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Uno alla volta e non spingete

26 febbraio 2013

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pizza connection.

Roma è grande e piena di gente. Ne incontro e mi ci scontro di continuo. Col tempo il civis romanus sviluppa una corazza che lo protegge dall’agorafobia. Oggi però è dura.

“Con tutti i voti che ha avuto, nessuno che ammetta di averlo votato. Ci hai fatto caso?” Questa affermazione mi disturba quanto un déjà vu. Ho capito, siamo tutti stanchi, ma ora che i numeri sono definitivi, basta, vi prego, con i chiacchiericci sterili.

Avrei scommesso da mesi sull’alternanza col centrosinistra. Così quasi tutti i suoi votanti, che (salvo qualche eccezione) in quest’ora tremenda, tengono i toni bassi. Chi per pudore, chi per rassegnazione, chi forse pensando di aver fatto una cazzata, o pregando che adesso i fatti lo convincano del contrario. Ma c’è qualcuno che proprio non si contiene, ed è l’elettore 5 stelle che grida al mondo: “Io ho votato Grillo”. Nomini Grillo, e io capisco che hai votato l’uomo, il risolutore degli sfaceli italici. Ma almeno distingui tra il front man e il movimento che rappresenta? Mica sempre. Tieni ben presente che il movimento senza leader richiede una dedizione personale alla causa? Sei pronto a darti da fare, oppure ti rintanerai tra poco a criticare da lontano? Avanti col programma allora?

Stamattina il mio pc stentava ad accendersi. Poveretto. È sempre più vecchio, e non era la prima volta: ero pronta a schiacciare a lungo il tasto dello spegnimento e vedere lo schermo diventare nero, durante l’emissione di un rantolo metallico. Stavo per mettere la giusta pressione sul ditino già correttamente posizionato, quando mi sono guardata attorno e ho notato le strane forme assunte dalle mie colleghe: ciascuna di loro assomigliava a un diverso tecnico dell’assistenza. Ah, sì. Non sono stata a domandarmi se fosse corretto nei confronti delle ragazze, peraltro in altre faccende affaccendate. Ho acchiappato un tecnico per il braccio e l’ho tirato verso il corpicciolo esanime sulla mia scrivania.

– Anche questo. Ahi ahi ahi.

– Perché? Cos’è? Cos’ha? È grave?

– Dicevo io che prima o poi ce li saremmo fatti tutti.

– È un virus?

– No, è il nuovo programma di controllo da remoto che trova difficoltà a installarsi su alcuni pc. (Ti credo, il mio è anarchico)

– E, ehm, come si risolve?

– Hai fatto colazione?

– Sì grazie. Ma posso andare a prendere un caffé.

–  La colazione è il pasto più importante della giornata.

– Già, lo so. Grazie comunque di avermelo ricordato. A tra poco.

Così mi sono allontanata, lasciando il paziente in mani competenti.

Il freddo mi ha messo una gran fame, ma fame vera. Alle dieci già pensavo al pranzo. Immaginavo qualcosa di succoso e saporito. Che ne so, un’arista arrosto con patate. Con contorno di cicoria ripassata e abbondante pane fresco di forno per fare la scarpetta nel soffritto. Ah, il cibo invernale. In questo la stagione è insuperabile. Mio padre, poi, mi rimprovera di essere troppo dimagrita. Non ignorerò questi miei desideri alimentari, per dimostrargli che apprezzo che si preoccupi per me.

– Sono tornata. Risolto?

– Fatto. Il computer è a posto. D’ora in poi dovrai solo aspettare una ventina di minuti dopo l’avvio. Ma… Cos’hai comprato? Fai vedere.

– Salamini e grissini. Il distributore non offriva altro. Non mi andavano le merende farcite.

– Ti rendi conto?

Il ragazzetto, lo devo dire, è un tipo a modo. Mi ha dato la sua opinione non richiesta con gran tatto. Invece di aggrottare la fronte, l’ha distesa. Invece di alzare la voce, ha sussurrato. Invece di imbronciarsi, mi ha sorriso. Davvero, ha usato molto tatto.

– Questo salame… Si vede a occhio nudo che è pieno di grasso. Vedamo cosa dice l’etichetta…

– E allora? Ne mangio così poco. Ciascun bastoncino è più piccolo di un mio dito mignolo.

Limitare proteine e grassi animali  giova molto alla salute dell’individuo adulto.

– Va bene, però io in genere non mangio molta carne, è solo un periodo che… Apro i grissini, guarda. Ne vuoi uno?

– Per carità.

– Neanche i grissini mangi?

– Chissà quanti grassi nascosti.

Prendo una pausa per ispezionarlo da vicino. Non ha un accenno di pancetta, d’altra parte è qui con un contratto da interinale in eterno rinnovo. Dubito che possa permettersi pranzi o cene luculliani.

– Non sarai mica a dieta?

– Nooo… – La quantità di chiostra dentaria visibile era ancora aumentata.

– E allora mangia. E lascia mangiare.

– Non sono a dieta, però cerco di stare attento. Io mangio solo cibo biologico.

– Apperò.

– Ti faccio u-un’altra do- domanda. – Iniziavo a balbettare, segno che l’alterazione stava andando fuori controllo.

– Hai fatto di recente delle analisi?

– Certo.

– E come stai?

– Benissimo.

A quel punto ho pensato a mio padre, che era ancora alla mia portata, sullo scaffale del pensiero precedente.

Mio padre manda spesso in giro queste mail-catena-di-santantonio, nelle quali ci sono scritte cose come “Sorridi almeno una volta al giorno” “Fai pensieri positivi” “Augura di cuore una buona giornata anche al tuo peggior nemico”. E che di solito si concludono con “E adesso invia a tutte le persone che conosci questa mail, così si realizzeranno tutti i tuoi desideri”. Ho pensato alla frase sul sorriso, tralasciando volutamente il resto. E ho sorriso, in qualche modo. Così, per provare.

– Allora sappi che non fa male di tanto in tanto strapazzare l’organismo con una bella botta al fegato: lo tieni in allenamento e si mantiene sveglio e pronto contro le aggressioni esterne.

– Guarda che anche io mangio schifezze. Poco fa per esempio ho mangiato un cornetto, più schifezza di così.

L’ho guardato.

– Schifezza. Il cornetto fresco. Fragrante. Appena uscito dal forno.

– Eh, sì. Tutto pieno di strutto e di chissà cos’altro. Però lo mangio, sai.

Ho sospirato, ma ero tornata inspiegabilmente calma. Sull’ultimo refolo planato fuori da me ho detto:

– Ridendo e scherzando è così che si finisce a votare Grillo.

– Io l’ho votato infatti.

– L’avevo indovinato.

Il computer adesso funzionava. E lui, andando via, mi aveva promesso di farmi provare certe salsiccette di tofu che fa un amico suo che ha un alimentari biologico e che lui ci fa spesso la spesa, ma solo perché l’amico suo, proprio perché suo amico, gli fa dei prezzi buoni.

Ha un’aria da agnellino e la sua mente formula solo pensieri buoni, che si riversano in timide frasi dal significato lapidario e in allegri giudizi trancianti. Mi fa sentire una pecorella smarrita da ricondurre a un giusto, sano, biologico, infallibile, ovile.

Ma il computer era ancora vivo, era un dato di fatto.

E il tecnico, è triste doverlo ancora definire un ragazzetto. Lo sarà stato ai tempi dei primi rinnovi contrattuali. Ormai le rughe sul suo viso denunciano che sia vicino alla quarantina. E alla sua età ancora non ha un lavoro fisso, né prospettive certe di una qualche stabilità.

Per motivi come questo io, almeno, per l’ingovernabilità, per i rischi che corriamo, non me la prendo tanto con loro, coi grillini (anche se non concordo sui contenuti, e sono dubbiosa riguardo al metodo) quanto con gli altri due “vincitori”, di uno dei quali sono pur sempre un’elettrice. Sono loro che hanno dato vita a questa legge elettorale, che non hanno mai risolto il conflitto di interessi, loro che sul più bello si sono lavati le mani di tutto e hanno consegnato l’Italia ad un governo tecnico euroguidato.

E da domani, basta, vi prego, con i chiacchiericci sterili. Diamoci una mano tra noi e mettiamoci al lavoro. In un verso o in un altro qualcosa deve cambiare.

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