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La privacy di Tobin

12 febbraio 2014

(Ragionamento in forma di mesh up: “Il senso della privacy ai tempi di internet” di Jaron Lanier Vs. “La palma di Tobin” di O. Henry*)

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Quindi cercherò oltre, una volta finito “I Booddensbrook” mi infarinerò con uno spesso strato di filosofia zen, … non prima di aver familiarizzato con l’analisi bioenergetica di A. Lowen, W. Reich fino ad arrivare a Freud. Senza dimenticare di costruire solide basi di stoicismo e filosofia taoistica.(**)

Quindi cercherò oltre, una volta finito “I Booddensbrook” mi infarinerò con uno spesso strato di filosofia zen, … non prima di aver familiarizzato con l’analisi bioenergetica di A. Lowen, W. Reich fino ad arrivare a Freud. Senza dimenticare di costruire solide basi di stoicismo e filosofia taoistica.(**)

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Io con la testa ci sono e non ci sono.

«Che sia dannato» faccio a Tobin, «se riesco ad applicare il metodo scientifico a questa storia della privacy, ancora troppe incognite, malgrado Snowden e gli altri, proprio non ci riesco».

Noi due, Tobin e io, ce ne andammo a Coney, un giorno, e fra me e lui avevamo quattro dollari, e Tobin aveva bisogno di distrarsi. Per via di Katie Mahoner, la sua fidanzata, di County Sligo, che era scomparsa da che era partita per l’America tre mesi prima […]

«Fregatene,  ancora con questa fissazione con le prove provate. Apri la mente, se proprio non credi al soprannaturale, almeno segui qualche teoria, una filosofia, affidati all’introspezione, considera gli aneddoti… Uh… » E si interrompe con un sospiro penoso. È quasi impossibile cercare di distrarlo.

Davanti a un casotto di sei metri per otto, Tobin fa alt e gli occhi gli si fanno più umani.

«Qui,» dice «penso che mi divertirò. Mi farò investigare la mano dalla prodigiosa chiromante del Nilo, e vediamo se accadrà quel che deve accadere». […]

«Uomo,» dice madame Zozo «la linea della tua mano mostra […] che non sei arrivato a questo punto della vita senza malasorte. E dell’altra te ne toccherà. Il monte di Venere, o t’ha ammaccato una sassata?, dice che sei innamorato; la tua ragazza t’ha dato dei dispiaceri».

«Sta parlando di Katie Mahoner » mi sussurra Tobin a gran voce.

«Vedo,» dice la chiromante, «dolore e tribolazioni per colpa di una che non puoi dimenticare. Vedo che le linee indicano nel tuo nome le lettere K e M ».

«Hai sentito?» mi dice Tobin.

«Fa’ attenzione» continua la chiromante «ad un certo uomo nero e a una donna bionda; che te ne verranno guai. Presto farai un viaggio per acqua e subirai un danno finanziario. Vedo una linea che ti porta buona sorte. Un uomo entrerà nella tua vita per portarvi la fortuna: lo riconoscerai dal naso arcuato».

«C’è anche il nome?» […]

La chiromante guardò la mano, pensosa. «Qui il nome non c’è, però le linee dicono che è un nome lungo, e dovrebbe esserci la lettera ʽoʼ […]»

M.me Zozo, lei per esempio, ha usato l’intuizione umana per dedurre i fatti di Tobin e predire le sue mosse, non disponeva certo di un dossier su di lui, non lo aveva mai visto prima. Né può contare, non essendo né ricca, né potente, su sistemi statistici basati sui Big Data.

Il suo mestiere sfrutta quelli come Tobin, disposti a cedere notizie di sé in cambio di vantaggi effimeri, percepiti come più importanti di quanto non sia il loro valore reale.

D’altro canto, non c’è storia: gli studi mettono i fatti dalla parte di Madame Zozo. Altro che il “precrime” di Minority Report che viene sbandierato come già possibile.

Lei fa come il T9: completa i frammenti di informazione carpiti ai clienti, usando come database l’esperienza unita al ragionamento umano, per il momento molto più efficace di qualsiasi algoritmo.

Visto che, più che l’accesso alle informazioni, conta la potenza di calcolo, la chiromante del Nilo è la prova vivente che i sistemi di sicurezza nazionale sono ben lontani dall’anticipare i crimini.

E la fiducia propagandata con la terminologia da “divinità onnisciente”, può fare grossi danni.

Come le assicurazioni sanitarie USA, che dopo aver evitato i clienti più a rischio con complessi calcoli statistici applicati a enormi quantità di informazioni sugli ignari richiedenti, da quella stessa complessità sono stati travolti, per non aver saputo gestirla.

Ma niente in confronto alla nostra grande recessione, l’esempio più lampante. Persone ridotte a modelli e bersagli per la pubblicità di mutui e crediti, e automatismi degni della fantasia di Dick: così la finanza incompetente ha fottuto sé stessa e il resto del pianeta.

Pensate che la gente abbia capito?

Il mio amico Tobin, oltre che senza soldi, è ancora per la condivisione estrema, un sogno egualitario che non prevede rendite di posizione. Infatti dà subito una prova di condivisione di botte.

Mentre ci schiacciamo per infilarci sul traghetto, un negro pianta il suo sigaro nell’orecchio di Tobin, e ci sono complicazioni […]

Un occhio nero a testa, e ciascuno se ne va contento. Anche io ho sempre avuto il mito della condivisione gratuita, ma ormai ho letto troppo, e non è più così.

Se gli smanettoni e i cyberattivisti, così come i social network, predicano la condivisione ma poi bloccano la libera circolazione delle informazioni su sé stessi, vorrà dire qualcosa.

Sul traghetto di ritorno, quando c’è l’uomo che grida «Chi vuole il cameriere?» Tobin vuol dichiararsi colpevole, muore dalla voglia di soffiar via la schiuma da un boccale di birra ma, quando si fruga in tasca, si trova assolto per insufficienza di prove. […]

Su un sedile, appoggiata alla ringhiera, stava una giovane donna con completo per automobile rosso e capelli color ambra immacolata. Passandole accanto Tobin, senza intenzione, l’urta col piede, e […] mentre si scusa ceca di far la mossa col cappello. Ma gli dà una botta, e il vento se lo porta via, in mare. […]

Ecco, Tobin mi prende per un braccio, e dice, eccitato: «Jawn,» dice «Sai che stiamo facendo? Stiamo facendo un viaggio per acqua». […]

«Ascolta,» dice Tobin «non hai orecchie per il dono della profezia o i miracoli degli ispirati. […] Sta accadendo tutto, davanti ai nostri occhi. “Attenzione” dice “all’uomo nero e alla donna bionda. Ti daranno dei guai”. […] E dov’è finito il dollaro e sessantacinque che avevo nel cappotto dopo il tiro a segno?»

Al modo come la metteva Tobin, sembrava corroborare l’arte della predizione, sebbene a me sembrasse che accidenti di quella sorta a Coney potevano capitare a chiunque, senza che c’entrasse la chiromanzia. […]

All’angolo di una strada, sotto un lampione a gas, intento a guardare la luna sulla sopraelevata, c’era un uomo. Un tipo lungo, ben vestito, col naso che andava su e giù due volte, dal principio alla fine, come un serpente. […]

«Buona notte a voi, signore» disse Tobin all’uomo. Quello si toglie il sigaro di bocca e ricambia i saluti, tutto socievole.

«Vorreste dirci un po’ il vostro nome,» dice Tobin «per vedere quanto è lungo? Può darsi che sia nostro dovere fare la vostra conoscenza».

«Il mio nome» dice l’uomo, cortese «è Friedenhausman, Maximus G. Friedenhausman».

«La lunghezza è quella giusta» dice Tobin. «Lo scrivete con una ʽoʼ ?» […]

Appunto.

Chi raccoglie ed è in grado di manipolare i dati personali  ha in mano una leva del potere, legittimata dalla ignoranza di chi, come il mio amico Tobin, concede i propri dati personali. Che equivalgono a beni, con un valore monetizzabile, in teoria.

Qualcuno dice che, per non rinunciare alla libera circolazione, basterebbe utilizzare reti più piccole, autogestite e svincolate dai sistemi di trasporto dati planetari. Ma è un’autarchia che mi sembra impraticabile su vasta scala. E poi, qual è la libertà nel ghetto?

C’è anche chi sostiene che, se l’accesso a pagamento ai dati personali venisse istituzionalizzata, renderebbe più equa la distribuzione della ricchezza e meno incontrollabili i risultati delle speculazioni.

Immagino la conversazione con Madame Zozo:

«Mi direbbe se per caso soffre per amore?»

«Glielo dico per cinquanta dollari.»

«Oh, beh, probabilmente oggi pioverà. Rischia di bagnarsi, si ricordi di prendere l’ombrello. Mi deve 50 cents».

Eppure, mi domando: se uno squattrinato come Tobin sarebbe disponibile a farsi pagare, sarebbe altrettanto disposto a rinunciare alle proprie illusioni? E come convincere i colossi della rete, o i manipolatori dell’alta finanza ad accettare passivamente una così devastante restrizione del proprio campo d’azione? Senza una vera spinta popolare, che contrasti l’influenza delle lobbies sulle istituzioni, anche questo scenario non mi sembra realistico. Mi scoppia la testa, non se ne esce proprio.

«Bene, voi due,» dice l’uomo col naso, guardando in su e in giù se per caso ci fosse una guardia «Ho goduto immensamente della vostra compagnia. Buona notte». […]

«Ascoltate, uomo,» dico io «[…] cercate di capire la mia posizione in questo pasticcio. Secondo le mie idee, io sono amico del mio amico Tobin. È facile essere amico dei fortunati, perché rende; non è difficile essere amico dei poveri perché quelli vi gonfiano di gratitudine come un pallone, e poi ti fai fare il ritratto davanti al povero abituro con un secchio di carbone ed un orfano per mano. Ma mette a dura prova l’arte dell’amicizia far da amico ad uno sciocco nato. Ed è quello che sto facendo […] ed io lo assisterò nell’esperimento finché non si sarà persuaso che da voi non c’è da ricavare proprio niente». […]

Perché, alla fin fine, il punto è questo. Io sono disposto a credere alle favole, alle credenze, alle dicerie, alle deduzioni illogiche, se può tornare utile. Un vero amico è quello che ti segue anche dietro il sipario dell’assurdo, sapendo che, al termine del viaggio, lo attenderà comunque una delusione. Perché vorrà essere con lui per sostenerlo.

«Dovete sapere» dice l’uomo del destino «che il mio lavoro è di tipo letterario. Io vado in giro di notte cercando estrosità tra le folle e verità nei cieli.» […]

E poi l’uomo dice che deve andare a casa, e ci dice di accompagnarlo. […]

Io con la testa ci sono e non ci sono. Quasi direi a Tobin di girare i tacchi e andarci a bere qualcosa da soli. Ma lo vedo così determinato, immagino l’impatto dello smacco che sta per subire. L’uomo riprende, dopo una breve passeggiata in nostra compagnia:

«Vi prego di entrare nella stanza dell’interrato dove possiamo pranzare e partecipare a un conveniente rinfresco […] scendete questi gradini, […] io intanto entrerò dalla porta di sopra, e verrò ad aprirvi. Dirò alla nuova ragazza che abbiamo in cucina» dice «di farvi un bricco di caffè prima che ve ne andiate. Per essere arrivata tre mesi fa dall’isola, Katie Mahorner fa proprio un buon caffè. Entrate,» dice l’uomo «la mando subito da voi».

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*) Estratti dal racconto “La palma di Tobin” in O. Henry, “Memorie di un cane giallo e altri racconti” A cura di Giorgio Manganelli – Piccola Biblioteca Adelphi, 1980

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**) Illustrazione e citazione tratte dalla graphic novel di Alice Socal “Luke. Anche i cattivi invecchiano”  – Giuda edizioni. Una bella recensione si può leggere QUI.

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Punk’s not dead.

12 febbraio 2014

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Tempo di mietere le suggestioni.

Due cose apprese in pochi giorni dalla lettura incrociata di O. Henry e di Le Scienze:

A) Un vero amico è quello che ti segue anche dietro il sipario dell’assurdo. [Credi tu alle favole, alle credenze, alle dicerie, alle deduzioni illogiche? Certo che sì, se può tornare utile.]

B) Non esiste algoritmo di processo dei Big Data in grado di eguagliare i risultati dell’intuito umano. [La privacy di Mr. Obama è salva (malgrado Spotify -dice la mia amica Olga- spifferi la musica che ha ascoltato oggi il Presidente), almeno finché Beyoncé non si metterà a cantare.]

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Anche intristita per la scomparsa di Roberto “Freak” Antoni, vi toccherà sopportare una riflessione post-punk.

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Quella punk* è un’attitudine a due facce.

A) L’eccitazione, lo sballo, la rampa di lancio, la rampa di lancio, la rampa di lancio, la rampa di lancio la rampa di lancio, la rampa di lancio, la rampa di lancio. Che sembra non finire mai.

B) Un bagliore accecante. Il tetto del mondo, il grido. E subito dopo il down.

Il mio è un down soffuso, dolce, silenzioso e calmo. Serie di fotogrammi singoli, uno simile all’altro nello slow motion. Neve che sfiocca lenta.

Forse anche alle altre persone serve sentirsi punk, solo che non lo sanno. Solo che esplodono dietro un impulso sterile, che chiamano disperazione, passione, tifo, fede, speranza, carità o altro.

Tutto bene, finché non intralciano la mia libertà.

Solo che le altre persone trascurano la fase down, tutti quei fiocchi di neve da raccogliere. Non conta che, prigionieri in una scatola di scarpe, si volatilizzino in un alone umido. Basta tenere un orecchio sul coperchio per continuare a sentirne il crepitio, per decifrarne, meglio di come farebbe la NSA, la verità racchiusa (C=A+B).

Punk’s not dead. C’è ancora del Neanderthal nel genoma del Sapiens, e molto cammino da fare sulla strada dell’evoluzione.

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È andata. E nel prossimo post solo letteratura, chiarezza e metodo scientifico.

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*) Punk è un termine inglese (che come aggettivo significa di scarsa qualità, da due soldi)

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Pointillisme

5 aprile 2013
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(Oggi a colazione ho letto questo articolo de Le Scienze: “Un “decifratore” per leggere i sogni” e, visto che Cartaresistente mi aveva avvertito che per motivi tecnici non sarebbe stata pubblicata la Dicotomia n. 10, ho pensato di riempire lo spazio vacante con un raccontino ad hoc.)

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Peter Buecher-detail

Peter Buechler, Untitled (detail) – 2009

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Giovedì, 21:45

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La fase più snervante è stata quella di riempimento di tutti i moduli, forse l’ho percepita molto più lunga di quanto non sia stata davvero, visto che sono entrata nel Centro di Sperimentazione al termine di una giornata non propriamente facile. Ma di questo non ho voglia di parlare.

Non ero stata tanto a pensarci prima di decidere. Lo facevo per soldi, non c’è alcuna gloria nel fare da cavia.

Per fortuna non ho subito altro trattamento che l’applicazione degli elettrodi. Altro fastidio oltre a un leggero rattrappimento della pelle, quando la mano del tecnico ha premuto le placche adesive e fredde su tutti i punti necessari.

Dei fili mi sono scordata presto, mi sono sentita scomoda solo finché sono stata l’unica in tenuta da notte sotto i neon, ingenua cavia dallo sguardo sperduto, tra seri professionisti in camice bianco. Ma quelli all’improvviso mi hanno salutato e sono usciti, hanno spento la luce e sono rimasta sola.

Sapevo di essere osservata, che il buio sarebbe stata una coperta corta. Ho posato la testa sul cuscino e mi sono sistemata meglio. Ho perso conoscenza quasi subito.

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Taylor Marie Meredith – kyle lash large

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Venerdì, 8:31

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Bussarono alla porta che ero già sveglia da chissà quanto. Non avevo punti di riferimento né geografici né cronologici in quella stanza d’albergo nascosta al quarto piano della struttura ospedaliera universitaria. Temendo di rovinare tutto, trattenevo la pipì già da metà nottata, ma lo sforzo mi era costato una gran quantità di risvegli, senza contare quelli provocati dai ricercatori che a intervalli regolari venivano a chiedermi di descrivere ciò che stavo sognando in quel momento.

Mani solerti rifecero gli stessi gesti della sera prima, all’incontrario. Stavolta la pelle doleva a ogni strappo. Dove era nuda restarono segni rossi al posto degli elettrodi, e dalla testa vidi volare via ciuffi di capelli.

In teoria, quello sarebbe dovuto essere un luogo molto pulito. Ma quando mi chiesero di seguirli, uno spasmo di disgusto mi afferrò alla gola.

Avevo voglia di tornare a casa in fretta a farmi una doccia, e di buttare camicia da notte e tutto il resto nella spazzatura. La stanchezza della sera precedente era scomparsa, ma adesso mi sentivo sporca, una donna misera, una che aveva barattato i propri sogni in cambio dell’equivalente di una cena di lusso.

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Venerdì, 9:08

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Sedevo da un quarto d’ora in attesa del ricercatore capo, davanti alla sua scrivania. Prima mi ero rimessa i vestiti e mangiato in fretta due biscotti rotondi, farciti di una crema di cioccolata densa e senza sapore. Settanta centesimi regalati al distributore piazzato nel mezzo del corridoio asettico. Quindi ero stata condotta in una sala dove mi avevano mostrato alcune figure elementari, non dovetti fare altro che riconoscerle. Mi fecero uscire e mi condussero nella stanza in cui ora mi trovavo.

La luce che entrava dalla finestra era troppo forte. L’uomo comparve di colpo, spiazzandomi con una fisicità invadente. Il camice aperto sventolava sopra i suoi jeans. Era tutto avvolto da un rumore fastidioso di stoffa strofinata.

Mi si accostò e disse semplicemente che in qualche giorno avrebbero elaborato i dati, che avrebbero chiamato loro. Intanto i soldi erano stati già depositati sul mio conto corrente. Mi guardò senza espressione, mi ringraziò e mi invitò ad uscire in modo asciutto.

Avevo la gola ruvida, nel rispondergli incontrai con lo sguardo la finestra. La luce intensa mi fece starnutire e gli sputai addosso, involontariamente, alcune molliche risalite dall’esofago.

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Sabato, 21:57

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Davanti alla televisione accesa avevo mangiato una pizza e bevuto una lattina di birra. Il mio proposito era di stordirmi un po’ e andare a dormire presto. Il gatto mi aveva preceduto, si era acciambellato sul cuscino dell’ospite. La vista della porta aperta sulla camera da letto era così invitante.

Lo straniero, andandosene, aveva fatto affidamento sulla mia incapacità di smaltire i bei ricordi. Sul fatto che io costruisca la mia visione del futuro usando per mattoni solo le esperienze positive: tutto era emozionante, nuovo e possibile, non avrei lasciato andare quello che avevo appena guadagnato. Feci l’errore di dirglielo.

Prima era tornato in sé, poi era tornato fisicamente indietro, lasciandomi la casa infestata di mostri. Cartapesta. Lui era un mago delle scenografie. Qualcosa di scritto nei suoi geni, una capacità mai sospettata, esplosa negli ultimi anni dopo un percorso duro e pieno di deviazioni.

Dedicandosi alle sue creature era capace di dimenticare tutto il resto. L’importante era che le persone continuassero a saperlo vivo e attivo. Così il mondo lo certificava come vero, mentre i mostri lo testimoniavano in un modo molto più reale del reale. E il suo io poteva starsene in disparte, da solo, felicemente indisturbato.

Lo stavo pensando ancora. Spensi la televisione.

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Sabato, 22:18

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Ormai per casa mi aggiravo a testa bassa, in questo modo avevo raggiunto il letto.

Lui mi mancava, e non potevo più guardare quegli esseri che sbucavano nell’ombra. Tanto li avevo ammirati all’inizio, quanto il trovarmeli davanti adesso, impietriti in quelle pose che non sapevo decifrare, mi suscitava vere e proprie crisi di panico.

Mi mancava, e finché le cose restavano così, ero sicura che lui ne fosse consapevole. Che lo rasserenasse sapere che continuavo a coltivare il suo pensiero, la sola vicinanza possibile. Ero arrabbiata con me stessa, non riuscivo a capire perché non la finissi lì su due piedi, sarebbe stato tanto facile.

Il punto era che li odiavo, ma non avevo cuore di sbarazzarmi dei suoi mostri. Poteva tornare a riprenderli.

Forse, un giorno in cui saremmo stati vecchissimi, lo avrei ritrovato davanti alla mia porta. Forse lui avrebbe dimenticato di non sopportarmi più da tempo. Forse, non avrebbero più avuto senso tante differenze, come la sua doccia serale, io preferivo farla al mattino, o la scelta del cibo, io carne, lui pesce, o la musica, di cui apprezzo la complessità, mentre per lui è solo rumore, o il bisogno di toccarlo spesso, che lui non contraccambiava, o la gioia di veder nascere un sorriso, rimasta tale, e ormai da tempo inappagata, solo per me. Ma gli uomini vecchissimi aspettano soltanto di morire.

Il gatto fece le fusa per un po’, con la mia mano sopra che lo accarezzava. Poi ci addormentammo entrambi, respirando l’aria che ci sbuffavamo addosso dai nasi a contatto tra di loro.

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Domenica, 6:05

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L’aurora era rovinata dalla pioviggine, ma a me è sempre piaciuto alzarmi presto. Restai per qualche tempo a guardare fuori. Per chi ha occhi, a quell’ora non c’è nulla che non valga la pena di essere guardato. Quando sogni e realtà si mantenevano entità intrecciate, potevo recuperare sensazioni e immagini che ancora mi vagavano per la mente.

Arrivò così, senza preavviso, quella specie di déjà vu. Mi resi conto di avere un sogno ricorrente. Un sogno così bello che avevo vergogna anche a confessarlo a me stessa. La mia consolazione, il senso che mi tirava avanti per tutta la giornata. Sparì mentre cercavo di metterlo a fuoco, rimase solo la sensazione che la differenza tra mostri e sogni fosse, in realtà, molto sfumata.

Fui ottimista per alcuni istanti, pensai di andare in giro per casa e osservare da vicino le creature di cartapesta. Riconoscerle nella loro innocuità. Ma durò poco, non ero ancora pronta. Solo l’idea mi fece iniziare a tremare e a respirare forte, come sempre.

Il gatto si strusciò contro i miei piedi nudi, mi fece il solletico. Deglutii il nulla, mi riempii i polmoni di aria che buttai fuori piano. Passai lo sguardo sul pelo morbido dell’animale, gli versai qualche croccantino in una ciotola e andai a mettere su un caffè.

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TaylorMarieMerdith_chelsey

Taylor Marie Meredith – Chelsey

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Lunedì, 10:45

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Lo stesso atrio, gli stessi corridoi, di diverso ci fu che mi condussero in una stanza dove non ero stata prima. Avevo chiamato io, in preda all’ansia. Nel corso della giornata precedente una paura incontrollata insinuò l’idea che i ricercatori avessero avuto accesso alla visione che consolava le mie notti.

Forse, il fatto che proprio ora l’avessi riconosciuta un sogno ricorrente, aveva a che fare con l’esperimento a cui avevo partecipato.

Qualcosa si era sbloccato, immaginai. E adesso, come avrei fatto fronte alle mie giornate senza un sogno solo mio, che mi scaldasse in segreto fino a sera? Dovevo parlare con i ricercatori, capire bene.

Li sorpresi di spalle, stavano discutendo sopra un insieme di macchie colorate. L’esito del mio test.

Erano su di giri, pensai che stessero ridendo di me e impallidii. E invece, mi misero davanti una sequenza di immagini, alcune di quelle che mi vennero mostrate la mattina successiva alla sperimentazione. Avevano decifrato il sogno, a loro dire.

Ma a me fu mostrato qualcosa che non aveva niente a che fare coi sogni, né con i mostri. Vidi solo un cuscino, un gatto, una mano aperta.

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Peer review Open Access per aprire il sistema

16 febbraio 2013
(Non è una pear review)

(Non è una pear review)

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Tra poco si vota. Che sconforto.

– Hey, ma è quasi primavera, guarda che sole. Un po’ di ottimismo.

– Dici? Ma se l’inverno non si è ancora fatto sentire. Ci arriverà una mazzata tra capo e collo.

– Io sono un demone e me ne fotto. Ho qui l’abbronzante alla carota e lo specchio solare. Vado a prendere il sole in balcone, ciaooo!

– Vai, vai pure, demone deficiente.

Io al sole ci andrò dopo. Intanto abbiamo bisogno urgente di soluzioni. Per dirne una, abbiamo bisogno della ricerca scientifica, oggi più che mai. Ci serve, è indispensabile per migliorare ulteriormente le condizioni di vita nostre e del pianeta.

La ricerca la fanno, guarda un po’, i ricercatori.

 

Un bravo ricercatore ha bisogno di molti soldi: prima per studiare, in seguito per restare o entrare in un’istituzione qualificata che sostenga i suoi studi, infine perché i risultati di questi ultimi vengano verificate da referee non pagati. È il meccanismo della “Peer review” o revisione tra pari, adottato dal mondo scientifico per stabilire la bontà di una ricerca ed esibirla all’interno di una rivista alla quale l’istituzione del ricercatore sia abbonata (a caro prezzo).

 

Per questo è importante che anche la società civile promuova iniziative come quelle di Dibattito Scienza. Senza timore, nel maneggiare la materia, di restare “colorati” politicamente in un modo o in un altro. È importante che la politica, alla quale per causa o merito della crisi (stando alla vivacità della rete in quest’ultimo periodo preelettorale) sembra che la società civile stia pur confusamente facendo ritorno, ne riconosca l’importanza e accetti di sporcarcisi le mani.

 

È importante pure che si sia arrivati in vista di un traguardo fortemente voluto dai membri più svegli della comunità scientifica internazionale (va riconosciuto il ruolo di apripista dei francesi, in testa il matematico Jean-Pierre Demailly dell’Università di Grenoble), decidendo di non accettare più che i “gruppi editoriali, pretendono dalle istituzioni cifre esorbitanti per l’accesso ad articoli in gran parte realizzati dai dipendenti di quelle stesse istituzioni” e impegnandosi nella realizzazione di Episciences Project (il sito http://episciences.org/archivio multimediale di riviste scientifiche finalmente open access” sarà fruibile da Aprile 2013), un progetto di peer reviewing open access che permetterà di “sfruttare una piattaforma pubblica già esistente, arXiv, per sviluppare un processo di revisione interamente gestito dai suoi fruitori. “Senza altre spese“”.

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(Non è una pear review)

(Neanche questa è una pear review)

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C’è crisi –ovviamente- anche nel mondo editoriale in genere. Sto entrandoci in contatto in questi giorni da dietro le quinte, per lavoro (non quindi per le mie criticabili attività di blogger), e sembrerebbe imboccata una strada senza ritorno.

Come per ogni cosa, le situazioni ristagnano se le premesse non vengono messe in discussione e, in questo senso, il nostro modello politico e societario ricorda lo stato di equilibrio termodinamico (Un sistema chiuso e isolato raggiunge sempre nel tempo uno stato di equilibrio, da cui non si scosta mai spontaneamente ma solo dietro l’azione di cause esterne) che si realizza in laboratorio a prezzo di una discreta forzatura delle condizioni reali.

Bizzarrie della condizione umana.

Però, accettando di forzare il nostro “sistema chiuso”, di fare ricorso a “cause esterne”, in particolare al contributo umano, spontaneo ma organizzato, di una comunità di studiosi dalla mentalità evoluta, possiamo iniziare a ben sperare. E, chissà, replicare l’esperienza in altri campi.

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– Maledetti specchi ustori. Sono pieno di bolle.

– Lo diceva Archimede: Non esporsi dopo le undici del mattino.

– Ah sì, c’era da leggere le istruzioni?

– Demone mio, chi non legge si fa male. Vieni qui che ti spalmo il doposole.

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Nemmeno appesa

4 febbraio 2013

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Ma così… Lo chiedo giusto perché mi avete fatto scendere in campo tutta discinta, manco mi stessi candidando io, dico. Almeno un’alzata di spalle, una pernacchia, una parolaccia. Non me la meritavo? Una testata, una ginocchiata in bocca, uno sputo, almeno?

Sara Brilli1

Non sono io, io mi vergogno, ma Sara Brilli, che queste cose le insegna anche a me

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Non era dovuta, ok. Non a me, d’accordo ci sto, c’è di meglio in giro. Ma neanche a Michele Lucente o Marco Cattaneo? Non ai 1.510 membri del gruppo fb “Dibattitoscienza”? Non ai circa 60 milioni (esclusi loro stessi e i loro parenti e affini) coinvolti direttamente in quanto loro diritto /dovere partecipare al voto, è dovuta una risposta?

I dieci quesiti posti ai candidati alle politiche che si terranno tra 20 giorni vengono pubblicamente affrontati in queste ore su Le Scienze, Dibattitoscienza.it, Cronachelaiche e altri siti di informazione, da chi ha considerato quantomeno utile alla propria immagine pubblica dedicarsi a rispondere.

Vale a dire Bersani, Giannino e Ingroia. Se ne sono guardati bene invece Berlusconi, Grillo e Monti.

Marco Cattaneo, giornalista scientifico e direttore di Le Scienze, Mente e Cervello, National Geographic Italia ne ha scritto in modo tristemente chiaro nell’articolo La scienza, l’informazione, la politica. E lo sfascio  (vi invito a leggerlo).

La solita, mistificatrice, separazione forzata di Scienza e Cultura (al Sole 24 Ore non è mancata materia di “dibattito”) aiuta a tenere il paese in una mortificante condizione di sudditanza intellettuale da chi grida opinioni, spacciandole per verità. E facilitando il compito ai prossimi governanti, ai quali basterà continuare a propinare panem (quello ancora non scarseggerà per un pezzo) et circenses per mantenere sotto controllo il malcontento.

Scienza e Cultura ridotte a cagne messe in competizione per i non pochi ossi costituiti dai finanziamenti pubblici. Che ovviamente, finiranno in tutt’altre tasche.

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In questi giorni è in corso una nuova iniziativa, rivolta a chi ha fatto mancare la propria risposta. Perché sappiano che la loro evasività non passa inosservata. Perché se è notizia recente, lo ricorda Cattaneo, che 30.000 persone hanno dormito all’addiaccio a causa, non tanto dell’informazione ricevuta su probabili scosse di terremoto, quanto piuttosto dell’incertezza circa la tenuta antisismica delle proprie abitazioni, è criminale ignorare che terremoti, frane, alluvioni, tanto per restare nel settore idrogeologico, e le loro più terribili e reiterate conseguenze hanno un denominatore comune: la deviazione dei flussi di denaro pubblico che sarebbero necessari ad avviare un circolo virtuoso di azioni preventive. Non rispondere, è ammettere implicitamente l’intenzione, in caso di vittoria elettorale, di assicurare la propria connivenza allo status quo.

La “fuga dei talenti” dall’Italia, è una realtà di proporzioni impressionanti. E c’è lo stesso chi ha il coraggio di non non rispondere, adducendo, quando va bene, motivazioni di scarsità di tempo? La rabbia, probabilmente, è il vero motore di questa nuova iniziativa di mail bombing. Un sentimento e un esito ai quali mi associo.

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Sì, perché quelle proposte da Dibattito Scienza non sono astruse domande di fisica quantistica o di biologia molecolare. Sono domande le cui risposte indicano la direzione che si vuole dare al futuro del paese. Sono domande di sostanza, che parlano di società, di sviluppo, di innovazione, se uno le sa leggere.

Non possiamo accettare che chi si candida a governare l’Italia pensi di potere tranquillamente soprassedere questi argomenti. Vi chiediamo quindi di contattare con tutti i mezzi a vostra disposizione Silvio Berlusconi, Mario Monti e Beppe Grillo per chiedere conto delle mancate risposte.

Qui di seguito qualche contatto:

– Silvio Berlusconi: pagina Facebook https://www.facebook.com/SilvioBerlusconi?fref=ts, profilo Twitter https://twitter.com/SBerlusconi2013, sito internet https://www.forzasilvio.it/;

– Mario Monti: pagina Facebook https://www.facebook.com/MarioMonti.ufficiale?fref=ts&rf=148403421850780, profilo Twitter https://twitter.com/SenatoreMonti, sito internet http://www.agenda-monti.it/;

-Beppe Grillo: pagina Facebook https://www.facebook.com/beppegrillo.it?fref=ts, profilo Twitter https://twitter.com/beppe_grillo, sito internet http://www.beppegrillo.it/.

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Quiz the politicians

28 gennaio 2013

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Esquire - Aprile 2012.

Quella mia copertina su Esquire di Aprile 2012

😀

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Ti fai troppi problemi, Michele!

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In Italia, tra quelli che usano adoperare, anche saltuariamente, la misteriosa attrezzatura contenuta nella scatola nera posta alla sommità della propria persona, nessuno -credo- scommetterebbe un centesimo sulla portata e la tenuta dei programmi elettorali delle coalizioni in lizza. Neanche io (che pure andrò a votare). E neanche Massimo Pinto di Fisici per il mondo, che segnala ancora una volta l’iniziativa del Gruppo Dibattito Scienza sul portale Facebook.

“La lista delle domande formulate ai candidati Premier è qui: http://www.dibattitoscienza.it/2013/01/11/elezioni-politiche-2013-ecco-le-domande/

Dibattito Scienza sta sollecitando Silvio BerlusconiPierluigi BersaniOscar GianninoBeppe GrilloAntonio Ingroia e Mario Monti, i principali candidati, a rispondere entro la mezzanotte del prossimo 31 Gennaio.

 Oggi, 28 Gennaio, è la giornata del bombardamento mediatico su Facebook, Twitter (#dibattitoscienza) e sui blog, per informare il pubblico e stimolare i suddetti ad inviare le loro risposte, e Fisici Around The World non poteva farsi da parte.

Il prossimo 4 Febbraio le risposte pervenute saranno pubblicate su Le Scienze.

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Le questioni sul tavolo, in sintesi:

  1. Investimenti, meritocrazia, trasparenza nell’università e nella ricerca pubblica
  2. Provvedimenti per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private
  3. Politiche energetiche per migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia
  4. Gestione dei rifiuti solidi urbani per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita
  5. Messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico –  Conciliazione del settore edilizio con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata
  6. Agenda Digitale e diffusione della banda larga in tutto il Paese
  7. Adeguamento della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita alla giurisprudenza italiana ed europea – Testamento biologico
  8. Sviluppo e alfabetizzazione scientifica e matematica del Paese
  9. Mitigazione e/o prevenzione dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento dei gas serra
  10. Regolamentazione dell’uso degli animali nella ricerca biomedica

.(

(Ribattete gente, ribattete)

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§§§

Adesso dico la mia.

La maggiore impasse di questo paese consiste nel conflitto generazionale. Nel momento in cui giovani e vecchi riusciranno a convivere senza che una parte continui ad abusare della fragilità dell’altra* avremo diritto di sperare. Sono per un governo che tenga conto di questa esigenza basilare, e non perseveri nello sbandieramento ipocrita e populista dei soli “temi civetta” (elenco i primi che mi vengono in mente: famiglie contro single, Nord contro Sud, Industria contro PMI, imprenditori contro dipendenti contro liberi professionisti contro …) importanti, sì, ma di un grado inferiore al principale. Le dieci risposte di cui sopra avranno un valore concreto non appena avremo a disposizione una generazione di giovani a lavoraci su. Ma ne riparleremo.

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*) “Quello che sta accadendo in America avviene dovunque, dai paesi arabi all’Italia”, Stephen Marche nell’articolo The war against youth pubblicato su Esquire di Aprile 2012, citato QUI

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Caparezza – Cose che non capisco

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L’efficienza di un sistema elettorale: da Talete, passando per il Caso e i Salti quantici

29 dicembre 2012

Paolo, come avrai modo di capire, ieri l’ho  sparata un po’ abbondante.

In effetti, mentre rispondevo a te avevo un altro post in cottura, e tutti i fornelli occupati. Così, ho messo il proposito in frigo, chiuso con tappo ermetico e l’ho lasciato decantare una notte.

Il guaio adesso è che fuori c’è un sole meraviglioso, che io voglio viverlo sulla mia pelle, che il vento mi chiama, come sempre mi chiama e io, da che sono nata, gli rispondo: Arrivo! E non lo lascio mai solo, quel vento egocentrico, senza i miei capelli da sbatacchiare tutto intorno alla testa, finché non si forma un nido d’aquila e la gente comincia a guardarmi strano. (Io da sola, fisicamente, non riesco a starci mai, c’è sempre questa “gente” intorno, in una città come Roma. Ancora ancora quando abitavo a due passi dal mare, ma anche la spiaggia d’inverno, non è che fosse proprio il deserto.)

Quindi la faccio breve: proprio ieri mattina, mentre meditavo in pigiama su come impegnare utilmente la  bella giornata che si annunciava fuori dallo schermo, leggevo l’ottima newsletter elettronica de Le Scienze, alla quale sono abbonata. L’impressione che ho, di solito, durante lo svolgimento di queste colazioni da giorno festivo, è sempre quella di trovarmi sul greto di un fiume e di dover necessariamente saltellare di sasso in sasso, senza fermarmi troppo in situazioni scivolose, pena il tuffo nell’acqua freddissima, per riuscire a portarmi sulla sponda nel momento esatto in cui il caffé avrà raggiunto il suo effetto di risveglio dell’adrenalina e io sarò pronta a lavarmi-vestirmi-agitarmi-in-tutte-le-direzioni, utili o meno utili (ma poca differenza fa. In fondo).

L’efficienza del caso. Ma tu guarda la scienza, ma guarda. Alcuni studiosi hanno applicato le dinamiche dei sistemi complessi ad un ipotetico Parlamento virtuale, riscontrando che la massima efficienza si raggiunge quando un certo numero di parlamentari vengono estratti a sorte tra cittadini che non fanno parte di partiti politici.

Il risultato ha mostrato anche che i processi basati sul caso, fondamentali in tanti problemi fisici, sono utili anche in campo socioeconomico tramite strategie che prevedono scelte casuali.

Ecco. Allora mi sono detta, saltando sopra un altro sasso scivoloso, “Certo che io eliminerei tutti i partiti, se ne vedrebbero di bei risultati”. Ma la democrazia è una questione complessa, tanto che i più furbi e capaci se ne sono impadroniti al punto da renderla incomprensibile alla maggioranza della gente (proprio quella che incontro per strada quando invece ne farei tanto a meno). “E quindi si voterà col porcellum, checacchio!” e ho cercato qualcosa di più sull’argomento “efficienza del sistema elettorale”. A dire la verità, a me che non sono un’economista, la questione è apparsa un tantino complicata.

1-s2.0-S026137940000007X-gr2Immagine tratta da http://www.sciencedirect.com

Numerosi studi che ormai risalgono ad almeno una decina di anni fa (ma da allora la situazione è soltanto peggiorata), dicono che

Recent electoral reforms in four countries (Italy, Japan, New Zealand and Venezuela) represent moves away from electoral systems that represented different extreme deviations from efficiency.

Insomma, saltando ancora e cercando di mantenere l’equilibrio, ho riflettuto su quanto anche la politica, scienza sociale, sia sorella minore, come ogni altra scienza, della filosofia. Perché nel frattempo mi ero spostata su Samgha, e letto l’articolo Tempo e coscienza, di Ignazio Licata. ora, chi legge qualche volta i miei farfugliamenti sa che neuroscienze, recherche e questioni affini mi attraggono inesorabilmente. Ci sono caduta, nel fiume freddo. Splash, mezz’ora a bocca aperta.

 […] un atomo assorbe o emette energia ed un elettrone orbitale passa da un livello energetico ad un altro; oppure pensiamo  ai fenomeni di creazione-annichilazione di particelle. Tutti fatti ben noti al tempo degli acceleratori e del bosone di Higgs. La domanda è: quali sono le modalità del salto dell’elettrone da un livello energetico ad un altro? E’ come il passaggio da un gradino ad un altro? In un processo di creazione-annichilazione dove vanno queste particelle? Da dove vengono?  La risposta è nel vuoto quantistico, la versione del mare di Talete della fisica teorica. Questo vuoto è in sé atemporale. O per essere leggermente più tecnici senza abbandonare il gioco della suggestione, è un’entità a tempo immaginario.

Talete dimostrava continuamente di poter essere furbo e capace anche lui come i politicanti d’ogni tempo. I filosofi hanno menti superiori. Una volta guadagnò in una sola stagione come uno sporco capitalista nostrano, speculando molto modernamente sulla previsione di un raccolto di olive eccezionale.

Era davvero un figo. Se ne fregava degli Dei fluviali e osava far deviare i corsi d’acqua durante le battaglie per sorprendere il nemico. Ogni tanto giocava coi triangoli e buttava lì l’altezza delle piramidi davanti a un’uditorio sbigottito.

Triangoli_omotetici

Ci fosse lui, oggi saprebbe risolverla questa questione elettorale, tutta questione di triangoli.

Io a scuola di Talete allora non avevo capito niente ma sto rimediando, Paolo. Ecco, mi ero fermata a quella cosa del principio umido di tutte le cose*, poi mi ero messa a leggere fumetti, ascoltare  musicaccia, bazzicare brutte compagnie (ma non è vero, su!), e di Talete mi sono dimenticata. Mai chiudere un filosofo fuori dalla porta, perché poi rientra dalla finestra.

Errori di gioventù. Talete  era uno da  continuare a frequentare. Intanto perché  con la sua intelligenza  si era proposto al mondo come “primo filosofo”, e poi perché il vecchio Tal era anche un tipo sbrigativo:

– non volle avere figli proprio per amore dei figli. (Io ho cambiato idea di recente. Saremmo andati d’accordo per un bel pezzo di strada però)

– disse che “la cosa più semplice è dare consigli”. (Specie da un blog, ma questo non poteva prevederlo)

– che “la cosa più sgradevole è vedere un tiranno esser potuto invecchiare”. (Ah, che maldipancia)

– che “la morte non è diversa in nulla dalla vita. A chi gli obbiettava perché allora non morisse, rispondeva che era perché non c’era alcuna differenza” (capito la risposta pronta di ieri, Luporenna?)

Nessuno glielo chiese mai, ma all’occorrenza avrebbe saputo dire anche se fosse nato prima l’uovo o la gallina.

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A quel punto mi sono rialzata, ho fatto una doccia calda calda e sono uscita. Cosa che mi appresto a fare adesso, scusa la stringatezza quindi. Mi è venuta voglia di tornare a bussare alla porta di Talete**, magari con una scatola di cioccolatini sotto braccio per farmi perdonare la lunga assenza. Proverei a partire da un testo disimpegnato, ormai sono un bel po’ arruginita, e poi ho tutti quegli ebook da leggere (e poi, ancora, fondamentalmente a me piace il mare, quella grande distesa umida…).

Cochi e Renato – A me mi piace il mare

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*) Talete […] dice che [la “realtà naturale (o una sola o piú di una) dalla quale derivano tutte le altre cose, mentre essa continua ad esistere immutata”], quel principio è l’acqua (per questo afferma anche che la Terra galleggia sull’acqua), desumendo indubbiamente questa sua convinzione dalla constatazione che il nutrimento di tutte le cose è umido, e che perfino il caldo si genera dall’umido e vive nell’umido. Ora, ciò da cui tutte le cose si generano è, appunto, il principio di tutto. Egli desunse dunque questa convinzione da questo fatto e dal fatto che i semi di tutte le cose hanno una natura umida e l’acqua è il principio della natura delle cose umide”. (Aristotele, Metafisica 983 b)

**) Guérard Cécile – Piccola filosofia del mare. Da Talete a Nietzsche – Ed. Guanda, 2012

Onironauta

30 novembre 2012

fine

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Allontanandosi, l’ombra si perde tra le ombre.
Sfuma così l’identità ed il senso
lasciando dietro sé il ricordo di un profumo
sconosciuto
ma intenso di scioccanti
déjà vù.
 
Inseguimento lento
eseguilo vivendo
scoprendo ad ogni passo
la via.
 
Ti cerco
ritrovandomi di più
più m’avvicino.
 
(Sogno n.2 – Raccolta “Canzonette”, Ed. me 1994)
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Mi ero proprio stufata di litigare con me stessa. A dieci minuti dal suono della sveglia ho alzato la testa dal cuscino. E invece,

– Che fai, non mi sogni più?

– E dai, no? Lo sapevi da subito che stavamo solo sognando.

– Sì, ma eravamo d’accordo…

– Ma che mi importa? Non mi devi scocciare a quest’ora, quando ogni minuto è prezioso! Anzi, sai che ti dico? Esco anche da questo sogno.

– Ah, brava. Vai, evitami pure. Tanto lo sai che poi ci ricaschi, se non con me… se non… se… …

Finalmente, me ne sono liberata. Ora basta che mi giri dall’altra parte e riprenda a sprofondare in un altro sogno. Già che ci sono, do un’ultima occhiata alla sveglia. Mannaggia: Ho perso tre minuti, ne ho solo sette a disposizione. Bé, diamoci da fare.

– Ti sembra giusto?

– Cosa?

– Sfruttare un sogno per cacciare via un altro sogno! Non è morale, non si fa.

– Come no? Lo fanno tutti. Dentro e fuori dal letto.

– Ma non è giusto!

– Nella società ideale forse, invece nella realtà (oddio, vabbé, anche nel sogno) così vanno le cose.

– Ti rendi conto? Hai distrutto la mia autostima.

– Certo però che rompi, eh. Ok, altro risveglio: meglio archiviare questa pratica una volta per tutte.

Mi sono alzata. Dal corridoio ho sentito diffondersi l’odiosa suoneria, un armeggiare, poi ancora silenzio. Dopo la colazione, agguerritissima, sono andata a cercarmi in rete un modo per superare questo problema coi sogni. Per provare a governarli, almeno. E in rete ho trovato più di un paio di ottimi articoli de Le Scienze e infine…

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La scienza del Sogno Lucido

I sogni realizzano un mondo nel quale scappiamo dalla realtà e ci rifugiamo nella mente, e apparentemente abbiamo poco controllo su ciò che succede. Ma cosa accadrebbe se fossimo coscienti di stare sognando e di conseguenza potessimo controllare il sogno? È presto detto, con il Sogno Lucido la cosa è del tutto possibile, e con poca pratica, anche voi potete farlo.

Ora, qualcuno di voi potrebbe dire “Io non sogno mai”, ma la verità è che chiunque sogna dalle 3 alle 7 volte per notte. Il problema è che dimentichiamo velocemente i sogni fatti. La prima strategia per giungere al Sogno Lucido è tenere un diario dei sogni. Questa attività migliora la vostra abilità a ricordare i sogni e inoltre aiuta a facilitarne la lucidità. Così, ogni volta che vi svegliate, scrivete quello che riuscite a ricordare, anche se non è nulla, solo per abituarvi a farlo.

Il passo successivo è eseguire dei test di realtà. In un sogno, un’azione semplice come ad esempio leggere una frase, contare sulla punta delle dita o controllare l’ora, può facilmente fallire. Provate adesso a guardare che ore sono e poi ricontrollate. Dando per scontato che non state sognando, l’orario probabilmente sarà rimasto lo stesso. Tuttavia, in un sogno il tempo o le parole che avevate letto risulteranno completamente cambiate. La chiave è fare spesso questi test di realtà mentre siete svegli. In questo modo diventeranno un’azione meccanica e sarete probabilmente facilitati a ripetere lo stesso test mentre starete dormendo, e ad accorgervi che qualcosa non torna.

Subito dopo, viene una tecnica conosciuta come Sogno Lucido Indotto Mnemonicamente, o MILD. Mentre vi addormentate, iniziate a pensare a un sogno recente, e immaginate di restare lucidi. L’idea è di rinforzare l’intenzione di accorgervi di stare sognando… all’interno del sogno. Continuate a ripetere la frase “Stanotte farò un sogno lucido”. Le più alte percentuali di successo tendono a verificarsi se vi svegliate nel mezzo della notte, vi alzate per 30 minuti e poi tornate a dormire mantenendo le stesse intenzioni.

Infine, una volta che avete avuto successo con MILD, si può provare con una tecnica avanzata conosciuta come Sogno Lucido Indotto da Sveglio (o WILD). L’idea che c’è dietro è quella di mantenere la vostra mente cosciente mentre il corpo si addormenta. Mantenete il corpo completamente rilassato e non vi muovete. Il rischio è quello di sperimentare una paralisi del sonno. Un fenomeno perfettamente normale che fa sì che il vostro corpo non si muova durante il sonno. Tranne il fatto che sarete svegli, cosa che potrebbe essere in qualche modo terrorizzante. L’avvertenza supplementare con WILD è che durante la paralisi del sonno il cervello può giocarvi degli scherzi, inducendo una forte sensazione di paura e causando allucinazioni di figure oscure e spaventose che vi circondano.La ricerca scientifica nel Sogno Lucido ha realizzato una panoramica del posizionamento della meta-coscienza nel cervello, fornito nuove opportunità per la terapia del sogno e la remissione degli incubi, e reso inevitabile la domanda se il sonno e la veglia siano eventi distinti oppure parte di un continuum.

Dopo tutto, sognare di fare qualcosa è quasi equivalente a farlo veramente, osservando il sistema funzionale dell’attività dei neuroni nel nostro cervello. Dunque, siete sicuri di non stare sognando?

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ASAP Science – The science of lucid dreaming

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Testo originale cortesemente fornito dal sempre gentilissimo Mitchell, di ASAP Science:

http://www.youtube.com/AsapSCIENCE
Created by:
Mitchell Moffit (@mitchellmoffit)
Gregory Brown (@whalewatchmeplz)
asapscience[at]gmail[dot]com
Facebook.com/AsapSCIENCE
Twitter.com/AsapSCIENCE

Stringi stringi, una sola risposta conta

24 novembre 2012

Daniele Silvestri è amico di un mio amico e quindi, secondo la mia filosofia, è anche mio amico. Lui ancora non lo sa. È grande, Daniele, un grande, sensibile, abile poeta e musicista. Fa concerti nei quali dal palco chiama in causa gli abitanti della città in cui si trova, incita la gente a esprimersi, a sollevare i problemi, a parlare di soluzioni.

Daniele caro, ti devo spiegare una cosa.

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Sono arrivate le risposte dei candidati del PD alle primarie alle sei domande della scorsa settimana e si trovano pubblicate sul sito de Le Scienze. Ora, voglia di votare ormai anch’io ce n’ho pochina. Ma anche a-Vendola, la situazione è piuttosto sconfortante. Questa dirigenza pare la replica di quella che andò al Governo nel 2006. Ancora mi brucia personalmente la delusione di tanta impreparazione.

Nel campo delle scienze, il candidato segnalato da Daniele ha dato risposte così-così. Questo sarebbe l’uomo nuovo? Porca miseria, giusto per limitarmi a un campo che conosco, ecco QUI la sua risposta alla domanda “Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?” Vendola pensa ad “un futuro esclusivamente rinnovabile”. Però bisogna considerare che:

1) “Rinnovabile” non è una parola magica. Ricordo che in Italia, grazie all’incentivazione scriteriata del solo fotovoltaico, attualmente dobbiamo gestire un surplus di produzione di energia elettrica –tra l’altro uno degli squilibri causati consiste nel fallimento delle tariffe biorarie-. Sempre per limitarmi al solo fotovoltaico, ricordo anche che non è un’energia poi così “verde”, visto il ciclo produzione/smaltimento dei pannelli in silicio, che non ha portato altro beneficio che all’economia dei produttori cinesi, i quali si sono anche svuotati i magazzini delle scorte obsolete, che peserà sulle nostre bollette per altri vent’anni almeno, che, con l’improvvisa riduzione degli incentivi, ha causato un danno enorme all’unico settore imprenditoriale che aveva illusoriamente resistito alla crisi e fatto perdere migliaia di posti di lavoro – leggi “pane a bocche da sfamare”, quante ne conosco -, in pochissimi mesi.

2) Non è ipotizzabile quando avverrà l’esaurimento dei giacimenti di greggio, visto che ne vengono ancora scoperti di nuovi, in giro per il mondo e che i quantitativi di energia necessari a sostenere la crescita mondiale (previsti nel mondo, nei prossimi 20 anni, l’aumento di circa 3 miliardi di “consumatori medi”, cioè che arrivano ad un livello di reddito tale che iniziano a consumare come gli occidentali) non sono assolutamente richiedibili all’utilizzo delle sole fonti rinnovabili (e assimilate, come la cogenerazione, come ricorda giustamente Vendola). Quindi, giocoforza, bisognerà confrontarsi ancora a lungo con gli idrocarburi. E poi, l’Italia può comportarsi autarchicamente perché è in controtendenza, perché qui ci sono meno nascite che morti? Sì, d’accordo, questo in teoria, ma se ci guardiamo attorno è inutile negare che ormai il melting pot è già qui, ora, e che l’aumento della popolazione causata dalle nuove migrazioni è una tendenza irreversibile. Che il problema va affrontato adesso.

Pensare all’Italia come un sistema chiuso è una visione miope, il nostro paese vive all’interno di un’economia globalizzata, che ci piaccia o no, e con le strategie energetiche degli altri paesi dobbiamo, volenti o nolenti imparare a misurarci e a fare i conti.

[Il ricorso agli incentivi (comunque elemento chiave in un paese come il nostro per dare l’avvio a cicli virtuosi, utili al vero cambiamento sociale) potrebbe essere meglio affrontato, ad esempio, con un occhio alle nuove teorie economiche circolanti, come quella del “nudge”, “un metodo scarsamente invasivo ma efficace, che ha poco a che fare con l’introduzione di incentivi monetari” … “che fa leva su alcuni elementi della psicologia comportamentale umana” (perché “gli esseri umani sono diversi dall’Homo oeconomicus”), ovvero l’indirizzo dato da un governo ai comportamenti dei cittadini, “in modo da migliorare la loro vita, secondo il loro sistema di valori e non quello del governo” (“ognuno deve essere considerato libero di fumare, anche se questo comporterà problemi di salute per il fumatore e maggiori spese mediche a carico della società”). Ad esempio negli Stati Uniti “l’utilizzo di alcuni dispositivi domestici in grado di segnalare visivamente la quantità di energia consumata – e possibilmente anche di collegarsi a internet per confrontare i dati con altri utenti – si è rivelato molto utile per diminuire i consumi”.*]

Nei giorni scorsi ho partecipato ad un convegno** che ha fatto il punto proprio sulle tematiche energetiche, organizzato da Amici della Terra. Questa è un’associazione ambientalista, sì, ma non come altre in perenne opposizione a tutto. Un’associazione che ha anni di lavoro serio sulle spalle e che ha imparato a coinvolgere nelle discussioni anche gli interlocutori “scomodi”, quelli che con l’ambientalismo di solito fanno a cazzotti. E, quello che conta, portando a casa, anno dopo anno, dei risultati.

Bè, io avrei voluto che le risposte ai sei quesiti fossero più improntate a soluzioni pragmatiche, ma percorribili, come quelle che erano offerte all’ascolto di chiunque avesse presenziato insieme a me al convegno (che poi, era a partecipazione gratuita), piuttosto che a facili dichiarazioni populiste. Avrei voluto che fosse detto, rispetto al problema globale dell’aumento della popolazione, problema che coinvolge anche l’Italia, che del mondo è parte e non può stare solo a guardare il proprio ombelico -una strategia che storicamente non paga-, che fosse detto che le nuove strategie devono prevedere, prima di qualsiasi altro intervento, il ricorso:

1) all’efficienza energetica degli edifici

2) all’aumento della produzione agricola su larga scala

Dalla relazione di Alberto Marchi – McKinsey & Company: “Efficienza energetica, leva fondamentale per la crescita economica sostenibile a livello nazionale e globale”.

Che queste strategie, che oggi ci possono apparire difficili da perseguire, da un lato perché per fare efficienza (quindi diminuire effettivamente il ricorso all’apporto dell’inquinante, e distorsiva per il mercato, energia da idrocarburi), per la complessità delle operazioni, occorre investire capitali che non si trovano nelle tasche di chiunque, dall’altro lato perché la produzione agricola può aumentare solo ricorrendo alla coltivazione degli Ogm, possono portare a scelte vincenti di politica economica e sociale dei Governi solo e soltanto restituendo, con urgenza, dignità e fondi alla ricerca scientifica.

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Giacomo Lariccia– Povera Italia

http://fugadeitalenti.wordpress.com/

 (grazie a Bianca per la segnalazione)

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*) Emanuele Campiglio, L’economia buona – ed. Bruno Mondadori, 2012

**) Se avete un po’ di tempo e voglia (voglia di trasgressione vera, porcapupattola), fatevi un giro tra gli interventi dei relatori intervenuti alla “Quarta conferenza nazionale sull’efficienza energetica”. A scanso di equivoci: non è come hanno scritto, ho contratto e paga da metalmeccanico e, come?… No, per il momento ancora non mi candido.

La sinistra e la scienza. Sei domande in attesa di risposta

16 novembre 2012

Ma questa è scienza, non fantascienza!

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Per chi fosse interessato (io lo sono), riprendo e rilancio un’iniziativa segnalata anche, tra gli altri, da due blog amici, Il pianeta delle scimmie e Fisici per il mondo e un blog stimato, La valle del Siele.

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Un gruppo di giornalisti scientifici, blogger, ricercatori e cittadini, constatata la mancanza di domande ai candidati alle primarie del centrosinistra sulle loro posizioni politiche in materia di scienza e ricerca, e ritenendo invece che da queste politiche dipenderà il futuro sociale ed economico a medio e lungo termine del paese, ha quindi deciso di chiedere ai candidati di rispondere a sei temi di grande respiro, in modo da offrire ai cittadini un panorama più completo della loro proposta politica

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Le sei domande

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

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L’iniziativa è promossa e organizzata attraverso il gruppo FacebookDibattito Scienza

Hashtag Twitter: #dibattitoscienza #primarieCSX

ed è supportata dalla rivista Le Scienze. Chi desidera aderire all’iniziativa può scrivere a redazione@lescienze.it specificando nel soggetto “Dibattito Scienza”

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Diffondete…

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