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Il problema è di chi resta: restare svegli nell’emisfero boreale

26 marzo 2013

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Un esempio di abbandono letargico (Jeff Bark)

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– Il gatto va in letargo?

– No. Solo gli animali del bosco vanno in letargo.

– Ah. E il cane va in letargo?

– Nooo. Ti ho appena detto che solo gli animali del bosco vanno in letargo.

– Quindi io non andrò mai in letargo?

– Potresti tentare. Ma a meno che non torni ad abitudini primitive e non raggiungi climi proibitivi, temo di no. Non andrai mai in letargo.

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E nemmeno io. A pensarci bene, questa limitazione agli “animali del bosco” è troppo restrittiva. Io, per esempio, lo gradirei, il letargo. Riassumerei in un’unica scorpacciata tutte le cene invernali ingoiate senza convinzione, a cui seguono inevitabilmente notti brevi e agitate. Che non ristorano per niente e predispongono male al giorno successivo.

Pensando in grande, il letargo potrebbe risolvere il problema della sovrappopolazione: Nell’emisfero australe si fornicherebbe soltanto da ottobre a marzo, in quello boreale da aprile a settembre. All’attualmente insostenibile ritmo di crescita della popolazione, si applicherebbe un buon 50% di sconto, con inimmaginabili ricadute sulla qualità della vita di tutto il genere umano.

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– Non credo che potrei sopravvivere senza fornicare.

– Sopravvivresti meravigliosamente.

– Seeeeh.

– E invece sì. Questione di abitudine. Quando non si utilizza, l’organo si atrofizza.

– Sei sempre la solita.

– Ma cosa vai a pensare? Guarda:

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(The Science of Pornography – testo italiano non ufficiale)

– Mumble, parlavi del cervello. Sempre la solita… cervellotica.

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Eppure, come non considerare i vantaggi indotti dall’interruzione della pratica degli sport invernali, così pericolosi? Perfino la corsa, in inverno diventa un’attività potenzialmente letale.

Pensaci. Non sarebbe necessario proprio dormire-dormire. Si potrebbe trascorrere del tempo sonnecchiando, leggendo, ascoltando musica. Comodamente avvolti in un piumone, dal fondo di una calda tana.

– Mmmm. Non credo che potrei resistere a lungo senza fornicare.

– Pensando a te, direi che il letargo andrebbe trascorso in tane separate.

– Tanto c’è il web.

– Sotto terra non prende la rete.

– Neanche la tv via cavo?

– Solo libri.

– Ma perché?!

– Perché potresti coltivare i buoni sentimenti. Pare che facciano bene a tutto, anche alle relazioni sociali. Figuriamoci se metà popolazione mondiale per volta si prendesse sei mesi di tempo per coltivare sogni e innamoramenti, senza incidere su cambiamenti climatici, stipendi da pagare, aziende dal salvare, debiti da pagare, e quant’altro. I Governi… almeno formalmente durerebbero il doppio.

– Sempre che venissero formati. Ma, comunque, sarebbe del tutto irrazionale!

– Non credo, vivere a fondo i propri sentimenti , se praticata con giudizio, è un’attività piuttosto produttiva. Guarda:

The_Science_of_love
(The Science of love – testo italiano non ufficiale)

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– Te l’ho già detto, tu sei romantica.

– Insomma, Demone! Che c’entra il romanticismo? Ti ho proposto di trascorrere sei mesi in un piacevolissimo stato di quiescienza e di languore, con tutti i benefici che ti ho appena illustrato, e mi rispondi così?

– Calmina, eh.

– E poi mi fa male la schiena. Quel cavolo di pilates.

– Allora è questo il punto. Poi dici a me. Dì la verità, impelagheresti l’intera umanità in un’avventura biofantascientifica, solo per dimezzare la velocità di invecchiamento?

– Matematico fallito, guarda che così la percepirei raddoppiata.

– Comunque, il pilates non è più un tuo problema, ormai. Chissà quando potrai tornare a cimentarti.

– Hai proprio passato il segno.

– Ok, ok, abbassa il pugno. Da questa prospettiva, potrei trovare del raziocinio nell’ipotesi del letargo. Tanto più che i tempi sono quello che sono. Io quasi quasi aspetto che passi la buriana. Zzzzzzzzzzzzzzz.

– Buongiorno, vorrei spedire un pacco. Destinazione Melbourne, Australia. No, non serve la ricevuta di ritorno. (Certo che anche quando dormi sei importuno. Se fossi rimasto sveglio, da demone qual sei, avresto potuto passare da solo per l’inferno).

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(Grazie, come sempre, a Asap Science)
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Gemme

5 marzo 2013

Questo post è una gemma del precedente, dove l’amico Max, commentando, insiste a battere là dove duole il dente (nel mio caso dove duole la schiena, più piano Max!) e segnala un articolo apparso a dicembre scorso nella rubrica Cultura de Il Messaggero. Lì Tullio De Mauro, accademico della Crusca, tratta del basso tasso di alfabetizzazione (tout court e non solo storica) degli italiani.

Il concetto esposto è questo: Nonostante l’aumento delle persone diplomate e laureate, per queste, una volta uscite da scuola, è plausibile attendersi un progressivo e fisiologico regresso culturale (a meno di non praticare in autonomia aggiornamenti costanti). Ma dal ’95 abbiamo a disposizione “due indagini comparative internazionali, osservative, sui livelli di alfabetizzazione degli adulti” e scopriamo che

Un 5% della popolazione adulta in età di lavoro – quindi non vecchietti e vecchiette, ma persone tra i 14 e i 65 anni – non è in grado di accedere neppure alla lettura dei questionari perché gli manca la capacità di verificare il valore delle lettere che ha sotto il naso. Poi c’è un altro 38% che identifica il valore delle lettere ma non legge. E già siamo oltre il 40%. Si aggiunge ancora un altro 33% che invece legge il questionario al primo livello; e al secondo livello, dove le frasi si complicano un pò, si perde e si smarrisce: è la fascia definita pudicamente ”a rischio di analfabetismo”. Si tratta di persone che non riescono a prendere un giornale o a leggere un avviso al pubblico – anche se è scritto bene, cosa tutta da vedere e verificare. E così siamo ai tre quarti della popolazione […] Resta un quarto neppure della popolazione su cui la seconda delle due indagini infierisce, introducendo domande più complesse, di problem solving, cioè di capacità di utilizzazione delle capacità alfanumeriche dinanzi a problemi inediti. Così facendo, si arriva alla conclusione che solo il 20% della popolazione adulta italiana è in grado di orientarsi nella società contemporanea: nella vita della società contemporanea, non nei suoi problemi, beninteso.

La notizia compare accanto a quella delle nozze della pornostar (abito bianco come la neve e rose rosse come il sangue, chi ricorda?) Roberta Gemma. Anche questa è cultura ormai e, d’altra parte, è quasi primavera. Le gemme, se non ora, quando?

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Roberta Gemma

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Mi sono laureata negli anni 90 con una tesi progettuale su un’ipotesi di collocazione urbana di un Parco scientifico e tecnologico, a quei tempi un concetto maturo e digerito negli ambienti scientifici e culturali internazionali fin dagli anni sessanta. Centri di ricerca e sperimentazione imprenditoriale, aventi parecchi punti in comune con le Città della Scienza, come quella di Parigi, seguita da esperienze in tutto il mondo, tra cui Genova e Napoli, in Italia.

Qui da anni c’è una fioritura di proposte scientifiche divulgative della scienza e, nonostante questo, gli italiani non ne sono proprio attratti.

Costretta a casa, e inquieta per non poter nemmeno passeggiare su e giù, riesco a tollerare davvero poca televisione, meglio i libri. Ma dopo pranzo ho seguito su Rai3 una puntata di Leonardo che grosso modo informava di questo:

Secondo una recente indagine sull’alfabetizzazione scientifica degli italiani, da noi una persona su due dice che il Sole è un pianeta, l’elettrone è più grande dell’atomo, gli antibiotici servono a combattere i virus. E solo il 45% dei laureati ha dato risposte esatte. Nel 2012 il livello di competenza scientifica degli italiani è calato, si informano prevalentemente tramite la tv. Il web non viene utilizzato per aumentare la propria conoscenza che dal 50% dei navigatori, e solo il 30% effettua ricerche scientifiche.

Andiamo proprio male allora, e dunque che interessi poteva avere chi ha bruciato la Città della scienza di Napoli, e perché proprio adesso? Elisabetta Della Torre, sul blog Fisici per il mondo dice giusto:

questo avvenimento […] è il simbolo di un’Italia che non rispetta la scienza ma anzi le è ostile. E di un’Italia che non rispetta se stessa e quello che di meglio ha da offrire.

E forse c’è dell’altro. È in atto una mobilitazione a scala mondiale e molto viva in Italia. Un’attività spesso gratuita e misconosciuta ai più, svolta da addetti ai lavori che tentano di diffondere l’idea che la Scienza e il finanziamento della ricerca scientifica non soltanto servono per proseguire sul cammino dell’evoluzione, ma, se comprese nella loro importanza dalla popolazione (alfabetizzata), possono essere criticate, indirizzate, sostenute, anche in previsione di legiferazioni mirate e consapevoli su alcuni temi caldissimi del dibattito contemporaneo (per esempio, le TED Conferences, ormai un fenomeno anche italiano, la “versione mignon” sui soli temi scientifici attuata dai canadesi Asap SCIENCE, i blog di scienziati come Amedo Balbi o Anna Meldolesi, e infine, lo richiamo ancora una volta, il lodevole intento di Dibattito Scienza a richiedere impegni precisi ai programmi dei candidati alle elezioni, ma volendo l’elenco si estende a molte altre esperienze, compresa quella di clown scientifico del mio amico Pietro Olla).

Non a caso i talenti italiani più quotati all’estero sono scienziati. A questo punto non è difficile capire cosa li abbia costretti ad espatriare da questo paese: l’ascesa di una “spinta involuzionistica” da cui guardarsi bene e contrastare sul nascere, assolutamente.

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Lettera sulla felicità n.1

15 gennaio 2013
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Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità
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Felicità è un latte in compagnia

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“La Felicità” – Festival delle Scienze 2013” è l’ottavo appuntamento romano, presso l’Auditorium Parco della musica (quello degli enormi “mouse” di Renzo Piano), con un’indagine a tema svolta attraverso differenti settori dello scibile umano.

Io mi ci accamperei, in Auditorium. Il cartellone è meraviglioso e micidiale: molto spazio è dedicato ai meccanismi delle dipendenze, al sesso e al piacere in senso lato (Sex toys, la felicità a portata di mano , I circuiti cerebrali del piacere , Felicità nel cervello e nella mente , Sesso e felicità. Una prospettiva (neuro)scientifica , Morso, Sesso e Felicità , Amore animale e sessualità umana).

Che temone. Però mi domando se non si faccia una certa confusione tra Felicità e Benessere. Quale mancanza lamenta l’Uomo dei nostri tempi? Attimi di intenso sentirsi vivere? O piuttosto una sequenza ininterrotta di giorni dei quali non abbia nulla di cui lagnarsi, altro da dire che “Sono contento”?

Se mi limito al campo dell’intuizione non verificata, io so che l’accezione di Felicità come serenità costante è qualcosa a cui uno può ambire senza grandi sforzi. Penso che sia legata a un’attitudine dell’individuo, all’educazione ricevuta e alla fortuna. Ma sono le immagini di Felicità ricorrenti nell’immaginario comune: le “botte” di adrenalina, e i vasti laghi di endorfine nei quali si finisce a galleggiare di conseguenza, quell’alternanza che crea la dipendenza, ciò di cui si sente tanto la necessità. Quelle immagini sono delle istantanee, la visione (e quindi la profondità dell’apprezzamento) delle quali può aumentare in misura proporzionale alle difficoltà affrontate per arrivare ad ammirarle.

Il tempo non fa sconti. Non è data una Felicità (istantanea) che resti immutabile nella sua carica di esaltazione. In tempi grami come quello che stiamo attraversando, davanti alle manifestazioni di disperazione, a me viene spontaneo osservare che dosi ripetute di Felicità elementari possano essere ciò a cui si debba ambire per il bene di sé stessi, per mantenere un minimo livelo di salute mentale, in assenza di condizioni di miglior favore, come si usa dire in campo commerciale… visto che è il commercio il maggior beneficiario  delle conseguenze delle nostre frustrazioni. Ma, sensazioni e intuizioni a parte, visto l’ambito nel quale questo post si muove, devo ricordarmi che il metodo scientifico impone di verificare le assunzioni di partenza, e dunque:

“Consumismo e felicità: perché vogliamo quello che non ci serve”

Conferenza di Juliet Schor e Lauren Anderson del 20/01/2013 ore 19,00

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La diffusione delle ricerche sulla felicità ha fatto luce su alcuni dati importanti: superata una certa soglia, l’aumento della ricchezza materiale ha un impatto relativo sul benessere; il tempo libero è un elemento chiave della felicità; dare e condividere produce enorme soddisfazione; il rapporto con la natura è fondamentale per il benessere. Questi risultati mettono in discussione i modelli dominanti di “lavorare e spendere”, di consumo eccessivo, di “più è meglio” e la diffusione di attività economiche degradanti. Ricercatori e cittadini sono sempre più alla ricerca di nuovi modi di vivere; e guadagnano popolarità stili di vita a basso impatto e in scala ridotta, che danno maggior valore al tempo. Una nuova modalità collaborativa di consumo e produzione, basata sulle diverse aspettative dei consumatori e sull’onnipresenza di tecnologie avanzate sta cominciando ad alimentare e a soddisfare queste esigenze emergenti.

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Queste conclusioni sono state di recente presentate, come sempre in modo semplice e divulgativo -ma, come nota un commentatore “This is common sense, why isn’t this common sense yet?”- anche da da ASAP Science (per qualcosa di più strutturato rimando alla TED Conference di Daniel Gilbert o a quella di Michael Norton). Ringrazio Mitchell Moffit per il testo originale.

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I soldi fanno la felicità?

Sebbene molti di noi attraversano la vita con l’idea fissa di accumulare denaro, ci viene spesso detto che “I soldi non fanno la felicità”. Quanto c’è di vero in questa affermazione? C’è una correlazione tra il denaro e la felicità? E se sì, come possiamo utilizzarla a nostro vantaggio?

Gli uomini sono molto sensibili al cambiamento; ci piace molto ottenere un aumento o una commissione. Ci adattiamo a velocità incredibile alla nostro nuovo status di ricchi.  Alcuni studi hanno dimostrato che in Nord America, entrate aggiuntive superiori ai 75mila dollari l’anno impattano notevolmente sulla felicità quotidiana. Però spesso chi vince una lotteria finisce col diventare estremamente infelice. Col dare fondo a tutti i soldi, indebitarsi e vedere disgregate le proprie relazioni sociali. Allora, davvero i soldi fanno la felicità?

Studi recenti suggeriscono che il problema può consistere piuttosto nel modo in cui si spende il denaro. Invece di fare acquisti per sé, provate a darne qualcosa agli altri, e quindi verificate come vi sentite. Alcuni studi dimostrano che le persone che spendono il proprio denaro per gli altri si sentono più felici. E che mentre le persone che lo spendono per sé stesse non diventano necessariamente meno felici, la loro felicità rimane invariata.

Lo stesso principio è stato testato anche su team e società. Un esperimento ha dimostrato che diversamente dalle società che avevano destinato grandi cifre in beneficienza, dove l’importo era stato  diviso tra gli impiegati e permesso loro di contribuire a un’associazione a scelta, è aumentata la loro soddisfazione sul lavoro. In modo simile, gli individui che avevano speso gli incentivi monetari gli uni per gli altri anziché per loro stessi avevano realizzato non solo un aumento della soddisfazione sul lavoro ma anche aumentato le performance del team e le vendite. Lo stesso effetto si è verificato sia nei team vendite che in quelli sportivi.

È verificato quasi ovunque nel mondo che donare denaro o regali è correlato positivamente con la felicità. Di interessante c’è che non è così importante il modo nel quale i soldi vengono spesi per gli altri.

Dai regali più banali fino alle più importanti elargizioni alle organizzazioni di carità, spendere denaro per gli altri è l’aspetto fondamentale nell’aumento della felicità. Le ricompense emotive della spesa a vantaggio del sociale sono anche riscontrabili a livello neurale.

Ma se volete spendere del denaro per voi stessi, provate a sperimentare qualcosa di diverso dai beni materiali. Viaggiare o partecipare a un evento ha un impatto maggiore per la grande maggioranza delle persone nel lungo periodo. E mentre si risparmia per queste grandi esperienze, non bisogna dimenticare le gioie quotidiane della vita. Molti piccoli e frequenti piaceri aiutano a far passare le giornate e incoraggiano quel cambiamento che stimola la mente.

Invece di comprare un tappeto da 3mila dollari che fornisce un’esperienza una tantum ogni dieci anni, un latte* da 5 dollari con gli amici sarà diverso ogni volta e offrirà un accesso unico ad altre opportunità di essere felici.

Sebbene il denaro costituisca indubbiamente la principale fonte di felicità nelle nostre vite, certamente ha li potenziale di facilitare alcune cose e complicarne altre. Ma, alla fin fine, può comprare la felicità… se usato nella maniera migliore.

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ASAP Science – Can money buy happiness?

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(per Carla: e io ho da sempre un debole per gli epicurei… 3:) )

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*) dovrebbe essere l’equivalente di un nostro caffè o un tè con gli amici, oppure:

4 litri di latte in 10 secondi – Friends, episodio tredicesimo dell’ultima stagione

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Onironauta

30 novembre 2012

fine

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Allontanandosi, l’ombra si perde tra le ombre.
Sfuma così l’identità ed il senso
lasciando dietro sé il ricordo di un profumo
sconosciuto
ma intenso di scioccanti
déjà vù.
 
Inseguimento lento
eseguilo vivendo
scoprendo ad ogni passo
la via.
 
Ti cerco
ritrovandomi di più
più m’avvicino.
 
(Sogno n.2 – Raccolta “Canzonette”, Ed. me 1994)
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Mi ero proprio stufata di litigare con me stessa. A dieci minuti dal suono della sveglia ho alzato la testa dal cuscino. E invece,

– Che fai, non mi sogni più?

– E dai, no? Lo sapevi da subito che stavamo solo sognando.

– Sì, ma eravamo d’accordo…

– Ma che mi importa? Non mi devi scocciare a quest’ora, quando ogni minuto è prezioso! Anzi, sai che ti dico? Esco anche da questo sogno.

– Ah, brava. Vai, evitami pure. Tanto lo sai che poi ci ricaschi, se non con me… se non… se… …

Finalmente, me ne sono liberata. Ora basta che mi giri dall’altra parte e riprenda a sprofondare in un altro sogno. Già che ci sono, do un’ultima occhiata alla sveglia. Mannaggia: Ho perso tre minuti, ne ho solo sette a disposizione. Bé, diamoci da fare.

– Ti sembra giusto?

– Cosa?

– Sfruttare un sogno per cacciare via un altro sogno! Non è morale, non si fa.

– Come no? Lo fanno tutti. Dentro e fuori dal letto.

– Ma non è giusto!

– Nella società ideale forse, invece nella realtà (oddio, vabbé, anche nel sogno) così vanno le cose.

– Ti rendi conto? Hai distrutto la mia autostima.

– Certo però che rompi, eh. Ok, altro risveglio: meglio archiviare questa pratica una volta per tutte.

Mi sono alzata. Dal corridoio ho sentito diffondersi l’odiosa suoneria, un armeggiare, poi ancora silenzio. Dopo la colazione, agguerritissima, sono andata a cercarmi in rete un modo per superare questo problema coi sogni. Per provare a governarli, almeno. E in rete ho trovato più di un paio di ottimi articoli de Le Scienze e infine…

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La scienza del Sogno Lucido

I sogni realizzano un mondo nel quale scappiamo dalla realtà e ci rifugiamo nella mente, e apparentemente abbiamo poco controllo su ciò che succede. Ma cosa accadrebbe se fossimo coscienti di stare sognando e di conseguenza potessimo controllare il sogno? È presto detto, con il Sogno Lucido la cosa è del tutto possibile, e con poca pratica, anche voi potete farlo.

Ora, qualcuno di voi potrebbe dire “Io non sogno mai”, ma la verità è che chiunque sogna dalle 3 alle 7 volte per notte. Il problema è che dimentichiamo velocemente i sogni fatti. La prima strategia per giungere al Sogno Lucido è tenere un diario dei sogni. Questa attività migliora la vostra abilità a ricordare i sogni e inoltre aiuta a facilitarne la lucidità. Così, ogni volta che vi svegliate, scrivete quello che riuscite a ricordare, anche se non è nulla, solo per abituarvi a farlo.

Il passo successivo è eseguire dei test di realtà. In un sogno, un’azione semplice come ad esempio leggere una frase, contare sulla punta delle dita o controllare l’ora, può facilmente fallire. Provate adesso a guardare che ore sono e poi ricontrollate. Dando per scontato che non state sognando, l’orario probabilmente sarà rimasto lo stesso. Tuttavia, in un sogno il tempo o le parole che avevate letto risulteranno completamente cambiate. La chiave è fare spesso questi test di realtà mentre siete svegli. In questo modo diventeranno un’azione meccanica e sarete probabilmente facilitati a ripetere lo stesso test mentre starete dormendo, e ad accorgervi che qualcosa non torna.

Subito dopo, viene una tecnica conosciuta come Sogno Lucido Indotto Mnemonicamente, o MILD. Mentre vi addormentate, iniziate a pensare a un sogno recente, e immaginate di restare lucidi. L’idea è di rinforzare l’intenzione di accorgervi di stare sognando… all’interno del sogno. Continuate a ripetere la frase “Stanotte farò un sogno lucido”. Le più alte percentuali di successo tendono a verificarsi se vi svegliate nel mezzo della notte, vi alzate per 30 minuti e poi tornate a dormire mantenendo le stesse intenzioni.

Infine, una volta che avete avuto successo con MILD, si può provare con una tecnica avanzata conosciuta come Sogno Lucido Indotto da Sveglio (o WILD). L’idea che c’è dietro è quella di mantenere la vostra mente cosciente mentre il corpo si addormenta. Mantenete il corpo completamente rilassato e non vi muovete. Il rischio è quello di sperimentare una paralisi del sonno. Un fenomeno perfettamente normale che fa sì che il vostro corpo non si muova durante il sonno. Tranne il fatto che sarete svegli, cosa che potrebbe essere in qualche modo terrorizzante. L’avvertenza supplementare con WILD è che durante la paralisi del sonno il cervello può giocarvi degli scherzi, inducendo una forte sensazione di paura e causando allucinazioni di figure oscure e spaventose che vi circondano.La ricerca scientifica nel Sogno Lucido ha realizzato una panoramica del posizionamento della meta-coscienza nel cervello, fornito nuove opportunità per la terapia del sogno e la remissione degli incubi, e reso inevitabile la domanda se il sonno e la veglia siano eventi distinti oppure parte di un continuum.

Dopo tutto, sognare di fare qualcosa è quasi equivalente a farlo veramente, osservando il sistema funzionale dell’attività dei neuroni nel nostro cervello. Dunque, siete sicuri di non stare sognando?

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ASAP Science – The science of lucid dreaming

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Testo originale cortesemente fornito dal sempre gentilissimo Mitchell, di ASAP Science:

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Facciamoci del bene

11 settembre 2012

– Come stai?

Silenzio.

– Diciamo bene.

Ancora silenzio. Però poi ci siamo guardate e ci siamo messe a ridere.

– Se solo ti azzardi a mettere il naso in un giornale o ad allungare l’orecchio dentro una qualsiasi conversazione, ti rendi conto che al confronto, non puoi che stare bene.

E allora. Possibile mai che si debba soltanto sollazzarsi del proprio cronico malessere. Cercare una soluzione non è soltanto un obbligo morale (prima di tutto verso sé stessi), può essere anche la chiave di volta per, cavoli, per provare una buona volta cosa significa stare davvero bene. Ma veramente molto, molto bene. E magari cercare di cronicizzare questo stato, buttando nel cassonetto adatto quello precedente.

Messaggi positivi. Scartabellando pagine web ho trovato questo:

Asap SCIENCE – The Science of Orgasms

Meraviglia, sì. Devo avere il testo, mi sono detta. E così ne è nato questo simpatico scambio di mail:

The SCIENCE of ORGASMS

The human body is a wonder, but perhaps the most curious and quintessential aspect of the human experience is the orgasm.

The body’s sexual response is typically broken down in 4 stages: excitement, plateau of arousal, orgasm and resolution. Following arousal, the brain stimulates blood flow to the genitals, your heartbeat and breathing increase, and the central nervous system is fully engaged sending signals of enjoyment to the brains’ reward system. These 1000’s of nerves endings constantly relay pleasure signals to the brain, resulting in an orgasm.

For men, the orgasm includes rapid contractions of the anal sphincter, the prostate and the muscles of the penis. In conjunction with ejaculation, which sees the release of sperm and other seminal fluid, the whole process for men involves around 3-10 seconds of intense pleasure. This is followed by a refractory period from minutes to hours, in which another orgasm cannot be achieved.

Women, on the other hand, do not experience a refractory period, allowing them to experience multiple, consecutive orgasms. On average, these last around 20 seconds, though sometimes much longer, and consist of rhythmic contractions between the uterus, vagina, anus and pelvic muscles.

But it’s the brain that takes control, or rather, lack thereof during orgasm. Using functional MRI scans, scientists are able to see brain activity in over 30 discrete regions. It’s flooded with the anticipatory and feel good chemical dopamine (accumbens and ventral tegmental area), which makes you crave the feeling again. This is in tandem with a release of oxytocin (pituitary gland), a hormone that mediates bonding and love between mates.

PET scans show, surprisingly, that brain activity during an orgasm is the same between men and women. In both genders, the lateral orbitofrontal cortex is turned off, which controls self-evaluation, reason and control. Makes sense, as you often lose control during orgasm. This shuts down fear and anxiety, which is seen as the most essential aspect leading up to orgasm. The relaxation of the amygdala and hippocampus in women further reduce emotions, producing a trance-like state, while in men it dampens aggressiveness. Many areas of a woman’s brain are shut down completely during an orgasm. These effects are less striking in men, likely because of the shorter duration and difficulty with  measuring, during a brain scan. In women, an area called the periaqueductal gray or PAG is activated stimulating the flight or fight response, while the cortex, which is associated with pain, lights up suggesting that there is a connection between pain and pleasure.

Following the climax and muscle contraction, the body experience deep relaxation and heart rate slows to a resting pace.

Who knew Science could be so Sexy!

Traduzione perigliosa (in caso di misunderstandings fatemelo sapere):

La SCIENZA dell’ORGASMO

Il corpo umano è una meraviglia, ma forse l’aspetto più curioso e quintessenza dell’esperienza umana è l’orgasmo.

La risposta sessuale del corpo è in genere suddivisa in 4 fasi: eccitamento, colmo dell’eccitazione, orgasmo e rilassamento. Dopo l’eccitazione, il cervello stimola il flusso di sangue ai genitali, il battito cardiaco e la respirazione aumentano e il sistema nervoso centrale è pienamente impegnato nell’invio di segnali di gradimento al sistema di ricompensa mentale. Queste migliaia di terminazioni nervose trasmettono costantemente segnali di piacere al cervello, sfociando in un orgasmo.

Per gli uomini, l’orgasmo comprende rapide contrazioni dello sfintere anale, della prostata e dei muscoli del pene. In concomitanza con l’eiaculazione, che vede l’uscita di sperma e di altro liquido seminale, l’intero processo per gli uomini è associato a circa 3-10 secondi di intenso piacere. Questo è seguito da un periodo refrattario di alcuni minuti o di ore, in cui un altro orgasmo non può essere raggiunto.

Le donne, invece, non sperimentano alcun periodo refrattario, cosa che permette loro di provare molteplici orgasmi consecutivi. In media, questi durano circa 20 secondi, anche se a volte molto più a lungo, e sono costituiti da contrazioni ritmiche tra l’ utero, la vagina, l’ano e i muscoli pelvici.

Ma è il cervello che prende il controllo, o meglio lo perde, durante l’orgasmo. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, gli scienziati sono in grado di vedere l’attività cerebrale in più di 30 regioni discrete. Il cervello viene inondato di dopamina chimica che anticipa il senso di benessere (area tegmentale ventrale e nucleo accumbens), che porta a desiderare di provare di nuovo quella sensazione. Questo fenomeno si accompagna a un rilascio di ossitocina (ghiandola pituitaria), un ormone che fa emergere il legame e l’amore tra compagni.

Le scansioni PET (ndr: tomografia ad emissione di positroni) mostrano, sorprendentemente, che l’attività del cervello durante un orgasmo è la stessa tra uomini e donne. In entrambi i sessi, la corteccia orbito-frontale laterale, che controlla la valutazione di sé, la ragione e il controllo, è spenta. Ha senso, perché si perde spesso il controllo durante l’orgasmo. Questo spegne la paura e l’ansia, che è considerato l’aspetto più essenziale che porta a raggiungere l’orgasmo. Il rilassamento dell’amigdala e dell’ippocampo nelle donne riduce ulteriormente le emozioni, producendo una sorta di trance, mentre negli uomini si smorza l’aggressività. Molte aree del cervello di una donna sono completamente spente durante un orgasmo. Questi effetti sono meno evidenti negli uomini, probabilmente a causa della minore durata e difficoltà di misurazione, durante una scansione del cervello. Nelle donne si attiva una zona chiamata grigio periacqueduttaleo PAG, che stimola la risposta di fuga o lotta, mentre la corteccia, che è associata alla sensazione di dolore, si illumina, suggerendo che vi sia una connessione tra dolore e piacere.

Dopo il culmine e la contrazione muscolare, il corpo sperimenta un rilassamento profondo e la frequenza cardiaca rallenta fino a un ritmo di riposo.

Chi immaginava che la scienza potesse essere così sexy!

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Non so voi, ma io dopo questa lettura mi sento molto rilassata e sto davvero molto bene. Quindi, se avete gradito, e se siete più social di quanto non sia io, date risalto anche voi al canale Youtube di AsapSCIENCE e dei suoi gentilissimi curatori:

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Sono ancora sotto l’influenza di questo nuovo stato d’animo mentre sento crescere il desiderio di ripetere l’esperienza, allora chiedo alla poesia di portarmi con delicatezza nei luoghi mentali dove è più dolce perdere sé stessi. Di questa nota conclusiva ringrazio Lucia/Poetella , anche per l’affettuosa imbeccata/sberla che mi ha dato di recente 😀

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Sii dolce con me. Sii gentile.

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Sii dolce con me. Sii gentile.

E’ breve il tempo che resta. Poi

saremo scie luminosissime.

E quanta nostalgia avremo

dell’umano. Come ora ne

abbiamo dell’infinità.

Ma non avremo le mani. Non potremo

fare carezze con le mani.

E nemmeno guance da sfiorare

leggere.

Una nostalgia d’imperfetto

ci gonfierà i fotoni lucenti.

Sii dolce con me.

Maneggiami con cura.

Abbi la cautela dei cristalli

con me e anche con te.

Quello che siamo

è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei

e affettivo e fragile. La vita ha bisogno

di un corpo per essere e tu sii dolce

con ogni corpo. Tocca leggermente

leggermente poggia il tuo piede

e abbi cura

di ogni meccanismo di volo

di ogni guizzo e volteggio

e maturazione e radice

e scorrere d’acqua e scatto

e becchettio e schiudersi o

svanire di foglie

fino al fenomeno

della fioritura,

fino al pezzo di carne sulla tavola

che è corpo mangiabile

per il mio ardore d’essere qui.

Ringraziamo. Ogni tanto.

Sia placido questo nostro esserci –

questo essere corpi scelti

per l’incastro dei compagni

d’amore. nei libri.

.

da “Bestia di Gioia” di Mariangela Gualtieri – Einaudi, 2010


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