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L’arte di provocare cadute (di) gravi _ Meditazione n.10

29 agosto 2013

Falling Apples

Falling Apples, Bill Bradshaw

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Daremo il nostro appoggio all’offensiva USA in Siria? Sembra di no, a giudicare dalle parole del nostro ministro degli esteri, ma a me viene da pensare: Quando mai abbiamo detto di no a un sostegno agli USA, sia pure sotto forma di missione di pace?

– Quasi mai, tranne almeno in un caso.

– Illuminami, demone, che su due piedi non ricordo.

– Hai presente Craxi su Sigonella?

– Ah, vero. Quella, lo ammetto, è stata un’eccezione.

– Certo che, se oggi mi fosse dato di scegliere, tra un Craxi e un Berlusconi preferirei Craxi.

– Io preferirei nessuno dei due, ma non mi è chiaro dove sfocerebbe questa terza ipotesi.

– Bisogna usare l’immaginazione.

– Il realismo, piuttosto, demone.

– Insisto: l’immaginazione. Bisogna ricordarsi di saper sognare, di essere stati bambini. Ritrovare l’innocenza e l’antico stupore… Aprire le ali al volo pindarico e osare, osare… Costruire una favola nuova, che non sia mai stata ancora scritta da nessuno.

– Oh, Gesù. La favola bella che ieri m’illuse, che oggi t’illude? Ma finiscila, pensatore stitico! Non sei lontanamente paragonabile a quel talentuoso coprofilo del Vate, e io poi, non sono mica Ermione. Ti mancano proprio le basi, guarda. Ma come, sei da oltre un anno su un blog che tratta di narrazioni e non conosci Vogler? Non sai che qualsiasi narrazione cela degli archetipi, gli stessi contenuti nelle fiabe che ti raccontavano da bambino?

– No. E comunque a me piacciono le favole. Per questo ho letto la trilogia delle Sfumature, con quei loro bei lieti finali!

– Non ce la faccio a discutere con te, mi ritiro sotto un melo in meditazione.

Come se si potesse scegliere. Purtroppo, nemmeno nelle favole è consentito.

Freud* arrivò a conclusioni incontrovertibili scavando nella correlazione esistente tra le trame de Il Mercante di Venezia e il Re Lear di Sheakespeare e di altre molto simili, contenute nelle Gesta Romanorum **, nel poema epico estoniano Kalewipoeg, nel mito del Giudizio di Paride, nelle Metamorfosi di Apuleio e perfino in Cenerentola.

In tutte è raccontata la scelta tra oggetti/persone, simboli a loro volta di qualcos’altro.

Per Freud, non era tanto importante individuare la simbologia sottesa, quanto capire come fin dalla notte dei tempi l’essere umano abbia avuto la necessità di crearsi una possibilità di scelta, attraverso l’invenzione favolistica.

E dunque l’eroe di turno che gratifica il lettore/ascoltatore, finendo per scegliere, tra le tre in lizza, la donna più silenziosa, la più devota o la più bella, secondo Freud mette in scena una trama consolatoria riconducibile al mito delle tre parche. Ad Atropo, in particolare, l’uomo rivolgerebbe la sua scelta, barattando il concetto di morte con altri, complementari e, per la psicanalisi, del tutto sovrapponibili (“i contrari sono spesso rappresentati da un unico elemento nei modi di espressione usati dall’inconscio, ad esempio nei sogni”).

Poiché l’uomo, scoperto nei primordi di essere segnato da un destino ineluttabile, ha utilizzato l’immaginazione per soddisfare il desiderio che nella realtà non può essere soddisfatto: sostituire alla morte l’amore, la bellezza, la saggezza, la fedeltà.

Sostituire l’atto di subire il fato con la possibilità di scegliere.

Ma, appunto, si tratta di un mito, della cristallizzazione in forma narrativa di un desiderio umano, che può consolare ma in nessun modo cancellare la realtà. A meno che non si arrivi a credere che l’alternativa creata dall’immaginazione dell’uomo costituisca una realtà a sé. Ma di questo Freud nel suo trattatello non parla.

– Ancora in meditazione?

– Ho appena terminato, grazie.

– E cosa avresti concluso?

– Che Obama ci racconta favole perché ha capito che siamo fondamentalmente umani. Com’è buono lui. Ahi!

– Ma guarda il caso… ti è caduta una mela proprio sulla testa. È segno che sei stata prescelta.

– Come Elena dal buon Paride?

– No, come Berlusconi da milioni di elettori.

– Allora sono anche immortale. Chiedo scusa a Freud ma mi conviene rimangiarmi tutta la meditazione.

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*)Sigmund Freud “Das motiv der Kästchenwahl”, pubblicato in Imago, 2, 1913. Traduzione di Antonella Ravazzolo in Freud – Psicoanalisi dell’arte e della letteratura, Ed. Newton Compton, 2012.

**) Deeds of the Romans, Aneddotica di origine anglosassone ambientata in epoca romana ma realizzata ad uso e consumo delle meditazioni clericali del 13° secolo.

La paura e l’energia _ Meditazione n.5

8 agosto 2013

Dentro il vulcano. Immagine di Anthony Luke

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La paura strisciante di quando ero bambina è stata ricoperta dalla cenere degli anni vulcanici dell’edonismo reaganiano e dell’ottimismo scientista e tecnologico, ed è riapparsa dopo lo stralcio delle Twin Towers dallo skyline di New York. Ed è un periodo che, quando ritorno a casa dal lavoro, devo rassicurare il piccolo del fatto che non arriverà tanto presto la fine del mondo: con buona pace del defunto Dott. Spock, niente funziona bene come la televisione.

Per me invece, il contraccolpo arriva la mattina dopo, aperto il giornale. Quando, come un conato di lava, ritornano i temi sotterrati a inondare la terra.

Per lavoro tengo anche d’occhio le questioni energetiche: la palla di fuoco nel cuore del pianeta è sempre all’ordine del giorno e mai come oggi tanto d’attualità, perché è sui tesori in essa contenuti che si giocano gli equilibri politico-economici tra gli Stati.

Lo ricorda Vittorio E. Parsi, dal Sole 24 Ore, che sorvola sui motivi addotti da Obama (l’asilo concesso dalla Russia a Snowden) per l’annullamento dell’incontro con Putin e ricorda che i rapporti Usa-Russia sono in crisi dalla guerra civile in Libia (dove il colosso orientale ha perso decine di miliardi di dollari in contratti vari, i più consistenti dei quali derivanti dalla vendita di armi e dagli accordi petroliferi). A cui si è aggiunto il prolungato sostegno russo ad Assad in Siria sempre per i vincoli tra i due paesi su armi e petrolio.

La Russia post-sovietica […] non ha mai fatto mistero di aver sostituito alle risorse ideologiche quelle energetiche. Che si tratti di tessere relazioni con la Cina o di tenere agganciate le nuove repubbliche centroasiatiche o caucasiche, o di esercitare pressioni sugli Stati europei (dalla Polonia alla Germania, dalla Francia all’Italia), le forniture di gas e petrolio rappresentano una carta importante tra le (poche) a disposizione del Cremlino.”

Parsi a sorpresa cita lo “shale gas” come il jolly che riporterà L’America “in grado di provvedere ai propri alleati non solo protezione militare e un grande mercato comune, ma anche energia abbondante e a costi contenuti”. E conclude che gli USA potrebbero essere tentati “di riaffermare la leadership globale, rintuzzando i tentativi russi di riacquisire influenza in Europa attraverso la ragnatela dei tubi di Gazprom”.

Peccato che lo shale gas non sia una risorsa sulla quale l’America possa permettersi di puntare.

La tecnica del fracking, per l’estrazione del gas imprigionato negli strati più profondi del sottosuolo, comporta rischi altissimi chimici, epidemici (contaminazione di aria e falde acquifere), sismici, idrogeologici, e ambientali (aumento della CO2 nell’atmosfera), in assenza di regole stabilite per lo sfruttamento di questa risorsa. Senza contare i costi economici per le imprese estrattrici, per le comunità locali (consumi d’acqua ingenti e di immediata disponibilità per lo sfruttamento di ciascun giacimento) e l’ulteriore danno per la perdita di interesse degli investitori sulle energie rinnovabili, già troppo trascurate.

Tanta frettolosità sembra tradire un auspicio di restaurazione. Ma l’entropia non la si può fermare.

Mi pare invece che a Obama siano solo girati i maroni, che la guerra fredda non sia mai finita, che siamo da sempre sul cratere di un vulcano attivo, e che, per ora, non c’è motivo di temere di peggio.

Questo ho ripetuto come un mantra, fino alla porta di casa stasera. Da dove, a scanso di equivoci, ho gridato per prima: “Guardiamo un po’ di cartoni?”

(Prosegue QUI)

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L -46

17 febbraio 2013

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Giovanni senza terra

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Giovanni Soldini

L’arrivo di Soldini su Maserati a San Francisco

Giovanni Soldini, eroe navigato
La Rotta dell’oro non si è risparmiato.
Col team Maserati
Pei record stracciati
Un guardaroba nuovo si è comprato.
 

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Per me può continuare a girare nudo. 😀

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L -47

10 febbraio 2013

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Quel pagliaccio di Nemo

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neve USA

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Sulla costa est nevicate e tempeste
Flagellano strade, paesi e foreste.
Noi non siamo mica da meno:
Sfigurare contro Nemo?
Si soccomberà anche a procelle modeste.

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Non parliamo della Capitale.

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