Zzzzzzzzzzzzzzz.

– Buongiorno, vorrei spedire un pacco. Destinazione Melbourne, Australia. No, non serve la ricevuta di ritorno. (Certo che anche quando dormi sei importuno. Se fossi rimasto sveglio, da demone qual sei, avresto potuto passare da solo per l’inferno).

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(Grazie, come sempre, a Asap Science)
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