Posts Tagged ‘Elena Fortunati’

Chiara Gamberale: una recensione ad personam

25 febbraio 2013

– Ah! E il post post-elettorale?

– A scuola e a casa non si parla di politica.

– Sei ridicola.

– E tu noioso, taci. Ogni cosa a suo tempo.

.

.

Chiara Gamberalefotografata da Elena Fortunati

Chiara Gamberale
fotografata da Elena Fortunati

.

Ad personam, questa recensione, perché è di lei che parlo, non di uno dei suoi libri.

Chiara compare, scura su sfondo scuro, catapultata da una giornata scura in una libreria ricoperta da una boiserie scura.

– In mezzo a facce scure?

Ma no, in fondo è sabato pomeriggio.

.

La guardo, e mi pare di conoscerla (no perché, a scanso di equivoci, sono qui perché la mia amica Barbara me ne ha parlato, dei libri di Chiara, e ha voglia di incontrarla).

Mentre prendiamo posto io la guardo, appunto, appena troppo a lungo, al punto che lei forse pensa di conoscermi e, nel dubbio (ipotizzo), mi spalanca un bianchissimo sorriso. In breve si chiarisce che: è da poco tornata da una località remota, dove il sole l’ha tinteggiata dei colori dell’estate. Che il clima  freddo e piovoso la demoralizza come demoralizza me. Che, a partire da adesso, la serata ripiegherà luminosa verso l’alto. La sua comparsa ha un effetto taumaturgico. E io mi convinco che l’avrò anche già vista, è un personaggio pubblico, ma non ci conosciamo, con Chiara Gamberale. Nessun problema, di qui a poco duetterà con me come con gli altri intervenuti, tra complicità di sguardi e spiritosaggini, come tra vecchi amici. Nemmeno l’ho mai letta, ma inizio a sospettare che questo talento empatico non possa che rifletterlo nei testi.

.

Mentre l’aspettavamo, avevamo parlato del suo esordio autobiografico, Una Vita sottile. Lei nell’apprenderlo arrossisce, e le scappa detto “Oddio”. Mi intenerisco, e lancio un pensiero indietro, a quella cosa mia chiusa nel cassetto, della quale arrossirei anch’io se altri la leggessero. Ma Chiara sembra un leone nel corpo di un gattino: una che le sue paure le ha disintegrate, scegliendo di darle in pasto alla fame dei lettori.

.

Moorcheeba – Women loose weight

.

Chiara poi rompe il ghiaccio e si racconta.

.

Un’infanzia prodigiosa.

Al punto che lei -leggera, attuale, cangiante-, viene catturata dal marito Emanuele Trevi (finalista Strega 2013) -solido, preciso, ostinato (a detta della moglie)- e riportata bambina nel Libro della gioia perpetua, che include i racconti infantili di Chiara.  Avendo allora preso in simpatia il verbo “annuire”, oggi lei stessa li definisce noiosissimi: tutti i personaggi annuivano in continuazione e non succedeva mai nulla. Trevi invece ci è caduto dentro con le due scarpe e ne ha fatto un reportage autobiografico, una finzione narrativa che trasfigura e interpreta una realtà (il “manoscritto ritrovato”) forgiata attraverso tempi e vissuti lontani da lui. Entrandoci da protagonista postumo attraverso un atto d’amore letterario. Certo, presentato così, in quattro righe, anche inquietante, anzi, direi quasi cannibalesco.

In una bella recensione trovata online, vengono posti alcuni interrogativi (chissà se con risposta nel libro):

Di cosa era fatta la forza magnetica di quel quadernetto che inchiodava fisso Trevi […]? E perché – come scoprirà più avanti – era stato scelto proprio lui dalla coppia per indagare su quel libro ( dopo che era apparso su rivista un suo racconto su un amore adolescente intitolato “La noce”) ?

.

Frutta secca e dintorni.

Inutile girarci attorno, la prima cosa che mi è saltata all’occhio, leggendo le trame dei romanzi di Chiara è la coincidenza esistente tra i nomi di Mandorla e di Amanda, de L’amore quando c’era (amande, in francese, vuol dire mandorla).

Ne  Le luci nelle case degli altri l’amata Mandorla viene chiamata così perché piccina e delicata. Ok, nomen omen. Però una mandorla è “il cibo ideale per la salute di nervi e cuore”. Mi sembra di cogliere che il racconto di questi personaggi, per chi li ha ideati, abbia una funzione quasi terapeutica. Di libro in libro, il testimone passa ad un diverso stadio di maturazione umana e sociale. E Chiara racconta anche che la sua formula narrativa assume una sempre maggiore complessità, passando dall’invenzione pura, all’autobiografia, all’allegoria, per approdare al romanzo corale, che scopre essere il suo ambito d’elezione.

Il giorno, infine, che le entra nella vita un certo Emanuele Trevi e, all’interno di un romanzo a lei ispirato, impone a un proprio racconto adolescenziale il titolo “La Noce”, sono nozze. Nozze con la frutta secca -pratica, saporita, ricca di nutrienti e di altre virtù-. Mica fichi.

.

L’approdo al carrello della spesa.

Oggi che ha alle spalle quasi vent’anni di professionismo polimorfico, Chiara dice che è Le luci nelle case degli altri il romanzo che le si è annidato dentro, il favorito. Spiega il suo perché, ma è presto ovvio che non può che essere lo stesso anche per chi l’ascolta (perfino in chi non l’ha nemmeno letto). Questione di ipnosi. La sua parlata cattura, accenna a fragilità che possono essere le tue, ti coinvolge in risate improvvise come se (allora non era un’impressione!) ci conoscessimo da sempre.

Ma non è il caso di fermarsi al passato, Chiara ci dice che la fatica successiva, Quattro etti d’amore, grazie, è in uscita per Mondadori (verrà presentato a Roma il 27 marzo alle diciotto alla Feltrinelli di Via Appia).

.

Qualcosa mi dice che lo leggerò. Qualcuno, anzi.

.

Io stessa, per la precisione, che mi sono ritrovata nelle sue descrizioni dei personaggi femminili, compresa quella dal rapporto in ascesa con una strana madre che va a svernare l’esistenza su un’isola lontana.

Io, che ho alzato prima l’uno, poi l’altro sopracciglio, a sentire che il suo primo lettore e recensore è Walter Siti (nientemeno).

Che da bambina ho pianto ore sul finale di Peter Pan e che mi sono ritrovata di nuovo con gli occhi inumiditi sentendo che l’esergo della prossima uscita di Chiara è tratta dalla versione Einaudi con prefazione di Manganelli, capisci a me.

Che ho le unghie fuscia, e lei le nota e diventiamo sorelle per un istante, quello nel quale condividiamo, lei in pubblico, io nel segreto della mia contorta mente, le strategie di sopravvivenza alle depressioni da post-stress.

.

Quindi alla fine siamo state tutte accontentate:  Barbara, che ha conosciuto e fatto domande alla scrittrice, io che ho virato al fucsia anche all’interno, e Chiara stessa che ci ha perfino ringraziate di averle risollevato la giornata.

Chiara mia, tifo per te. La prossima volta parlerò del libro.

.

chiara e francesca

.

La lezione anarchica di Carofiglio

6 febbraio 2013

.

“Unless the bastards have the courage to give you unqualified praise, I say ignore them.”

John Steinbeck

.

carofiglio_primo_piano

Gianrico Carofiglio
fotografato da Elena Fortunati

.

Queste star. Arrivano in ritardo, disturbano gli altri senza farsi problemi, si danno arie, assumono pose. In effetti, dovrei iniziare a darmi una regolata.

.

La mia amica Ilaria,  esimia giovane scrittrice, da quella volta di piazza Alessandria sembrava avermi perdonato. Sì, aveva manifestato una certa agitazione per la pubblicazione della nostra chiacchiera privata, ma poi si era ripresa subito. Anche perché le avevo giurato che non l’avrei più tirata in ballo. Mai più.

Era tornata rapidamente il solito zuccherino. Solare, spumeggiante. Eppure, subodoravo che covasse ancora, sotto sotto, un qualche risentimento.

E poi un giorno mi ha fatto: “Vieni a sentire Carofiglio”. Non era una domanda.

.

Ho di queste paranoie, io. Che al mondo esistano persone con il chiodo fisso di servirmi vendette fredde, o tutt’al più a temperatura ambiente. Ci ho pensato giusto il tempo di leggere tutto d’un fiato Il passato è una terra straniera.

.

***Instant Review***

Il passato è una terra straniera: un romanzo moolto bello.

.

.

Ilaria, nativa pistoiese, si era presentata la sera prima ai gestori della libreria L’Argonauta tenendo tra le braccia svariate confezioni di castagnaccio, cecina, cioccolatini Catinari, più un pentolone fumante di orecchiette che sua mamma, compaesana della star, le aveva affidato con una strizzata d’occhio. Un po’ scomodi per la notte, mi ha confessato in seguito, ma i posti migliori in questo modo sono diventati nostri.

.

Il giorno seguente, per mia ulteriore fortuna, Carofiglio si è calato nei panni del divo in modo molto più scafato di me che ho portato solo mezz’ora di ritardo, mentre lui ha lasciato parlare -benissimo, benissimo- Paolo Di Paolo per almeno il doppio del tempo (Era ampiamente previsto dal programma!, però si mormorava) prima di comparirci davanti. Intanto, avevo già risolto le questioni spicciole.

.

Ho pure di queste fissazioni, io. Quando entro in un posto nuovo, lo devo misurare. Attivo il compasso che danno in dotazione all’occhio di ogni architetto (uno solo: costa un occhio della testa) e comincio mentalmente a calcolare, spanna a spanna, le dimensioni di un locale: lunghezza – larghezza – altezza. Però all’Argonauta ci avevo già passato qualche pausa pranzo, già le avevo prese le dimensioni che mi interessavano. Quello che mi incuriosiva era capire come (e perché) avessero potuto restringerla a quel punto, la sala che ricordavo tanto ampia, in occasione dell’incontro con Carofiglio.

Mi giravo verso destra, e valutavo che, a partire dalla fila dietro la mia, avessero preso posto una trentina di persone, comprese quelle disposte lungo il corridoietto rialzato che accompagna la libreria a parete. A sinistra, saranno state una quindicina, alcune in piedi. Impressionante, eravamo quasi tutte donne.

Silenzio, si comincia. A vostro beneficio, ecco le due o tre cosette che mi sono appuntata.

.

.Carofiglio_11

Gossip autopromosso:

.

– Le sue prime stesure sono brutte e piene di errori (come i Prigioni di Michelangelo, però, eh).

– Sa giocare a carte. Sa barare.

– Non ha mai fatto surf. Ma body surf, sì.

– Non farà più il parlamentare. Ma lo rifarebbe (se tornasse indietro).

– Non ha alcuna preclusione verso la scrittura “di intrattenimento” e i generi commerciali.

– “I critici letterari? Con tutto il rispetto…”

.

.Carofiglio_21

Letture (alcune, e in ordine sparso):

.

Raymond Carver, Niente trucchi da quattro soldi

Roberto Bolaño, 2666

Stephen King, IT

Mordecai Richler, La versione di Barney

Emilio Lussu, Marcia su Roma e dintorni e Un anno sull’altopiano

Lawrence Block, la saga dell’investigatore Matthew Scudder, ma solo i primi volumi

.

Carofiglio_31

Demone guida della scrittura:

.

Perseguire la Verità nella finzione letteraria, sulla falsariga di Kafka che nel racconto La Metamorfosi ha messo a nudo il rapporto con il proprio padre molto più di quanto non abbia fatto nella Lettera al padre.

Non è etico scrivere come se si giocolasse (per chi non lo sapesse:

giocolare
[gio-co-là-re] (giòcolo)
v.intr. (aus. avere)
1 raro Fare giochi di agilità e di destrezza: saltimbanchi che giocolano sulle piazze
2 raro Giocherellare, trastullarsi, gingillarsi: mentre studia giocola con la matita)

.

Carofiglio_41

Una domanda senza risposta:

.

La letteratura può avere un ruolo etico? Nel cercare di rispondere ci si inoltra in pensieri circolari. Attenzione: Parlare di etica della scrittura non equivale a parlare di letteratura etica. Spesso l’ideazione letteraria è funzionale a trasmettere le proprie idee. Ma pensare a una letteratura con un ruolo etico, in cui la creazione sia assoggettata a una particolare idea del mondo, è pericoloso. Una premessa etica di contenuti e di obiettivi, dà un risultato meccanico e contrario alla ricerca della verità.

.

Carofiglio_51

Una risposta, una:

.

La scrittura ha un’etica anarchica che ha però ben chiara l’idea che bisogna dire la verità, senza furbizie, usare le parole giuste, e non più di quelle che servono. Ognuno di noi ha le sue idee e la sua visione ideologica più o meno consapevole con la quale guarda al mondo. E che con ogni probabilità interferirà con il racconto, romanzo o poesia che scrive. Ciò è anche apprezzabile, se è il risultato della ricerca narrativa ma non se ne è la premessa.

.

§§§

.

Finito l’incontro siamo andate ad aspettare le altre ragazze in strada. Ci siamo passate foto e video con Whatsapp, e la mia amica ha cominciato a caricarle su facebook dal telefono. Nel mentre, la gente se ne andava alla spicciolata, e davanti alla libreria si formava un piccolo capannello che attendeva Carofiglio. Lui è uscito a testa bassa, sgrullando vistosamente le mani. “Saranno finite le salviette al bagno”, ho pensato. “Idea”.

– Hai mica dei fazzoletti?

– Sì perché?

– Non vedi che deve asciugarsi le mani?

– Un momento che sto postando le foto.

– Non puoi farlo dopo? E dagli ‘sto fazzoletto.

– Arrivo, arrivo.

– Ila.

– Un momento.

– Sì, ma…

– Fatto. Dicevi?

– Niente (ormai si è asciugato). Ecco le altre, andiamo.

.

Ho accompagnato Ilaria a sentire Carofiglio, e mi è anche piaciuto moltissimo. Ora ne sono certa, abbiamo pareggiato i conti.

.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: